#PerNonDimenticarChiÈStato?

Per riaprire le indagini sulle stragi e processare i mandanti rimasti impuniti del più grande depistaggio della storia giudiziaria

giovedì 14th, luglio 2022 / 13:27 Written by

Nel trentennale di “mani pulite” e delle stragi di Stato di Capaci e di Via D’Amelio a Palermo, dove furono trucidati i magistrati Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli agenti di scorta, l’Associazione Movimento per la Giustizia Robin Hood – Avvocati senza Frontiere, in memoria di tutte le vittime della strategia della tensione e delle altre precedenti stragi di Stato che negli ultimi 52 anni hanno continuato ad insanguinare l’Italia da Piazza Fontana (1969), Gioia Tauro (1970), Peteano (1973), Questura di Milano e treno Italicus (1974), Piazza della Loggia Brescia (1976), Stazione di Bologna (1980), nel criminogeno intento statuale e atlantista di arrestare il processo democratico e l’affermazione di una Giustizia degna di questo nome, veramente uguale per tutti e libera da qualsiasi ingerenza straniera e condizionamenti lobbistici INVITA la Società civile, i cittadini onesti e le Associazioni impegnate nella lotta alla corruzione e alle mafie, ad una mobilitazione generale, scendendo nelle piazze di tutta Italia, per dire basta alle stragi, punire i mandanti rimasti impuniti e riaprire tutte le indagini insabbiate, a partire da Piazza Fontana, sino a quella più recente del più grande depistaggio della storia giudiziaria del nostro Paese, che vede mandati assolti per prescrizione i poliziotti imputati di calunnia aggravata per aver indotto il falso pentito della strage di via D’Amelio, Vincenzo Scarantino, a mentire accusando se stesso e altri innocenti di aver partecipato all’attentato che, il 19/7/1992, uccise Paolo Borsellino e 5 agenti di scorta. Una sentenza, che si somma all’archiviazione nei confronti dei magistrati collusi che seguirono le indagini deviate — nella maggior parte dei casi nemmeno inquisiti. Un depistaggio senza autori, sebbene la Sig.ra Agnese, moglie di Borsellino prima di morire le rivelò: «Paolo mi disse che non sarebbe stata la mafia ud ucciderlo della quale non aveva paura, ma sarebbero stati i suoi colleghi ed altri a permettere che ciò potesse accadere».

Chiediamo di far luce su tutte le stragi! Vogliamo affermare in concreto lo stato di diritto.

Chiunque potrà aderire a questa iniziativa, organizzando in ogni parte d’Italia sit-in, presidi, raccolta firme, flash mob, eventi per promuovere la cultura della legalità e della pace, realizzando dal basso, insieme, quel grande comune sogno di Giustizia, per cui hanno dato la loro vita Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, le loro scorte e tanti altri integerrimi magistrati e fedeli servitori dello Stato (Pietro Scaglione, Vittorio Occorsio, Cesare Terranova, Gaetano Costa, Ciaccio Montalto, Bruno Caccia, Rocco Chinnici, Antonio Saetta, Rosario Livatino, Beppe Montana e Giovanni Lizzio, etc.).

A partire da Milano, roccaforte della «Duomo connection» e della cd. «massomafia», il Movimento per la Giustizia Robin Hood, la storica Associazione che ha dato vita dagli anni ’80 con migliaia di denunce, anche a carico di politici e magistrati collusi, manifestazioni, girotondi, petizioni e raccolta di oltre 250.000 firme, al fenomeno conosciuto come “mani pulite“, intende rilanciare un processo di risveglio collettivo delle coscienze per restituire la Giustizia ai cittadini. sta ad indicare quella Giustizia irrealizzata con la G maiuscola che perseguivano con le loro inchieste Falcone e Borsellino. Cioè una Giustizia vera e ben diversa da quella dominante controllata dai poteri occulti che hanno lasciato trucidare i magistrati più coraggiosi e amati in tutto il mondo – per, poi, vilmente elevarli ad eroi dopo la loro morte, quando non potevano più nuocere. Senza sapere che gli uomini liberi non si possono uccidere perché le loro idee continuano a camminare sulle gambe di altri uomini liberi. E si rafforzano.

Per questo abbiamo aderito all’evento che si è svolto il 5/7 u.s. a Milano e invitiamo a sostenere il Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri.

Gli osservatori più attenti sono concordi nel ritenere che la sua attuale situazione sia del tutto speculare a quella di Giovanni Falcone 30 anni fa, calunniato dal mainstream, dai suoi colleghi in odore di mafia e abbandonato dal C.S.M., ovvero tradito dallo Stato e dai servizi segreti i quali per conto di potenze straniere, in attuazione della strategia della tensione, hanno organizzato tutte le stragi a partire da Piazza Fontana fino a Capaci e Palermo per instaurare un regime autoritario. Esattamente come auspicato e sottaciuto dai detrattori di Gratteri che, opportunisticamente, in nome di un falso garantismo, ignorano che la sua vita sia in grave pericolo, ovvero che è uno dei pochi magistrati scomodi che denuncia le collusioni tra Stato, mafia e massoneria.

Il “Sistema Calabria” denunciato dal Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, mutatis mutandis, viene impunemente applicato, a partire dagli anni ’70, in ogni altra regione d’Italia, con particolare riferimento a quelle del nord. A partire dall’eccidio del Procuratore di Torino, Bruno Caccia (26/6/1983), che secondo i figli i quali hanno richiesto la riapertura delle indagini sarebbe stato eliminato per fermare un’indagine sul riciclaggio di denaro sporco di Cosa nostra nel casinò di Saint Vincent. «Uno con cui non si poteva trattare» come riferì Domenico Belfiore affiliato alla ‘ndrangheta e condannato come mandante del delitto.

Frase da leggersi nel senso che con gli altri magistrati torinesi, evidentemente le ‘ndrine calabresi in Piemonte, erano in grado di scendere a patti, ammorbidendo le indagini. Almeno così hanno scritto i magistrati di Milano nel decreto di archiviazione: «Egli [Bruno Caccia], poté apparire ai suoi assassini eccessivamente intransigente soltanto a causa della benevola disposizione che il clan dei calabresi riconosceva a torto o a ragione in altri giudici. Perché «questo clan aveva ottenuto in quegli anni la confidenza, la disponibilità o, addirittura, l’amicizia di alcuni magistrati». Decisione sofferta, intervenuta solo nel ’92, dopo vari rinvii della Cassazione, che non ha peraltro messo in luce, oltre ai nomi e volti dei killer, anche i veri mandanti occulti dell’omicidio.

C’è chi ha infatti ipotizzato che l’uccisione dell’alto magistrato sia maturata negli stessi ambienti giudiziari dopo il rifiuto ad accettare la promozione a Procuratore Generale, mediante la quale si intendeva distoglierlo dalle indagini [Bruno Caccia. Il procuratore ucciso dalla Massomafia: www.avvocatisenzafrontiere.it/?p=1932 ]. Le famiglie mafiose dal Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, etc. non se ne sono mai andate. Anzi, sono entrate nel tessuto sano dell’economia e della politica e continuano a fare indisturbatamente affari con la pubblica amministrazione, tessendo relazioni sempre più strette anche con ampi settori della magistratura. Basti ricordare lo scontro tra l’ex Procuratore capo di Milano Borrelli e l’ex Procuratore Nazionale Antimafia Vigna che, nel 1992, grazie al Gico della Guardia di Finanza di Firenze, scoperchiò l’Autoparco della mafia di Via Salomone a Milano (una sorta di terminal di tutte le mafie), dove in piena mani pulite per oltre 10 anni, all’ombra della Madonnina e di illecite protezioni e collusioni con ambienti massonici lombardi e della Polizia di Stato, avevano potuto gestire i loro traffici anche le mafie dell’Est europeo, tra cui il traffico di esseri umani, armi, materiali radioattivi, rifiuti tossici, riciclaggio, etc., su cui nessuna seria indagine fu mai avviata).

Questa verità sottaciuta si regge su un evidente patto non scritto che lega ampi settori della magistratura di regime e della politica alle élite dominanti, tramite la “massomafia”, una affiliazione in grado di condizionare le nomine dei procuratori capo e le carriere dei magistrati, eliminando quelli scomodi, criminalizzando ogni forma di dissenso, anche attraverso campagne massmediatiche di discredito, come quella in atto nei confronti del Procuratore Nicola Gratteri.

Invitiamo, quindi, tutti i sinceri democratici e le associazioni prive di padrini e collare politico, ad aderire al Presidio che si sta svolgendo fino al 19 luglio davanti a Palazzo di Giustizia di Milano #PerNonDimenticarChièStato? – in onore di Falcone, Borsellino e delle vittime di tutte le stragi.

Chi non potesse partecipare a Milano, potrà organizzare in ogni altra città, tribunale e piazza d’Italia eventi analoghi, dandocene notizia, in modo da rafforzare e rendere più incisive le singole iniziative che possono venire promosse in maniera isolata dalle molte associazioni sparse sul territorio (antimafia, antiracket, anticorruzione) e/o che si battono con mezzi pacifici per il rispetto dei diritti umani e della legalità. Vi preghiamo di dare la più larga diffusione possibile sui social a questo importante evento che unisce idealmente tutti sinceri democratici, i cittadini e magistrati onesti e le organizzazioni noprofit, invitando ad aderire ogni altra associazione e gli intellettuali che si adoperano per una Giustizia pulita, libera da partiti, correnti, mafie e corruzione.

E’ solo l’unione dal basso delle associazioni e dei cittadini che potrà allargare il sentire comune su come realizzare insieme una giustizia veramente uguale per tutti e risvegliare le coscienze assopite degli italiani stanchi del monopolio della lotta alla corruzione e alle mafie nelle mani dei cd. professionisti dell’antimafia, che lo utilizzano come strumento di potere.

Le adesioni di enti ed associazioni vanno inviate a: avvocatisenzafrontiere@hotmail.com

Info: movimentogiustizia@yahoo.it – Tel. 02/36.58.26.57 – 329/21.58.780

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