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Assange come Galileo. Il lungo viaggio di Julian verso la libertà.

mercoledì 26th, Giugno 2024 / 19:02 Written by

Galileo pronuncia l’abiura del copernicanesimo. Olio su tela di Robert-Fleury, 1847.
Museo del Louvre, Parigi

L’ABIURA COME RISULTATO DEL CONTINUUM TRA TORTURA FISICA E PSICOLOGICA DELLA PRIVAZIONE DELLA LIBERTÀ NEL SISTEMA DELLA MODERNA INQUISIZIONE ANGLO-AMERICANA.

Julian esce dagli inferi di una delle più terribili prigioni della “liberale” Inghilterra, dove è stato segregato in totale isolamento per 23 ore al giorno, per oltre 5 anni consecutivi, con gravi ripercussioni sulla sua salute fisica e mentale, per compiacere l’amministrazione degli Stati Uniti d’America che lo ha perseguitato per oltre 15 anni e condannato a 175 anni di carcere per avere pubblicato notizie vere sulle condotte criminali del governo USA. Ora è stato liberato e sta viaggiando verso l’Australia, la sua terra di origine. Ma prima di vedersi restituire la piena libertà, la sua lunga Via Crucis prevede ancora una fermata importante alle isole Marianne. Molti si chiederanno perché? Domanda a cui la stampa ufficiale risponde dicendo che le Marianne sono un territorio americano del Pacifico più vicino all’Australia dove Assange potrà firmare il patteggiamento con il Governo USA.

Bontà loro! Se fosse così può sembrare che abbiano avuto favorirlo anche in questo, rinunciando ad ulteriori persecuzioni contro di lui in cambio di una sua parziale ammissione di colpevolezza, ma le cose non stanno così perché invero nella scelta della remota isola sperduta nel Pacifico si è voluto evitare il clamore mediatico e il bagno di folla e consensi che avrebbe incontrato il rientro in libertà del più grande e indipendente reporter del mondo che ha sacrificato i migliori anni della sua vita in nome del vero giornalismo d’inchiesta. Privandosi delle sue stesse Libertà fondamentali e degli affetti più cari. Tanto da non avere neppure mai visto il figlio che solo oggi potrà abbracciare per la prima volta. Secondo tale accordo estorto dopo 15 anni di persecuzioni e minacce di internamento perpetuo a vita natural durante, gli Stati Uniti chiederanno una condanna pari inferiore al periodo già scontato in prigione da Assange, il quale solo così potrà ottenere la sua libertà dietro parziale ammissione di responsabilità, in relazione ad almeno uno dei farneticanti capi di accusa. Una confessione estorta, secondo una prassi non dissimile da quella della “Santa Inquisizione“, nel processo a Galileo Galilei, sostenitore della teoria copernicana eliocentrica sul moto dei corpi celesti in opposizione alla teoria geocentrica, che si concluse nel 1633 con la condanna per “veemente sospetto di eresia” e con l’abiura forzata delle sue concezioni astronomiche, scomode ai principii sui cui reggeva l’egemonia della Chiesa cattolica pronta a bruciare sul rogo chiunque si opponesse a provare il contrario. In questo modo il governo Biden in prossimità delle prossime elezioni potrà dire che “Assange ha riconosciuto di essere colpevole e rivendicare la propria benevolenza, sedando l’opinione pubblica e le proteste dei giovani che malvedono la politica estera americana a cieco sostegno delle guerre in Ucraina e in Palestina a favore di Israele e delle lobby nazi-sioniste che spingono per una “Soluzione finale“, coinvolgendo l’Europa in una guerra totale che finirà per distruggere tutti.

Per capire la valenza della persecuzione contro Assange che ha cercato di rendere noti gli atroci crimini di guerra dell’esercito USA in Iraq e Afghanistan è bastevole fare un confronto con il diverso trattamento riservato a Chelsea Manning che ha scontato 7 anni di prigione per avere trafugato dei documenti segretati, venendo graziata da Obama, mentre Assange ne ha fatti in totale oltre il doppio solo per averli resi pubblici, assolvendo la sua missione di libero giornalista d’inchiesta, indipendente dalle lobby che controllano l’informazione.

Il messaggio degli USA è molto chiaro e rappresenta un monito diretto a tutti gli altri giornalisti del mondo: “State attenti e guardatevi bene da cosa pubblicate e scrivete sul conto degli USA, altrimenti subirete la stessa triste sorte di Assange”.

E’, quindi, chiaro che in questo momento storico, la liberazione di Julian, di cui tutti siamo felici, non è altro che una scelta politica così come è stata quella di perseguitarlo per oltre 15 anni, fingendo, infine, di essere benevoli nel restituirgli la sua libertà. Tutto questo, ovviamente, nulla ha a che vedere con i sommi valori di giustizia, libertà e vera democrazia in cui tutti crediamo e lottiamo, ognuno per quanto possibile per affermare il bene e la verità in una società offuscata dalla menzogna, dai compromessi e dall’ipocrisia di chi si vende per ottenere vantaggi personali al soldo dei poteri oscuri che governano il mondo, spacciando l’esistente falsa democrazia fondata su un’economia di guerra, quale espressione di libertà per portare la pace con le armi e la minaccia dell’uso della bomba nucleare…

Il lungo viaggio di Assange, per certi versi non dissimile da quello di Galileo, verso la rivelazione di verità scomode e nascoste, non è quindi terminato, perché tanti sono i mondi e la verità ancora da scoprire. Questa è l’eredità ed il valore della battaglia civile che Julian lascia a tutti noi, affinché nessuno più si debba inginocchiare avanti al Sant’Uffizio di turno o, governo dispotico che voglia indurre ad abiurare per avere “creduto che il Sole sia centro del mondo e immobile e che la Terra non sia centro e che si muova“, maledicendo “con cuor sincero li sudetti errori e eresie“, e giurando che per “l’avvenire non dirò mai più né asserirò, in voce o in scritto, cose tali per le quali si possa aver di me simil sospizione […]” .

Singolarmente, il rilascio di Assange avviene in concomitanza con il 50° Anniversario dellaConvenzione contro la tortura, i trattamenti e le punizioni crudeli, inumani e degradanti” approvata nel 1984 ed entrata in vigore il 26 giugno 1987, con la quale gli Stati aderenti si impegnano ad impedire e a punire la tortura, proteggendo le persone detenute da attacchi contro la loro integrità fisica e psichica, nonché a proibire di rimandare le persone nei loro paesi di origine dove rischiano trattamenti disumani e degradanti (divieto di estradizione in base al principio del «non-refoulement» o non respingimento).

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