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IN NOME DI QUALE SCIENZA? DA HITLER A DRAGHI…

mercoledì 16th, Febbraio 2022 / 13:03 Written by

Una voce fuori dal coro che merita attento ascolto da tutti coloro che credono ancora nel diritto e nei valori della Costituzione nata dalla resistenza contro il nazifascismo: la più terrificante dittatura della storia dell’umanità, lasciata crescere da una classe dirigente “spaventosamente normale”, come descritta nell’opera magistrale di Hannah Arendt “la banalità del male”, che ricorda quella di oggi. Uomini che credevano ciecamente nella scienza dominante e nella medicina nazista. Non c’è stato regime politico, prima d’ora, che abbia esaltato e idolatrato la medicina come il nazismo. Nel 1934 un intellettuale assai apprezzato, Hans Weinert, scrive: “Ci troviamo all’inizio di una nuova epoca, l’uomo stesso riconosce le leggi del vivente che lo modellano individualmente e collettivamente; e lo Stato nazionalsocialista si è dato il diritto per quel che è in suo potere, d’influenzare il divenire umano come esigono il benessere del popolo e dello Stato”.

Nel manuale di “Igiene razziale”, scienziati di fama come Eugen Fischer, Erwin Bauer e Fritz Lenz, definivano Hitler come il “grande medico tedesco”. Nell’allucinato immaginario biomedico nazista, impastato di socialdarwinismo, eugenismo e razzismo, i biologi apparivano come i depositari delle regole di governo e, soprattutto, i medici come gli autentici e unici esecutori di quelle regole, in nome della “Suprema Salute del popolo tedesco. Non è certo un caso se la prima guerra che Hitler dichiarò è proprio quella ai disabili, approvando già nel 1933 una legge sulla protezione della “salute ereditaria” che contemplava la sterilizzazione forzata di tutti i cittadini giudicati dal basso “valore genetico”, dai sordomuti ai ciechi, dagli schizofrenici agli alcolisti. E col passare del tempo la guerra alle “cellule malate” dei governati si allarga alle razze e minoranze giudicate inferiori Ebrei, Rom, Sinti, Jenisch, testimoni di Geova, omosessuali. Una guerra “medica”, compiuta in nome della “Pulizia e della Salute”, come era scritto alle porte di Mathausen.

Se il potere ultimo calzava gli stivali delle SS” [come messo bene in evidenza dal filosofo Roberto Esposito in Bíos. Biopolitica e filosofia, uno degli studi più interessanti al riguardo] “l’Auctoritas suprema vestiva il camice bianco del medico”.

Oggidì un emerito filosofo e giurista come il Prof. Giorgio Agamben, spiegandoci il passaggio dalle società disciplinari, ci mette in guardia dal futuro disegnatoci dai poteri occulti fondato su un controllo sociale digitale illimitato dei comportamenti umani individuali che divengono così quantificabili in un algoritmo. Già, nel 1933, la propaganda nazista introdusse il passaporto genealogico (Ahnenpass) che certificava l’appartenenza alla razza ariana e impediva a coloro che ne erano sprovvisti di accedere agli uffici pubblici, scuole, lavoro, teatri, musei, stadi. La storia nei suoi corsi e ricorsi oggi torna a porci degli interrogativi inquietanti: “I vaccini sono la Panacea a tutti i mali della società (disastro ambientale, fine del capitalismo, povertà estrema, diseguaglianze, perdita dei valori morali)” e i “novax” sono i nuovi untori e i nemici della patria o c’è un male più profondo che offusca la coscienza collettiva di una Società Civile che ancora non ha compreso il senso della democrazia e di come riuscire a difenderla?

Ascoltare l’appello dell’illustre filosofo e giurista al Senato della Repubblica in commissione affari costituzionali ci può aiutare a capire la deriva democratica che si sta compiendo e quale mostruosità giuridica rappresenti il greenpass, ovvero come le vaccinazioni di massa, mascherate sotto il paravento della biosicurezza, non costituiscano altro che un espediente per indurre anche i più refrattari a rinunciare alle nostre libertà fondamentali, accettando supinamente il nuovo modello sociale di dittatura digitale come in Cina dove il controllo dei governati è totale.

https://www.youtube.com/watch?v=_IWO9unA3BEw.youtube.com/watch?v=_IWO9unA3BE Ahnenpass

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