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NE’ CON VISCO NE’ CON SPECIALE

sabato 02nd, Febbraio 2008 / 14:19 Written by

di Lorenzo Lo Russo

Tutti i mass media, negli ultimi mesi, si sono occupati, a vario titolo, dell’ormai noto caso Visco-Speciale, una diatriba non recente, che va avanti ormai da oltre un anno, ma che è balzata inaspettatamente agli onori della cronaca grazie alla pubblicazione, su un noto quotidiano nazionale di proprietà della famiglia Berlusconi, di alcuni significativi documenti.

Visco, vice ministro dell’Economia, aveva, fino a pochi mesi fa, anche la delega riguardante il Corpo della Guardia di Finanza. Tommaso Padoa Schioppa – attuale ministro dell’Economia e delle Finanze – gliela aveva concessa per le sue pregresse esperienze governative, essendo stato il ministro delle Finanze del governo D’Alema, per la verità non con molto successo giacché, negli anni di gestione del dicastero, non riuscì ad arginare la dilagante evasione ed elusione fiscale, che assunsero livelli da guinness dei primati.

Come è noto  il comandante generale della Guardia di Finanza  ha una diretta dipendenza gerarchica dal ministro dell’Economia, una dipendenza, lo puntualizziamo, che deriva da una precisa norma di legge ed è politica, ovvero finalizzata ad esercitare compiti di indirizzo e di direzione strategica. Per quanto attiene ai trasferimenti degli ufficiali c’è da dire che essi vengono programmati tutti gli anni e in percentuale elevata rispetto all’organico, in genere se ne occupa il comandante in seconda del Corpo, il quale è il generale più alto in grado di provenienza interna. Ricordiamo infatti che il comandante generale delle Fiamme Gialle, per una anomalia tutta italiana, è da sempre un ufficiale proveniente dall’Esercito, nominato dal governo in carica su proposta del ministro, questi regge il Corpo per alcuni anni. C’è da dire che, nonostante la buona volontà di molti comandanti, la perplessità maggiore riguardante la loro nomina sta nel fatto che questi generali provengono dalle scuole di guerra dell’Esercito e non da quelle di polizia tributaria, pertanto le loro competenze tecniche sono quasi sempre ridotte rispetto ai generali provenienti dal Corpo. Ma questo è un altro discorso, a cui va aggiunto solo che il Movimento dei Finanzieri Democratici ha chiesto già da tempo di porre rimedio a questa peculiarità mediante la nomina, al vertice della Guardia di Finanza, di un alto funzionario del dicastero dell’Economia, primo passo verso una necessaria smilitarizzazione del Corpo. Una smilitarizzazione ed una sindacalizzazione che, lo precisiamo a scanso di equivoci, non ha nulla di diverso da quanto è già avvenuto con la Polizia di Stato e con quella Penitenziaria.

Come dicevamo i trasferimenti degli ufficiali vengono generalmente gestiti dal comandante in seconda del Corpo, il quale, ogni anno, effettua una programmazione che rende nota tramite uno strumento molto conosciuto dagli ufficiali del Corpo: il cosiddetto "lenzuolo", ovvero un lungo elenco cartaceo di movimenti spesso giudicati inutili persino dagli stessi ufficiali. Il problema dei circa 400-600 trasferimenti annuali è stato affrontato in passato da alcuni parlamentari, i quali si sono giustamente chiesti quanto costa all’erario tutta questa manovra. Noi Finanzieri Democratici possiamo a questo punto asserire, senza ombra di dubbio, che i costi per le già  malconce  casse dello Stato sono elevati, in considerazione del fatto che ogni trasferimento d’autorità deve essere "risarcito" mediante la ex legge 100/1987, in seguito modificata più volte, ma che comunque prevede una cospicua indennità di missione per l’ufficiale trasferito fuori dal comune in cui prestava servizio. A ciò vanno aggiunte le spese per il trasporto delle masserizie e quelle di viaggio per tutta la famiglia, qualora il militare fosse coniugato. Da qui si comprende chiaramente che ogni anno vanno in fumo svariati milioni di euro, tra il malcontento di molti ufficiali del Corpo, anche quelli di grado elevato, i quali, come spesso accade, ricorrono ai Tribunali Amministrativi Regionali avverso il provvedimento. Pertanto alle spese di cui parlavamo sopra si aggiungono sovente anche quelle che lo Stato è costretto a sostenere per risarcire coloro che vedono annullato il provvedimento di trasferimento.

La situazione è divenuta insostenibile e spesso, nella stesura di questi ricorsi, il ricorrente parla del trasferimento come di un mero strumento di potere, che sarebbe finalizzato ad esercitare pressioni sul comportamento e sulla linea di condotta dell’ufficiale, un po’ come è a volte accaduto con la compilazione delle cosiddette "note caratteristiche" di valutazione.

Fatta questa doverosa premessa ritorniamo al caso specifico per dire che in oltre due secoli di vita della Guardia di Finanza questo è il primo caso di contrasto apertosi tra un vice ministro e il comandante generale del Corpo, una divergenza sostanziale di vedute che ha avuto un impatto mediatico mai visto prima. Eppure dei quattro trasferimenti che Visco avrebbe proposto solo uno riguarderebbe un ufficiale impegnato nelle indagini riguardanti il caso Unipol-Bnl (la compagnia di assicurazione vicina al Centrosinistra che, secondo l’assunto accusatorio, tentò la scalata ad una delle maggiori banche italiane). Il generale Speciale, a quanto pare, sostiene di avere – se volontariamente o involontariamente non lo sappiamo – inserito il viva voce nell’ambito di uno dei colloqui telefonici avuti con il ministro, alla presenza di altri ufficiali, che sarebbero pronti a deporre a suo favore in merito ai solleciti che avrebbe fatto il ministro.

Non sta certo a noi stabilire se queste presunte pressioni ci sarebbero state o meno e se queste siano o meno legittime, cioè rientranti tra i compiti attribuiti al vice ministro. Fatto sta che se tra il vice ministro e l’ex comandante generale della Guardia di Finanza ci fosse stato di mezzo un forte sindacato e non un organismo di rappresentanza militare senza poteri quale il Co.Ce.R., le cose sarebbero sicuramente andate diversamente. Il personale delle Fiamme Gialle, inclusi ovviamente gli ufficiali, si trova schiacciato tra due poteri forti: quello politico e quello gerarchico-militare. Non vi è possibilità di mettere in discussione i trasferimenti ritenuti illegittimi se non tramite un ricorso ai tribunali amministrativi, come pure appare scarsa l’attività preventiva posta in essere contro gli episodi di corruzione e di concussione interni al Corpo. I casi più eclatanti sono stati sicuramente lo scandalo dei petroli, che vide coinvolto, sul finire degli anni Settanta, persino l’allora comandante generale Raffaele Giudice, inserito negli elenchi della P2 di Licio Gelli insieme ad altri 36 alti ufficiali del Corpo. Ma più recentemente ci pare doveroso segnalare, per la sua vastità, la Tangentopoli milanese, che vide coinvolto il generale Cerciello e molti altri ufficiali e sottufficiali del Corpo. Per non parlare degli episodi di corruzione verificatisi solo pochi anni fa nel Veneto e che videro coinvolti anche i colonnelli Petrassi e Guaragna, ufficiali che dopo essere finiti in carcere furono allontanati dal Corpo.

A fianco a questi grandi scandali, che hanno avuto un notevole impatto mediatico, ci sono purtroppo anche alcune decine di episodi minori, che quasi ciclicamente coinvolgono appartenenti al Corpo di ogni grado e mansione. Appare, pertanto, un mistero inspiegabile quello che spesso vede le persone coinvolte negli scandali avere, fino a pochi giorni prima di essere arrestate, delle valutazioni caratteristiche elevate ("Ufficiale che nel complesso ha avuto un rendimento eccellente e meritevole di lode"), mentre chi, onestamente e con le dovute cautele consentite dalla legge, ha chiesto a viva voce il sindacato e la smilitarizzazione, è stato spesso valutato con giudizi inferiori ed ha subito trasferimenti di sede o cambi di mansioni sicuramente opinabili. Un alto ufficiale, politicamente vicino agli allora vertici del Corpo, non molto tempo fa, ebbe addirittura il coraggio di scrivere che i Finanzieri Democratici, con la loro attività, "destabilizzavano" il Corpo. Possibile che faccia tanta paura una richiesta di sindacato e di smilitarizzazione? Non dovrebbe fare più paura la corruzione, la concussione o qualche arbitrio perpetrato in nome di una rigida militarità che non consente di mettere in discussione la scala gerarchica? La Guardia di Finanza, lo ripetiamo ancora una volta, non ha omologhi nel resto del mondo, non esiste un’altra polizia finanziaria utilizzata come Forza Armata, di fatto la quinta Forza Armata dell’Esercito Italiano, tant’è che recentemente, proprio il generale Roberto Speciale, ha partecipato con enfasi alla partenza dal porto di Civitavecchia di alcuni mezzi navali ed aerei alla volta del Senegal. Una "missione internazionale" che, a nostro avviso, esula dalle competenze istituzionali di una polizia finanziaria e che, secondo quanto asserito in uno scarno comunicato, sarebbe finalizzata ad impedire i flussi dei migranti dall’Africa verso le terre spagnole. C’è da chiedersi: perché, forse Zapatero non ha una marina militare capace di controllare questi flussi? Alla luce di tutto ciò ci appare pertanto scandalosa la posizione del Governo rispetto alla necessità di sindacalizzare e smilitarizzare la Guardia di Finanza, che proprio per bocca del suo vice ministro Vincenzo Visco si ostina ancora una volta a dire di no, anche di fronte all’evidenza ed all’urgenza di fare chiarezza. Eppure si tratterebbe solo di adeguare la Guardia di Finanza ai parametri delle altre polizie finanziarie europee, in un’ottica di armonizzazione. Rispettare i parametri di Maastricht non vuol dire soltanto unificare le monete, liberalizzare la circolazioni delle merci o armonizzare le accise, vuol dire anche avere delle polizie finanziarie che abbiano l’intero organico impegnato nella lotta all’evasione ed all’elusione fiscale e che siano tra loro sovrapponibili. Pertanto se non vogliamo che si ripetano gli episodi  incresciosi a cui abbiamo assistito in questi giorni, con la diatriba tra Visco e Speciale, per certi versi incomprensibile ai "non addetti ai lavori", affrettiamoci a fare presto e bene una seria e radicale riforma della Guardia di Finanza che il personale attende ormai da molti anni.

Lorenzo Lorusso

Presidente nazionale del Movimento dei Finanzieri Democratici

ilmovimentofd@yahoo.it

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