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Vincenzo Sapia ucciso 2 volte prima dai Carabinieri eppoi dall’omertà del primo cittadino e dello Stato

lunedì 15th, marzo 2021 / 14:33 Written by
Vincenzo Sapia era un ragazzo buono, inoffensivo e sorridente, di poco più di 29 anni
Ma durante un anomalo quanto violento fermo dei Carabinieri gli è stata tolta la vita.
Esattamente come a George Floyd
https://www.iene.mediaset.it/video/caso-sapia-come-morto-vincenzo_1003587.shtml
L’unica differenza è che il fatto non è avvenuto a Minneapolis bensì a Mirto Crosia in Calabria.
L’antica Krusion, territorio mitologico circondato dal mare e dalle colline, teatro nel 510 a.C. dell’epica battaglia di Nika tra le poleis di Sybaris e Kroton, che ha visto oggi spegnere l’esistenza di Vincenzo Sapia.
Qui la civiltà si è fermata: nessuna confessione da parte delle forze dell’ordine che per alcuni lunghi minuti lo hanno immobilizzato con la faccia a terra e le mani legate dietro la schiena, neanche fosse un pericolo delinquente, provocandogli un’asfissia posturale con arresto cardiaco. 
Nessun patteggiamento da parte del Ministero dell’Interno. Nessuna manifestazione di massa. Nessun risarcimento miliardario da 27 milioni di dollari, come riconosciuti in America dalla municipalità di Minneapolis in favore della famiglia afroamericana della più nota vittima degli eccessi della polizia.  
Nessun rinvio a giudizio, nessuna approfondita indagine da parte delle Autorità Giudiziarie competenti, in quasi 7 anni. Nessuna verità raccolta dai testimoni oculari, dopo ben tre richieste di archiviazione.
Totale omertà anche da parte del primo cittadino, eletto Sindaco poco dopo la morte di Vincenzo, il quale secondo una coraggiosa inchiesta giornalistica della redazione de Le Iene di qualche giorno fa, avrebbe ammesso (con cognizione di causa essendo avvocato), un «eccesso colposo» da parte delle forze dell’Ordine, per poi rimangiarsi tutto dopo aver capito di essere stato videoregistrato, voltando le spalle al reporter che gli chiedeva il perché non si recasse spontaneamente dal P.M. a riferire i fatti di cui era stato testimone oculare, smentendo la versione ufficiale edulcorata che ha provocato l’archiviazione.   
Vincenzo è stato così ucciso 2 volte prima dai carabinieri eppoi dall’omertà dello Stato.
Ciononostante, i suoi famigliari attendono verità e giustizia su quanto accaduto quel fatidico 24/5/2014.
In Italia, purtroppo, non si è ancora radicato un movimento per i diritti civili contro gli abusi delle forze dell’ordine come quello degli Stati Uniti d’America che ha dato voce a «Black Lives Matter». 
Sebbene, nel nostro BelPaese le vittime delle violenze di Stato dal G8 di Genova siano sempre più numerose, in specie nei confronti dei soggetti più fragili, sottoposti illegalmente a trattamenti sanitari obbligatori (T.S.O.), come Francesco Mastrogiovanni, Andrea Soldi, Uva, Cucchi, Budroni, Magherini, Aldrovandi e tante altre morti rimaste impunite, molto spesso con la complicità della magistratura di regime, dei vertici delle forze dell’ordine e dello Stato, sui quali non si sono mai sufficientemente accesi i riflettori dell’opinione pubblica, ponendo la parola fine agli abusi in divisa e alla malagiustizia.
Come dice la mamma Isabella: “Vincenzo era un bambinone di 29 anni” che soffriva da tempo di una  patologia caratterizzata da disturbi schizo-affettivi che gli provocavano depressione e allucinazioni. “Però non ha mai fatto male a nessuno, anche in famiglia non era mai violento”. Il pomeriggio della morte, Vincenzo era uscito di casa dicendo che qualcuno gli aveva promesso un cagnolino. “Data la malattia, non si sa se sia vero, ma è certo – riferisce Alessandro Politi – che si è avviato verso un palazzo poco distante da casa sua. Suona al citofono ma nessuno gli apre. Allora lui si innervosisce e comincia a tirare calci alla porta. Gli abitanti del palazzo chiamano i carabinieri. I militari gli chiedono i documenti, richiesta strana perché tutti in quel piccolo paesino conoscono Vincenzo e i suoi problemi”.
Lui i documenti non ce li ha e per dimostrarlo si spoglia e resta in mutande“. “I carabinieri invece di chiedere un T.S.O. chiamano i rinforzi”, racconta la sorella. I carabinieri ora diventano tre, uno di loro lo chiama persino per nome. Vincenzo, impaurito, prova a scappare mezzo nudo verso casa sua ma viene fermato dallo sgambetto di un carabiniere. Pochi metri e la sua affannosa corsa finisce sull’asfalto, dove viene brutalmente afferrato per il collo e per i capelli, bloccandolo dal torace e dalle gambe. Prima un ginocchio e poi un piede sulla schiena. Viene così ammanettato e assicurato (sic!) alla “giustizia”. A quel punto Vincenzo non fa più resistenza. Un medico che passava per caso di lì ne dichiara il decesso pochi minuti dopo mentre era ancora nudo con la faccia a terra, ammanettato, e a  pancia in giù contro il suolo. La madre avvertita dal genero esce di casa e corre in soccorso di suo figlio. Ha con sé le gocce per calmarlo, ma quando arriva lui è troppo tardi.
Secondo una prima autopsia, da più fonti ritenuta compiacente, la morte di Vincenzo sarebbe stata provocata da “cause naturali”, a seguito di un infarto per un’alterazione dell’attività elettrice cardiaca di difficile interpretazione. “Lui è morto nelle mani loro, non può essere una morte per cause naturali”, dice la sorella. L’Avv. Fabio Anselmo, che segue il caso, aggiunge: “Se quel giorno non avesse incontrato le forze dell’ordine oggi non staremmo parlando di lui”.
Il medico legale dei famigliari, dott.ssa Emanuela Turillazzi è dello stesso avviso, parlando apertamente di “cianosi delle unghie, cianosi del volto, colorazione bluastra, presenza di petecchia e di schiuma: è morto per un’asfissia da posizione”. Così smentendo la versione ufficiale del dott. Caruso, che ha eseguito la prima autopsia, escludendo l’asfissia posturale. Il povero Vincenzo, probabilmente, aggiungiamo noi, senza essere veggenti né testi oculari, come il Sindaco-Avvocato reticente, avrà gridato nel suo dialetto e con la voce che gli restava in gola: «I can’t breathe!» Non posso respirare! Aiuto!
Il bravo giornalista, Alessandro Politi si è preso la briga di fare quello che sarebbe stato prioritario dovere degli inquirenti, già 7 anni fa, cioè quello di citofonare agli inquilini del palazzo limitrofo da cui si vede perfettamente il luogo in cui è morto il povero Vincenzo Sapia per ricostruire la scena del crimine e chiedere loro cosa hanno visto quel dì.  Nessuno di loro ha però voluto parlare: “Non ho visto niente”, “quel giorno non ero in casa”, “non so nulla e anche se sapevo non dicevo niente”. Solo un uomo si è reso disponibile a raccontare come sono andate le cose: “L’ha preso con la mano, l’ha girato e l’ha messo a terra, tipo karate. Nemmeno nei film ho mai visto qualcosa del genere”.
Per ottenere qualche risposta in più le “Iene” hanno accompagnato mamma Isabella a chiedere spiegazioni anche ai carabinieri. Due non si sono fatti trovare, mentre il terzo la incontra nell’androne di casa, ma si limita a dire laconicamente: “non è stata colpa nostra” e “non posso parlare”. Il Sindaco si. Ma poi ha ritrattato …
Purtroppo, tragedie come queste sono all’ordine del giorno, in un Paese dove l’omertà è dentro lo Stato, venendo ottusamente eletta a principio ispiratore dell’azione delle forze dell’ordine e della magistratura, spinte ad insabbiare ogni responsabilità interna per salvaguardare la propria immagine, senza rendersi conto dell’irreversibile caduta di fiducia nel rapporto tra i cittadini e le istituzioni, ovvero della necessità improcrastinabile di un cambiamento di passo epocale, per dirla con una frase oggi di moda alla Mario Draghi, che speriamo legga questo nostro appello per cambiare la cultura della legalità e della giustizia, restituendogli quel volto umano cui tutti gli uomini di buona volontà aspirano.
Auspichiamo l’apertura di un’inchiesta parlamentare sui casi più eclatanti di abusi da parte delle forze dell’ordine, di malasanità e di malagiustizia segnalati dalla Società civile, dalle Associazioni per la tutela dei diritti umani e dalla stampa libera, senza padrini politici.
Auspichiamo che la Ministra della Giustizia, Marta Cartabia, seguendo l’esempio di Joe Biden che ha promesso una grande riforma della polizia, cambi le regole di ingaggio delle forze dell’ordine, ponendo pene severe per coloro che violano i protocolli che già prevedono nei casi di persone affette da disturbi psichici, di «evitare di invadere lo spazio della persona in stato di agitazione mantenendosi a una distanza utile, stabilire un dialogo, dimostrare di comprendere lo stato d’animo dell’interlocutore, evitando di ingenerare sensi di colpa». Ed ancora: «Evitare l’immobilizzazione a terra e in posizione prona, trattenerlo possibilmente in piedi; sia l’arresto che l’eventuale ricovero dovranno avvenire in posizione seduta o sdraiata su un fianco evitando in ogni caso posture che comportino qualsiasi forma di compressione toracica». 
Regole basilari che nel caso di Vincenzo Sapia sono state tutte clamorosamente calpestate, con la compiacenza della magistratura, dimostrando l’assoluta inadeguatezza dei carabinieri chiamati ad intervenire. Soggetti spesso privi di formazione, preparati solo ad un uso smodato e indiscriminato della forza nei confronti di chiunque che spesso può sfociare in tragedia.

Guarda il Video de le Iene:

https://www.iene.mediaset.it/video/caso-sapia-come-morto-vincenzo_1003587.shtml

A cura dello Staff di Avvocati senza Frontiere

(postato il 15 marzo 2021)

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