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Presidente di Corte d’Appello: Aggiustava i processi all’ombra della massoneria (deviata?) in cambio di sesso e mazzette

mercoledì 12th, febbraio 2020 / 12:09 Written by

(Articolo aggiornato al 29 aprile 2020 – A cura della Redazione).

E’ lo stesso Gran Maestro del G.O.I. Bisi Stefano (in alto) a negare qualsiasi contatto tra la più diffusa entità massonica italiana e il giudice reo confesso Marco Petrini (in basso).

Tra gli arrestati anche due avvocati: uno del foro di Catanzaro e l’altro di Locri. Figura centrale, secondo gli inquirenti, un insospettabile medico in pensione “che stipendiava mensilmente” la toga sporca. Mazzette da 500 euro, sesso e regali come cassette di pesce e champagne.

Sono otto le persone indagate nell’inchiesta della DDA di Salerno avviata nel 2018 dal Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri: per sette, tra cui l’alto magistrato, il G.I.P. di Salerno ha disposto il carcere, con l’accusa di corruzione in atti giudiziari in alcuni casi aggravati dalla associazione mafiosa.

L’inchiesta iniziata a Catanzaro è stata poi trasferita a Salerno per ragioni di competenza territoriale, ex art. 11 c.p.p., in quanto coinvolti magistrati che prestavano servizio presso quella sede.

Il primo dei due avvocati arrestati del foro di Catanzaro è Marzia Tassone (domiciliari), il secondo del Foro di Locri è Francesco Saraco. Ma l’ordinanza di custodia cautelare riguarda anche Emilio Santoromedico in pensione considerato un insospettabile e Luigi Falzetta. Gli indagati, stando alla ricostruzione della Dda, pagavano il magistrato “per ottenere, in processi, civili e in cause tributarie, sentenze e provvedimenti a loro sfavorevoli o favorevoli a terze persone”. Secondo la procura di Salerno “in taluni casi i provvedimenti favorevoli richiesti al magistrato a da quest’ultimo promessi e/o assicurati erano diretti a verificare, mediante assoluzioni o consistenti riduzioni di pena, sentenze di condanna pronunciate in primo grado dai Tribunali del distretto di Catanzaro, provvedimenti di misure di prevenzione, già definite in primo grado o sequestri patrimoniali in applicazione della normativa antimafia, nonché sentenze in cause civili e accertamenti tributari”.

Intercettato il 17 ottobre del 2018 il magistrato diceva all’intermediario riguardo al suo interessamento per far riottenere il vitalizio all’ex consigliere regionale Giuseppe Tursi Prato condannato in via definitiva per mafia nel 2007 e ora arrestato: “Mario (Santoro, ndr) di’ all’amico tuo che è amico mio che giorno 12 si fa… lui la causa l’ha vinta al 1000 per 1000“. Un interessamento alla vicenda pagato con un anticipo di 5oo euro e la promessa di una vacanza in una struttura in Valle d’Aosta di Falzetta. A dicembre gli investigatori hanno registrato la visita a casa del magistrato, mentre l’ex politico lo attendeva in macchina, l’uomo aveva consegnato due cassette di polistirolo in cui c’erano gamberoni e merluzzetti (valore 350 euro), una bottiglia di champagne, clementine. Un cadeau per ricordare la causa di Tursi. In altri incontri tra dicembre 2018 e gennaio 2019 Petrini garantiva e “forniva rassicurazioni sulla decisione favorevole del ricorso”. Gli investigatori hanno documentato almeno un’altra consegna di denaro e successivamente una “cassetta con verdure e formaggio”. Il G.I.P. ha ordinato l’arresto anche per Vincenzo Arcuri e Giuseppe Caligiuri.

Le intercettazioni audio e video hanno permesso di svelare che la corruzione è servita tra l’altro anche a “far riottenere il vitalizio” ad un condannato in via definitiva per mafia, tale Tursi Prato indagato a Catanzaro e condannato nel 2004 a sei anni per associazione mafiosa con interdizione perpetua e relativa decadenza del vitalizio. Gli investigatori hanno scoperto che Petrini aveva continuamente bisogno di soldi “anche per mantenere l’elevato tenore di vita”. Una “grave situazione di sofferenza finanziaria”. Durante la perquisizione in casa al magistrato sono stati sequestrati 7 mila euro in contanti custoditi all’interno di una busta. I finanzieri, su ordine della procura, sono a caccia dei documenti relativi al ricorso di Tursi Prato e altra documentazione, come sentenze e provvedimenti emessi che potrebbero essere stati aggiustati grazie alla ipotizzata corruzione di Petrini. Gli uomini delle Fiamme gialle sono stati incaricati anche di cercare documenti relativi a vacanze del magistrato.

Dagli stessi dati forniti dai protagonisti dell’inchiesta “Genesi” – il magistrato Petrini e il suo faccendiere di fiducia Emilio Santoro (detto “Mario”), risultano essere stati arrestati per aver trasformato la Corte d’appello e la commissione tributaria di Catanzaro in un suq, dove per aggiustare una sentenza bastava pagare il giusto cachet. Nel frattempo, oltre a Petrini, sospeso dopo l’arresto, sono stati allontanati altri tre magistrati per incompatibilità ambientale. È stato trasferito con funzione di giudice civile a Potenza, con provvedimento confermato dal Tar, il Procuratore capo di Castrovillari, Eugenio Facciolla, per il quale è stato chiesto il rinvio a giudizio per corruzione e falso. Stessa destinazione e stessa funzione è stata ordinata dal C.S.M. al Procuratore aggiunto della D.D.A. di Catanzaro, Vincenzo Luberto, indagato per corruzione. È stato spedito a Torino dal C.S.M. il Procuratore Generale Otello Lupacchini, per il fango gettato in diretta tv sui magistrati del suo distretto.

Nella nota firmata dal Procuratore capo di Salerno, Luca Masini, si legge che oltre al magistrato “una figura centrale del sistema corruttivo” era un medico in pensione ed ex dirigente dell’Asl della provincia di Cosenza, definito un insospettabile. Stando agli inquirenti il medico stipendiava “mensilmente” il magistrato “per garantirsi l’asservimento stabile delle funzioni dello stesso. Si prodigava per procacciare nuove occasioni di corruzione, proponendo a imputati o a aprenti di imputati condannati in primo grado, nonché a privati soccombenti in cause civili, decisioni favorevoli in cambio del versamento di denaro, di beni e altre utilità”.

Nel complesso, a fronte di questo sistema criminale gli arresti, tra cui vari “colletti bianchi”, sono saliti ad oltre 330, secondo i dati dell’inchiesta condotta dal Procuratore Nicola Gratteri, che ha ricevuto ripetute minacce di morte, per metterlo a tacere come fu per Falcone, Borsellino e i tanti (ma sempre troppo pochi) magistrati onesti, prima di loro, che hanno cercato di mettere a nudo l’intreccio tra politica, affari, mafia, massoneria e servizi segreti. “Una minaccia per un sistema che inizia a vacillare”, ha commentato il Procuratore Gratteri, che ha mobilitato «oltre 3mila carabinieri nel giro di un paio d’ore», il giorno dopo l’operazione nel commentarla.

Questo è quanto accade da nord a sud del bel Paese che denunciamo da oltre 35 anni, troppo spesso inascoltatamente, come Movimento per la Giustizia Robin Hood e Avvocati senza Frontiere. Un sentito plauso va quindi tributato al Procuratore Gratteri, che ha dato via alle indagini, al Procuratore di Salerno, alla G.d.F. e allo SCICO che hanno condotto le indagini. Invitandoli ad andare sino in fondo, anche nei casi di malasanità e malagiustizia rimasti impuniti, tra cui quello della morte annunciata del Prof. Franco Mastrogiovanni, assassinato nel lager psichiatrico di Vallo della Lucania e nei tanti altri processi aggiustati finiti a tarallucci e vino, grazie a perizie e sentenze ideologicamente false.    

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/15/corruzione-arrestato-giudice-di-catanzaro-soldi-regali-e-prestazioni-sessuali-per-aggiustare-sentenze/5671767

AGGIORNAMENTI: PETRINI SVUOTA IL SACCO SVELANDO L’ESISTENZA DI UNA LOGGIA COPERTA CAPACE DI INTERFERIRE OCCULTAMENTE SUI PROCESSI. INTERVIENE IL GRAN MAESTRO DEL G.O.I.

(6 Marzo 2020)

Sul connubio tra mafia e massoneria è intervenuto anche il Gran Maestro del G.O.I. Bisi Stefano (in alto), rilasciando un’intervista ad Arcangelo Badolati della Gazzetta del Sud, nella quale nega qualsiasi contatto tra la più diffusa realtà massonica italiana e il giudice (per ora sospeso) Marco Petrini (in basso), che nel frattempo ha iniziato a collaborare con la DDA, ammettendo in toto le proprie responsabilità e, andando oltre,  riferendo di una “caterva di episodi corruttivi“, che coinvolgerebbero una struttura massonica coperta, in grado di condizionare l’esito dei processi, come aveva già rivelato, nel 1992, l’inchiesta avviata dall’allora Procuratore di Palmi, Agostino Cordova, poi affossata su ordine della stessa massoneria.

La stampa locale riferisce: “Che la Calabria brulicasse di magistrati corrotti lo sapevano ormai anche le pietre. In tutte le procure e nelle Corti d’Appello le sentenze vanno a tanto al chilo: ne succedono davvero di tutti i colori. Più o meno come le storie che vengono raccontate oggi per disegnare il profilo di Marco Petrini, presidente di sezione della Corte d’Appello di Catanzaro e della commissione provinciale tributaria. Che oggi è anche “pentito”, come ci rivelano i sempre più tragicomici media di regime”. Aggiungendo che il giudice Marco Petrini (ora sospeso dal servizio) ha rinunciato a presentare ricorso e ha iniziato a parlare con la Procura di Salerno, competente sui magistrati del distretto di Catanzaro.

Mentre, la Gazzetta del Sud, nell’articolo dal titolo: “Il giudice Petrini, la loggia coperta e i processi aggiustati a Catanzaro: parla il gran maestro del Goi“, dà notizia che la loggia “coperta”, composta da più persone. impegnate in ruoli professionali diversi, avrebbe operato lungo l’asse Catanzaro, Cosenza e Castrovillari, tutelando precisi interessi e condizionando gli esiti di procedimenti giudiziari.

I verbali degli interrogatori resi dal Petrini tra il 25 e il 29 febbraio scorso sono stati secretati e l’ex Presidente di Corte d’Appello, attualmente sospeso dal C.S.M., è stato sentito alla presenza dei suoi legali. Ma nulla è trapelato su dove si riuniva la “misteriosa” loggia – che tanto segreta non deve essere in quanto il Petrini ne parlava con disinvoltura al telefono, chi la guidi e quanti siano i suoi adepti, tra cui figurano “insospettabili” magistrati e politici. “E, ancora, chi ha cooptato Petrini? Domande per il momento senza risposta. Si tratta, ovviamente, prosegue l’articolista, di una struttura massonica o meglio di una “camera di compensazione”, estranea alle maggiori Obbedienze italiane che per legge, dopo lo scandalo della P2, non possono annoverare al loro interno iscritti “riservati”. Ma, sul punto, Arcangelo Badolati, afferma di aver intervistato Stefano Bisi, il gran maestro del Grande Oriente d’Italia (Goi), “la numericamente più ampia organizzazione massonica del nostro Paese. C’è, infatti, l’esigenza di capire di più sui meccanismi interni al mondo esoterico anche perché dell’esistenza di una sedicente loggia coperta attiva nel capoluogo di regione si parla già dai lontani anni 90” (inchiesta Cordova).

«Non conosco il giudice Petrini e non è iscritto al Goi» afferma Bisi. «Non so di cosa parli. Ha rilasciato dichiarazioni ai magistrati inquirenti. Dichiarazioni delle quali non so nulla di preciso».

Ma c’è la possibilità che esistano logge coperte? «Non esistono logge coperte, né fratelli “riservati” nel Goi già dalla gran maestranza di Armando Corona risalente al 1982, dopo lo scandalo della P2». Le logge segrete, tuttavia, evocano antichi fantasmi… «Dopo lo scioglimento della Propaganda due tutto quello che avviene nel Grande Oriente d’Italia è alla luce del sole. Noi non abbiamo nulla da nascondere. Licio Gelli venne espulso e mai più riammesso».

Dunque, nella più importante organizzazione massonica italiana non esistono più “fratelli” che sono solo “all’orecchio del Gran maestro” ? «Assolutamente no! Non esistono logge coperte, né nomi riservati».

È del Goi, invece, l’avvocato Giancarlo Pittelli, arrestato dalla DDA di Catanzaro nell’operazione “Scott-Rinascita” con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa per via dei legami mantenuti con il boss Luigi Mancuso di Limbadi. E pure di lui chiediamo a Stefano Bisi. «È sospeso dal Grande Oriente d’Italia» risponde «in attesa degli sviluppi della vicenda giudiziaria». Una sedicente loggia “coperta”, tuttavia, conclude l’articolista, esisterebbe per davvero secondo quanto avrebbe riferito Marco Petrini ai magistrati inquirenti. Una “loggia” estranea alle Obbedienze ufficiali e, naturalmente deviata, perché costituita in spregio ai dettami della Legge Anselmi.

Che la giustizia nel nostro Paese sia condizionata dalle lobby si sa ma è altrettanto pacifico che in Italia è financo vietato pensarlo. E, invece, l’ex giudice Petrini ha ammesso di essersi fatto condizionare, entrando a far parte attiva di una “loggia coperta” in compagnia di altri magistrati, professionisti e loschi personaggi, tra cui il noto killer, Andrea Mantella, “azionista” del clan dei piscopisani, fattosi passare per “depresso”, onde evitare il 41 bis e trovare ospitalità in una clinica privata di Cosenza – “Villa Verde” – dove ha continuato ad organizzare i suoi affari criminali e presiedere “battesimi” di nuovi affiliati alla ’ndrangheta. Della medesima struttura coperta ha dato conferma anche Samuele Lovato, affiliato alla cosca Forastefano di Cassano, diventato anch’egli collaboratore di giustizia insieme al Mantella e all’ex giudice Petrini. D’altronde, dell’esistenza di logge coperte capaci di condizionare le attività giudiziarie, fino alla Corte di Cassazione, ne hanno parlato da oltre 30 anni una miriade di collaboratori di giustizia. I primi furono Giacomo Ubaldo Lauro e Filippo Barreca, il notaio Pietro Marrapodi, “suicidato” dalla massomafia (http://www.iacchite.blog/la-cupola-reggio-cosenza-ecco-come-hanno-ucciso-pietro-marrapodi-il-ricordo-di-boemi/) e  l’ex consulente finanziario Cosimo Virgiglio, al servizio delle cosche di Gioia Tauro, le cui dichiarazioni sono contenute negli atti della maxinchiesta “Scott-Rinascita“, contro i clan egemoni del Vibonese, in cui è coinvolto il succitato Avv. Pittelli, già affiliato al Grande Oriente d’Italia. A questi si aggiungono Antonio Belnome, ex capolocale di ’ndrangheta a Giussano, e Consolato Villani, teste nel processo alla cd. “’ndrangheta stragista” a Reggio Calabria, oltre ai pentiti di Gioia Tauro, Antonio Russo e Marcello Fondacaro. Tra le molteplici intercettazioni vi è quella di Pantaleone Mancuso, detto “Vetrinetta”, di Limbadi che, ignaro d’essere intercettato afferma: «la ’ndrangheta non esiste più… una volta c’era la ‘ndrangheta! La ’ndrangheta fa parte della massoneria!». In un’altra intercettazione  con il boss Giuseppe Pelle di San Luca, un “compare” di Bianco si lamenta del fatto che altri ‘ndranghetisti forti d’un legame massonico deviato si «siedono sempre con i giudici» traendone benefici processuali. Esiste davvero questo “sistema” oscuro capace d’influenzare i fatti giudiziari? Noi pensiamo proprio di si, da sud a nord del Bel Paese. E, voi? Scriveteci!

http://www.progettoalternativo.com/2020/03/la-massoneria-e-unassociazione-unita-da.html

Leggi anche: ‘Ndrangheta, ‘legami con boss Grande Aracri’: arrestati medico e il presidente di una banca. Indagato Adamo per traffico di influenze

Ultimissime notizie (22 aprile 2020 – ADN Kronos)

Salerno, massomafia. Via libera al giudizio immediato per il giudice Marco Petrini

Il Gip di Salerno Giovanna Pacifico, accogliendo la richiesta della procura, ha dato il via libera al giudizio immediato nei confronti di Marco Petrini, ex giudice della Corte d’Appello di Catanzaro, accusato di corruzione nell’ambito dell’inchiesta “Genesi” su un presunto giro di corruzione e favori in cambio di sentenze aggiustate e provvedimenti “pilotati”. La notizia è riportata dall’agenzia Adnkronos. Sul banco degli imputati, anch’essi accusati di corruzione e di aver contattato l’ex giudice per ottenere favori “giudiziari” in cambio di denaro o altro genere di regali, ci saranno anche l’avvocato Francesco Saraco, il medico in pensione Mario Santoro, l’ex consigliere regionale Giuseppe Tursi Prato, Vincenzo Arcuri e Luigi Falzetta. Petrini, che si trova ai domiciliari in una località tenuta segreta, dopo l’arresto avvenuto il 15 gennaio scorso avrebbe deciso di collaborare coi pm, raccontando fatti e misfatti del circuito corruttivo ora svelato dai magistrati. A collaborare con gli inquirenti sarebbero anche Santoro e Saraco. La prima udienza del processo è prevista per il prossimo 9 giugno.

Il giudice Petrini torna in carcere per la seconda volta.

(ANSA) – CATANZARO, 29 aprile 2020

“Inquinamento delle prove”,  magistrato di Catanzaro Petrini arrestato. Perquisita la casa della moglie indagata per intralcio alla giustizia in concorso con persone allo stato ignote.

L’ex presidente della seconda sezione della Corte di assise di Appello di Catanzaro, Marco Petrini, è stato riarrestato stamani per ordine della DDA di Salerno. Il provvedimento restrittivo è stato eseguito dalla Guardia di finanza. Il togato, sospeso dal servizio, è stato trasferito in carcere. Nei mesi scorsi Petrini, indagato per corruzione in atti giudiziari perché ripreso mentre intascava somme di denaro, aveva offerto collaborazione ai magistrati inquirenti campani, ammettendo le proprie responsabilità e indicando una serie di altri episodi corruttivi. Petrini avrebbe pure fatto riferimento alla presunta esistenza di strutture di potere “coperte” capaci di interferire occultamente sulle questioni giudiziarie. La nuova accusa contestata è inquinamento delle prove in concorso ex artt. 110 e 377 c.p. con persone allo stato ignote.

In precedenza, il giudice, a seguito della sua collaborazione, aveva ottenuto i domiciliari, mentre i suoi legali avevano chiesto un’ulteriore attenuazione della misura cautelare con l’obbligo di dimora. Inoltre la Guardia di finanza di Crotone, questa mattina, ha effettuato una perquisizione a Lamezia Terme, in casa della moglie del Petrini, Stefania Gambardella, cancelliere tuttora in servizio presso la Corte d’Appello di Catanzaro, alla quale è stato notificato l’avviso di garanzia. Al centro delle accuse per la moglie di Petrini sono finite alcune telefonate nelle quali Gambardella, secondo i magistrati inquirenti e i finanzieri, a partire dal 22 febbraio scorso e in concorso con ignoti, avrebbe indotto l’ex giudice a “rendere dichiarazioni mendaci, usando espressioni intimidatorie, in almeno tre interrogatori”. Una vicenda  alquanto ingarbugliata, secondo cui il Petrini, autoaccusandosi di corruzione in atti giudiziari e,  a sua volta accusando terze persone, avrebbe dichiarato di aver ricevuto dall’avvocato di un ex politico crotonese, per due volte e in due circostanze diverse, due biglietti per assistere a partite di calcio di serie A, in cambio di un provvedimento da aggiustare. Il Petrini stesso raccontò ai finanzieri di aver aggiustato in effetti il provvedimento senza coinvolgere gli altri due membri del collegio. Le indagini della Guardia di Finanza trovarono riscontri nel corso di una perquisizione a casa dell’ex giudice, dove i finanzieri trovarono la dichiarazione di cessione dei biglietti nominativi a firma dell’ex politico crotonese con allegato la carta di identità di Petrini. Sennonché, continuando a verificare il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Crotone ha da ultimo scoperto che le dichiarazioni del Petrini in merito all’aggiustamento del provvedimento, sarebbero risultate mendaci. Infatti, secondo le risultanze dei finanzieri, il Petrini quel collegio non lo aveva mai composto e il giudizio della Corte d’Appello non fu di accoglimento, ma di non luogo a provvedere poiché c’era stata già un precedente pronunciamento di un altro organo di giustizia. Quindi i finanzieri riscontrano la cessione dei biglietti dei quali aveva parlato Petrini, ma non la parte in cui dichiarava di aver adottato una ordinanza di accoglimento per l’istanza presentata dal legale dell’ex politico crotonese. In un altro episodio Petrini si accusa e accusa un altro magistrato per aver fatto parte di un collegio che avrebbe aggiustato una vicenda economica per degli imprenditori di Crotone. La vicenda, però, secondo i finanzieri, è quanto mai controversa. Primo perché il magistrato accusato da Petrini, dalle risultanze delle indagini, alle Fiamme Gialle non risulta aver mai fatto parte di quel collegio giudicante, e poi è lo stesso Petrini che venti giorni dopo ritratta tutto quello che aveva dichiarato nel precedente interrogatorio compreso il coinvolgimento, su episodi diversi, di altri tre magistrati del distretto di Catanzaro. Episodi che sono alla base della richiesta del Gip Giovanna Pacifico, e accolta dai pm Masini e Senatore, della sostituzione della misura cautelare degli arresti domiciliari con la detenzione in carcere. Per Petrini, inoltre, come si ricorderà, e per gli altri cinque imputati dell’operazione “Genesi” (Emilio Santoro, Luigi Falzetta, Giuseppe Tursi Prato, Francesco Saraco e Vincenzo Arcuri) è stato disposto il giudizio con rito immediato la cui prima udienza è fissata per le ore 9:00 del prossimo 9 giungo dinanzi al collegio giudicante del Tribunale di Salerno. Vediamo come andrà a finire e di cosa saranno capaci inventarsi?

Sull’assassinio del notaio Marrapodi:

http://www.iacchite.blog/la-cupola-reggio-cosenza-ecco-come-hanno-ucciso-pietro-marrapodi-il-ricordo-di-boemi/

3 comments on “Presidente di Corte d’Appello: Aggiustava i processi all’ombra della massoneria (deviata?) in cambio di sesso e mazzette”

  1. Franca scrive:

    Segnalo abuso di un avvocato romano che emette una parcella di 105.000 euro ad un disoccupato
    e si rifiuta di dare il fascicolo, la documentazione al cliente, evidente vittima.

    Documentazione a disposizione della redazione

    • admin scrive:

      Consigliamo di fare una denuncia-querela per appropriazione indebita aggravata e truffa, preceduta da una richiesta a mezzo raccomandata A.R. di immediata restituzione di atti e documenti che ai sensi del Codice Deontologico Forense non possono venire trattenuti, inviata anche all’Ordine degli Avvocati di appartenenza. Se ci fa avere più dettagliate informazioni possiamo pubblicare il caso sulla mappa della malagiustizia.

  2. Milena Troiano scrive:

    Certo che vivere di persona questa esperienza con una condanna in corte d’appello senza prove emerse dalla indagini, processo in primo grado fascicolo da un giudice all’altro, udienza in primo grado l’ultimo giudice fissa la data del processo i 10 giorni, condanna pazzesca con una Camera di consiglio di 30 minuti, mancanza di prove non prese in considerazione.
    In appello, il giudice che dormiva e gli avvocati che continuavano a fare la loro a una persona che dormiva…..condanna su supposizioni, indagini basate solo con l’ipotesi che poteva esserci sostanza stupefacente o denaro… Ma la finanza non spiega perché non è mai intervenuta sul fatto e dare prova di ciò che supponeva…. La magistratura è tutta corrotta…. Vorrei tanto denunciare tutto questo per un diritto del cittadino e umano.

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