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PRESIDENTE CORTE APPELLO ARRESTATO: Aggiustava i processi in cambio di mazzette.

mercoledì 12th, febbraio 2020 / 12:09 Written by

Tribunale-Catanzaro-1200-1050x551Corruzione in atti giudiziari con l’aggravante dell’associazione mafiosa. Arrestati un alto magistrato di Catanzaro, 2 avvocati e un medico: “Soldi e sesso per aggiustare i processi”

Marco Petrini è presidente della II sezione della Corte d’Assise d’appello di Catanzaro.

Tra gli arrestati anche due avvocati: uno del foro di Catanzaro e l’altro di Locri. Figura centrale, secondo gli inquirenti, un insospettabile medico in pensione “che stipendiava mensilmente” la toga sporca. Mazzette da 500 euro, sesso e regali come cassette di pesce e champagne.

Sono otto le persone indagate nell’inchiesta della DDA di Salerno avviata nel 2018 dal Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri: per sette, tra cui l’alto magistrato, il G.I.P. di Salerno ha disposto il carcere, con l’accusa di corruzione in atti giudiziari in alcuni casi aggravati dall’associazione mafiosa.

L’inchiesta iniziata a Catanzaro è stata poi trasferita a Salerno per ragioni di competenza territoriale, ex art. 11 c.p.p., in quanto coinvolti magistrati che prestavano servizio presso quella sede.

Il primo dei due avvocati arrestati del foro di Catanzaro è Marzia Tassone (domiciliari), il secondo del Foro di Locri è Francesco Saraco. Ma l’ordinanza di custodia cautelare riguarda anche Emilio Santoromedico in pensione considerato un insospettabile e Luigi Falzetta. Gli indagati, stando alla ricostruzione della Dda, pagavano il magistrato “per ottenere, in processi, civili e in cause tributarie, sentenze e provvedimenti a loro sfavorevoli o favorevoli a terze persone”. Secondo la procura di Salerno “in taluni casi i provvedimenti favorevoli richiesti al magistrato a da quest’ultimo promessi e/o assicurati erano diretti a verificare, mediante assoluzioni o consistenti riduzioni di pena, sentenze di condanna pronunciate in primo grado dai Tribunali del distretto di Catanzaro, provvedimenti di misure di prevenzione, già definite in primo grado o sequestri patrimoniali in applicazione della normativa antimafia, nonché sentenze in cause civili e accertamenti tributari”.

Intercettato il 17 ottobre del 2018 il magistrato diceva all’intermediario riguardo al suo interessamento per far riottenere il vitalizio all’ex consigliere regionale Giuseppe Tursi Prato condannato in via definitiva per mafia nel 2007 e ora arrestato: “Mario (Santoro, ndr) di’ all’amico tuo che è amico mio che giorno 12 si fa… lui la causa l’ha vinta al 1000 per 1000“. Un interessamento alla vicenda pagato con un anticipo di 5oo euro e la promessa di una vacanza in una struttura in Valle d’Aosta di Falzetta. A dicembre gli investigatori hanno registrato la visita a casa del magistrato, mentre l’ex politico lo attendeva in macchina, l’uomo aveva consegnato due cassette di polistirolo in cui c’erano gamberoni e merluzzetti (valore 350 euro), una bottiglia di champagne, clementine. Un cadeau per ricordare la causa di Tursi. In altri incontri tra dicembre 2018 e gennaio 2019 Petrini garantiva e “forniva rassicurazioni sulla decisione favorevole del ricorso”. Gli investigatori hanno documentato almeno un’altra consegna di denaro e successivamente una “cassetta con verdure e formaggio”. Il G.I.P. ha ordinato l’arresto anche per Vincenzo Arcuri e Giuseppe Caligiuri.

Le intercettazioni audio e video hanno permesso di svelare che la corruzione è servita tra l’altro anche a “far riottenere il vitalizio” ad un condannato in via definitiva per mafia, tale Tursi Prato indagato a Catanzaro e condannato nel 2004 a sei anni per associazione mafiosa con interdizione perpetua e relativa decadenza del vitalizio. Gli investigatori hanno scoperto che Petrini aveva continuamente bisogno di soldi “anche per mantenere l’elevato tenore di vita”. Una “grave situazione di sofferenza finanziaria”. Durante la perquisizione in casa al magistrato sono stati sequestrati 7 mila euro in contanti custoditi all’interno di una busta. I finanzieri, su ordine della procura, sono a caccia dei documenti relativi al ricorso di Tursi Prato e altra documentazione, come sentenze e provvedimenti emessi che potrebbero essere stati aggiustati grazie all’ipotizzata corruzione di Petrini. Gli uomini delle Fiamme gialle sono stati incaricati anche di cercare documenti relativi a vacanze del magistrato.

Dagli stessi dati forniti dai protagonisti dell’inchiesta “Genesi” – il magistrato Petrini e il suo faccendiere di fiducia Emilio Santoro (detto “Mario”), risultano essere stati arrestati per aver trasformato la Corte d’appello e la commissione tributaria di Catanzaro in un suq, dove per aggiustare una sentenza bastava pagare il giusto cachet. Nel frattempo, oltre a Petrini, sospeso dopo l’arresto, sono stati allontanati altri tre magistrati per incompatibilità ambientale. È stato trasferito con funzione di giudice civile a Potenza, con provvedimento confermato dal Tar, il Procuratore capo di Castrovillari, Eugenio Facciolla, per il quale è stato chiesto il rinvio a giudizio per corruzione e falso. Stessa destinazione e stessa funzione è stata ordinata dal C.S.M. al Procuratore aggiunto della D.D.A. di Catanzaro, Vincenzo Luberto, indagato per corruzione. È stato spedito a Torino dal C.S.M. il Procuratore Generale Otello Lupacchini, per il fango gettato in diretta tv sui magistrati del suo distretto.

Nella nota firmata dal Procuratore capo di Salerno, Luca Masini, si legge che oltre al magistrato “una figura centrale del sistema corruttivo” era un medico in pensione ed ex dirigente dell’Asl della provincia di Cosenza, definito un insospettabile. Stando agli inquirenti il medico stipendiava “mensilmente” il magistrato “per garantirsi l’asservimento stabile delle funzioni dello stesso. Si prodigava per procacciare nuove occasioni di corruzione, proponendo a imputati o a aprenti di imputati condannati in primo grado, nonché a privati soccombenti in cause civili, decisioni favorevoli in cambio del versamento di denaro, di beni e altre utilità”.

Nel complesso, a fronte di questo sistema criminale gli arresti, tra cui vari “colletti bianchi”, sono saliti ad oltre 330, secondo i dati dell’inchiesta condotta dal Procuratore Nicola Gratteri, che ha ricevuto ripetute minacce di morte, per metterlo a tacere come fu per Falcone, Borsellino e i tanti (ma sempre troppo pochi) magistrati onesti, prima di loro, che hanno cercato di mettere a nudo l’intreccio tra politica, affari, mafia, massoneria e servizi segreti. “Una minaccia per un sistema che inizia a vacillare”, ha commentato il Procuratore Gratteri, che ha mobilitato «oltre 3mila carabinieri nel giro di un paio d’ore», il giorno dopo l’operazione nel commentarla.

Questo è quanto accade da nord a sud del bel Paese che denunciamo da oltre 35 anni, troppo spesso inascoltatamente, come Movimento per la Giustizia Robin Hood e Avvocati senza Frontiere. Un sentito plauso va quindi tributato al Procuratore Gratteri, che ha dato via alle indagini, al Procuratore di Salerno, alla G.d.F. e allo SCICO che hanno condotto le indagini. Invitandoli ad andare sino in fondo, anche nei casi di malasanità e malagiustizia rimasti impuniti, tra cui quello della morte annunciata del Prof. Franco Mastrogiovanni, assassinato nel lager psichiatrico di Vallo della Lucania e nei tanti altri processi aggiustati finiti a tarallucci e vino, grazie a perizie e sentenze ideologicamente false.    

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/15/corruzione-arrestato-giudice-di-catanzaro-soldi-regali-e-prestazioni-sessuali-per-aggiustare-sentenze/5671767

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