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“SARAH E SALEEM – Là dove nulla è possibile”. Un film per risvegliare le coscienze sull’irrisolto dramma palestinese

sabato 18th, maggio 2019 / 10:13 Written by
“SARAH E SALEEM – Là dove nulla è possibile”. Un film per risvegliare le coscienze sull’irrisolto dramma palestinese

SARAH E SALEEM – Là dove nulla è possibile” è un film molto speciale del famoso regista palestinese Muayad Alayan, uscito lo scorso 24 aprile 2019 nelle migliori sale italiane, vincitore di prestigiosi Premi internazionali tra cui il Premio del Pubblico e il Premio Speciale della Giuria al Festival Internazionale del Cinema di Rotterdam, che riteniamo segnalare ai nostri più attenti lettori sensibili ai grandi temi della pace e della giustizia nel mondo, in un momento di particolare crisi del cinema e del processo di pace in Palestina. 

SARAH E SALEEM – là dove nulla è possibile ha infatti colpito al cuore il pubblico e la critica di tutto il mondo. La stampa italiana l’ha definito “un film emotivamente sorprendente, ideologicamente spiazzante e difficile da dimenticare“.

Ed ancora: “E’ alla dolcezza delle donne che il film guarda con affetto, donne solidali fra loro seppure innamorate dello stesso uomo e consapevoli del fatto che la famiglia e la società stessa poggiano sulla loro quieta solidità e sul loro coraggio di essere un pò outsider: una perla rara, una di quelle sorprese che ci insegnano che l’arte sboccia laddove la vita è più difficile.”  –  “Un film che ha molto da dire su poteri e privilegi.

LA TRAMA

Ambientato a Gerusalemme, SARAH E SALEEM – là dove nulla è possibile è una pellicola della durata di 127′, una coproduzione Palestina, Paesi Bassi, Messico, Germania, che si ispira a fatti realmente accaduti, narrando come una storia di natura esclusivamente privata, finisca in breve tempo per trasformarsi in un caso di stato di portata inimmaginabile, che dà inizio a un pericoloso gioco di inganni tra chi possiede il potere e chi no.

Sarah è israeliana e gestisce un bar a Gerusalemme Ovest. Saleem è palestinese, vive a Gerusalemme Est e fa il fattorino. Provengono da mondi distanti anni luce, eppure, sfidano il destino per incontrarsi di nascosto nel furgoncino che Saleem usa per il lavoro e vivere lontano da occhi indiscreti la loro passione. Si amano? Forse no. Ma quegli attimi rubati sono per entrambi un momento di complicità per evadere dalle tensioni che avvertono nelle rispettive famiglie. Nessuno è a conoscenza di questa relazione illecita, né Sarah, né Saleem sembrano intenzionati a spingersi oltre al loro incontro clandestino e sporadico. Ma una sera, trovandosi nel posto sbagliato nel momento sbagliato, quello che doveva essere un affaire totalmente privato e rimesso unicamente al giudizio delle rispettive coscienze, subisce una svolta repentina quanto incontrollabile.

Sarah e Saleem si ritrovano intrappolati nelle maglie della tensione tra le forze occupanti e la resistenza palestinese, in un crescendo di inganni e mistificazioni che neppure la verità sembra più essere in grado di fermare. E che sfugge completamente al controllo sia di Sarah sia di Saleem.

A dimostrazione di come in questa terra martoriata nulla sia veramente possibile vale la pena andare a vedere il film, che a Milano è proiettato nei Cinema Anteo ed Eliseo.

Il film non impone al pubblico quale punto di vista dei protagonisti adottare.
Presenta le prospettive e gli argomenti conflittuali di ciascuno dei personaggi principali, permettendo che sia il pubblico a sperimentare le diverse condizioni umane e a definire la propria prospettiva.

Sarah e Saleh – là dove nulla è possibile, descrive Gerusalemme come un personaggio a sé stante, con le sue comunità segregate, le disparità socio-economiche, le contraddizioni culturali e l’ambiente politico così com’è; tutti elementi che hanno conseguenze sulla storia e sulla vita dei personaggi.

L’intenzione del regista è quella di far vivere al pubblico la città insieme ai personaggi mentre questi ultimi navigavano nelle loro paure, passioni, sogni, delusioni, dilemmi e speranze, e mentre affrontavano le sorprese del destino e della vita in un sistema di occupazione, in una politica corrotta e in pressioni sociali che collettivamente formano l’antagonista contro di loro come singoli individui.

Muayad Alayan
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