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MITOLOGIA DEI DIRITTI UMANI

mercoledì 21st, aprile 2010 / 19:16 Written by
in Saggi

All’origine della prevaricazione dei diritti umani.

“L’Era Oscura.”

di Lavinia Greenwell (antropologa)

(Quarta ed ultima parte. Seguito dal n. 1/2007 e …)

 

La quarta ed ultima era è la presente, l’Era in cui il Bisonte dei Nativi Americani posto ad Ovest a trattenere le acque della distruzione perde tutto il suo pelo, nonché, alla fine del ciclo, come il Toro Dharma, la sua ultima zampa, cadendo a terra ormai impossibilitato a trattenere l’impeto della distruzione che finirà il mondo e segnerà l’avvento di una nuova Era dell’Oro. La presente era avrebbe iniziato a mettere radici nel mondo, in accordo con la remota filosofia delle quattro ere, più di sei mila anni fa, ovvero prima dell’inizio di ciò che viene definito con il termine di Storia. Tale fatto potrebbe essere assai significativo se si pensa a quanto limitato potrebbe essere ciò che è oggi considerato il “sapere”, quando si parla di passato antico, seppure certo non ovunque il passaggio dall’Era del Bronzo all’Era del Ferro avvenne contemporaneamente, così come non avvenne ovunque contemporaneamente il passaggio dall’Era dell’Argento all’Era del Bronzo, le quali potrebbero anche essere, d’altra parte, sopravvissute ai tempi odierni, seppure in misura impercettibile, all’interno di Tribù dimenticate dal mondo nel mezzo di qualche foresta, che vivono ancora come si viveva millenni di anni fa.
In quest’ottica, una quantità smisurata di supposizioni e informazioni connesse a tutto ciò cui comunemente ci si riferisce con il termine di Preistoria, potrebbe essere inesatta, o incompleta, ma soprattutto avere portato ad assunzioni da parte dei cosiddetti antropologi e studiosi dell’ “antico”, a formulare visioni e ipotesi quanto mai svianti, le quali hanno spesso portato a fraintendere anche tutte le sopravvivenze in epoca storica di quei riti, costumi e tradizioni provenienti dalle ere precedenti. Inoltre, la maggior parte di ciò che viene comunemente definito con il termine di “antico”, come appare naturale riferendosi a un mondo di qualche millennio, o anche solo di qualche secolo fa, sarebbe in un certo senso “moderno”, in quanto facente parte dell’ultima era del mondo, e la quantità di millenni che ci separa dai nostri antenati di qualche mille anni fa che già erano entrati nella dimensione dell’Era di Kali, sarebbe cosa irrilevante, per via del fatto di appartenere alla stessa era, l’Era Oscura, ovvero l’era “moderna”, nonché di condividere la smisurata presunzione di fondo, già nata nell’Era del Bronzo, secondo cui l’umanità è padrona del mondo e superiore a tutti i Regni di Natura.
Così tanto fu predetto dagli Antichi sulla presente Era, l’Era del Ferro, Kali Yuga, anche detta Era dei Conflitti, o Era Oscura che ho deciso di riportare qui di seguito gli estratti che considero più inclini ad un’immediata comprensione da parte anche di coloro che non sono familiari con l’argomento, e sulla base di essi spingermi in ulteriori riflessioni a proposito di tali arcaiche concezioni e su ciò che tali profezie avrebbero potuto significare.

Esiodo, dopo una quarta, breve ma gloriosa era di semidei, il cosiddetto “Ciclo degli Eroi”, (E poi, dopo che anche questa stirpe la terra ebbe nascosto,
di nuovo una quarta, sopra la terra feconda,
fece Zeus Cronide, più giusta e migliore,
di Eroi, stirpe divina, che sono detti semidei,
anteriore alla nostra sulla terra infinita.
Questi li uccise la guerra malvagia e la battaglia terribile
alcuni a Tebe dalle sette porte, nella terra di Cadmo,
combattendo per le greggi di Edipo,
altri poi sulle navi al di là del grande abisso del mare
condotti a Troia, a causa di Elena dalle belle chiome […])

descrive l’Era del Ferro come quinta era:

“Avessi potuto io non vivere con la quinta stirpe di uomini, e fossi morto già prima, oppure nato dopo perché ora la stirpe è di ferro;, né mai di giorno
cesseranno da fatiche e affanni, né mai di notte,affranti; e aspre pene manderanno a loro gli Dei.
Però, anche per questi, ai mali si mischieranno dei beni.
Ma Zeus distruggerà anche questa stirpe di uomini mortali
quando nascendo avranno già bianche le tempie; [qui probabilmente si intende vecchi dentro, morti alla dimensione spirituale già dalla nascita]
allora né il padre sarà simile ai figli, né i figli al padre;
né l’ospite all’ospite, né l’amico all’amico
e nemmeno il fratello caro sarà come prima;
ma ingiuria faranno ai genitori appena invecchiati;
a loro diranno improperi rivolgendo parole malvagie,
gli sciagurati, senza temere gli Dei; né
ai genitori invecchiati di che nutrirsi daranno;
il diritto starà nella forza e l’uno all’altro saccheggerà la città.
Né il giuramento sarà rispettato, né lo sarà chi è giusto
o dabbene; piuttosto l’autore di mali e l’uomo violento
rispetteranno; la giustizia sarà nella forza e coscienza
non vi sarà; il cattivo porterà offese all’uomo buono
dicendo parole d’inganno e sarà spergiuro;
l’invidia agli uomini tutti, miseri,
amari di lingua, felice del male, s’accompagnerà col volto impudente.
Sarà allora che verso l’Olimpo, dalla terra con le sue ampie strade,
da candidi veli coperte le belle persone
degli immortali alla schiera andranno, lasciando i mortali,
Vergogna e Sdegno: i dolori che fanno piangere resteranno agli uomini e difesa non ci sarà contro il male”.

E Ovidio, in “Le Metamorfosi”:
Di duro ferro è l’ultima: nell’era del metallo più scadente, tosto irrompe ogni nefandezza: pudore, verità, lealtà si dispersero in fuga e sottentrarono al posto loro possesso. Il nocchiero spiegava le vele ai venti, né ancora bene li aveva conosciuti, e le chiglie, che a lungo erano state com’alberi sugli alti monti, presero a balzare sulle onde mai prima viste; guardingo, l’agrimensore con una lunga traccia delimitò il suolo, bene di tutti un tempo, al pari della luce del sole e dell’aria.
Né soltanto al fecondo suolo si chiedevano le messi e il debito sostentamento: ci si spinse nelle viscere della terra: si trassero alla luce tesori che essa aveva nascosti e avvicinarti alle ombre dello Stige: e fu stimolo alle nostre sciagure.
Già era apparso il ferro malefico e l’oro più malefico del ferro; apparve la guerra, che con l’uno e con l’altro si accende e con le mani sanguinose squassa le armi con fragore. Si vive di rapina; l’ospite non si affida all’ospite, né il suocero al genero: rara è anche l’armonia tra i fratelli. Vigila a scopo di morte l’uomo sulla sua compagna, e questa sul marito; terribili noverche apprestano intrugli di aconito mortale; precedendo il tempo, il figlio specula sugli anni del padre. Distrutto cade ogni legame sacro; ultima dei celesti, la vergine Astrea abbandona la Terra intrisa di sangue”.

Mario Negri, in Il Mondo di oggi e il Mondo dei popoli arcaici, op, cit., analizza come diversi popoli arcaici, quali i Greci, i Romani, i Celti, i Cinesi, gli Indù ed altri, predissero l’involuzione del mondo, da un’Era divina alla distruzione finale, e in particolare analizza ciò che essi predissero a proposito dell’Era Oscura. Si vorrebbe qui di seguito riportare alcuni passaggi in cui egli cita ciò che avevano predetto, ad esempio, i Celti, gli Indù e i Cinesi, traendoli da testi quali il Vishnu Purana o I CHING, nonché le note aggiunte da tale Autore tra parentesi per meglio spiegare ciò che certi
passaggi avrebbero potuto significare, e che personalmente trovo estremamente utili e validi.
Spesso però in tali profezie si può ravvisare una morale patriarcale, e in certi casi, come per esempio nel caso delle traduzioni delle profezie celtiche, addirittura cristiane. Da tali aspetti, probabilmente modifiche successive, non bisognerebbe farsi sviare allontanandosi da ciò che poteva essere il significato originale. Si potrebbe supporre infatti che tali profezie risalissero alla notte dei tempi, dai i tempi leggendari in cui uomini e Dei erano ancora vicini, o addirittura in cui gli uomini erano Dei essi stessi, e che passando attraverso i secoli ed i millenni tali profezie furono gradualmente modificate, fino a diventare leggende, così come accadde per forse qualsiasi altro sapere tramandato oralmente e poi solo successivamente trascritto e tradotto in lingue differenti. Fu dunque forse questo il motivo per cui la leggenda delle quattro ere, che forse originariamente era una sola e semplice profezia di qualcosa che era da sempre scritto nelle eterne mappe dei mille destini dell’universo, si ramificò in apparentemente diverse leggende, apparentemente diverse in quanto diversi furono i popoli del mondo, ma essenzialmente uguali in origine in quanto l’origine di ogni cosa è sempre una ed immutabile.
Così queste leggende sull’ultima era del grande Ciclo, che arrivano a noi oggi dai diversi popoli del mondo, portano varie differenze e influenze delle più svariate civiltà, prima matriarcali e poi patriarcali, che attraversarono per arrivare ad oggi, e le varie modifiche che ad esse furono apportate per meglio adattarle alle concezioni del tempo. Tali modifiche tuttavia, modifiche che allontanarono le leggende in questione dalla matrice originaria, non sono da confondere con le differenze solo apparenti connesse agli stratagemmi narrativi utilizzati dai popoli più diversi per convenire un certo messaggio fondamentalmente identico, stratagemmi narrativi che variarono, per fare un esempio, a seconda dell’ambiente circostante, specchio esteriore di interiorità collettive differenti, ovvero a seconda dei colori, del clima, dei cibi, dell’immaginario collettivo, delle predisposizioni interiori e non solo di un certo popolo piuttosto che di un altro.
Per quanto riguarda invece le modifiche che allontanarono le leggende dalla matrice originale, ciò avvenne per esempio nel caso dei testi orali che vennero messi per iscritto o tradotti da monaci cristiani, ma anche nel caso delle modifiche apportate oralmente durante l’era del Bronzo quando ovunque avvenne, seppure in modi e tempi diversi, e magari a distanza di secoli o millenni, il passaggio da matriarcato e patriarcato, e il distaccamento della sfera sociale dalla divinità, che portò gradualmente alla fine dei governi sacri, anche se purtroppo non affatto alla fine dei sedicenti governi sacri, argomento che si tratterà più avanti.

Un testo babilonese tradotto da A. Jeremias, descrive: “Quando queste cose avverranno nel cielo, allora quello che è limpido diventerà opaco e quello che è pulito diventerà sporco, la confusione si estenderà sulle nazioni, non si sentiranno più preghiere, gli auspici si mostreranno sfavorevoli… Sotto un tale regno gli uomini si divoreranno tra loro e venderanno i loro figli per denaro, lo sposo abbandonerà la sposa e la sposa il suo sposo, e la madre chiuderà la porta alla propria figlia”
Il mito dell’eterno ritorno, Mircea Elliade, ed. Borla, Roma 1968

Dal Vishnu Purana, Libro Primo
(…) razze di uomini abbietti, di barbari e di fuori casta diverranno padroni delle sponde dell’Indus, del Darvika, del Chandrabhaga e del Kashmir… Coloro che avranno il potere, saranno di animo plebeo, di indole violenta, falsa e malvagia. Infliggeranno la morte (persino) alle donne, ai bambini ed alle vacche (sacre); si impossesseranno delle proprietà dei propri sudditi; (ma) la loro permanenza al potere sarà limitata (nel tempo), e la maggior parte di essi dopo averlo acquisito lo perderà rapidamente; la loro vita sarà breve, i loro desideri insaziabili, e non mostreranno la ben che minima pietà. Le genti di molte regioni ne seguiranno l’esempio, e ( così) i barbari diventeranno potenti sotto la protezione di (questi) regnanti, mentre le razze più pure saranno dimenticate. (I principi di) ricchezza interiore e rispetto perderanno sempre più valore, fino a quando il mondo diventerà completamente corrotto. Allora il rango sarà determinato sola dai beni (materiali posseduti); ci si preoccuperà solo della salute (fisica); gli uomini e le donne si uniranno solo per il piacere (fisico); nelle dispute si avrà la meglio (solo) con la menzogna; e le donne saranno (unicamente) oggetto di libidinoso soddisfacimento.
La terra sarà apprezzata solo per i suoi tesori minerali (e non sarà più considerata sacra); i sacerdoti si riconosceranno solo dagli abiti che indosseranno (e non più per le qualità); la sola distinzione fra le varie caste (che sarebbe più opportuno definire in tale situazione classi sociali) sarà l’esteriorità; gli uomini (diventati) deboli dipenderanno l’uno dall’altro; il sapere (sacro) verrà sostituito dalla presunzione e dall’intimidazione (ovvero verranno imposti a tutti, anche con l’intimidazione e la violenza, i miti del mondo moderno); non ci saranno più uomini liberi, ma sottomessi; la purificazione (interiore) sarà sostituita da una semplice abluzione (corporea); il matrimonio sarà mutuo assenso; la dignità sarà riconosciuta in base all’esteriorità; e culti stranieri provenienti da lontano verranno considerati sacri. Il più forte (e non il più sacro come nei tempi antichi) regnerà su sudditi degradati ed abbietti. Gli uomini, incapaci di sopportare i pesanti fardelli imposti loro dai propri avari sovrani, troveranno rifugio tra le valli delle montagne, e saranno felici di cibarsi di miele, erbe, radici, frutti, fiori e foglie: si copriranno di corteccia d’albero e saranno esposti al freddo, al vento, al sole ed alla pioggia. La vita umana non supererà i ventitre anni (probabilmente s’intende la vita spirituale e non quella fisica, ovvero quella che gli antichi Egizi definirono la seconda morte e che consiste nella separazione dell’anima dallo spirito dovuta al fatto che lo spirito è disgustato dal modo di essere dell’anima. Mentre per gli antichi Egizi questo avvenimento poteva accadere solo dopo la morte fisica, è possibile che nell’Era Oscura ciò avvenga mentre la persona è ancora in vita. Tali persone sono evidentemente da considerarsi una specie di morti viventi).
Nell’era di Kali continuerà la decadenza (fisica e morale) e la razza umana si avvicinerà all’annientamento.
Quando le dottrine e le pratiche insegnate dai Veda non saranno quasi più seguite, il termine dell’era di Kali sarà prossimo, ed allora una parte di quell’essere divino che esiste di sua propria natura spirituale nel carattere di Brahma, e che è l’inizio e la fine, e che comprende tutte le cose, scenderà sulla terra: dotato delle otto facoltà Sambhala, sarà di casta brahamana e con il suo irresistibile potere distruggerà tutti gli abbietti e tutti coloro le cui menti sono votate all’iniquità. Egli ristabilirà poi la giustizia sulla terra; e le menti di coloro che saranno vive alla fine dell’era di Kali, saranno risvegliate e diverranno trasparenti come il cristallo. Gli uomini, così cambiati dalla virtù di tali tempi peculiari, daranno origine ad una razza che seguirà le leggi dell’era di Krita, ovvero l’era della purezza (corrispondente all’era dell’Oro di Esiodo). E’ predetto: “Quando il sole e la luna, il lunare nella costellazi
one delTishya (probabilmente si riferisce alla stella Cancro) e il pianeta Giove, si troveranno nella stessa casa, ritornerà l’era di Krita”.
Il Mondo di Oggi e il Mondo dei popoli arcaici op. cit. pp.114-115

Linga Purana, II
“Verso la fine dello Yuga gli animali diventano violenti, il numero delle vacche diminuisce. Gli uomini dabbene si ritirano dalla vita pubblica. Cibo già cotto è venduto in piazza. Anche i sacramenti e la religione sono in vendita.
“La pioggia è erratica. I mercanti disonesti. Sempre più le persone che mendicano o cercano lavoro. Non c’è nessuno che non usi un linguaggio volgare, che tenga fede alla parola data, che non sia invidioso…Individui senza moralità predicano agli altri la virtù. Regna la censura…Nelle città e nei paesi si formano associazioni criminali. L’acqua mancherà, così pure la frutta. Gli uomini perderanno il senso dei valori. Avranno mali al ventre, i capelli in disordine. Verso la fine dello Yuga nasceranno persone la cui aspettativa di vita non andrà oltre i sedici anni. I ladri deruberanno i ladri. Molti diverranno letargici e inattivi, le malattie saranno contagiose, topi e serpenti tormenteranno gli uomini. Uomini affamati impauriti si troveranno nei pressi del fiume Kausiki [il Bengala]
“Nessuno vivrà più la durata normale della vita, che è di cento anni. I riti decadranno nelle mani di uomini senza virtù. Ovunque si diffonderanno i praticanti di riti sviati. Persone non qualificate studieranno i sacri testi e a sentir loro ne diverranno esperti. Gli uomini si uccideranno l’un l’altro e uccideranno anche i bambini, le donne e le vacche. I saggi saranno condannati a morte.
“Tuttavia alcuni raggiungeranno in pochissimo tempo la perfezione. Eccellenti brahamana continueranno a praticare i riti”
“Alla fine del Kali Yuga dalla dinastia della Luna nascerà il giustiziere. Il suo nome è Pramiti (Prova). Comincerà la sua campagna nel trentesimo anno e la continuerà per quarant’anni. Massacrerà gli uomini a milioni. Gli uomini si uccideranno l’un l’altro e l’anarchia sarà completa. La paura regnerà ovunque, ognuno diffiderà dell’altro. Gli uomini si nutriranno di vino, carne, radici e frutta. I pochi sopravvissuti alla fine dell’Età di Kali saranno in condizioni pietose. Nella loro disperazione cominceranno a riflettere. Allora apparirà all’improvviso la nuova Età dell’Oro. I sopravvissuti delle quattro caste saranno il seme di una nuova umanità”
[…]
Commento delle Siva Purana, Rudra Samhita
(…) La fine del mondo attuale sarà provocata da un fuoco sottomarino (kalagni), nato da un’esplosione simile a quella di un vulcano chiamato la “Testa di mulo” (Vadava-mukha) che consumerà l’acqua che i fiumi hanno riversato nell’Oceano. L’acqua traboccherà dall’Oceano e inonderà tutta la terra. Il mondo intero sarà sommerso”

Siva Purana, Rudra Samhita, cap. 6
“Quando l’universo giunge al termine, tutto ciò che esiste, mobile o immobile, si dissolve. Tutto piomba nell’oscurità. Non vi è più né sole né stelle né pianeti. Non vi è più luna, niente più separa il giorno dalla notte. Non i è più né fuoco, né vento, né acqua né terra. Non esiste più alcun principio non manifestato. Lo spazio è svuotato d’ogni elemento energetico. Non vi è più né bene né male, né suono né tatto, né odori né colori né gusto. Le direzioni dello spazio non sono più segnate. L’oscurità è così densa che la si può forare con un ago…Questo stato, incomprensibile allo spirito, non può essere espresso a parole. Non può avere né nome né colore, non è né sottile né denso, né grande né piccolo, né leggero né pesante, non c’è più crescita né declino, né principio né fine”
Il Mondo di Oggi e il Mondo dei popoli arcaici op. cit. pp.122-124

Per quanto riguarda invece i Celti, un estratto dal “Dialogo dei due Saggi”:
“Verranno, enormi, avarizia, inospitalità e penuria in casa dei fittavoli,
tanto che i loro poemi saranno neri.
Matti e prostitute saranno provetti nell’arte del ricamo ,
tanto che si arriverà a indossare vesti incolori;
iniqui campioni verranno presso i re e i signori;
ingratitudine e malvagità si annideranno in ogni animo,
[…]
Ognuno stravolgerà la propria arte in empia dottrina e in falsa intelligenza
per tentare di superare il proprio maestro tanto che il più
giovane vorrà stare
seduto mentre il più anziano starà in piedi accanto a lui;
che ne re né signore
si vergogneranno di andare a bere e a mangiare assieme al loro servo;
che un colono non avrà più ritegno a mangiare dopo aver chiuso la porta di casa in faccia all’artista che vende onore e anima
per un mantello e per del cibo;
tanto che ognuno rivolgerà il viso contro il suo vicino
mentre mangia e beve; che l’invidia riempirà tutti gli uomini
che l’uomo fiero venderà il proprio onore
e la propria anima al prezzo di uno scrupolo.
La modestia sarà rinnegata; il popolo sarà schernito;
i signori saranno annientati;
i ranghi saranno disprezzati; la domenica non verrà rispettata;
le lettere saranno dimenticate; i poeti non comporranno più-
La giustizia sarà abolita; false sentenze appariranno presso gli usurpatori
dell’ultimo mondo; i frutti verranno bruciati, appena spunteranno,
da una torma di stranieri e di nullità;
in ogni paese ci sarà una quantità troppo grande di uomini.
I paesi si estenderanno sulle montagne.
Ogni foresta diventerà una pianura; ogni pianura diventerà una foresta.
Ognuno diventerà uno schiavo assieme all’intera famiglia.
Dopo di che, verranno molte atroci malattie, tempeste improvvise
e spaventose con piogge di alberi.
L’inverno avrà foglie; l’estate sarà scura;
l’autunno sarà senza messi, la primavera senza fiori.
Ci sarà una carestia mortale.
Malattie incomberanno sulle mandrie:
vertigini, consunzione, idropisia, peste, enfiagione, febbre.
Scoperte senza profitto, nascondigli, senza tesori,
grandi beni senza uomini; estinzioni dei campioni, mancanza di frumento,
spergiuri, giuramenti incolleriti, una morte di tre giorni e di due notti per i due terzi degli umani;
un terzo dei quelle piaghe sugli animali dei mari e delle foreste.
(…)
Il Mondo di Oggi e il Mondo dei popoli arcaici op. cit. pp.34-35

Nel Libro I CHING, la descrizione dell’esagramma “IL RISTAGNO” fa pensare alla descrizione dell’avvento dell’Era Oscura, la quale, in forma di stagione, potrebbe essere rappresentata dall’autunno, ovvero la morte, così come la primavera, ovvero la nascita, aveva rappresentato l’Era dell’Oro.

PI – Il Ristagno

Il segno è l’esatto contrario dell’altro. Il cielo, sopra, si ritira sempre più verso l’alto, la terra, sotto, scende sempre più verso il basso. Le forze creative stanno fuori rapporto. E’ il tempo del ristagno e della decadenza. Il segno è coordinato al settimo mese (agosto-settembre), quando l’annata ha sorpassato il suo culmine e si prepara l’avvizzimento autunnale.

La sentenza

Il ristagno.
Mala gente non è propizia
Alla perseveranza del nobile.
Il grande se ne va, il piccolo se ne viene.
Cielo e terra non comunicano pi
ù fra di loro, e tutte le cose raggelano. Superiori ed inferiori stanno fuori rapporto e sulla terra regnano scompiglio e disordine. All’interno vi è debolezza, fuori durezza; gli ignobili stanno dentro, e i nobili fuori. Il genere ignobile è in ascesa, il genere nobile in declino. Ma i nobili non si lasciano scuotere nei loro principi. Quando vedono che non hanno più la possibilità d’agire, essi rimangono lo stesso fedeli ai loro principi e si ritirano in segretezza.

L’immagine

Cielo e terra si uniscono:
L’immagine del ristagno
Così il nobile si ritira sul suo valore interiore
Per sfuggire alle difficoltà.
Egli non si lascia onorare con appannaggi.

Quando nella vita pubblica regna reciproca diffidenza in seguito alla influenza esercitata dagli ignobili ogni operare fecondo diventa impossibile, perché il fondamento è sbagliato. Perciò il nobile sa che cosa deve fare in simili circostanze. non si lascia sedurre da brillanti offerte a prender parte ad opere pubbliche, il che per lui sarebbe soltanto pericoloso, visto che egli è incapace di partecipare alla bassezza degli altri. Perciò nasconde i suoi pregi e si ritira in segretezza.

Si ripete in queste profezie il tema del rovesciamento delle stagioni, dell’ordine naturale, della prevaricazione sulla Natura, dell’incapacità degli uomini di riconoscere il sacro nella Natura, e nelle donne (“e le donne saranno oggetto di libidinoso soddisfacimento”; “gli uomini e le donne si uniranno solo per il piacere”, quindi sesso fine a se stesso, non più in un contesto sacro volto a divenire un ponte tra dimensione umana e dimensione trascendente).
In effetti la perdita per l’uomo della possibilità di intendere la sacralità naturale, animale e della donna, è la causa prima della prevaricazione che tale fatto segue, e l’Era Oscura è prima di tutto la dominazione del principio maschile distruttivo, ovvero la totale prevaricazione dell’uomo sul femminile sacro, sull’anima bambina, e sull’anima del mondo; la Natura, che, divisa in possedimenti (“guardingo, l’agrimensore con una lunga traccia delimitò il suolo, bene di tutti un tempo, al pari della luce del sole e dell’aria”), viene profanata, violata, sporcata, irrimediabilmente inquinata, derubata dei propri tesori (“ci si spinse nelle viscere della terra: si trassero alla luce tesori che essa aveva nascosti e avvicinarti alle ombre dello Stige: e fu stimolo alle nostre sciagure”), e sfruttata in ogni modo possibile per soddisfare l’avidità inesauribile di un’umanità che non è più interessata solo al naturale sostentamento di se stessa, ma desidera riprodursi oltre misura, contro ogni legge naturale, ergendosi al di sopra di ogni altra specie animale o vegetale, nutrirsi di cibi sempre più elaborati e artificiali, di carni di animali in estinzione, vestirsi di materiali sempre più sintetici, se non anche di pelli e pellicce, e raggiungere i massimi livelli di agiatezza e piacere materiale possibili, raggiungibili con tecnologie sempre più complesse e sempre più lontane dalla Terra Madre. Purtroppo però una volta avvenuta la totale prevaricazione dell’elemento femminile sacro, trasformato in elemento femminile volgare (Donne sacre trasformate in donne umane, spesso deboli e dipendenti) e della Natura (profanata e inquinata al punto da renderla sempre più aliena a se stessa, proprio come avviene per la donna, specchio di essa), una volta rotto l’incanto della dimensione bambina, forzando i bambini ad uscire da essa al più presto possibile con i mezzi apparentemente più diversi attraverso i tempi e i luoghi ma identici nello scopo (siano gli orrori della guerra, la fame, gli abusi familiari o le scuole moderne e le regole sociali), una volta stabilità senza diritto alcuno, ma senza possibilità d’appello, la “superiorità” umana sugli altri regni di Natura (essa fu addirittura sancita dalla parola del nuovo Dio, nella Bibbia, di cui si parlerà nei capitoli successivi), la rottura dell’equilibrio terreste diventa un fatto irrimediabile di sempre maggiore portata che non può che condurre il mondo verso la distruzione totale, sempre profetizzata nella forma di catastrofe naturale.

Questa rottura di equilibrio che guida il mondo verso la catastrofe è ravvisabile nel ricorrente tema dello spezzamento dei legami sacri, dell’annientamento delle gerarchie sacre e nella fine dei governi sacrali.
Come si è spiegato precedentemente infatti, una volta terminata, con l’Era dell’Oro, l’uguaglianza tra gli uomini, in quanto essi smisero di essere tutti ugualmente divini, vennero a nascere delle gerarchie, basate su livelli diversi di vicinanza o distanza dalla divinità (tali gerarchie potevano quindi variare nel tempo, ad esempio prima e dopo l’iniziazione dei singoli individui) nonché una divisione in diverse funzioni sociali a seconda delle inclinazioni animiche di ciascuno, ciò che in India venne definito con il termine di caste. Si credeva prima della nascita ciascuna anima sarebbe stata attirata a nascere all’interno della casta più adatta a lei, per motivi di affinità e predisposizioni ereditate da vite precedenti. Per quanto ciò sia estraneo a una prospettiva moderna (come già affrontato nell’articolo “L’ostacolo illuminista”) in cui la divinità è al massimo qualcosa in cui credere o di cui discutere, ma non certo da conoscere, né intesa essere parte integrante e reale, ovvero conosciuta, della vita di tutti i giorni, l’esistenza di tali gerarchie, nonché del governo sacrale, quand’esso era reale, era ciò che, se si vuole considerare con mente aperta questa prospettiva arcaica, permise a tali popoli remoti sprofondati nella leggenda, di mantenere il contatto e la buona influenza della divinità, ovvero l’ordine e l’armonia all’interno della società. L’ “anarchia” primigenia (che poi anarchia non era, ma semplicemente significava armonia senza bisogno di gerarchie) sarebbe stata impossibile, poiché appunto essa presupponeva che tutti gli abitanti del mondo fossero ugualmente divini e Re e Regine di se stessi.

Seguendo questa linea di pensiero dunque si suppone che con il graduale allontanamento dell’umanità dalla dimensione del sacro e del divino, con la nascita della violenza e delle azioni abbiette, venne a crescere, anche all’interno di società ancora sacre il numero di individui, prima casi rari e isolati, che venivano considerati tabù, ovvero intoccabili, per via di azioni compiute che li avevano allontanati dalla dimensione dello spirito, magari irrimediabilmente, facendoli morire ad essa. Essi probabilmente divennero in alcuni casi schiavi, così come poteva accadere tra le Tribù Nord Americane a quei guerrieri che avendo ceduto al dolore nelle prove d’iniziazione si erano resi indegni di conoscere il Grande Spirito (ovvero di rendere sacra la propria vita), o vivevano ai margini della società, se non completamente allontanati da essa, finendo forse in certi casi con il formare insieme alcune di quelle Tribù patriarcali violente che seminarono morte e distruzione nell’Era del Bronzo, dando poi origine alle stirpi del mondo dell’Era Oscura, costituite principalmente di intoccabili.
Si credeva infatti che anche solo un contatto intimo con uno di quegli uomini o di quelle donne che in India furono definiti paria, ovvero appartenenti alla casta degli intoccabili, avrebbe reso intoccabile chiunque avesse acconsentito a tale contatto, od, anche lo avesse subito contro la sua volontà, e forse in questo senso la società moderna sarebbe quindi un’estesa massa d’intoccabili. In effetti è probabile che per gli antichi non esistesse la concezione di subire un atto contro la propria volont
così come è oggi intesa, in quanto ogni evento della vita, anche nel caso di quelli più sfortunati, si credeva fosse stato scelto da ciascuno attraverso le proprie azioni e le proprie intenzioni, anche quelle più nascoste e sconosciute persino alla mente di coloro che le albergavano. Azioni ed intenzioni, più o meno consapevoli che avevano il potere di portare chi di esse era responsabile verso l’alto, ovvero verso eventi fortunati e favorevoli al conoscimento delle dimensioni della Felicità assoluta, oppure verso il basso, e quindi verso eventi sfortunati che avrebbero favorito la caduta in dimensioni di sofferenza e di inferno e quindi verso la perdita della libertà infinita dei Mondi di Gioia.

Tuttavia pare che in casi eccezionali, ed estremamente rari, fosse possibile anche per uno schiavo, ovvero per un intoccabile, recuperare la perduta Libertà dell’anima di ricongiungersi alla dimensione dello Spirito, e questo significava anche su un piano sociale esteriore il cambiamento di casta.

Il mescolamento sempre più totale che avviene nell’era oscura tra gli “intoccabili” e coloro che custodiscono ancora dentro di sé frammenti di purezza, di vita, ovvero tra i vivi e i morti, tra coloro che avrebbero ancora la possibilità di diventare Liberi e coloro che hanno condannato se stessi alla schiavitù interiore, porta a quell’indistinta massa di esseri fondamentalmente uguali, alla tanto ambita “uguaglianza” del mito moderno, ovvero all’uguaglianza nella bassezza, l’uguaglianza di essere, a parte eccezioni sempre più rare, tutti ugualmente morti alla dimensione dello spirito.

In questo mondo di morti viventi dunque l’antica profezia si avvera. Il numero degli esseri umani cresce come un’orda crescente di topi impazziti, e nella putrefazione sottile di questi zombi, corpi solo apparentemente vivi, spesso anche apparentemente giovani e belli, le malattie più orribili si diffondono senza misura, nate appunto dalla rottura degli equilibri nel micro come nel macrocosmo, nell’interiorità dei singoli come nel mondo apparente, ovvero nate dalla putrefazione interiore di anime morte, di cadaveri ambulanti.

In questo contesto di morti alla dimensione dello spirito, nascono religioni sempre più adatte all’inconsapevolezza e in grado anzi di indurla, così come di indurre la morte dell’anima, in chi ancora vorrebbe ricercare la consapevolezza, umana e trascendente, amare la Bellezza e non soccombere alla morte interiore. La religione smette quindi completamente di essere ciò che tale termine aveva originariamente designato, e diventa l’esatto opposto, nonché il mezzo, per molto tempo il principale, adesso uno dei tanti, attraverso cui le forze archetipiche del caos, operanti attraverso governi tirannici (inconsapevoli del proprio reale ruolo nel Grande Gioco dell’universo) e attraverso i rappresentanti religiosi (non meno inconsapevoli), dominano sul mondo, “legittimando” in qualche modo la propria azione agli occhi delle masse, attraverso maschere di legalità, nel caso del governo, e di “parola divina” nel caso degli enti religiosi.

Nell’era oscura, narrano però i testi profetici sopra citati, la divisione in caste diventa cosa sola apparente, una divisione in classi sociali basata sulla quantità di beni e tesori posseduti e non più sulle qualità dell’anima e sulla sua vicinanza al Sole interiore. I Re sacri già in via d’estinzione durante l’Era del Bronzo, smettono di esistere e chiunque si arroghi il diritto al governo, ottenuto in modi più o meno democratici, non può in quest’ottica che essere un tiranno. Infatti non fa molta differenza dal punto di vista arcaico, se il governo sia ottenuto per mezzi più o meno democratici. Il concetto di democrazia è un concetto estraneo alle società arcaiche tradizionali, per le quali la Libertà significava la possibilità di conoscere e farsi governare dalla Luce suprema dell’Essere. Libertà significava lo spezzamento di tutte le catene umane, per accedere ai Regni di Gioia immortale, non soggetta al deperimento, così come nel mondo, non soggetta all’eterno alternarsi con il dolore come la vita si alterna alla morte. Libertà dunque era per un uomo il vivere in accordo con la legge divina, seguendo Coloro ad essa più vicina, e in grado di trasmetterla, in grado di reintegrare gli elementi umani dell’essere in essa.
Libertà era la direzione scelta, l’obbiettivo da raggiungere, in vita così come dopo la vita, e ciò significava, tra le altre cose, rispetto reverenziale per le gerarchie sacre, o, come per esempio nel caso dei praticanti dello Yoga tradizionale, ferrea disciplina sorretta da un intento incrollabile, ovvero dalla tensione interiore inesauribile e più forte di qualsiasi altra cosa, di riunirsi e reintegrasi nella dimensione della Libertà assoluta, spezzando tutte le catene, a qualsiasi costo.

Il termine democrazia, come è noto, deriva dal greco demos popolo e cratos  potere, con l’evidente significato di “potere del popolo”. E’ chiaro tuttavia che in un popolo composto da individui non più sacri, schiavi di se stessi, dominati internamente dal principio egoistico (dell’ego) tirannico, e quindi non più dal principio divino interiore, relegato in dimensioni di cattività, il potere dominante non può che essere un potere oscuro e tirannico, che non esprime neanche remotamente l’anelito alla Libertà (o alla Giustizia oggettiva assoluta, ovvero alla Dea), soppresso in chiunque mostri di averlo in sé, e guardato con sospetto. Ciò spiega, in questa prospettiva, che il potere del popolo non può che essere il potere tirannico dell’ego che soffoca il principio divino, nei singoli individui così come nella società.

I riti antichi, laddove sopravvissuti in qualche forma, diventano solo esteriorità vuote,
i Maestri spirituali, sempre più rari fino ad estinguersi quasi completamente, vengono sostituiti dai venditori di fumo, dai sedicenti saggi, spesso autori di vincenti best sellers; da individui presuntuosi, arroganti e megalomani che spesso ingannano persino se stessi, illudendosi di essere degli Illuminati in grado di condurre attraverso le vie della luce altri esseri umani, ma in realtà più che mai intrappolati nella prigione labirintica costituita prima di tutto da se stessi, e in secondo luogo dal mondo di miti oscuri in cui vivono. E tutti questi falsi maestri, tutti questi corsi che vendono la “libertà”, la pace interiore, la “conoscenza”, tutti questi libri, queste informazioni che vagano attraverso le vie del mondo, attraverso riviste, libri, internet, radio, televisione, e le labbra di tutti coloro che se ne fanno portatori, che invadono la mente anche “contro la propria volontà”, tutte queste informazioni inesauribili, ma quasi sempre immancabilmente inesatte o approssimative, o del tutto devianti, costituiscono un labirinto quasi insuperabile per chi volesse uscirne e mettersi alla ricerca della “Verità Suprema” degli antichi. Un labirinto che d’altra parte potrebbe anche avere la funzione ambivalente di proteggere tale ipotetica verità da coloro che non sono destinati a trovarla.
E certamente se vi fossero ancora dei Maestri spirituali, essi si ritirerebbero in segretezza (“Quando nella vita pubblica regna reciproca diffidenza in seguito alla influenza esercitata dagli ignobili ogni operare fecondo diventa impossibile, perché il fondamento è sbagliato. Perciò il nobile sa che cosa deve fare in simili circostanze. non si lascia sedurre da brillanti offerte a prender parte ad o
pere pubbliche, il che per lui sarebbe soltanto pericoloso, visto che egli è incapace di partecipare alla bassezza degli altri. Perciò nasconde i suoi pregi e si ritira in segretezza.”) , non venderebbero il proprio sapere, non lo pubblicizzerebbero, e sarebbero estremamente selettivi nella scelta di coloro che potrebbero essere in grado di apprendere da essi, individuandoli sulla base di segni o sogni inviati loro dagli Dei e dalle Armonie da cui si farebbero guidare.
D’altra parte però essi, ora che l’Era di Kali si avvia verso il suo termine, ora che il caos regna sovrano nel labirinto brulicante costituito dalle mille e mille vie proposte dal mondo moderno per vivere la propria vita in funzione degli scopi più diversi, siano essi più o meno “spirituali”, più o meno materiali, volti alla ricerca di una qualche libertà, o della salvezza dell’anima, oppure perseguendo particolari obbiettivi in ambito professionale, o un equilibrio psicologico, il soddisfacimento emotivo piuttosto che magari anche semplicemente la sopravvivenza fisica; ora che l’oscurità è più fitta e la confusione sempre più totale, ora i Maestri spirituali che si dice siano sopravvissuti attraverso le ere, attraverso i tempi più neri, potrebbero anche scrivere ciò che prima sarebbe stato un sacrilegio scrivere.

“La maggior parte della materia di questo libro in passato è stata custodita molto gelosamente dagli Indiani.
Si è creduto, e giustamente, che queste fossero cose troppo sacre per essere raccontate a chicchessia; ma adesso i pochi vecchi saggi Sioux che ancora vivono dicono che, quando ci avviciniamo alla fine di un ciclo, quando dappertutto gli uomini si allontanano dalla comprensione e dalla partecipazione alle verità che sono state loro rivelate in principio e quando, come risultato di ciò, il disordine e il caos regnano in ogni sfera della vita, allora à consentito – ed è persino desiderabile – rivelare questa sapienza. Essi credono che la verità, per sua stessa natura, sappia difendersi da sola contro la profanazione, e possa anche raggiungere coloro che sono capaci di comprenderla profondamente affinché questi possano rafforzare il ponte che deve esser costruito per uscire dall’Età Oscura”
La Sacra Pipa, Alce Nero, a cura di J. E. Brown, Rusconi Editori, Milano 1986

D’altra parte, il cambiamento radicale dell’uso delle parole, il fatto che le parole siano state sradicate dai significati originari, ha portato ad una confusione tale, ad un oscuramento così profondo del linguaggio che anche se si leggesse o ascoltasse con le proprie orecchie la verità dalle labbra di un Saggio, non la si riconoscerebbe come tale, e si potrebbe addirittura reagire con rabbia o irritazione, per via di essere sostanzialmente in opposizione con il messaggio essenziale stesso oppure anche per il motivo che se le capacità di ascolto e di leggere tra le righe non fossero affinate, si fraintenderebbe il linguaggio utilizzato e ciò indurrebbe a svianti giudizi. Parole intese nel loro senso più autentico, quello etimologico, quello originario potrebbero essere confuse con il senso ad esse attribuito dal linguaggio odierno, con tutte le connotazioni e i significati sociali che ad esse si sono sovrapposti o associati attraverso i tempi. Se si pensa che poi lo stravolgimento dell’uso delle parole riguarda la maggioranza dei vocaboli utilizzati, ci si renderebbe conto del fatto che potrebbe essere quasi impossibile non perdersi in un labirinto di fraintendimenti. Si pensi ad esempio alla parola “cattivo”.
Questo vocabolo ha oggi varie connotazioni derivanti dall’uso che di esso si è fatto per secoli, ed il fatto di utilizzarlo in certi contesti, come per esempio questo presente, potrebbe facilmente essere interpretato come un atto infantile e vagamente ridicolo di qualcuno che non dispone di un vocabolario molto vasto e le cui visioni sono alquanto semplicistiche, poichè la divisione tra “bene” e “male”, tra “buono” e “cattivo”, è al tempo presente giudicata come un qualcosa di superato e adatto a menti poco evolute.
Pare evidente quindi la generale reazione che provocherei tra i lettori di questa serie di articoli se ora scrivessi: “Secondo gli antichi il mondo moderno è popolato da uomini cattivi”.
Questo per via delle connotazioni che la parola “cattivo” racchiude in sé.
Se si pensa però che questa parola deriva dal latino captivus (si confronti All’origine delle parole, op. cit., pp. 43 e seguenti), che deriva a sua volta dal verbo capio, che ‘significa prendere, possedere, imprigionare’, si potrebbe intendere che il significato originario di tale termine potrebbe essere quello di prigioniero, o di posseduto. Potrebbe indicare lo stato di colui la cui anima è prigioniera dell’ego, ed incapace di accedere alle dimensioni di Libertà superiori, ovvero non umane. Potrebbe indicare lo stato di colui che è posseduto in modo più o meno permanente da stati d’animo negativi, quali la rabbia, l’odio, la tristezza, l’invidia e via dicendo, ciò che in diverse concezioni arcaiche si credeva consistesse in entità distruttive provenienti da dimensioni caotiche infere, ciò che i Greci chiamavano cacodaìmones. Si tenga conto tuttavia che tale prospettiva non implicava un giudizio morale in quanto per l’uomo arcaico Deus est coincidentia oppositorum, l’aspetto distruttivo della divinità rappresentava semplicemente l’atra faccia della medaglia, ovvero l’altra metà di uno stesso tutto, parte della stessa unità, così come testimoniano varie leggende in cui colui che rappresenta il Dio distruttore, come per esempio Set per gli Egizi, non è che il fratello del Dio creatore, e alla fine dei tempi questi due principi opposti tornano sempre a riunirsi nell’unità originaria, così come Set ritorna nella barca del Ra.
Sulla base di questa teoria riguardante l’etimologia della parola cattivo, ogni essere umano su questa terra sarebbe, in quanto umano e solamente umano, prigioniero di se stesso, e schiavo dei propri stati d’animo altalenanti o anche semplicemente e permanentemente cupi, e quindi cattivo nel senso etimologico, e ciò mostrerebbe quanto appropriata potrebbe dunque essere l’apparentemente ridicola frase sopra citata: “il mondo è popolato da uomini cattivi”.
E potrebbe anche risultare più chiara la difficoltà di chiunque volesse convenire un messaggio di tipo arcaico nel mondo presente, e la delicatezza della scelta del linguaggio per limitare gli inevitabili fraintendimenti dovuti a un uso sostanzialmente diverso della lingua.

Ma il labirinto costituito dalle false vie verso un’ipotetica verità suprema, così come le infinite, innumerevoli vie proposte, quasi come pubblicità, o anzi spesso in effetti anche nella forma di pubblicità, su come meglio vivere la propria vita, potrebbe essere anche costituito dalla vita stessa che ciascuno di noi già vive. Potrebbe essere costituito dagli inferni quotidiani di vite apparentemente “normali”, di vite infelici o anche apparentemente felici o di “successo”, nonché dagli inferni di vite palesemente atroci, afflitte magari dalla guerra, dalla fame, dall’abuso sessuale e dalla violenza quotidiana.

Per quanto riguarda poi l’ipotetica eventualità di trovare una via d’uscita da questo labirinto invisibile, il problema principale, potrebbe essere rappresentato dal fatto che l’umanità attuale vivrebbe nell’Era Oscura senza esserne consapevole, come avvolta in una specie di sonno costante, un velo che impedisce ad essa di prendere atto del fatto che stiamo precipitando in un abisso senza fondo, verso l’autodistruzione, ovvero di essere prigionieri di fili invisi
bili, di reti, di labirinti dai milioni di nomi e forme, facce e sfaccettature, tanto illusorio quanto reale nella sua capacità di separarci dalla Realtà, e, come sedati da una di quelle droghe che corrompono l’energia sottile delle persone, siamo resi incapaci di svegliarci e di smettere di seguire la corrente immensa che sta facendo precipitare il mondo nell’oscurità più cupa, o di cercare destinazioni più luminose.

Vi sono poi coloro che certamente percepiscono la propria vita come limitante, o come un limite in se stessa, e che forse desiderano uscire dalla gabbia, dalla sensazione claustrofoba di non avere abbastanza aria per respirare, coloro che desiderano, anche solo per un momento, di respirare a pieni polmoni, o che percepiscono istintivamente l’origine dell’infelicità umana, la separazione dell’uomo dalle leggi naturali, la fondamentale falla nel piano dell’umanità di ergersi al di sopra di tutti i Regni di Natura, imponendo la propria almeno apparentemente incontrastata supremazia con l’uso errato delle facoltà intellettive, in nome delle quali la razza umana ha dichiarato la propria superiorità, senza per altro essere in grado di sapere con certezza -con mezzi che non siano unicamente la propria presunzione- che gli esseri appartenenti al mondo vegetale ed animale non siano provvisti di facoltà intellettive assai più profonde e imperscrutabili delle nostre, nonostante non abbiano deciso di comunicarla attraverso la parola, piuttosto che attraverso un sistema sociale, la tecnologia, la distruzione del mondo, e la riproduzione sfrenata del proprio genere a discapito di ogni forma di vita diversa, nonché prevaricazione da parte di esso su qualsiasi essere vivente sfruttabile a proprio vantaggio.

Ma anche chi percepisse o tentasse d’intendere il mondo con occhi più antichi di quelli delle genti appartenenti all’Era di Kali, incorrerebbe in un altro immancabile ostacolo. L’incapacità di riconoscere il potere dell’Era Oscura all’interno di loro stessi, ovvero il nemico interiore travestito da sé, in grado di parlare con ciò che si considera la propria voce, e di pensare con ciò che si considera la propria mente, o di sentire con ciò che si considera il proprio cuore. Questo multiforme nemico interiore, che gli antichi credevano essere l’ostacolo più grande sul cammino di coloro che ricercavano la verità, potrebbe anche parzialmente essere, in parole semplici, l’ incapacità di autocritica (ma non tuttavia solo questa). L’incapacità di assumere di assumere responsabilità del fatto di essere precipitati nel solo umano e più in particolare dei motivi per cui nessuno all’infuori di noi stessi può accollarsi la responsabilità di quelle azioni che hanno fatto sì che ciò accadesse. Questa incapacità di prendere atto dei propri difetti, dei propri punti scuri, dei propri errori sia a livello quotidiano che a livello di scelte più globali, questo rifiuto di prendere responsabilità di ciò che si è, che si pensa, percepisce e soprattutto forse che si decide di fare, è l’incapacità di guardarsi nello specchio e di non scappare urlando (così come narrano molte favole e leggende riguardanti la prima prova di coloro che avevano cercato il Mondo delle Fate, o il Mondo degli Dei che dir si voglia) quando la propria immagine appare davanti ai propri increduli occhi.

Spesso, probabilmente, chi ebbe il prezioso dono di guardarsi nello specchio, volle infatti fuggire e dimenticare, per tornare ad illudersi di essere qualcos’altro.
Ma in effetti il famoso detto “Conosci te stesso”, potrebbe essere la chiave che apre tutte le porte, se ancora vi fossero delle porte da aprire.
Guardarsi nello specchio senza fuggire, e in mezzo a tutto quel buio, a quel vuoto, e a quella confusione, tuffarsi per rinvenire ciò che Alchimisti quali per esempio Dante e i Fedeli d’Amore (i quali usarono un linguaggio simbolico in chiave cristiana, nonostante cristiani non fossero affatto, principalmente per proteggersi dalla Chiesa e dagli Inquisitori criminali), definirono essere la perla in mezzo al fango. La perla che un raggio di sole, rappresentato dal sorriso della Donna, ispiratrice di Amore (inteso come un’Entità divina e non come un sentimento meramente umano), può riportare alla luce, trasformando ciò che la perla circonda, ovvero il fango, ciò che è ignobile, in nobile.
Se si volesse brevemente analizzare questo tema in chiave Dantesca, citerei senz’altro la seguente poesia:

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ‘ntender no la può chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.
(Dante Alighieri)

Il tema è quello del potere trasformatore della gentilezza femminile, parola derivante dal latino gentilem, letteralmente “che appartiene alla stessa gente o famiglia” e poiché in genti erano divise solo i nobili Romani, ciò riporta al tema precedente delle caste concepite come una divisione gerarchica basata sulle predisposizioni dell’anima esistenti sin da prima dell’incarnazione di essa in un corpo umano. La Donna gentile di Dante dunque è una donna di animo nobile, e tale gentilezza, tale nobiltà d’animo è in grado di portare in luce la nobiltà, la perla in coloro su cui il suoi occhi si posano. Il saluto della Donna gentile infatti significava nella visione dantesca, salvezza, in quanto semplicemente attraverso il primo sguardo, da cui trapela tale gentilezza, il suo potere d’incanto, Ella può comunicare al cuore una tale dolcezza (dà per li occhi una dolcezza al core) che ‘ntender no la puù chi no la prova, ovvero inesplicabile, al di là delle parole e di ciò che è a portata di comprensione mentale, e in grado di portare luce su ciò che di nobile vive all’interno di colui o di colei su cui tale sguardo si posa, di elevarlo al di sopra di ciò che nobile non è, facendolo risplendere di luce, trasformando ciò che è ignobile, dissolvendolo come la nebbia al sole.
Per questo Ella è definita come una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare, e il miracolo in questione è proprio questa sua capacità di trasformare qualsiasi cosa sia toccato dai suoi occhi, ovvero dal suo animo gentile ispirante.

D’altra parte però la realtà movente del mondo attuale è, seguendo il filo di pensiero fin’ora illustrato, quella di un cane idrofobo che si morde la coda, o forse sarebbe meglio dire di un serpente che si morde la coda, una ruota inesauribile di Karma, ovvero di rabbia, di passioni, di desideri, di bisogni, di fame solo temporaneamente saziabile e quindi inesauribile.
Gli uomini sarebbero quindi ben lontani da essere toccati dallo sguardo rischiarante e ispirante della Donna Dantesca, in grado di risvegliare Amore in chi lo ha dentro di sé, forse per il motivo che come già si è detto Amore significa assenza di morte, e la maggior parte delle anime dell’umanità sarebbero invece già irrimediabilmente morte, e quindi incapaci di qualcosa che significherebbe la negazione di sé, o il ritorno alla luce del sole da un velo invalicabile di tenebre.
Ma anche chi fosse vivo, sempre seguendo la linea di pensiero degli Antichi che precedettero l’Era di Kali, anche chi fosse sfi
orato dallo sguardo salvatore di una tale Donna, sarebbe in grado di aggrapparsi ad esso?
L’ostacolo principale è l’incapacità di compiere il sacrificio (nel suo senso etimologico di sacer facere, di render sacro, non nel senso cristiano di rinuncia comunemente inteso) del sé al Sé, ovvero alla forza ispirante della Donna Gentile, all’Amore di Lei, di cui quello che chi è ancora in vita porterebbe dentro di sé è parte, così come ogni forma di vita è parte del Mare, della nostra Madre. Lo Spirito, il Nagual, altro non è che quell’Essenza infinita, informe e in grado di assumere qualsiasi forma, l’ignoto verso di cui viaggiano coloro che fuggono dall’Era di Kali, ovvero dall’importanza personale, ciò che tale era sostiene, nutrendone il potere.
L’importanza personale, costituita non solo dal fatto di porre se stessi e i propri bisogni prima di qualsiasi cosa, o di risentirne dolorosamente in caso contrario (tranne nel caso forse delle madri che più hanno amato, il che forse non è affatto un caso), ma anche dall’attaccamento ai propri modi di essere, alle proprie particolarità, al fatto di volersi distinguere, essere unici, speciali, irripetibili, e apprezzati o amati in quanto tali. Ciò ancora, è profondamente estraneo al concetto arcaico di Amore, che significava capacità di fusione di tutte le Sue forme in Esso, nel Tutto, nell’Uno assoluto.
L’umanità attuale, costituita da individui che hanno scelto l’importanza personale del proprio ego, della propria persona, ovvero maschera, relegando in dimensioni di prigionia, o soffocando completamente ciò che forse ancora in loro anelava alla fusione nel Tutto, ha compiuto un abuso essenziale nei confronti di sé, nonché nei confronti di tutto ciò che ha cercato di rimanere in vita e in Libertà, – fossero essi individui singoli, casi isolati, o antiche Tribù sopravvissute fino a tempi relativamente moderni, – così come nei confronti della Dea Natura, degli animali, e di coloro che ancora la veneravano, come per esempio le congregazioni di Donne (le “Streghe” o Sacerdotesse che dir si voglia) sopravvissute in Europa prima che anche i loro Riti portassero i segni della decadenza, quando essi vennero utilizzati per scopi politici in governi non più sacri, quando vennero dominati o controllati dagli uomini, a cui erano sempre stati proibiti, o anche più semplicemente quando le donne che li praticavano persero la propria Verginità, ovvero la Libertà di volare nel cielo celate dal segreto della notte per congiungersi alla Madre Luna.
Questa impossibilita di Amore, la perdita di Verginità (o di Libertà) delle donne e della terra, violate dal potere distruttivo dell’uomo, è nella visione dell’uomo arcaico la sola origine di ogni male attuale, di ogni sofferenza, di ogni prevaricazione.
Il fatto poi che la ricongiunzione delle donne con il Profondo Feminino, con il loro Archetipo, con la loro Dea, ovvero con il centro di loro stesse, sia resa così difficile dalle mille vie proposte dal labirinto del mondo, spinge lontano le vie della Libertà non solo per le donne, ma anche per tutto il resto del mondo.

Non può essere in effetti un caso che il labirinto dell’Era di Kali, che vuole un’umanità schiava, sia particolarmente nemico delle donne ed della loro essenza, che sono la chiave essenziale per ritrovare l’equilibrio perduto del mondo.
Innumerevoli i messaggi nel mondo attuale occidentale che spingono le ragazze, quando sono ancor più poco che bambine, a rendersi oggetti sessuali, fanno pressione su di loro a fare sesso per rendersi uguali a tutti gli altri, per essere accettate dalla comunità di appartenenza, rendendolo poco meno di una vera e propria violenza, ma poi d’altra parte le colpevolizzano per via di esso.
Il sesso viene pubblicizzato per le donne come la cura a tutti i mali, come qualcosa di indispensabile nella vita di una donna, in particolare il sesso con gli uomini ovviamente, mezzo prediletto di contaminazione dall’era dominata da un principio maschile distruttivo, molto diverso come già si è detto da quello divino solare.
Ma se fosse vero che come si credeva anticamente i contatti sessuali con individui contaminanti fossero il modo attraverso cui una donna o un uomo diveniva a sua volta intoccabile, ed in particolare in cui le donne perdevano la loro Verginità, ovvero il centro della loro sensualità più profonda e pura attraverso cui potevano innalzarsi al di sopra delle sfere terrestri, non stupirebbe che il sesso sia tanto pubblicizzato nell’Era di Kali, in quanto mezzo quanto mai efficace di distruzione, considerando che le schiere di intoccabili avrebbero ormai ricoperto il pianeta, né stupirebbe l’entità e la quantità di malattie orribili trasmesse sessualmente, forse a sancire la morte dell’anima con la morte del corpo.
D’altra parte però la repressione delle energie sessuali naturali, già cominciata nell’Era del Bronzo, è un’altra delle principali caratteristiche dell’Era Oscura, come meglio si vedrà negli articoli dedicati al Cristianesimo (per motivi delle attuali tensioni politiche non si vuole toccare l’argomento di altre religioni monoteistiche fondamentalmente e ferocemente misogine), e fu uno dei mezzi più potenti per rompere l’Armonia tra maschile e femminile nel mondo, rompendola innanzitutto negli individui, ovvero rendendo, attraverso la repressione e il rinnegamento, sporco, e contaminante, nonché spesso malato ciò che era in origine puro, semplice e sacro.
E quindi se da una parte le vie del labirinto fanno pressione sulle donne e sulle fanciulle perché facciano sesso anche quando ciò non è quello che desiderano realmente, d’altra parte si reprime la loro sensualità naturale, da non confondere con la volgarità artificiosa diffusa dai mass media, anch’esse voci dell’immenso labirinto di Kali.

Per una donna che non s’identifichi nella religione occidentale dominante, e che cerchi una via spirituale alternativa, non c’è nulla che la incoraggi a ritrovare il Profondo Feminino all’interno di se stessa. Tutto ciò che è considerato intellettuale o spirituale punta alla negazione della sensualità, con l’eccezione ovviamente di quelle tecniche New Age che rivisitano concezioni e pratiche antichissime quali il Tantrismo o altre e le offrono in corsi aperti più a meno chiunque voglia frequentarli, od anche in sessioni private, insegnate da ignoranti, nel senso che ignorano la natura reale della materia che credono di insegnare, e che magari si illudono di essere delle Guide spirituali o di potere insegnare ciò che insegnano per avere fatto dei corsi, per avere vissuto in un Ashram, o magari anche in Oriente, seguendo le istruzioni di sedicenti Guide spirituali, che magari altro non erano che ego tiranne illuse di essere dei sapienti, magari per gonfiarsi di autocompiacimento, o per convincersi di avere dato un senso alla propria vita, oppure, non è poi raro, semplicemente per motivi ancor meno gentili, ovvero economici. E poiché tali concezioni e pratiche vengono distorte in modo più o meno abominevole dagli innumerevoli sedicenti maestri che credono di insegnarle, per il motivo appunto che essi non sono affatto degli Iniziati, e non posseggono affatto la sensibilità sottile per apprendere e tanto meno insegnare i Misteri del volo sottile, oltre a mancare di istruzione adeguata a livello anche solo meramente razionale della materia di cui vanno predicando, il risultato di ottenuto sulle donne da tali pratiche è comunque quello di privarlo della sua più profonda intimità, aprendola alle forze del Caos e sporcandola irrimediabilmente con il pretesto di volerle farle conoscere la vera se stessa o addirittura una dimension
e divina.

Il labirinto nemico del femminile (e quindi del mondo) ha poi anche per esempio assunto la forma subdola del femminismo, il quale ha a sua volta contribuito a distruggere il Profondo Feminino, rendendo le donne che ad esso aderivano per raggiungere uno stato sociale di indipendenza, incapaci di riconoscere in loro stesse e nelle altre ciò che è la primordiale energia femminile e sensuale animica della donna e ciò che invece è una costruzione sociale imposta dall’uomo per il suo proprio piacere e vantaggio,- e spingendole a combattere in maniera indifferenziata contro sia l’una che l’altra cosa, senza permettere che si rendessero conto che così agendo erano simili a giardinieri che insieme alle radici delle erbe infestanti toglievano anche le radici delle rose, dal proprio giardino e da quello altrui. E seppure è innegabile che il femminismo abbia aiutato le donne ad essere più libere per certi aspetti, meno succubi dell’uomo, e abbia portato a importanti riforme sociali, esso ha anche costruito un altro modello di femmina non meno misogino di quello imposto dagli stessi maschi, in quanto in fondo, comunque volto a negare il centro dell’essenza femminile, e a rendere le donne, se non più così palesemente succubi degli uomini, uguali a loro, e quindi comunque succubi, seppure in modo più subdolo e meno riconoscibile. Coloro che aderirono o aderiscono al femminismo, soprattutto nelle sue forme più estreme, non hanno preso mai, infatti, consapevolezza di ciò che anticamente aveva costituito la radice della diversità delle due nature, e quindi la diversità delle vie spirituali da percorrere (anche perché il concetto arcaico di spiritualità è pressoché inesistente nelle vite moderne) e delle energie latenti da risvegliare, per quanto un discorso di questo tipo possa apparire politicamente scorretto e profondamente errato a coloro che si interessano della versatilità del maschile e del femminile all’interno di individui che si identificano più nel sesso opposto che nel sesso di appartenenza alla nascita.
In realtà però le genti arcaiche che seguivano questo filo di pensiero, non erano affatto estranei a tale concetto di versatilità, e per fare un semplice esempio a questo proposito a Sparta vi era un costume per cui, in particolari occasioni pubbliche, i giovani si travestivano da fanciulle e le fanciulle indossavano falli posticci così da potersi identificare nella natura del sesso opposto e viceversa. Inoltre nel mondo arcaico la bisessualità era quanto mai diffusa e accettata come qualcosa di naturale tutti.
Ciò però non toglie che l’energie da risvegliare siano diverse per uomini e donne e che una donna che ricerchi una via per ritrovare la sua anima in filosofie legate a vie maschili, come ad esempio lo Yoga tradizionale o il Buddismo, non troverà quello che cerca nella negazione di se stessa.

“Lo Yoga originale, che è molto diverso da quello moderno ed in particolare da quello conosciuto in occidente, è un insieme di discipline e di tecniche ascetiche che ah appunto come scopo la reintegrazione dell’uomo nel divino attraverso il dominio del corpo e della parte animica della persona. Tale reintegrazione può essere ottenuta mediante il superamento dell’ostacolo costituito dai pensieri, dalle emozioni, dalle sensazioni, dalle necessità fisiche e fisiologiche, ed in ciò comprendendo , ci si riferisce allo Yoga estremo degli asceti solitari che si ritiravano in solitudine abbandonando tutto e tutti, anche la sessualità, il bisogno d’affetto, i sentimenti e tutto quel complesso di interazioni sentimentali, affettive emotive che caratterizza in gene il nucleo più importante di identificazione dell’io dei nostri tempi.
Tele tipo di Yoga estremo, che pare fosse l’unico che permettesse di acquisire la vera trascendenza e non semplicemente un dominio del corpo fisico o della propria parte emotiva, venne considerato una disciplina inadatta alle donne, dato che l’obliterazione della sessualità, dei sentimenti, degli affetti e di tutte quelle manifestazioni che sono derivate dall’archetipo femminile, cioè dalla Sakti, che ogni donna, secondo gli antichi indù, dovrebbe invece ricercare e fare centro del suo essere, porterebbe, in modo analogo a quanto già detto per il Buddismo, evidentemente ad una repressione dell’essenza stessa della donna. Purtroppo anche le discipline dello Yoga hanno in molti casi perso, ed in ciò si può forse vedere un’ennesima conferma della decadenza dei tempi, il carattere iniziatico e trascendentale e si sono trasformate in Occidente e in America in scuole a pagamento aperte a tutti, e ciò è evidentemente contrario ad ogni prassi iniziatica dato che il sacro e la trascendenza non possono né essere mercificate né tanto meno aperte a tutti.
In tali scuole si insegna quasi sempre una specie di ginnastica rilassante per combattere lo stress della vita moderna o delle complicate e statiche posizioni del corpo, che poco hanno a che fare con l’insegnamento originario di questa disciplina.
Per quanto riguarda il Tantrismo, anch’esso ha lo scopo di far ottenere a chi lo pratica la trascendenza, ma il mezzo per conseguire tale risultato non è, come nello Yoga, basato sul distacco dalle contingenze, sull’immobilità del corpo e dalla mente, ma bensì sul risveglio di energie latenti nel corpo, e più precisamente localizzate alla base della spina dorsale.
Tali energie, chiamate in sanscrito Kundalini, sono rappresentate come due serpenti, uno maschio ed uno femmina, attorcigliati l’uno con l’altro e giacenti in uno stato di sono al quale coloro che praticano il Tantrismo cercano di risvegliarli, dato che il loro risveglio genera, secondo i seguaci di tale dottrina, una rapida ascesa di tali energie lungo la spina dorsale che provoca, quando esse nel loro salire raggiungono il cervello, il risveglio iniziatico e la conseguente reintegrazione nel divino. La particolarità di tale disciplina consiste nel fatto che, per risvegliare la Kundalini, oltre a tecniche purificatorie, meditative e magiche si usino delle tecniche sessuali, dato che i Maestri, o sarebbe meglio dire Le Maestre, di Tantrismo ritengono che l’eccitazione sessuale, se portata ai massimi livelli, possa permettere di ottenere tale risveglio. Non si creda però che il Tantrismo possa essere un alibi per avere degli incontri erotici con la scusa della trascendenza. A parte il fatto che i gruppi tantrici ortodossi sono in India o segreti, ovvero l’essere accettato in uno di tali gruppi, quando tali gruppi sono realmente seri e tradizionali, e conseguentemente veramente in grado di trasmettere una reale iniziazione, presuppone tutta una serie di qualificazioni e di verifiche spirituali che hanno proprio lo scopo di allontanare i curiosi, gli intoccabili, ed in tale categoria gli indù ortodossi fanno rientrare gli occidentali, e i superficiali.
Si deve sottolineare anche che colui che è arrivato al risveglio della Kundalini, e perché ciò accada agli uomini è secondo certe scuole bastante un solo rapporto sacro dopo mesi e mesi di astinenza e di meditazione, non dovrebbe essere più interessato ad avere rapporti sessuali dato che, essendo stato iniziato e vivendo in un contesto di trascendenza, nulla più di ciò che è semplicemente umano lo può interessare. Inoltre le donne e le fanciulle che praticano le ierogamie tantriche, e per le quali valgono ovviamente altre regole, dato che pare che esse possano identificarsi nella Dea, vivendo stati di voluttà estrema ottenuta con tecniche magiche e segrete e ben diversa ovviamente da quella che conoscono le donne moderne nei rapporti col loro partner, sono in genere considerate incarnazioni divine (…)”
Il Mondo di oggi e il Mondo dei popoli ar
caici, op.cit., pp. 108-110

E finché le donne non ritroveranno le loro antiche vie, impossibile sarà costruire quel ponte d’Armonia (Armonia che era la figlia Ares Dio della Guerra, e Afrodite, Dea dell’Amore, e quindi la fusione del maschile e femminile divini) che dalla fine dell’Era Oscura, riporterà all’Era dell’Oro.
Eppure la stessa leggenda che narra delle quattro Ere, narra anche, nelle sue diverse forme convenute dai popoli più diversi, che tale ponte sarà costruito, c’è chi dice da Donne sacre, c’è chi dice da Saggi illuminati, e dalle anime che risveglieranno, e all’Era Oscura seguirà ancora quella dell’Oro, a quella dell’Oro quella dell’Argento, e così via in un ciclo che forse non ebbe mai inizio e non avrà mai fine.

 

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