#PietroPalauLibero

CONFERENZA DI BALI

mercoledì 06th, febbraio 2008 / 20:56 Written by

di Floriana Aldovrandi  

Un passo avanti per fermare il riscaldamento globale

La tredicesima Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente si è aperta a Bali con ottimi auspici: il neo eletto governo australiano ha comunicato di volere aderire al protocollo di Kyoto.

Le sfide che si presentano all’umanità richiedono, tuttavia, obiettivi assai più ambiziosi di quelli del protocollo di Kyoto, che non dimentichiamolo, richiede una riduzione delle emissioni del 5,2% rispetto ai livelli del 1990. 

E’ un buon inizio, ma del tutto insufficiente a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici: alcune ONG, tra cui Friends of the Earth e Greenpeace, premono perchè la conferenza di Bali fissi l’obiettivo di ridurre le emissioni dei paesi industrializzati del 30 – 40%, entro il 2020, per poi procedere ad una più sostanziale riduzione dell’85% entro il 2050.

E’ un obiettivo possibile. Come?

Occorre credere e investire seriamente nelle fonti di energia rinnovabile, avviando la più grande rivoluzione tecnologica del mondo post-industriale, come giustamente scrive Bill Curry;
Occorre dare crediti ai paesi che proteggono le foreste tropicali;
Occorre capire che non possiamo continuare a vivere consumando sempre di più. Occorre contenere e ridurre i consumi di materie prime e di energia, salvaguardando i bisogni e i diritti fondamentali. Tornare al livello di consumo degli anni ’70 (quando non si stava poi così male) potrebbe essere un’ipotesi ragionevole.
Come spiega molto bene Carlo Petrini su Repubblica, «L’abbassamento del livello di emissioni dovrà dunque tener conto che i Paesi poveri hanno diritto a una crescita nei consumi, perché per avere un minimo di benessere ci vuole un minimo di energia. È la dignity line, un livello accettabile per tutti. Questa soglia sta molto al di sotto di quanto emettono i ricchi, e poco più sopra di quanto emettono i poveri.»
La conferenza di Bali potrebbe dunque essere ricordata come l’inizio dell’auspicato processo di decrescita delle emissioni di CO2; "ferma la mano!" recitava un felice slogan all’interno di un racconto(1) di Brian Aldiss.

Probabilmente, dovremmo, proprio, imparare a fermare la mano: se volessimo, potremmo stenderla per ghermire, consumare, inquinare, distruggere, ma abbiamo la consapevolezza, l’intelligenza e l’orgoglio per non farlo, per fermarci prima che sia troppo tardi.

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