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MIGRANTI E DIRITTI

mercoledì 02nd, gennaio 2008 / 15:34 Written by

A cura dell’Avv. Matteo Megna

Presentazione.

Nasce oggi una rubrica dedicata ai diritti dei migranti, in cui trovare novità legislative, approfondimenti, consigli pratici e la risoluzione di un caso specifico che sarà sottoposto all’attenzione della redazione, selezionato tra le lettere ricevute.

Le ragioni che ci hanno spinto alla creazione di questo spazio, nascono dall’osservazione della cronaca quotidiana e dall’esperienza di operatori del diritto, che mostrano come l’integrazione degli stranieri, spesso, sia minata non tanto da scelte individuali dei singoli, ma soprattutto da intreccio perverso tra una legislazione estremamente farraginosa, tendente a fare dell’immigrazione sempre di più un fatto "politico" nel senso deteriore del termine, e un’applicazione delle norme da parte delle amministrazioni competenti talvolta incomprensibile.

L’attuale "stato dell’arte" sulla legislazione sugli stranieri, poi, risente di un clima politico caratterizzato da una forte identificazione del tema immigrazione come fatto di sicurezza pubblica, e culturalmente assai lontano da modelli di integrazione applicati in altri stati, europei e non.

Si è assistito, spesso con impotenza, al cattivo funzionamento dei CPT, culminato addirittura nella condanna del Governo italiano da parte della Corte europea dei Diritti Umani.

Sul versante giudiziario, la criminalizzazione del migrante clandestino ed il massiccio ricorso allo strumento penale ha ingolfato i tribunali, ed oberato il lavoro di Forze dell’ordine e magistrati, sottratti a compiti ben più gravosi e socialmente allarmanti.

Troppo spesso, poi, l’immigrazione ha coinciso con l’ "importazione" di bassa manovalanza da Paesi in via di sviluppo, e di lavoratori scarsamente qualificati, colmando con le sanatorie strumenti legislativi assai poco convincenti.

Basti pensare che in Italia ben 400 mila stranieri sono occupati nell’edilizia come muratori, cifra che su un totale di circa 1 milioni e 800 mila stranieri occupati rappresenta quasi il 25 % (dati UIL 2006).

Così si è rimandata l’occasione di avviare un vero processo di integrazione sociale e culturale, fingendo di non vedere il mutamento in atto della società, il suo sempre crescente multiculturalismo, la significativa presenza dei minori stranieri nelle scuole italiane (quasi 500 mila nel 2006) .

Da queste considerazioni, è nata quindi l’esigenza di fornire validi strumenti di orientamento e supporto giuridico ai tanti stranieri che, spinti da una deplorevole assenza di strutture davvero qualificate a fornire informazioni e consulenze dettagliate, cercano invano i diritti spesso negati od ostacolati da una burocrazia arrogante ed arretrata.

Il continuo mutare del contesto giuridico della materia rende necessario un costante aggiornamento anche per il professionista che vi si accosti: proprio in queste settimane è in discussione il ddl "Amato-Ferrero" che andrà ad incidere non poco sulla precedente normativa in materia (la c.d. "Bossi-Fini").

Allo stesso modo, la giurisprudenza della Cassazione e del Consiglio di Stato (i massimi organi della magistratura civile, penale ed amministrativa) fissa dei precedenti la cui analisi è non meno importante per capire l’interpretazione delle leggi esistenti ed orientarsi nelle prassi applicative.

Ciò non senza prestare attenzione alle questioni pratiche che ogni straniero deve confrontarsi: il permesso di soggiorno, il suo rinnovo, la carta di soggiorno comunitaria (a che per romeni e bulgari), i ricongiungimenti familiari.

Procedure complesse, di fronte alle quali Avvocati Senza Frontiere, non può sottrarsi nel fare "la sua parte", fornendo chiarimenti e cercando di dare risposte concrete, con un occhio a quel mondo dell’impresa, anche cooperativa, che si avvale di manodopera straniera e, non di rado, necessita di un supporto legale e giuridico nell’applicazione delle normative sul lavoro.

Per rendere più accessibile la materia, ci riproponiamo di mettere on line dei formulari liberamente scaricabili dagli stranieri, che consentano loro di inoltrare delle domande alla Pubblica amministrazione, o di far valere i propri diritti .Nell’augurarci di fornire uno strumento utile ai nostri lettori, cui chiediamo di incoraggiarci attraverso richieste e quesiti – anche, magari, allo scopo di incentivare iniziative analoghe da parte di altre associazioni – concludiamo questa presentazione con un caso pratico, postomi qualche giorno fa da un giovane moldavo.

Sono un ragazzo moldavo senza permesso di soggiorno, fidanzato con una ragazza anche lei senza permesso. Possiamo sposarci in comune? La nostra irregolarità potrebbe essere segnalata alla polizia? Cosa rischiamo?

Secondo il nostro diritto civile,  tra i documenti che ocorrono per poter contrarre matrimonio non è previsto il permesso di soggiorno. E’ bene chiarire – una volta per tutte – che non ci sono ragioni giuridiche perché due clandestini non possono sposarsi in Italia. Ovviamente, ai sensi dell’art. 116 del codice civile, occorre un documento che attesti che secondo le leggi del proprio Paese nulla osta al matrimonio, documento che viene rilasciato (con difficoltà, quando si è clandestini) dai rispettivi consolati. Non occorrono invece le pubblicazioni.

Occorre ancora sottolineare che, secondo il codice penale, l’ufficiale di stato civile che celebra il matrimonio ha l’obbligo di denunciare un reato che avvenga in sua presenza, ma lo stato di clandestinità non costituisce un reato, bensì una mera irregolarità amministrativa. Dunque il rischio temuto dal nostro lettore, dal punto di vista legale, è infondato.

Avv. Matteo Megna del Foro di Roma

avvmatteomegna@hotmail.it

 

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