#PerNonDimenticarChiÈStato?

4 Sì PER DIRE NO ALLA DITTATURA!

martedì 07th, Giugno 2011 / 02:52 Written by

4 Sì PER SCEGLIERE TRA ESSERE CITTADINI O SUDDITI?
di Denise Farinato

Il 12 e 13 giugno è un appuntamento che costituisce un banco di prova per la democrazia italiana sia perché hanno fatto di tutto per disinformarci e impedirci di votare i 4 referendum unitamente alle amministrative, come sarebbe stato logico, anche sotto il profilo del considerevole risparmio di risorse pubbliche, sia perché sarà un misuratore della maturità politica degli italiani, ovvero della capacità di autodeterminazione di un popolo per dire NO alla manipolazione mediatica da parte di una oligocrazia partitocratica protesa a tutelare ad oltranza unicamente i propri privilegi di casta.

4 quesiti referendari per dire NO alla privatizzazione dell’acqua, al legittimo impedimento e al nucleare.

Perché è così importante votare in questo referendum?
 

Perché è in gioco non solo l’immagine  del Paese, nei confronti delle democrazie più evolute, per quel che concerne temi di vitale importanza per i cittadini, quali la legalità e il principio di uguglianza di fronte alla legge, ma anche la stessa capacità degli italiani di scegliere una volta per tutte tra essere Cittadini o sudditi.
L‘Italia è un Paese democratico, così apre la Costituzione della Repubblica Italiana. Ma che democrazia è quella in cui il Governo tenta di espropriare con ogni mezzo, ambiguo e truffaldino, il diritto di espressione e di scelta dei cittadini?
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, così continua quel primissimo e fondamentale articolo, che i nostri governanti ma, soprattutto, gli italiani tendono a dimenticare con un’allarmante facilità, delegando il destino del Paese e dei propri figli a politici senza scrupoli, sia di destra che di sinistra, asserviti agli interessi delle massomafie; questo comma vuol dire che chi siede in Parlamento, chi detiene ruoli politici e di Governo dovrebbe farlo solo nel nome del bene e dell’interesse comune perché delegato dal popolo stesso e non in funzione di interessi mafiocratici e lobbystici. Una delle forme e dei limiti dell’esercizio della sovranità popolare è proprio il referendum e questo fa capire in maniera evidente la paura che, dopo l’esito delle primarie, la maggioranza possa provare dinnanzi a quella fatidica data.
Forse è per queste ragioni che il Governo pare dimentico del soggetto istituzionale in grado di esercitare la sovranità: ad aprile ha varato in Senato una moratoria al decreto omnibus che conteneva anche le norme sulle centrali nucleari, facendo così apparentemente cadere le norme che prevedevano coattivamente (se si considera il referendum sul nucleare del 1987) l’introduzione delle centrali nucleari (militarizzando i siti, tanto forte è il consenso locale). In realtà basta un esame appena più accorto sul testo stesso dell’emendamento per rendersi conto del fatto che ci troviamo davanti a una truffa, in quanto si rinvia di un anno la decisione, aggirando così il referendum e il veto che sulla medesima materia sarebbe posto per cinque anni in caso di esito favorevole all’abrogazione.
 

Non basta questo all’elettorato italiano?

Certo che no! Il Presidente del Consiglio rincara la dose nel corso del vertice italo-francese a Palazzo Madama, forse per tranquillizzare le lobby nucleariste: il programma (tanto vitale per il Governo da aver posto nel 2009 la fiducia) continuerà non appena ci saremmo dimenticati del “piccolo incidente” di Fukishima.
Solo questo dovrebbe essere uno sprone per l’elettorato a partecipare e a far raggiungere il quorum; solo questo dovrebbe convincere il popolo ad esercitare la sovranità che gli appartiene.
Ma in Italia sembra che tutto ciò che accade sia normale, come una sorta di assuefazione collettiva: il trucchetto del quesito sul nucleare è stato tentato anche con l’acqua, con un cambiamento marginale di disciplina legislativa e l’introduzione di un’Autorità Garante per l’acqua; si parla con naturalezza di norme che non avrebbero altro scopo che quello di preservare la Casta, rendendola legisbus solutus come i sovrani di un tempo che si dovrebbe considerare sepolto.
Si dice in ogni caso che il principale pregio del Presidente del Consiglio sia quello di saper parlare alle pance degli italiani, ebbene, considerato che buona parte dell’elettorato è, volente o nolente, anche contribuente bisognerebbe allora considerare dal punto di vista strettamente economico il costo che ha questa truffa, unito al fatto che il voto sui quesiti referendari sia stato disgiunto da quello amministrativo con un ulteriore dispendio di denaro pubblico (dunque di quello stesso popolo sovrano di poco su) assolutamente inconcepibile in un periodo in cui da destra e da sinistra giungono proposte per tagliare servizi essenziali e per esternalizzare il finanziamento di importanti enti pubblici come le Università.
Proprio nel momento in cui si registra una crisi a livello globale che sta spingendo altri Paesi a considerare non solo di uscire dalla zona euro, ma anche di tornare in alcune regioni al baratto (Grecia) e in Italia serpeggia un malessere quotidiano e profondo che colpisce soprattutto i giovani, ma non solo.
Sarebbe interessante capire che cosa dice la pancia degli elettori di destra che esercitano non solo un doppio pensiero, ma anche una doppia morale dinnanzi alle “piccole facezie” con cui il Governo espropria il diritto di scelta al popolo, parlando nel contempo magari di Chiesa cattolica e giustizia. Magari lamentandosi perché una sola busta paga di media non basta per pagare tutto, compresa la benzina con cui stiamo (tutti noi) ancora finanziando la campagna di Abissinia. E’ senza dubbio importante sottolineare come l’acqua e l’energia elettrica, in una prospettiva di future risorse scarse siano una fetta golosa di un mercato futuro, costruito però a spese di servizi vitali (non solo essenziali) e caricato ancora sulle spalle dei cittadini e non certo in un’ottica meramente economica. La connessione tra tumori, malformazioni ed energia nucleare non è una fandonia allarmistica, al contrario dell’idea di un nucleare perfettamente pulito e sicuro, anche perché altre nazioni europee stanno in questi stessi giorni liberandosi di questa fonte di produzione energetica.

In un recente intervento a Trieste Greenaction Transnational ha posto l’accento sulla pericolosità della centrale slovena di Krško. I rischi sono alti e i benefici concreti che torneranno a chi sarà chiamato a decidere in questi giorni, sicuramente minimi.
Stupisce per altro che contestualmente all’introduzione del nucleare il Governo abbia messo mano al settore delle rinnovabili, introducendo tetti annuali alla potenza incentivabile che rischia di causare un blocco degli investimenti a causa delle incertezze che ne deriverebbero. Eppure basta alzare lo sguardo al Nord Europa per rendersi conto come, adeguatamente supportato, questo settore potrebbe svolgere un ruolo cruciale e ineliminabile nella ricerca di fonti alternative.

DISINFORMAZIONE E DEMOCRAZIA

Democrazia rappresentativa vuol dire per l’elettore la possibilità di scegliere da chi venire rappresentato. In pratica, teoricamente, chi siede in Parlamento su mandato degli elettori lo fa in nome della Nazione, portando visioni e interessi contrapposti e programmi concreti. L’opposizione è l’alternativa naturale alla maggioranza, avendo come obbiettivo il bene comune e come limite e guida la Costituzione, che è qualcosa di più che un semplice patto politico contingente e compromissorio.
In realtà chi siede nei Palazzi di potere è distante dai problemi che affliggono il Paese: da sinistra non si ritrova una vera alternativa, concreta, al di la dei discorsi da imbonitori e dei facili populismi. Stipendi esorbitanti, benefit, sconti, viaggi ufficiali e auto blu sono finanziati dai cittadini di una nazione con un’economia asfittica, in Paese che non da risorse e spazi ai giovani e che giorno dopo giorno distrugge le tutele che anni di dure lotte avevano costituito. E in tutto questo la Rai, che non informa sul referendum e che concedere spazi al Presidente del Consiglio contro ogni logica di parità pretende il pagamento del canone. I cittadini si muovono e si informano da soli, dal basso, attraverso quella stessa rete che con ogni mezzo i poteri forti tentano di mettere a tacere.
Non è ammissibile che un servizio pubblico e dei pubblici funzionari stipendiati dal cittadino non forniscano informazione su preciso mandato del Governo. Questa non è democrazia, ma una dittatura strisciante. Per quanto si potrebbe obbiettare che anche solo la possibilità di scrivere un simile articolo sia sinonimo di democrazia, non è così. La vera democrazia è qualcosa in più del mero diritto al dissenso: è sapere che chi siede in Parlamento lo fa non per fini personali, ma per il bene della cosa pubblica.

Fa specie che una delle poche trasmissioni di informazione politica con un’audience del 20%, come “Anno zero“, sia costretta a chiudere, dopo anni di attacchi e censure.

Fa specie constatare che il voto sui 4 Referendum, anziché essere accorpato alle elezioni amministrative, è stato maliziosamente fatto slittare a giugno, quando molti preferiscono andare al mare, come suggerito dal presidente del Consiglio, a causa di 10 deputati del PD2 diessini e altri 2 deputati dell’Italia dei Valori che hanno disertato l’aula, dimostrando che non vi sono sostanziali differenze tra destra e sinistra.

Fa specie constatare che l’unica preoccupazione del sistema partitocratico-bipolare sia assicurarsi l’alternanza tra false maggioranze e false opposizioni, infischiandosene dal  1995 di garantire il quorum alle iniziative referendarie che rappresentano la più autentica forma di democrazia dal basso.

Non di meno, fa specie pensare che il controllo mafioso dell’acqua sia storicamente un classico esempio dell’uso privato di una risorsa pubblica. L’acqua è infatti uno dei settori su cui i gruppi mafiosi da oltre 150 anni hanno esercitato il loro dominio.

Oggi la mafia siciliana non è  più solo un’organizzazione criminale ma qualcosa di ben più complesso, intrecciata all’interno di un sistema di relazioni economico-finanziarie, politiche e istituzionali, su scala planetaria.

Le attività delittuose sono intrecciate con attività legali, multinazionali, banche, servizi deviati, logge massoniche, e perseguono fini di arricchimento e di potere.

Nessuna sorpresa quindi se la massomafia al pari dei rifiuti tossici e della “monnezza”  ha rivolto particolare attenzione ad una risorsa fondamentale come l’acqua, approfittando delle opportunità offerte dal contesto politico-istituzionale.
Dalla costituzione dello Stato unitario, in assenza di una politica di pubblicizzazione e regolamentazione delle acque, il controllo delle risorse idriche ha causato contrasti che sono all’origine delle prime guerre di mafia.

Il problema dell’acqua diverrà sempre di più negli anni a venire una delle emergenze più drammatiche che l’umanità si troverà a fronteggiare. Sempre più frequentemente sentiamo dire che le risorse idriche stanno diventando sempre più rare (ma spesso si enfatizza a bella posta l’allarme sulla penuria d’acqua come se fosse un dato ineluttabile) e sempre più di difficile accesso. Espressione come “l’oro blu del XXI secolo” valgono a indurre questa convinzione: l’acqua è un bene prezioso che costerà sempre di più e potrà essere causa di guerre.

Le politiche sull’acqua che si sono attuate negli ultimi anni sono imposte dalle società multinazionali e rispondono a logiche di mercificazione e di privatizzazione. L’acqua viene considerata non un bene pubblico ma una merce nelle mani di pochi grandi gruppi industriali che agiscono perseguendo la massimizzazione dei profitti.

L‘accesso all’acqua non viene inteso come un bisogno primario da garantire indistintamente a tutti, in base a una considerazione che dovrebbe essere scontata: l’acqua non è un bene economico mercificabile ma fonte di vita essenziale che rientra nel novero di quei diritti inalienabili e fondamentali che ognuno acquisisce nascendo.

Nel 1998 a Lisbona Organizzazioni non governative e altri soggetti hanno lanciato il “Manifesto dell’acqua”, sostenendo che essa non è un bene economico ma un bene vitale patrimoniale comune mondiale e che bisogna stipulare un contratto mondiale dell’acqua, con due principali finalità:
1) assicurare l’accesso per ogni essere umano, per ogni comunità umana; l’accesso dev’essere riconosciuto come diritto politico, economico e sociale fondamentale individuale e collettivo inalienabile;
2) assicurare la gestione solidale e sostenibile integrata dell’acqua.
Per realizzare la prima finalità sono state lanciate campagne di mobilitazione allo scopo di promuovere una Convenzione mondiale dell’acqua, che introduca nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo il “Diritto di accesso all’acqua”, di modificare le leggi nazionali o fare approvare nuove leggi.
Le comunità locali, su mandato della comunità mondiale, debbono essere i titolari del controllo, dell’esercizio e del godimento dei diritti-doveri individuali e collettivi relativi all’acqua e fissare le tariffe progressive dei servizi di distribuzione dell’acqua, in base ai principi di solidarietà e sostenibilità.
Il contratto mondiale dell’acqua si propone quattro obiettivi prioritari: impedire che il numero dei non aventi accesso all’acqua aumenti, com’è nelle previsioni, secondo cui nel 2020-25 sarebbero più di 4 miliardi le persone senza accesso all’acqua potabile, e fare in modo che esso diminuisca; disarmare i conflitti per l’acqua, ridurre gli sprechi, assicurare l’accesso all’acqua degli abitanti delle 600 città che nel 2020 avranno più di un milione di abitanti.
Gli attori sociali che debbono impegnarsi su questi obiettivi debbono essere i parlamenti, le associazioni della società civile, gli scienziati, gli intellettuali e i media, i sindacati. Ma a tali attività il Governo Italiano non pare interessarsi.

LEGITTIMO IMPEDIMENTO

Il tema del legittimo impedimento, che rientra nei quesiti referendari, pone poi problemi etici di natura diversa rispetto a quello che si può dire in merito a acqua pubblica e nucleare.
Il legittimo impedimento in buona sostanza è già presente in determinati casi dal nostro ordinamento. Il Giudice decide, in caso di un impegno effettivo e assoluto, l’eventuale rinvio dell’udienza. Il problema sorge con il tentativo di automatismo che viene introdotto quando ad essere imputato è il Presidente del Consiglio dei Ministri o un Ministro, con una decisione presa in merito dal Consiglio dei Ministri.
Ora, si può e si deve certamente parlare dei profili di costituzionalità di un ddl che poi sarebbe provvisorio, in quanto destinato a venire sostituito da una legge costituzionale ed è chiara la portata di una legge che viola pesantemente l’art. 3 Cost che sancisce l’uguaglianza giuridica dei cittadini, un principio fondamentale e immutabile a detta della giurisprudenza della Corte Costituzionale che lo ritiene implicito nella forma di governo democratica, repubblicana e che nessuna legge costituzionale potrebbe modificare (art. 139 Cost.). Certamente è un profilo importante e qualcuno potrebbe sollevare l’obbiezione che non vi è vera uguaglianza laddove le leggi regolino in maniera uguale situazioni diverse, ed è chiaro che sia diversa la situazione del comune imputato e dell’imputato Presidente del Consiglio o Ministro.
Eppure il problema non sta nella legge, ma sta a monte: sta nel fatto che un Presidente del Consiglio voglia svolgere le proprie funzioni (tra cui quella, di fatto, di principale attore del processo legislativo, viste le lungaggini Parlamentari e la struttura attuale della maggioranza) nonostante sia imputato e la vicenda giudiziaria del Presidente Silvio Berlusconi, quella stessa che tiene sotto scacco l’agenda parlamentare mostra quanto la gravità dei reati di cui può essere chiamato a rispondere. Ma basta spostarsi un minimo per notare sottosegretari, ministri, deputati e sindaci implicati in reati come l’associazione mafiosa. E fuori dai nostri confini c’è chi si dimette per non aver citato le fonti di una tesi.
La legge che il quesito referendario si propone di abrogare non è solo una legge ad personam, ma è cucita addosso ad una casta che non fa altro che proteggere selvaggiamente i propri interessi . L’imputato Silvio Berlusconi ha dalla sua uno staff di avvocati invidiabile, ma quello stesso collegio difensivo è qualcosa in più: è su quelle necessità che si stanno dettando le regole di importantissime branche del diritto penale italiano (comprese quelle sul processo breve, una sorta di inquietante amnistia). Per questo l’associazione Robin Hood è scesa in piazza e ancora lo farà, durante le udienze dei processi a carico del Presidente del Consiglio.

Abbiamo inaugurato il Rubygate’s day per ribadire la necessità che la giustizia possa seguire il suo corso e che l’imputato Silvio Berlusconi si sottoponga ai processi come ogni cittadino sarebbe costretto a fare e con mezzi decisamente inferiori.
E‘ importante dire a questo quesito e chiederne l’abrogazione perché è impensabile che un imputato si scriva la legge da se, sulla base delle proprie esclusive necessità. E se volessimo essere precisi si dovrebbe aggiungere il mirabile curriculum della tessera 1816 della P2, la stessa organizzazione segreta implicata in fatti come quelli che il nome “la rosa dei venti” e ” Piano Solo”. Per essere veramente pedissequi oltre a menzionare il fatto che molti fondi di Berlusconi siano occulti, dovremmo citare Licio Gelli, che non solo prima chiedeva ironicamente i diritti per il Piano Rinascita Italia, ma ad una successiva intervita al Tempo si esprimeva così:
“Pensi anche a questo puttanaio delle ultime settimane. Sia chiaro, è vero che può fare ciò che gli pare e piace, come e quanto vuole, ma bisogna anche avere la capacità di “saperlo fare”, eppoi esiste pur sempre un limite. Invece lui continua,ha prima disfatto la famiglia, ora sta disfacendo l’Italia. Ma nessuno gli dice nulla […]

Ci sono tuttavia altre parole, dette da pulpiti ben più attendibili e da uomini di ben diversa caratura che forse è il caso di ricordare:
L
‘equivoco su cui spesso si gioca è questo: quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato quindi quel politico è un uomo onesto. E no, questo discorso non va perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire, beh, ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest’uomo è mafioso. Però siccome dalle indagini sono emersi altri fatti del genere altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato quindi è un uomo onesto. Il sospetto dovrebbe indurre soprattutto i partiti politici quantomeno a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti anche se non costituenti reati. (dalla lezione del 26 gennaio 1989 all’Istituto Tecnico Professionale di Bassano del Grappa).
Sono parole di Paolo Borsellino e vicino ai giorni in cui si piange amaramente la sua morte sarebbe forse il caso di fermarsi a pensare su ciò in cui credevano lui, Falcone, Ambrosoli, Dalla Chiesa, Peppino Impastato e un numero agghiacciante di giornalisti, funzionari dello Stato e cittadini, una lista infinita di morti con un solo mandante ultimo, lo Stato. Votare a questo referendum è un piccolo passo per tornare ad essere cittadini e non più sudditi, sotto la rassicurante ala di qualcuno che dica cosa fare e pensare, cittadini forse di un’Italia più vicina a quella che questi italiani coraggiosi hanno voluto e non una sorta di gigantesco centro commerciale, un prestito a fondo perso in cui noi tutti abbiamo senza mezzi termini consegnato il nostro futuro.

Non sono parole altisonanti per un referendum dal momento che in gioco è la stessa capacità di scegliere, di esercitare la sovranità che in uno Stato democratico non è che nostra. Per questo noi andremo a votare e invitiamo i nostri sostenitori a fare altrettanto.

A cura di Denise Farinato

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