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GIORGIO AMBROSOLI: UN VERO AVVOCATO SENZA FRONTIERE!

sabato 31st, Luglio 2010 / 20:01 Written by

A cura di Lavinia Lys Brera (Studentessa di Giurisprudenza).

L’11 luglio 2010 sono passati 31 anni dell’omicidio di stato dell’Avv. Giorgio Ambrosoli.
Un uomo libero e incorruttibile che può definirsi a tutti gli effetti un vero Avvocato senza Frontiere con la “A” maiuscola, dal cuore puro e nobile.
Come ci ha ricordato il figlio Umberto, è morto per difendere la propria libertà e gli interessi della collettività.
“Difendere la propria libertà diventa il modo per rappresentare gli interessi della collettività”. Uomini liberi si nasce e, spesso, si muore.
Un avvocato come pochi, un maestro di vita, che merita di essere annoverato tra i più significativi e generosi esponenti della battaglia contro il perverso connubio tra mondo criminale e mondo politico finanziario nell’Italia degli anni ’70.
Nel settembre del ’74 Giorgio Ambrosoli assume l’incarico di commissario liquidatore della Banca privata italiana, una delle banche di Michele Sindona, noto banchiere della mafia, che gode di altolocate amicizie e protezioni.
Per i successivi cinque anni, fino al suo omicidio avvenuto il 12 luglio 1979, a Milano, dedicherà il suo impegno professionale e la sua stessa vita a cercare di fare luce sul crac dell’uomo d’affari siciliano, che progressivamente rivela il coinvolgimento di noti mafiosi, politici, magistratura, P2, Vaticano, servizi segreti e ambienti criminali statunitensi.
Dopo essere stato oggetto di vari tentativi di corruzione e promesse di fulgide carriere nell’ambito dei circoli stessi contro cui stava cercando di combattere, l’avv. Ambrosoli comincia a ricevere sempre più frequentemente minacce di morte. Gli viene fatta terra bruciata intorno e l’avvocato dal cuore generoso e incorruttibile comincia a sapere con certezza che verrà ucciso, come testimonia la lettera-testamento che scrive alla moglie nel 1975: “Anna carissima, è il 25.2.1975 e sono pronto per il deposito dello stato passivo della B.P.I. (Banca Privata Italiana n.d.r.) atto che ovviamente non soddisfarà molti e che è costato una bella fatica.
Non ho timori per me perché non vedo possibili altro che pressioni per farmi sostituire, ma è certo che faccende alla Verzotto e il fatto stesso di dover trattare con gente dì ogni colore e risma non tranquillizza affatto. E’ indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il paese.
Ricordi i giorni dell’Umi (Unione Monarchica Italiana n.d.r.) , le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant’anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito. Con l’incarico, ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo ed ho sempre operato – ne ho la piena coscienza – solo nell’interesse del paese, creandomi ovviamente solo nemici perché tutti quelli che hanno per mio merito avuto quanto loro spettava non sono certo riconoscenti perché credono di aver avuto solo quello che a loro spettava: ed hanno ragione, anche se, non fossi stato io, avrebbero recuperato i loro averi parecchi mesi dopo.
I nemici comunque non aiutano, e cercheranno in ogni modo di farmi scivolare su qualche fesseria, e purtroppo, quando devi firmare centinaia di lettere al giorno, puoi anche firmare fesserie. Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto [… ] Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa.”
La notte del 12 luglio 1979, dopo anni di minacce e paure, infatti, viene freddato con quattro colpi di pistola sulla via di casa, dopo una cena con amici, da un killer americano, ingaggiato dallo stesso Sindona, che confesserà l’omicidio nel 1984.
Al funerale non parteciperà alcuna personalità politica né vi saranno manifestazioni di particolare solidarietà da parte delle istituzioni, nonostante le circostanze della sua morte non siano un mistero per nessuno. Negli anni che seguono la sua scomoda vicenda sarà insabbiata, il suo nome mai pronunciato, finché, dal 1992 in avanti, la sua figura comincia invece ad essere celebrata come modello di onestà e la sua vicenda ad essere guardata come un esempio di impegno civile.
Come spiega il figlio Umberto nell’intervista rilasciata al blog di Beppe Grillo, Giorgio Ambrosoli ha servito lo Stato, nella sua qualità di liquidatore della Banca di Sindona, con la stessa diligenza e rettitudine che avrebbe riservato ai suoi clienti, rifiutandosi di piegarsi alla norma della dilagante corruzione con l’accettazione delle reiterate proposte degli ambienti politici di salvare la banca dissestata, così scaricando il peso finanziario delle operazioni dei “grandi” sui cittadini contribuenti.
Induce alla riflessione la scelta di questo avvocato senza frontiere che ha dato la vita pur di difendere la propria moralità, la propria fede nel principio di legalità e la propria coscienza civile.
Seduta tra i banchi dell’Università Statale di Milano, cui sono iscritta in quanto studentessa di Giurisprudenza, mi guardo intorno e mi domando quanti di noi sarebbero, o meglio saranno, capaci di seguire questo coraggioso esempio.
Lavinia Lys Brera

 

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