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MALASANITA’ E MERITI SCIENTIFICI

martedì 28th, Aprile 2009 / 16:34 Written by

di Roberto Santi

Presentato nel giugno 2007, da alcune associazioni dei medici (AMAMI) e dei Pazienti (ABC, FISH), questo documento è stato praticamente ignorato dalla Politica. Eppure, rispetto ai vari progetti giacenti in Parlamento, contiene non pochi elementi di novità, frutto di riflessioni profonde di chi vive quotidianamente sulla propria pelle le stigmate di un errore in corsia. Da una parte, l’associazione medica AMAMI che difende i medici accusati ingiustamente di malpractice e dall’altra quelle dei pazienti. Medici e Pazienti che, ritenendosi entrambi vittime della deriva politico-affaristica del SSN, si alleano per dare un segnale, affinché si ritorni alla valutazione (seria) dei curricula, cioè dei meriti professionali, accademici, scientifici, per la assunzione dei medici nelle strutture sanitarie e la loro promozione ai vari livelli di carriera. Il nodo vero è che va scalzato il potere monocratico del Diretttore Generale, vero grimaldello che i Partiti hanno messo in campo per accedere con facilità e senza controlli alle risorse, ingenti del sistema, e alla gestione clientelare delle carriere. Oggi chi ci guadagna sono compagnie e brokers assicurativi. Un tentativo di proporre un ragionamento contro-tendenza.

Roberto Santi (AMAMI – FISH – ABC – Fond_Azione)

 SICUREZZA CLINICA E QUALITÀ DEI SERVIZI
(documento congiunto medici-cittadini utenti).

Da anni si discute dei gravi problemi che affliggono la Sanità italiana senza riuscire ad attuare soluzioni efficaci, alimentando assurdi conflitti tra medici e utenti.
Se l’obiettivo primario è la tutela della salute delle persone, la serenità degli operatori, il benessere organizzativo e l’immagine del Sistema Sanitario Nazionale, occorre innanzitutto attuare un’alleanza culturale e operativa tra operatori sanitari e cittadini-utenti finalizzata al miglioramento della sicurezza e della qualità nell’esercizio della pratica medica. Solo così si può recuperare la fiducia dei pazienti e garantire la buona professione medica.
Una qualificata letteratura scientifica e l’esperienza diretta confermano che gli eventi che arrecano danno alle persone sono quasi sempre ascrivibili a problemi organizzativi – sebbene si registrino anche episodi di grave negligenza – e a una normativa che scoraggia gli Organi di gestione a intervenire con la necessaria efficacia al fine di prevenirli. Sono almeno quattro le categorie di fattori che incidono sulla sicurezza clinica e sul rapporto tra utenti e operatori sanitari:

FATTORI ECONOMICI

La carenza di organico e di attrezzature è senz’altro una delle principali cause di rischio. La qualità delle prestazioni sanitarie non è però garantita dal grado di sofisticazione tecnologica o dalla quantità di risorse, quanto piuttosto dalla qualità della gestione di tali risorse.I comportamenti professionali sono infatti fortemente condizionati dalle variabili che caratterizzano l’ambiente lavorativo.

L’applicazione di sistemi di gestione orientati al miglioramento del rapporto tra cittadini e operatori sanitari può inoltre contrastare il ricorso alla medicina difensiva – ossia a scelte terapeutiche suggerite più da cautele giudiziarie che da convincimento scientifico – producendo di fatto un risparmio economico.

FATTORI ORGANIZZATIVI
La letteratura scientifica evidenzia l’elevata ripetitività degli errori. È essenziale applicare strumenti di gestione che permettano di identificare le cause primarie dell’errore e applicare efficaci strategie di prevenzione. Il principale obiettivo non deve essere però la ricerca delle responsabilità – o il pur giusto risarcimento del danno -quanto la capacità di indirizzare correttamente l’attività professionale degli operatori, contrastando con efficacia tutti i comportamenti negligenti, imprudenti o superficiali.

FATTORI NORMATIVI

L’attuale normativa e la lentezza della giustizia italiana favoriscono azioni degli Organi di gestione ispirate più a logiche risarcitorio-giudiziarie che al miglioramento della qualità dell’organizzazione e dei comportamenti professionali. L’azione della Magistratura non può essere addotta come pretesto per eludere l’obbligo di intervento. Le due azioni – quella legale e quella gestionale – agiscono infatti su diversi livelli e hanno scopi ben diversi. Questa mancata assunzione di responsabilità gestionali mina profondamente la fiducia dei cittadini nella sanità e aumenta il  timore dei sanitari di essere additati come gli unici responsabili dell’errore. Un aspetto non trascurabile è la necessità di ricondurre le nomine dei Dirigenti Medici a criteri esclusivamente meritocratici.

FATTORI CULTURALI

L’efficacia di un sistema di gestione del rischio clinico è strettamente legata alla capacità di far emergere le cause che hanno prodotto -o potevano produrre -danni alle persone. Questo obiettivo richiede un radicale cambiamento culturale che coinvolga la dirigenza e gli operatori.
È necessario in particolare:

• sostituire la cultura dell’autoreferenzialità, basata su convinzioni personali, con l’etica della responsabilità, intesa non come colpa, ma come fondamento stesso -psicologico ed etico -della professione, come disponibilità a mettere in discussione il proprio modo di operare al fine di migliorare il contesto e le azioni operative;
• abbandonare la cultura “del silenzio” ossia permettere agli operatori sanitari di fare
emergere eventuali errori nel trattamento dei pazienti senza correre rischi legali. Ciò è possibile solo ridimensionando la “cultura del risarcimento” verso il singolo sanitario, ormai troppo diffusa, che ha portato all’attuale escalation di ricorso allo strumento giudiziario. È invece indispensabile e più corretto spostare tale rischio sulle strutture sanitarie. Questo anche per favorire la collaborazione e il confronto costruttivo con il cittadino, la valorizzazione del personale sanitario e la ricerca dell’eccellenza nell’attività medica.

CONCLUSIONI
Per gestire in modo efficace la sicurezza nella pratica clinica occorre attuare la partecipazione attiva, costante ed efficace, dei cittadini e dei medici alla pianificazione e alla valutazione dei servizi sanitari. Per ottenere ciò, è necessario:

• favorire il cambiamento della cultura organizzativa e professionale, incentivando azioni di prevenzione e di controllo efficaci, trasparenti e verificabili;
• garantire la prevenzione e la correzione di disfunzioni organizzative e di comportamenti negligenti e imprudenti;
• creare un Osservatorio dell’errore medico e del contenzioso paziente-medico, per
conoscere la reale portata del fenomeno, individuando le aree di criticità ed evidenziando quelle di eccellenza;
• promuovere la via conciliativa extra giudiziale per risolvere i contenziosi tra utenti e
medici/Strutture sanitarie, basata su norme generali chiare e condivise;
• garantire che il comportamento delle Strutture sanitarie sia sempre orientato alla ricerca delle cause che hanno prodotto l’incidente, anche durante i contenziosi con i cittadini;
• attivare l’istituzione di un “Fondo vittime dell’alea terapeutica”, per risarcire gli utenti che hanno subito complicanze imprevedibili ed incomprimibili insite nelle cure;
• ottenere che la responsabilità sanitaria venga civilmente coperta dalle strutture sanitarie e non dai singoli operatori;
• definire “l’atto medico e l’atto sanitario” a livello legislativo.

Maurizio Maggiorotti Dario Petri

Presidente AMAMI Presidente ABC

Roberto Santi

Pietro Barbieri
Presidente Fond_Azione

Presidente FISH

 

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