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UN MONDO SENZA CARCERI NON E’ UN’UTOPIA. BEPPE GRILLO SI ISCRIVE AL PARTITO RADICALE?

martedì 17th, luglio 2018 / 16:33 Written by
UN MONDO SENZA CARCERI NON E’ UN’UTOPIA. BEPPE GRILLO SI ISCRIVE AL PARTITO RADICALE?

A cura di Pietro Palau Giovannetti

Un mondo senza carceri non è un’utopia, ma uno dei più seri progetti politici che si possa porre un governo autenticamente democratico, per risolvere i conflitti sociali all’origine della povertà, della microcriminalità, delle massomafie e del più vasto fenomeno sommerso della corruzione economico-politico-giudiziaria.     Bravo Beppe!

Va riconosciuto che Beppe Grillo è sempre stato un libero pensatore, e come tale vi è motivo per auspicare che si iscriva al Partito Radicale, per fermare insieme alle persone animate da vero spirito di giustizia l’onda neofascista di stampo leghista-pentastellato. E’ pura demagogia parlare di rilanciare l’Anticorruzione quando in galera entra solo la povera gente, che non ha mezzi per difendersi, così come è criminogeno costruire nuove carceri e bloccare la riforma penitenziaria quando di norma i processi contro i “colletti bianchi”, magistrati corrotti, bancarottieri e funzionari di Stato, finiscono o, con scandalose assoluzioni o, in prescrizione o, con lievi condanne, senza un solo giorno di carcere o, con munifiche misure alternative.

Una giustizia ipocrita, ottusa e feudale che usa due pesi e due misure, per difendere ad oltranza gli interessi delle élite dominanti, usando la politica del terrore penitenziario, come deterrente e arma di controllo sociale, attraverso l’inflizione del dolore sui corpi, sulle menti e l’anima degli internati, derivante dalla privazione della libertà, senza speranza, in modo da rendere i governati docili e ubbidenti come oche che al comando del padrone si mettono velocemente in formazione ordinata e rientrano nei ranghi.

Questa è l’unica forma di “rieducazione” che ho constato di persona viene praticata nelle carceri italiane, dove sono stato ingiustamente imprigionato per circa 6 mesi.

Il Ministro dell’In-giustizia Bonafede sostiene di non aver “nessuna voglia di manette”, ma solo di “pene certe e rapide”, senza rendersi conto che sta parlando della stessa cosa. E’ evidentemente cieco limitarsi a rivendicare, come un mantra, il principio della “certezza della pena” e la necessità di costruire nuove carceri, senza interrogarsi sulle categorie sociali che finiscono nelle patrie galere (tossicodipendenti, disoccupati, extracomunitari, emarginati, malati psichici, anziani), ovvero sulle cause all’origine dei reati che vengono puniti, in larga parte di lieve natura, per i quali la carcerazione non ha alcuna funzione rieducativa. Anzi.

I neo-governanti, pur ammettendo che la vita dietro le sbarre è disumana, sono capaci di pensare soltanto alla costruzione di nuove carceri, magari con percorsi rieducativi migliori, ma sempre di istituzioni liberticide   stiamo parlando, e non di programmi antimarginalizzazione per restituire dignità alle finalità del diritto e una funzione rieducativa alla pena, secondo i principi di Cesare Beccaria, Michel Foucault, Louk Hulsman (criminologo olandese), Nils Christie e Thomas Mathiesen, sociologi norvegesi (il primo citato da Grillo), e tanti altri, tra cui i quaccheri (Società  degli Amici di Gesù), che fu uno dei primi movimenti a proporre soluzioni alternative al carcere in nome dell’egualitarismo, alla base del loro credo religioso.

In “Sorvegliare e punire”, Michel Foucault spiega magistralmente i meccanismi perversi alla base della pena detentiva e come, sin dall’inizio del ventesimo secolo, sia stata denunciata come il più grande fallimento della giustizia penale, esattamente negli stessi termini in cui lo è oggi. Non esiste penalista convinto del fatto che il carcere sia in grado di raggiungere gli scopi che gli sono attribuiti: il tasso di criminalità non diminuisce. Invece di risocializzare, il carcere fabbrica delinquenti, accresce la recidiva e non garantisce la sicurezza. Gli istituti penitenziari sono sempre più sovraffollati. A chi giova questo sistema? La risposta è che la prigione è uno strumento di gestione e di controllo differenziale degli illegalismi. In questo senso, invece di costituire un fallimento è invece riuscita alla perfezione a specificare la delinquenza, quella dei ceti popolari, a produrre una determinata categoria di delinquenti, a circoscriverli per meglio dissociarli dalle altre categorie di rei, provenienti soprattutto dalle élite. Secondo Foucault, in tal modo il sistema carcerario riesce a rendere naturale e legittimo il potere punitivo legale, che lo naturalizza.

Siamo quindi perfettamente  d’accordo con Beppe Grillo quando afferma che rinchiudere una persona per anni dentro una cella di pochi metri, oltre ad essere una tortura senza senso, non porta a nulla e non è dato capire a quali risultati dovrebbe portare. É chiaro che servono mezzi alternativi, come afferma Nils Christie, che grazie al suo impegno accademico ci ha aiutati a comprendere le distorsioni del sistema penitenziario. Invero, le carceri sono una struttura progettata per infliggere legalmente dolore, uno strumento di controllo sociale e un vero e proprio business in continua crescita. E se si ferma basta fare nuove leggi e creare altri criminali. Inventare nuove categorie. Emarginare e imprigionare dissidenti, giornalisti, professori universitari, attivisti per i diritti umani. Io sono uno di quelli. Per me è bastato poco. Ma non è servito a mettermi a tacere. Poco importa se sono il Presidente del Movimento per la Giustizia Robin Hood – Avvocati senza Frontiere. Anzi, è proprio per questo che mi hanno sbattuto in galera per reati inesistenti, dove ho conosciuto solo povera gente, anziani, malati, extracomunitari, tossicodipendenti, disoccupati, padri di famiglia disperati, condannati per reati lievi solo per non essersi potuti permettere un’adeguata difesa.

Lo stesso Ministro Bonafede ha ricordato che i “colletti bianchi” rappresentano solo lo 0,6% dell’intera popolazione detenuta e che, in relazione all’alta percentuale di suicidi, “è inaccettabile che in uno stato di diritto un detenuto possa preferire la morte al carcere“. E’ quindi di palmare evidenza che la soluzione non sta nel costruire nuove carceri, nel restringere le misure alternative e nell’inasprimento delle pene e del regime carcerario già di per sé molto duro, tanto da spingere molti detenuti al suicidio.

E’ giunto il tempo di lasciarci alle spalle queste barbarie, residuo di una concezione medioevalistica della pena e di una becera propaganda populista. La certezza della pena non è riempire le carceri di extracomunitari, anziani, malati, spesso ultraottantenni, tossicodipendenti, soggetti svantaggiati, il più delle volte internati per reati lievi. Senza umanità della pena e rispetto della dignità umana rimane solo la vendetta ottusa di uno Stato barbaro e incivile che non sa costruire solide basi democratiche e l’ipocrisia di una classe dirigente corrotta che vuole solo creare allarme sociale sui reati minori per lasciare impuniti quelli più gravi delle caste dominanti, per mantenere inalterati i propri privilegi. La risposta che una Società civile matura e cosciente di sé deve essere capace di dare alla domanda di legalità e giustizia è quella di prevenire/assicurare la punizione dei reati commessi dai colletti bianchi, garantire la difesa dei soggetti più deboli, riformare la magistratura e il C.S.M., abolire le correnti, selezionare giudici onesti e indipendenti dai poteri forti e permettere il controllo dei cittadini sulle attività giudiziarie, cacciando i corrotti.

Le carceri sono inutili e dannose. Bisogna investire nel welfare e guardare a modelli scandinavi e canadesi. Le risposte rapide sono solo manettare. Né può essere tollerabile abolire la legge già molto blanda sul reato di tortura, inasprendo le pene per il reato di resistenza a pubblica ufficiale, cosa che lascerebbe mano libera alle forze dell’ordine e ai camici bianchi di commettere abusi di ogni sorta del tipo di quelli del G8 di Genova, fino alle uccisioni di Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva e Franco Mastrogiovanni.

Se Beppe Grillo deciderà di iscriversi al Partito Radicale, che è l’unica forza politica che si batte per i diritti civili in un’ottica transnazionalista e transpartitica,  forse potrà dare inizio ad una nuova era, aprendo la strada veramente ad un mondo senza carceri: http://www.beppegrillo.it/un-mondo-senza-carceri/

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