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FERMI ILLEGALI E ABUSI DI AUTORITA’

sabato 26th, aprile 2008 / 11:22 Written by

A cura di Cristiana Valentini

Avvocato Docente Universatario di Diritto Processuale Penale 

Desidero far conoscere ai colleghi i seguenti fatti, con la precisa finalità di conoscere se taluno di essi abbia notizia di accadimenti analoghi verificatisi in Torino. In effetti, un paio d’anni fa grazie a tecnica analoga è stata scoperta una gravissima situazione d’abuso reiterato da parte dei Carabinieri di una stazione milanese nei confronti di extracomunitari d’origine nigeriana.

Preciso che il mio assistito, sig. DIAGNE MODOU mi ha autorizzato alla divulgazione dei propri dati personali su questo sito internet.

In data 14-03-2008 l’uomo – che si occupa da anni di un’impresa di import-export d’abbigliamento a carattere assolutamente normale, ossia “lecito” – si trovava a Torino, all’interno di un appartamento di via Aosta, ospite, per qualche giorno, di un amico; in particolare si era fermato a Torino come d’abitudine sulla via del ritorno da Strasburgo, città dove si reca con frequenza per acquistare a prezzi vantaggiosi capi d’abbigliamento che poi rivende in Italia.

Alle ore 11,00 circa del mattino, hanno suonato alla porta tre Carabinieri, i quali hanno asserito di essere lì per una procedura pendente in Tribunale nei confronti del proprietario dello stabile; il mio assistito non ha capito bene di cosa si trattasse, ma ha compreso che gli affittuari sarebbero stati costretti a lasciare lo stabile entro il giorno 10 aprile ed eventualmente avrebbero dovuto stipulare un ulteriore contratto d’affitto con il nuovo proprietario; poi i tre Carabinieri hanno chiesto i documenti al sig. Diagne ed un altro ragazzo ospite dello stesso alloggio; costui era privo di permesso di soggiorno; il mio assistito, invece, ha mostrato tutti i documenti d’identificazione che aveva con se, ossia permesso di soggiorno e carta d’identità.

Nonostante il sig. Diane non avesse avuto problemi ad identificarsi, i Carabinieri hanno chiesto in quale stanza dormisse ed hanno cominciato a perquisirla, notando immediatamente la presenza dei capi di vestiario acquistati in Francia; hanno chiesto cosa fossero e il Diane glielo ha spiegato, mostrando anche gli scontrini d’acquisto. I Carabinieri, però, non si sono fermati e hanno continuato a rovistare, aprendo anche valigie contenenti abbigliamento di sua proprietà personale.

A questo punto il mio assistito ha tirato fuori il telefono cellulare e ha detto che avrebbe chiamato il suo avvocato, perché non aveva fatto nulla di male e che quello che stavano facendo non era giusto; i Carabinieri glielo hanno tolto di mano e gli hanno ingiunto di stare zitto, altrimenti avrebbe avuto guai peggiori.

Alla fine dentro la valigia hanno trovato il portafoglio del Diane, l’hanno aperto, controllato e hanno prelevato dal medesimo la cifra di euro 2.150,00. Danaro frutto della vendita parziale di quanto acquistato in Francia.

Constatata la mancanza del danaro, il mio assistito ha protestato subito, dicendo che non poteva trattarsi di un sequestro perché non c’era alcun reato e che li avrebbe denunciati.

Di contro i Carabinieri hanno disposto nei confronti del Diane un c.d. fermo per identificazione, l’hanno trascinato nella Stazione di Torino Monviso, gli hanno preso le impronte digitali, nonostante la piena identificazione già effettuata ed hanno fatto sottoscrivere al mio assistito (che legge solo l’arabo) un verbale nel quale, a loro dire c’era la spiegazione del sequestro e da cui risulta invece, in effetti, una denunzia nei confronti del Diane per favoreggiamento di immigrazione clandestina e ingiuria.

Nel corso di tutta questa operazione i Carabinieri hanno chiamato la sottoscritta, per chiedermi l’indirizzo, indispensabile per la domiciliazione, ma non hanno consentito che io parlassi con il Diagne, cui hanno restituito il cellulare solo all’uscita dalla Stazione.

Appare doveroso anzitutto osservare come la narrazione del denunciante Diagne sia provvista di solidi dati dimostrativi; il riferimento corre al materiale documentale rappresentato dagli scontrini e fatture, attestanti l’acquisto su territorio francese, in date di poco antecedenti al fatto denunciato di capi di vestiario per una cifra ben superiore ai 2.150,00 euro “prelevati”.

Il Diagne oltretutto è in grado di elencare nel dettaglio nomi e date di vendita del predetto materiale, per un corrispettivo pari esattamente ad euro 2.150,00, ovvero la somma che l’uomo teneva nel portafoglio all’atto della perquisizione.

Non si conoscono ovviamente le ragioni allegate dai CC operanti per fondare l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ingiuria e diffamazione, addebitata al Diagne, ma non occorre molta fantasia per immaginare che essa sia derivata dalla presenza nell’appartamento di via Aosta di un cittadino extracomunitario sprovvisto del necessario titolo di soggiorno; sul punto è sufficiente osservare come la pretestuosità dell’accusa si riveli con chiarezza dalla considerazione di una serie di dati altrettanto oggettivi, ovvero che il sig. Diane è residente da anni a Pescara; che si trovava a Torino solo di passaggio di ritorno dalla Francia, come attestato sempre dalle date degli scontrini; che l’appartamento di via Aosta è intestato ad altro soggetto, né esiste presso la locale Questura dichiarazione di ospitalità del locatario a favore del sig. Diagne; che, dunque, per definizione, risulta arduo comprendere in quale guisa il semplice fatto che il Diagne si trovasse nello stesso appartamento in cui era ospite momentaneo in compagnia di un clandestino, possa configurare il reato di favoreggiamento contestatogli.

Infine, da un semplice controllo del ruolino di servizio risulta verificabile l’effettiva ragione per la quale i Carabinieri denunciati sono giunti all’appartamento sito nello stabile di via Aosta n. 1, a Torino, ovvero per un’operazione di sgombero di immobile facente parte del compendio di beni di un fallito.

Fatte queste premesse in merito alla veridicità di quanto affermato dal Diagne, si notino la quantità di violazioni commesse dai CC operanti: la perquisizione delle valigie del sig. Diagne è atto sicuramente arbitrario, posto che egli, alla richiesta sulla provenienza della merce che aveva in stanza, aveva mostrato gli scontrini e le fatture allegate alla denuncia.

L’accompagnamento del Diagne presso la Stazione di Torino Monviso è del pari atto illegittimo ed arbitrario, posto che il Diagne si era identificato all’atto della prima richiesta, ossia al momento dell’ingresso dei CC nell’appartamento, mostrando altresì il permesso di soggiorno elettronico, che nulla lasciava intendere falso.

In effetti, si noti come nel verbale di fermo per identificazione non risulti assolutamente allegato il sospetto di falsità del permesso mostrato; vieppiù illegittimi, per le citate ragioni, gli atti di fotosegnalamento e raccolta delle impronte digitali cui il ragazzo è stato sottoposto quello stesso giorno.

In altri termini: il fermo cui il Diagne è stato sottoposto, è stato atto integralmente immotivato e gravemente arbitrario, posto che, come ben noto, l’accompagnamento presso gli uffici e dunque il c.d. fermo identificativo risultano subordinati dal 4° comma dell’art. 349 c.p.p. al rifiuto di fornire le proprie generalità o al sospetto di falsità delle generalità o dei documenti già forniti.

Del pari illegittimo e per di più priva di qualsivoglia aggancio nella legge, la condotta dei Carabinieri che hanno immediatamente sequestrato il cellulare all’odierno denunciante, nel momento in cui questi ha asserito che intendeva chiamare il sottoscritto difensore e parlarci per verificare se quanto stava accadendo fosse giustificato. Si noti come del pari è stato impedito al Diagne di parlare con il difensore allorquando i Carabinieri hanno contattato la sottoscritta per l’indirizzo della domiciliazione.

Appare doveroso sottolineare come episodi di siffatto genere si moltiplichino in maniera allarmante sul territorio nazionale, ed in modo statisticamente non comparabile con gli ulteriori Stati dell’Unione Europea, ingenerando non solo negli extracomunitari, ma negli stessi cittadini un diffuso senso di insicurezza nei confronti delle forze dell’ordine, troppo spesso percepite come personaggi facilmente indulgenti ad atti assolutamente arbitrari quando non apertamente prevaricatori.

E’ appena il caso di rammentare, tra i vari, il procedimento penale n. 36074/03 r.g.n.r., cui si accennava nell’incipit del presente articolo, dove a seguito di indagini brillantemente condotte dalla Divisione distrettuale antimafia milanese, sono stati scoperti ed oggi condannati numerosi carabinieri, i quali, nel corso di operazioni antidroga, arrestavano illegalmente ed estorcevano danaro ad extracomunitari nigeriani.

Confido che i Colleghi o chiunque altro legga quanto sopra, segnali fatti analoghi all’indirizzo del sito, così da rendere più efficace l’azione comunque intrapresa dal singolo.

Pescara, 3 aprile 2008

Prof. Avv. Cristiana Valentini

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