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CATANIA: FORZA MAMME DELL’ANDREA DORIA!

venerdì 04th, gennaio 2008 / 14:28 Written by

L’olivo e l’olivastro sono un simbolo omerico. Li  si incontra nell’Odissea, sono il segno della natura selvaggia, la natura dei Ciclopi e quello della coltura e della cultura, della civiltà perfezionata del regno di Alcinoo. Questo simbolo dell’olivo e dell’olivastro, della civiltà e dell’inciviltà, si sposa alla Sicilia, in cui insieme sono sempre cresciute e fiorite civiltà e barbarie, ragione e follia, mitezza e violenza, nobiltà e ignominia.

L’ulivo di oggi sono le mamme dell’Andrea Doria, le nuove "eroine" di Catania. Questa "moderna", disastrata e sprofondata  città, vero e proprio enclave nel mediterraneo.

Quasi estremo sud, ai piedi del vulcano affacciato su un ormai tossico e ribollente mare nasce questa storia… 

Catania, antico e "nobile"sito. Già famosa nelle rotte degli antichi greci, che vennero a portare cultura e civiltà. Fu luogo mitico. Dimorarono, tra i tanti, Enea ed Ulisse.  "Soggiorno", lì sul vulcano Etna, il leggendario Polifemo, "ideatore" degli isolotti di Acitrezza. In fasi  più recenti, ai tempi del "rosso" Garibaldi, fu epica Peppa La Cannoniera, che "bombarda in spalla", guidò in città la lotta dei catanesi  contro i borbonici latifondisti..

Nel calendario più fresco (a parte i nefandi  e tragici eventi del due febbraio scorso per fatti di palla che costarono la vita all’ispettore Raciti), Catania, a partire dall’ultimo e più ventennio, nelle memorie collettive è immortalata per  le lunghe e tragiche azioni di  mafia.

Vere e proprie "guerre civili" che, per oltre un decennio, scandirono nel nostro territorio, al suono delle armi,  l’assassino di tantissime persone, al ritmo di più cento per anno.

Ora, la città, tra i mille strutturali, perversi e rinnovati malanni imperversanti, ritorna in particolare auge a seguito delle  eroiche "imprese" delle mamme della scuola Andrea Doria che si aggiungono ai tanti intrepidi operai, licenziati da tempo, che occupano da molte settimane, giorno e notte,  alcuni luoghi "santi" delle istituzioni locali ( chiedono al Sindaco e al Presidente della Provincia il rispetto dei patti sindacali finalizzati alle riassunzioni).

Le mamme, da mesi, a partire dalla scuola, ma anche in strada e in piazza, con grande senso civico e democratico, alla testa dei figli e delle figlie,  si oppongono, con grande decisione e fermezza, alla chiusura della scuola – elementare e media inferiore – decretata dall’amministrazione comunale della destra guidata dal sindaco Umberto Scapagnini.

Il sito scolastico (i locali sono di proprietà delle Orsoline – la Compagnia di Sant’Orsola", cioè delle "Figlie di Sant’Angela Merici)),  complessivamente non vecchio e funzionale, è in locazione da parte del Comune.

Da tempo, l’amministrazione comunale, sommersa da un’enorme deficit finanziario non paga le regolari quote economiche di affitto..

I proprietari reclamando ripetutamente giusto soldo hanno mosso ingiunzione di sfratto per persistente e reiterata morosità, chiamando in opera  gli Ufficiali Giudiziari .

L’Istituto comprensivo Andrea Doria, quaranta aule,  è ubicato in via Cordai, nel cuore del quartiere di S. Cristoforo. L’area popolare, tra le tante cittadine diseredate e abbandonate, per antonomasia più fatiscente e degradata. In tutto il quartiere, densamente popolato, il tempo, nei fatti, è come si fosse fermato.

Una città altra, per struttura urbana e quotidianità, dentro la città; per quanto sia centro storico, a ridosso del centro "buono".

Emerge dirompentemente la fatiscenza. L’ignavia delle strutture amministrative, negli interventi strutturali e  negli atti quotidiani,  si tocca con mano.

Un tempo, non molto lontano, tutto il quartiere era molto attivo e pulsante di attività artigianali, commerciali e marinare, residenza di tanti battaglieri operai ed impiegati. Luogo storico di rivendicazioni sociali e politiche. Oggi è caratterizzato da un alto tasso di disoccupazione, esteso lavoro nero e visibilissimo sfruttamento minorile, rilevante micro e macrocriminalità, da persistente analfabetismo; la povertà si tocca con mano, le illegalità, piccole e grandi, molto diffuse.

I bassi, nella stragrande maggioranza dei casi, pur caratterizzati da scadentissimi requisiti residenziali, sono tutti regolarmente abitati, da tanti anziani e giovani nuclei familiari che con grande dignità, a testa alta, affrontano le gravi difficoltà quotidiane.. Tanti sono i pensionati al minimo. Numerosi gli enormi cortili su cui si affacciano i "monovani" pluri- affollati, con o senza servizi. La stragrande maggioranza dei residenti collegati al lavoro sono monoreddito, provenienti da attività operaie o dai livelli più bassi dei servizi, molti gli ambulanti. Le restrizioni economiche sono tante, per molti di loro è necessario "arrangiarsi" nella quotidiana ricerca della sopravvivenza. Lo "Stato" è lontano.

Negli ultimi anni il degrado  si è sempre più vertiginosamente accresciuto. Vivibilità e qualità della vita a S. Cristoforo sono questioni puramente astratte e virtuali.

Ebbene, in questo contesto, le mamme dell’Andrea Doria, veraci ed indomite donne "proletarie", non si scoraggiano e non si arrendono allo strapotere dell’amministrazione comunale che vorrebbe mandare i propri figli in un’altra area, molto distante, della zona quartiere interessata.

Vere e proprie civiche mamme-coraggio, novelle "peppe cannoniere", autorganizzatosi in Comitato, sostenute da diversi riferimenti sociali cittadini (in particolare dal Gapa, associazione culturale-sociale che opera a San Cristoforo) e da tutto il corpo docente e tecnico della scuola, hanno innalzato la bandiera della Resistenza, contro il sopruso e velleitario autoritarismo degli amministratori locali della destra..

Difendono con grande volontà i loro elementari diritti, di cittadine attive e propositive, dei figli e delle figlie. Non vogliono essere suddite cieche  del "potere del Palazzo".

Hanno grande dignità, chiedono rispetto, giustizia e legalità.

Reclamano il rispetto della democrazia ed incitano alla partecipazione.

La lotta, che ha avuto eclatanti manifestazioni nel corso del mese di aprile, era già stata intrapresa nell’agosto scorso. L’amministrazione comunale, infatti, non ha iniziato a pagare l’affitto già dal febbraio 2005.

Di fronte a tanto ardire già diverse volte sono stati richiamati indietro i notificatori dello sfratto della scuola …che grazie al proprio agire didattico e sociale ha avuto la "sfrontatezza" di fare abbassare negli ultimi dieci anni la dispersione scolastica dal 22 al 5%. Una scuola aperta fino a sera tardi, con forme di collaborazione e di apprendimento anche da parte degli adulti.

In questa  devastata  ed invivibile città, Catania, quella dell’acclarato 103, tartassata dagli enormi aumenti sui servizi locali elementari, in specie, acqua e nettezza urbana; sprovvista in gran parte di sevizi primari come le fognature;  caratterizzata dai mille e più cassonetti dei rifiuti deturpati e igienicamente pericolosi, sen
za raccolta differenziata, dalle variegate quotidiane illegalità diffuse , dai tanti anziani abbandonati, dai disoccupati cronici,  dai tanti "arrangiatori" che cercano di sbarcare la vita nell’enorme ambito del lavoro nero, precario e dello sfruttamento minorile, dalle tante piazze centrali che si vorrebbero sventrare per far posto a privati parcheggi multipiani sotterranei ad alto costo d’uso, da un progetto di PRG ( Piano regolatore Generale) che vorrebbe solo fare spazio alle private speculazioni a partire dalla costiera cittadina, dalle mille strade scassate e bucate, dalla totale inesistenza della sicurezza stradale e pedonale, dalla quasi totale scomparsa dei Vigili Urbani, contrassegnata dalle mille e più antenne  (c.f.r. elettrosmog) sparse sui tetti, da un inquinamento sempre più avanzante, ingabbiata da una folle "mobilità", dalla totale pubblica inosservanza dei diritti di attiva solidarietà e sostegno  agli immigrati e ai cittadini catanesi più deboli,  LORO, le "popolane" mamme-coraggio, in questo scorcio di Aprile……della Liberazione, rappresentano e guidano, assieme ai lavoratori asserragliati nell’aula del Consiglio Provinciale e nelle stanze del Gruppo comunale sul Lavoro, il RISCATTO di Catania.

Loro, le "mamme-coraggio" hanno già conquistato alcuni importanti risultati. L’amministrazione comunale, di fronte a cotanto democratico coraggio, è stata costretta a piegarsi: hanno sborsato alcune rate di "accomodamento"; ora, a gran malincuore, sono costretti a fare "occhio di triglia"promettono "mari e monti.

Altro che canasta, bridge, "giochi"di società di "partito" e di logo associativo.

Di fronte all’imperante egoismo e corporativismo della società "più o meno bene" catanese, che si sollazza in vacui convegni culturali ed associativi di rango, reclamando spazi e pubblicità,  intrattenendosi in circoli "dorati", Loro, le mamme coraggio popolane, assieme ai figli e alle figlie, LOTTANO per avere garantito elementari spazi di vivibilità….e di civica dignità..

Mentre le mamme-coraggio tenacemente lottano, gli altri, i tantissimi, stanno, silenti, solo a guardare, si vaneggiano nei Loro specchi sociali: guardano esclusivamente al loro ego quotidiano, ai loro affari, curano le proprietà, le nicchie", le scalate intellettuali, oliano le lobby  e le cordate , si affannano nei tanti luoghi di affarismo corporativismo e di sotterranei intrecci mafiosi..

In quest’ambito la destra cittadina  si sollazza: in "autonomia",  e libertà di "case" e di caste.

I tutti, quelli della "pancia piena", guardano in sollazzo. A me che viene?

La sinistra cittadina, per lo più rinchiusa nelle stanze a meditare, a parte qualche sporadico tentativo di supporto, essenzialmente "guarda  ed ammira".

Loro, le mamme dell’Andrea Doria di San Cristoforo, e gli operai occupanti, resistono. Aspettano ancora speranzosi la città assente.

In corso d’opera emerge  che lo sfratto da parte della proprietà dei locali non ha più come motivazione principale  le reiterate morosità accumulate dal Comune che ha tamponato con alcuni anticipi, bensì l’intendimento espresso dalla proprietà medesima ( le Orsoline) di non volere più utilizzare i locali per uso scuola pubblica, quindi vendere.  
Loro resistono, decidono di occupare l’istituto fino a quando non saranno certe che i loro figli potranno continuare ad andare a scuola. In quella scuola. Lì, a San Cristoforo, non consentiranno che l’unico presidio democratico contro l’evasione scolastica, lo sfruttamento del lavoro infantile, le mafie che assoldano i ragazzi del quartiere per la loro sporca manovalanza venga portato via. 
Nel frattempo  guidano il riscatto e le lotte che partono da  loro per  abbracciare tutta la città.

Domenico Stimolo 

Presidente Comitato Partecipazione e Democrazia Catania 
 

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