#PietroPalauLibero

ALLE ORIGINI DELLA PREVARICAZIONE DEI DIRITTI UMANI

venerdì 07th, settembre 2007 / 11:22 Written by

di Lavinia Greenwell

Fine della Giustizia sulla terra”.

Chiesi alle stelle arcane e tanto belle
del monte ascoso nelle cui acque pure
da una cascata Giustezza ebbe sua fonte
e mi risposer sussurrando quelle
che di tal Dea ferita fu la fronte
quand’Ella nella Terra fu violata
e smise tosto d’esser venerata
quando la freccia, dall’uomo avvelenata
sparse il suo sangue di Lei che pria era amata,
natura qual divinità incarnata.

Un uomo nuovo, assetato di potere
non più nell’essere, ma nel divenire
non più nel fondersi qual goccia nel mare
cercò sua meta, ma nel possedere
e nell’imporre ad altrui il suo dire
nel vincer guerre e nel primeggiare
supremazia del fare e dell’avere.
del cosmo antico rigettò il sapere
e dall’essenza muliebre e dalle fiere

E da Natura e dall’alma bambina
si alienò egli, Bellezza profanando
e da dolcezza, e dall’Amore antico
ponendosi al di sopra, e non al fianco
di forza e presunzion legge instaurando
e con sua vana scienza allontanando
di pria del Tempo l’Armonia divina
e il Nume giusto che un di’ fu all’uomo amico
quel Nume figlio dell’Amore Antico.

ABSTRACT

Simile peraltro a quella di molti altri popoli arcaici, tra cui per esempio i Greci, i Romani, i Cinesi, e gli  Aborigeni Nordamericani, l’antica concezione mitica Indù suggerisce che il mondo, passando attraverso quattro ere – da Satya Yuga, Era della Verità, a Kali Yuga, Era dei conflitti, o Era Oscura – sarebbe degenerato da una condizione di assoluta purezza, felicita, Divina Giustizia e perfetta comunione tra uomini, donne, animali e natura, a uno stato di caos e sofferenza sempre maggiori, e sempre più profonda ingiustizia, in cui l’umanità, cresciuta a dismisura fino a soffocare la terra, circondatasi da un mondo artificiale e falso, è sempre più lontana dalla divina essenza, maschile e femminile insieme, di naturalezza primordiale, e la capacità di discernere il giusto dall’ingiusto, la purezza dallo squallore, la vera ricchezza dalla povertà, il bene dalla malvagità e via dicendo, cosi come il principio unificatore divino di tali opposti.
Secondo tale concezione, l’ingiustizia sulla terra sarebbe venuta con l’avvento della terza era, il Dvapara Yuga, Era dell’indecisione, detta dai Greci Era del bronzo; era in cui, secondo gli Aborigeni Nordamericani, il bisonte posto a ovest a trattenere le acque della distruzione, si reggerebbe ormai solo su due zampe, avendo perso le altre due alla fine di ciascuna delle ere precedenti.

Dopo la fine delle prime due ere, l’Era dell’Oro e l’Era dell’Argento, Satya Yuga e Treta Yuga per gli Indù, in cui il mondo degli uomini era ancora connesso alle immutabili Leggi del Cosmo l’avvento della terza sarebbe segnato dall’imposizione della violenza, dalla rottura, sia su un piano umano che su un piano metafisico, dell’armoniosa sintonia tra femminile e maschile, ed anche, tra umanità e natura, di cui la donna sarebbe incarnazione.

Con l’arrivo della terza era nascerebbe quindi l’idea di proprietà e possesso, e dell’affermazione del potere attraverso ciò che si possiede, ottenuto con la forza e con la violenza, poco importa se semplicemente fisica o per vie più subdole attraverso la strategia e l’ingegno mentali volti alla sete di potere.

Si tratterebbe quindi in altre parole del passaggio dal mondo dell’essere al mondo dell’avere, dal mondo dell’imperituro, al mondo del divenire, in cui non ha più importanza ciò che si e’ raggiunto in dimensioni spirituali interiori connesse alle eterne leggi dell’universo, spesso in segreto e senza la necessità di mostrare ciò all’esterno, mentre invece ne assume sempre di più quanto si e’ riusciti ad accumulare, a possedere, quante terre sono state invase e sottomesse, quanti popoli assoggettati, quante genti obbligate a convertirsi agli usi, credenze, costumi religioni o quant’altro, del popolo di appartenenza, considerando la Natura, le donne, i bambini e gli animali, non più come qualcosa di sacro, e incarnazione del divino da venerare e rispettare, ma come qualcosa di cui essere padroni, o da utilizzare per i propri scopi sfruttandone le risorse materiali.

Il Kali Yuga, l’Era Oscura, la quarta era, ovvero quell’attuale, sarebbe un’ulteriore degenerazione della terza, e l’arroganza umana, con la sua visione antropocentrica già imposta nell’età del bronzo, raggiungerebbe i suoi vertici estremi, allontanando completamente, con le sue vane filosofie e gli estremi livelli di tecnologia raggiunti, la scienza e via dicendo,  il mondo e l’umanità’ dalla luce, dalla perfezione e dalla giustezza primordiali, fino alla distruzione totale, a cui seguirebbe il ritorno di Satya Yuga.

                                                                            Lavinia Greenwell (Antropologa)

Introduzione

Premetto che in questa serie di articoli che ho deciso di intitolare "Alle origini della prevaricazione dei diritti umani", ogni argomento trattato, ogni parola accuratamente scelta, ogni ipotesi o visione proposta, fanno parte di una prospettiva, di un punto di vista quanto mai inusuale, per lo più al di fuori di qualsiasi tipo di categoria, di cassetto, di etichetta, di forma e di regola in cui la conoscenza umana, che sia essa di carattere "culturale", "esoterica", "antropologica", "sociale", "razionale", "emozionale", etc. etc., e’ organizzata, su un piano mentale.
Per questo motivo il punto di vista qui proposto e’ particolarmente vulnerabile, e fraintendibile con estrema facilità, per via della fitta rete di preconcetti mentali e non solo e dei parametri attraverso i quali le nostre menti sono da secoli – o forse millenni – abituate ad operare, valutare, analizzare, osservare, e  che costituiscono i fondamenti stessi non solo del modo di vivere del mondo odierno in generale, ma addirittura del nostro modo di respirare, di sognare, di pensare, di avere emozioni, sentimenti, umori, stati d’animo, e forse addirittura del nostro stesso esistere.
Questo punto di vista è per tanto, seppure probabilmente più antico del Tempo stesso, al giorno d’oggi rivoluzionario a livelli impensabili, dal momento che mette in dubbio ed in crisi la maggior parte dei parametri, e dei livelli di coscienza di consapevolezza, se non tutti, sui quali si basa la nostra egoistica umana esistenza, a cui l’arroganza e la presunzione sono ormai da millenni imprescindibilmente connesse.
Per tutti questi motivi consiglierei a coloro che leggeranno questa serie di articoli, di avvicinarsi ad ognuno di essi come ci si avvicinerebbe ad un oggetto antico e strano, di fattura misteriosa, che a prima vista non sembrerebbe niente di utile forse, o di cui, per via delle sue forme inusuali, non si riuscirebbe ad intuire lo scopo.. ma che tuttavia potrebbe essere quanto mai prezioso e raro, per motivi che inizialmente non sarebbero visibili.
O forse bisognerebbe avvicinarsi alla lettura di questa serie di articoli, come ci si avvicinerebb
e a un lago isolato di alta montagna, dove l’aria e’ pungente e fine, e i telefoni cellulari non prendono. Un lago a cui si potrebbe accedere solo dopo una lunga camminata in salita che avrebbe temporaneamente abolito l’irrefrenabile tendenza a pensare, a soppesare, a ciarlare e rimuginare del cervello, i cui pensieri sono proprio simili, come credevano gli antichi, a scimmie che saltano di ramo in ramo.
Ciò che sto cercando di comunicare e’ che vorrei che il lettore, per quanto ciò sia difficile o forse impossibile, provasse a togliersi gli occhiali che sempre indossa per guardare il mondo, o persino, forse, dentro di sé. Provare a togliersi questi occhiali e leggere con mente quanto più possibile libera e cuor leggero, quasi bambino, se possibile.
In questa serie di articoli analizzerò da un punto di vista spirituale arcaico pre-cristiano e in molti casi pre-patriarcale, le origini del disagio odierno sopracitato.
Devo però a questo proposito avvisare anticipatamente il lettore che l’uso di termini quali "arcaico", "patriarcale", "umano", "moderno" e molti altri, non corrisponde a quello comunemente diffuso nel linguaggio per lo più pigramente accettato dalla stragrande maggioranza degli individui che compongono la società moderna, né tantomeno al linguaggio antropologico ufficialmente riconosciuto dalle istituzioni dominanti del sistema politico, sociale, culturale, scolastico e via dicendo del mondo occidentale.
Da un punto di vista antropologico, le fonti su cui si basano  questi studi, la visione qui abbracciata, il linguaggio qui utilizzato, e l’uso del linguaggio qui inteso spesso da un punto di vista etimologico originario, non sono istituzionalmente riconosciute, ne’ insegnate nelle università e nei licei, a parte alcune frammentarie e spesso superficiali o a mio avviso per lo più male interpretate eccezioni.
Quale sia tale visione, e l’uso del linguaggio proposto, verrà trattato negli articoli successivi, spesso andando a toccare o a scavare in argomenti e in concezioni e leggende che inizialmente potrebbero sembrare molto lontani da ciò che il titolo di questa serie farebbe pensare.

Per andare alle origini infatti si dovrà partire dalle radici del mondo, della natura e di ogni cosa vivente, prima di potere arrivare al concetto di "diritti umani" e al senso che, attraverso questa insolita prospettiva, si darebbe ad esso.

L’Ostacolo Illuminista.

Con l’avvento dell’illuminismo settecentesco, nasce l’idea di uguaglianza tra gli uomini e della supremazia della ragione, vista come lume per guidare l’uomo verso la giustizia e il superamento di ogni tipo di oscurantismo religioso, ovvero come mezzo sicuro per il raggiungimento della felicità, non più in cielo, come si era creduto durante i secoli di dominio delle religioni incentrante intorno al mito di Cristo, ma in terra.

"L’illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l’ incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stessi è questa minorità se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! – è dunque il motto dell’illuminismo". *[Enciclopedia Wikipedia]
Questa visione sui cui basa il pensiero moderno, potrebbe costituire il primo e più grande, forse insormontabile ostacolo alla corretta comprensione della visione arcaica qui proposta, ricostruita su basi meno empiriche, e più intuitive, tramite l’intreccio di reperti archeologici, di resti di documenti attestanti antiche dottrine e filosofie, di mito e di leggenda, indagate fino al disvelamento delle origini di partenza.

L’occhio moderno, che sia di un avvocato, di un antropologo, di un accademico od anche semplicemente di una persona qualunque di media cultura, basato sulla ragione come mezzo supremo discernitivo, e’ di per sé il filtro oscurante, la lente che distorcerebbe ciò che qui e’ proposto, portando a una serie di fraintendimenti, giudizi e preconcetti che porterebbero a giudicare come inferiori, improponibili, particolarmente in una rivista di questo tipo, o, probabilmente, ignoranti, sorpassate, superstiziose, non evolute ecc., certe antiche concezioni, e soprattutto folle la prospettiva di proporle come una risorsa di eterna ed illuminante saggezza, come una risposta sempre valida ed immutabile a quesiti di ogni tempo, e quindi anche attuali.

Tuttavia, qualcuno, anche solo per curiosità o amore per la ricerca e la comprensione del passato e delle origini del mondo e della società in cui viviamo, potrebbe essere interessato a prendere almeno in considerazioni tali concezioni, ed e’ per costoro che ci si addentrerà nella descrizione della leggenda delle Quattro Ere del mondo, per poi cercare di trarne risposte riguardo al problema dell’assenza di uguaglianza tra gli uomini, seppure ciò e’ certamente in contrasto con le visioni di uguaglianza oggi giorno considerate quasi inappellabili dalla stragrande maggioranza di persone interessate all’ambito dei "diritti umani".

La seconda parte sarà pubblicata sul prossimo numero in rete nel mese di settembre…

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