Aforismi sui magistrati e lo stato della giustizia in Italia.

sabato 30th, luglio 2016 / 11:22 Written by
Aforismi sui magistrati e lo stato della giustizia in Italia.

A cura di Pietro Palau Giovannetti

Questi piccoli uomini (i magistrati) si devono sentire così insignificanti, che per nascondere questa loro insicurezza, si accodano al gregge, silenziosi e obbedienti, come le pecore o, peggio, “come i maiali che si rotolano nel porcile che, quando ne tocchi uno, gridano tutti[n.d.r.: l’ultima parte è presa a prestito da “Elogio dei giudici” di Piero Calamandrei, uno dei padri della Costituzione, che ammoniva che, “in democrazia, il pericolo maggiore per i giudici, è quello dell’assuefazione, dell’indifferenza burocratica, dell’irresponsabilità anonima…”].

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L’opinione che mi sono fatto sulla magistratura in oltre 30 anni di impegno sociale nella lotta alle «massomafie» e alla corruzione politico-economico-giudiziaria è che i magistrati onesti, quelli che vogliono assolvere seriamente le loro funzioni, vengono ostacolati con ogni mezzo, isolati, delegittimati, emarginati dai loro stessi colleghi, calunniati e messi da parte, fino a costringerli a dare le dimissioni e, se ciò non bastasse, messi sotto procedimento disciplinare, fino a farli liquidare fisicamente, per poi erigerli ad eroi, senza che si scopriranno mai i veri mandanti. Questo è lo stato della giustizia e il livello di coscienza della magistratura italiana”.

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La magistratura non è un potere indipendente, come i governanti ci vorrebbero far credere.  Al suo interno vi sono due anime e quella che prevale è l’arroganza del potere che sostituisce la Verità sostanziale con quella processuale, la Ragione con il torto, la Giustizia con l’ingiustizia e il bene con il male,  applicando e interpretando in maniera distorta le leggi e le nome processuali, presentandoci come “intangibile” l’esito di processi ingiusti, attraverso il dogma che le sentenze non si discutono. La peggiore ingiustizia, infatti, non si presenterà mai come tale, bensì, si maschererà sempre sotto i panni della giustizia, perché, si sa, l’arbitrio in ogni epoca è sempre stato intollerabile ed il senso di giustizia è insito nel cuore degli uomini”.

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“La magistratura, a differenza della politica, dagli anni di “tangentopoli”, non ha mai avuto alcun ricambio nè politico nè generazionale, ed è rimasta divisa in correnti legate agli apparati e agli interessi della partitocrazia, impedendo di portare alla luce le collusioni tra Stato, mafia, servizi segreti e massoneria. Chi ha cercato di farlo è stato trucidato o messo a tacere”.

“In altri termini, mentre di inchieste sulla corruzione politica se ne sono fatte e se ne possono fare molte, quanto serve a regolare gli equilibri di potere e la lotta per il controllo del territorio da parte dei partiti di regime, le inchieste sugli intrecci tra magistratura, massoneria, oligarchia bancaria, mafia, servizi di intelligence, politica, alta finanza (i cd. livelli più alti e inaccessibili),  devono restare tabù, quelle poche avviate, salvo rare eccezioni, sono state sempre stoppate, perché sgradite ai poteri forti che controllano le istituzioni, delegittimando gli stessi magistrati scomodi e privi di padrini politici, che le avevano promosse, a rischio della loro stessa vita”.

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“Come scriveva Honoré de Balzac, in “Le illusioni perdute”, la storia non è mai quella che ci viene raccontata: “vi sono due storie: la storia ufficiale, menzognera, che ci viene insegnata, la storia ad usum delphini, e la «storia segreta», dove si trovano le vere cause degli avvenimenti, una storia vergognosa”. Per questo è urgente riscrivere gli ultimi 150 anni della storia d’Italia, intrisa di sangue, intrighi, corruzione, morti misteriose, scandali inenarrabili, collusioni, sete di dominio. E’ un atto di giustizia e di amore verso la propria terra e a al contempo di dovuta gratitudine verso tutti i suoi più nobili eroi, sconosciuti o dimenticati, che hanno sacrificato la loro vita per difendere il bene comune. E’ un modo diverso di pensare il 150° Anniversario dell’unità d’Italia, guardando al futuro, non con gli occhi dell’ipocrisia delle Autorità e di vuote celebrazioni, ma con quelli della storia delle vittime, degli uomini migliori delle istituzioni, dando un senso comune più profondo alla vita e alla morte e alla nostra stessa esistenza, per costruire una società libera dalle mafie, dalle schiavitù e dalla miseria. Magari, anche con il contributo della parte sana della politica, della Chiesa e delle Associazioni antimafia, sempre pronte a ricordare con arrendevole mestizia la memoria dei martiri della giustizia e ad inscenare solenni celebrazioni, fiaccolate, dibattiti e manifestazioni di piazza ma, in genere, senza impegnarsi con la dovuta determinazione sul terreno della denuncia dei poteri occulti che controllano lo Stato e condizionano la vita democratica”.

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Credo sia ormai chiaro a tutti: “la legge non è uguale per tutti”. In Italia, non c’è persecuzione tangibile, ma ci sono lo stesso dei “gulag invisibili” (non dissimili da quelli dei Paesi dell’est), nei quali vengono rinchiusi i dissidenti. Chi si oppone viene messo a tacere, isolato, marchiato come asociale e criminalizzato, gli si impedisce di esistere, realizzarsi, fare carriera, esprimersi, manifestare, pubblicare, accedere ad incarichi e finanziamenti pubblici, fino a privarlo della libertà personale e a distruggerne con ogni mezzo la vita”.

“Stessa sorte per i magistrati onesti che non si sono piegati al diktat dei poteri criminali che governano occultamente il Paese, come nel caso scarsamente ricordato del Procuratore di Torino, Bruno Caccia, trucidato dalla massomafia, perchè con le sue indagini “troppo incisive e dannose” sulle collusioni dei clan calabresi con magistrati locali, minacciava la sopravvivenza della ‘ndrangheta in Piemonte; oppure, nel caso del P.M. di Aosta, David Monti, il quale prima di venire esautorato dall’indagine “Phoney Money”, che coinvolgeva tra l’altro la Consulta economica della Lega Nord e i rapporti dei “lumbard” con la ‘ndrangheta , rivelò le connessioni tra mafia-politica-massoneria-servizi segreti, definendo con il termine “massomafia”: «un intreccio di membri di associazioni segrete e di appartenenti a istituzioni perfettamente legali che si incontrano in punti off shore, cioè territori al di fuori della giurisdizione italiana». E, precisando che: «non esistono solo le società off shore che proteggono i flussi finanziari illegali, ma anche le “off shore massoniche”, veri punti nevralgici, con il ruolo non di cospirazione ma di interferenza che spesso significa condizionamento». Sino, ai casi più noti di Carlo Palermo, Falcone, Borsellino, Cordova, Woodcock, De Magistris, Forleo, Ingroia, Scarpinato, etc., che hanno cercato di portare alla luce l’intreccio perverso di interessi tra Stato, mafia, massoneria, servizi segreti, il vero e proprio tabù, su cui poggiano i maggiori scandali finanziari e misteri d’Italia e l’irrefrenabile sviluppo negli ultimi 50 anni delle mafie nel cd. tessuto “sano” della società civile e dell’economia, rendendo “normale” ciò che non potrà mai esserlo”.

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”Sono convinto sia urgente lasciare alle spalle il positivismo giuridico, la concezione autoritaria che ci portiamo dietro da Hobbes, secondo cui la verità perde qualsiasi importanza, il diritto risponde soltanto alla domanda della sua validità, alle procedure e agli interessi dai quali viene generato. E’, infatti, inutile avere rinunciato ai propri diritti naturali per superare la condizione primitiva in cui tutti competono con tutti (“bellum omnium contra omnes), stringendo il cd. “patto sociale” mediante il quale tali irrinunciabili diritti si trasferiscono ad organi supremi, se questi non sono in grado di garantire la pace e la giustizia, di cui parlava Hobbes nel 1600, citando la «generazione di quel grande Leviatano o, piuttosto – per parlare con più riverenza – di quel Dio mortale, al quale noi dobbiamo, sotto il Dio immortale, la nostra pace e la nostra difesa…». Oggi, sappiamo che quel dio mortale, senz’anima, si è trasformato nell’onnipotente mostruosa macchina statuale stritolatrice dei diritti naturali che ci ha reso schiavi delle banche e delle logiche del profitto, dove l’essere umano non conta e vale nulla. Di talché, quel dio terreno e onnipotente dalle sembianze di mostro, è morto! La gente ha ormai compreso che quello di cui si ha veramente da temere è lo Stato stesso. Lo stato di diritto è solo una favola, come quella di Pinocchio o Cappuccetto rosso, “ad usum delphini”, per mantenere il controllo sui governati. E’ tempo di affermare: “Veritas non auctoritas facit legem!”

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La tripartizione dei poteri concepita da Montesquieu come fondamento delle allora nascenti democrazie moderne si è rivelata una teoria superata ed ingannevole, come dimostra la storia del secolare asservimento delle magistrature e delle istituzioni ai poteri forti economico-finanziari globali controllati dalla massoneria. I tre poteri fondamentali dello Stato (legislativo, amministrativo, giudiziario), ben lungi dall’essere in concreto distinti ed indipendenti tra loro, costituiscono una supercasta di intoccabili, che si è impossessata delle istituzioni democratiche per legittimare ogni forma di abuso in danno delle fasce più deboli della popolazione. Tali poteri, infatti, nella misura in cui non sono assoggettati ad alcuna forma di controllo da parte dei cittadini, anche indiretto, vengono lasciati in grado di accordarsi tra loro, facendo venire meno i presupposti basilari del sistema democratico”.

“Oggi, è dunque doveroso interrogarsi su come possono riuscire ad essere indipendenti se il primo fa le leggi, il secondo le applica ed il terzo giudica in base ad esse?  E’ evidente che dal primo necessariamente dipendano gli altri due e che i cittadini non hanno alcun serio potere di controllo sul sistema parlamentare, amministrativo e giudiziario. Infatti, nonostante il dissenso, dalla lotta di resistenza al nazi-fascismo non sono in grado di operare alcun reale ricambio politico né al parlamento né al governo né ai vertici della magistratura, ragione per cui il popolo – unico vero sovrano assoluto -, deve con urgenza riuscire a reinventare nuove forme di democrazia e di controllo della legalità, ponendo regole e punizioni severe per gli infedeli servitori dello Stato e delle istituzioni centrali e periferiche in cui si articolano le sue attività”.

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“Dobbiamo riuscire a capovolgere il rapporto tra Stato e persona umana, collegando e dando voce alle migliaia di associazioni impegnate in tutta Europa nella difesa dei diritti umani, in modo da costruire una autentica democrazia dal basso in cui individui e popoli si uniscono, rendendo più efficace e meno vulnerabile l’azione di ogni singola associazione che spesso si trova ad agire isolatamente, affrontando la repressione governativa nel proprio paese. Ci troviamo di fronte a una svolta epocale in cui i cittadini e le associazioni della società civile sono chiamati a prendere in mano le redini del futuro del Paese, esprimendo una nuova generazione di politici, intellettuali, scienziati e uomini liberi da collari e padrini, per un armonioso sviluppo della società, come affermava Hannah Arendt, auspicando “si educhino generazioni in grado di pensare e di provare emozioni, ponendo in risalto l’importanza della creatività, intesa come capacità di trovare soluzioni innovative per il proprio spazio individuale e per lo spazio pubblico”.

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“La lotta alle massomafie potrà vincersi solo attraverso un impegno collettivo per la giustizia, diversamente, utilizzando una celebre frase di Cornelius Castoriadis, uno dei maggiori filosofi politici del nostro tempo, «continueremo ad accumulare spazzatura», privando le nostre vite e anime di senso. Il guaio della nostra civiltà è infatti che ha smesso di interrogarsi. Nessuna società che dimentichi l’arte del porsi domande o, che permetta a quest’arte di cadere in disuso, può sperare di trovare risposte ai problemi che l’assillano, certamente non prima che sia troppo tardi o che le risposte, benché corrette siano divenuti irrilevanti”.

“La voce dei giovani di ogni parte di Italia, unita a quella dei loro padri che non si sono piegati alle logiche delle mafie, rappresenta l’unica grande speranza per la realizzazione di un profondo mutamento socio-culturale, da lungo tempo in atto, le cui istanze di giustizia e legalità, largamente condivise, non possono più essere oltremodo rinviate, risultando intollerabile che le istituzioni dello Stato e i pubblici poteri possano continuare a venire lasciati etero-governati da «poteri esterni», collusi con la criminalità organizzata”.

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“La giustizia sebbene rappresenti una delle massime aspirazioni del genere umano, invero, ad una più attenta e profonda riflessione, è un valore dal quale augurarsi di poterne fare sempre più a meno e da cui l’umanità possa prima possibile affrancarsi, poiché ormai in grado di vivere in pace con i suoi simili; diversamente continueremo a coltivare come irrinunciabile, la triste necessità di una «giustizia sfuggente», come se non potessimo fare a meno delle nostre controversie. E, anche lì, cercando di prevalere con l’inganno o, peggio, come certuni che sbraitano a vanvera contro la magistratura, con la forza della corruzione”.

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“Questa è la mia testimonianza e quanto desidero che la gente di buona volontà animata come noi da spirito di vera Giustizia sappia. Se vogliamo veramente cambiare l’Italia e fare diventare il nostro continente, l’Europa dei cittadini, dobbiamo partire dalla giustizia, non ci sarà mai libertà senza vera Giustizia. E’ urgente creare delle Commissioni di controllo sulle attività di pubblici amministratori, avvocati e magistrati e sul buon andamento della giustizia, composte da saggi e rappresentanti della Società civile, superando la situazione di monopolio statuale del diritto, nelle mani delle caste professionali e di lobby politico-affaristiche trasversali che hanno fatto della giustizia un business, deviando le finalità stesse del sistema giudiziario, ridotto ormai, nell’attuale regime, a strumento di manipolazione ed oppressione del popolo”.

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“Anche Mazzini fu costretto alla latitanza fino alla morte, a causa delle condanne inflittegli da diversi tribunali d’Italia, ma citando Nelson Mandela, campione dei diritti umani, affermo che i veri vincitori “sono semplici sognatori che non si sono mai arresi” e “non ho dubbi che i posteri si pronunceranno per la mia innocenza e che i veri criminali che dovrebbero essere portati di fronte ad una corte sono i magistrati che mi hanno perseguitato e i loro mandanti”.

“Questa è l’eredità politica che desidero lasciare a tutti coloro che si battono per il rispetto della legalità, ricordando il motto di Socrate, secondo cui: “Chi inganna a proposito della bontà e delle giuste leggi è più colpevole di chi uccide volontariamente” (“la Repubblica”, Platone)”.

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