{"id":85,"date":"2008-05-01T18:56:09","date_gmt":"2008-05-01T18:56:09","guid":{"rendered":"http:\/\/lambertob.koding.io\/wordpress\/?p=85"},"modified":"2008-05-01T18:56:09","modified_gmt":"2008-05-01T18:56:09","slug":"magistrati-fate-autocritica-serve-fare-pulizia-tra-noi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/2008\/05\/01\/magistrati-fate-autocritica-serve-fare-pulizia-tra-noi\/","title":{"rendered":"MAGISTRATI FATE AUTOCRITICA. SERVE FARE PULIZIA TRA NOI!"},"content":{"rendered":"<p><strong><span style=\"font-size: small;\">LE DIMISSIONI DI ILDA BOCCASSINI DALL&#8217;A.N.M.<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small;\">Con una mossa a sorpresa, dopo quelle di De Magistris, arrivano le dimissioni del P.M. di Milano, Ilda Boccassini che ha deciso di lasciare l&#8217;Associazione Nazionale Magistrati, per motivi &#8220;<em>maturati nel tempo<\/em>&#8220;&#8230; . La lettera di dimissioni non contiene altra esplicita motivazione, anche se nell&#8217;intervista che, di seguito pubblichiamo, il P.M. dimissionario che ha pioneristicamente\u00a0condotto le prime indagini sulla &#8220;<em><strong>mafia connection<\/strong><\/em>&#8221; a Milano, non nasconde il suo vibrante <strong>atto d&#8217;accusa<\/strong> contro l&#8217;A.N.M. che reputa &#8220;<strong><em>prigioniera di logiche di corrente<\/em><\/strong>&#8220;, che \u00ab<em>non ha mai fatto autocritica<\/em>\u00bb, che \u00ab<strong><em>non ha il coraggio di guardare dentro se stessa<\/em><\/strong>\u00bb, sentenziando che si \u00e8 ridotta ad una \u00ab<em><strong>corporazione ripiegata su se stessa<\/strong><\/em>\u00bb, dove vi sono troppi silenzi, quando servirebbe alzare la voce, \u00ab<strong><em>come se la magistratura fosse diventata un Grande Fratello<\/em><\/strong>\u00bb.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small;\">Ne siamo profondamente felici perch\u00e9 finalmente qualcuno <strong>dall&#8217;interno<\/strong> ha il coraggio di <strong>ammettere<\/strong> che quanto andiamo denunciando dai tempi di &#8220;mani pulite&#8221;, passando per visionari, \u00e8 vero. A riguardo, segnaliamo l&#8217;editoriale di Pietro Palau Giovannetti: &#8220;Appello ai Magistrati e agli intellettuali. E quando il sospetto \u00e8 legittimo?&#8221; Da la Voce di Robin Hood n. 1\/2002 &#8211; scaricabile dal sito dell&#8217;associazione (N.d.R.)<\/span>.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><strong>L&#8217;esordio<\/strong> di Ilda Boccassini in magistratura con funzioni effettive, risale all&#8217;anno 1979, prestando servizio alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano. Dopo poco si occupa di criminalit\u00e0 organizzata. La prima inchiesta di rilevanza nazionale denominata &#8220;<strong>Duomo Connection<\/strong>&#8221; ha come oggetto l&#8217;infiltrazione mafiosa nell&#8217;Italia settentrionale, ai tempi della <strong>Milano da bere<\/strong>, dove l&#8217;ex Sindaco di Milano, <strong>Paolo Pillitteri<\/strong>, poi condannato, affermava che <strong>la mafia a Milano non esisteva<\/strong> e l&#8217;ex Procuratore Capo della Repubblica, <strong>Francesco Saverio Borrelli<\/strong>, che Pillitteri non risultava indagato, ma (sic!) &#8220;parte lesa&#8221; per il reato di pretesa calunnia.<\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;inchiesta \u00e8 portata avanti con la collaborazione di un gruppo di investigatori guidati dall&#8217;allora tenente Ultimo, il capitano divenuto poi famoso per l&#8217;arresto di Tot\u00f2 Riina. Sono gli anni delle prime collaborazioni anche con il Giudice Giovanni Falcone, che sfocer\u00e0 in un legame di profonda amicizia.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>All&#8217;inizio degli anni novanta<\/strong> Ilda Boccassini entra in <strong>rotta<\/strong> di collisione con colleghi del pool milanese, ed in particolare con l&#8217;allora Procuratore Capo Francesco Saverio Borrelli, che l&#8217;accusa di avere violato i criteri di assegnazione dei procedimenti e cerca di estrometterla dalle indagini del processo sulla <strong>Duomo Connection<\/strong> che comunque riesce a portare a termine con successo, prima di lasciare il pool. Dopo le stragi di Capaci e Via D&#8217;Amelio, nel 1992, chiede di essere trasferita a Caltanissetta dove vi rimane per circa tre anni sulle tracce degli assassini di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Collabora nuovamente con Ultimo alla cattura di Riina e scopre, in collaborazione con altri magistrati applicati a quelle indagini, mandanti ed esecutori delle stragi Falcone e Borsellino. Dopo una breve parentesi alla Procura di Palermo torna a Milano, occupandosi dell&#8217;inchiesta denominata Mani pulite insieme ai colleghi Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo e Francesco Greco, seguendo in particolare gli sviluppi delle inchieste riguardanti Silvio Berlusconi e Cesare Previti. Poi si occupa di indagini sulla criminalit\u00e0 mafiosa e sul terrorismo, dirigendo dal 2004 le indagini della Digos che nel febbraio 2007 portarono all&#8217;arresto di 15 appartenenti\u00a0 all&#8217;ala movimentista delle Nuove Brigate Rosse, denominata anche Seconda Posizione. L&#8217;organizzazione terroristica, operante nel Nord Italia, stava preparando degli attentati a persone e a sedi di aziende.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Come noto<\/strong>, a seguito del suo impegno antimafia, Ilda Boccassini \u00e8 stata messa continuamente <strong>sotto accusa<\/strong> dagli apparati clientelari del potere, con procedimenti penali, disciplinari, ispezioni ministeriali e interrogazioni parlamentari, da cui ne \u00e8 sempre, loro malgrado, uscita prosciolta. Cosa che purtuttavia non ha impedito, a dispetto della logica, il rallentamento del normale avanzamento di carriera a \u00abmagistrato di Cassazione\u00bb, ottenuto senza problemi dagli altri colleghi del suo stesso concorso, e da lei invece atteso ben 4 anni in pi\u00f9.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><strong><span style=\"font-size: small;\">Il P.M. si rivolge ai colleghi: troppo protagonismo, mai una autocritica. &#8220;SIAMO DIVENTATI UNA CORPORAZIONE. Serve pulizia tra di noi&#8221;&#8230; <\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small;\">&#8220;<strong>MAGISTRATI, FATE AUTOCRITICA<\/strong>&#8220;. di Cinzia Sasso (Giornalista). <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>MILANO<\/strong>. Come quindici anni fa. Anche stavolta l&#8217;attacco arriva a freddo, inatteso, proprio ora perfino impensabile. La rabbia \u00e8 la stessa, anzi, forse di pi\u00f9. Perch\u00e9 &#8220;tanto tempo \u00e8 passato ma niente \u00e8 cambiato, come fossimo nella Palermo del principe di Salina&#8221;. Per Ilda Boccassini la maturit\u00e0, per\u00f2, \u00e8 una conquista e un grande alleato, e allora oggi per alzare la voce, per puntare l&#8217;indice, per suggerire disperatamente attenzione, bastano poche righe. Messe nero su bianco. Oggi non occorre un microfono in mano. Ilda Boccassini quelle righe le ha scritte alla met\u00e0 di dicembre, sono le sue dimissioni dall&#8217;Anm. E non sono la stizza di chi si \u00e8 sentito scavalcato; non \u00e8, anche se a molti fa comodo leggerle semplicemente cos\u00ec, l&#8217;invidia contro un collega che \u00e8 anche un amico. Le sue dimissioni, rese note dal Corriere della Sera, parlano solo di motivi &#8220;maturati nel tempo&#8221;. Ma dietro c&#8217;\u00e8 un <strong>preciso atto d&#8217;accusa<\/strong> contro la sua associazione che &#8220;<strong>non ha mai fatto autocritica<\/strong>&#8220;, che &#8220;<strong>non ha il coraggio di guardare dentro se stessa<\/strong>&#8220;, che non pretende da tutti &#8220;professionalit\u00e0, rigore, indipendenza, autonomia&#8221;. Che fa, insomma, &#8220;come fanno i napoletani con la monnezza: la colpa \u00e8 sempre degli altri, loro non c&#8217;entrano mai&#8221;. Tra poco sarebbe toccato a lei: Ilda Boccassini &#8211; magistrato-simbolo, l&#8217;unica conosciuta e invitata anche all&#8217;estero, implorata dalle tiv\u00f9 per un&#8217;apparizione, corteggiata per un&#8217;intervista &#8211; sarebbe diventata uno dei procuratori aggiunti della Repubblica a Milano, la citt\u00e0 dove <\/span><span style=\"font-size: small;\">ha lavorato di pi\u00f9. Ma lei, ancora una volta, ha spiazzato tutti: non vuole pi\u00f9 quel posto, non le interessa &#8220;fare carriera&#8221;. &#8220;Io sono un soldato&#8221;, dice, un magistrato che vuole fare i turni esterni, perch\u00e9 quelli, solo quelli, sono un bagno nella realt\u00e0, sono il modo per amministrare la giustizia dei semplici; la giustizia non sono solo i processi a Berlusconi. Dunque non \u00e8 la gelosia per una promozione mancata: a concorrere per il posto da aggiunto appena assegnato c&#8217;erano lei e Francesco Greco, il collega che ha la stanza proprio di fronte alla sua. Stesso punteggio a tutti e due, ma poi, stavolta, ha fatto premio l&#8217;anzianit\u00e0. Ed \u00e8 passato Greco, il pubblico ministero delle inchieste finanziarie. Di certo, per\u00f2, al prossimo turno sarebbe tocca<br \/>\nto a lei. Ma, ecco, alla Boccassini questa \u00e8 sembrata l&#8217;occasione giusta per riprendere il discorso cominciato quindici anni fa. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>Era il &#8217;92<\/strong>, l&#8217;aula magna del palazzo di giustizia di Milano stracolma. Di fronte a una folla di colleghi che ricordavano Giovanni Falcone, Ilda prese il microfono e punt\u00f2 il dito: &#8220;<strong>L&#8217;avete fatto morire voi<\/strong> &#8211; disse &#8211; con le <strong>vostre critiche<\/strong>, la <strong>vostra indifferenza<\/strong>, la <strong>vostra diffidenza<\/strong>&#8220;. <strong>Era un atto d&#8217;accusa violento contro una categoria<\/strong>. Quella categoria che non l&#8217;ha mai amata perch\u00e9 lei non \u00e8 mai stata un cavallo da scuderia e non ha mai accettato briglie sul collo. Che ufficialmente l&#8217;ha portata ad esempio, ma che ha ritardato le sue promozioni. Che l&#8217;ha avuta come emblema, ma che sotto sotto l&#8217;ha vissuta come un peso da cui liberarsi: lei, una donna, per giunta, che con la sua ostinazione a celebrare a tutti i costi qualsiasi processo sembrava essere diventata la causa della rappresaglia della politica contro la magistratura, non gi\u00e0 la paladina di un principio costituzionale. Perch\u00e9 la carriera dei magistrati \u00e8 <strong>ingessata<\/strong>, <strong>prigioniera di logiche di corrente<\/strong>, svincolata da valutazioni sulla professionalit\u00e0 e sul rendimento, passa chi deve passare per questioni di equilibrio interno. La carriera dei magistrati, pensa la Boccassini, &#8220;<strong>\u00e8 un mercato<\/strong>&#8220;; e a volte, ma <strong>solo a volte<\/strong>, vincono i migliori. Ed \u00e8 questo quello che le sue dimissioni dal sindacato dei magistrati, da &#8220;una corporazione ripiegata su se stessa&#8221;, vogliono dire. &#8220;<strong>Facciamo\u00a0autocoscienza, guardiamo dentro noi stessi. Abbiamo il coraggio di dire che ci sono sacche di ignoranza, di scarsa produttivit\u00e0, anche di corruzione<\/strong>&#8220;. Un appello disperato: &#8220;A me &#8211; dice Boccassini &#8211; interessa solo il mio lavoro, la credibilit\u00e0 delle istituzioni&#8221;. C&#8217;\u00e8 troppa confusione, in giro. Troppi silenzi quando bisognerebbe alzare la voce, e troppo clamore quando sarebbe necessario tacere. <strong>Come se la magistratura fosse diventata<\/strong> &#8220;<strong>un Grande Fratello<\/strong>&#8220;. Anche ieri, alla segreteria del pm, sono arrivate richieste di partecipazione a trasmissioni tiv\u00f9. E anche ieri, con cortesia ma fermezza, sono state respinte. &#8220;Un magistrato non va in televisione &#8211; si inalbera la Boccassini &#8211;\u00a0 e c&#8217;\u00e8 perfino stato chi ha avuto il coraggio di paragonarsi a Falcone&#8221;: un riferimento alla collega Forleo. Se c&#8217;era un&#8217;attenuante, fino a qualche tempo fa, quando il governo Berlusconi aveva dichiarato guerra alla magistratura e dunque l&#8217;esigenza primaria era quella di difendersi coi denti, oggi quell&#8217;attenuante non vale pi\u00f9. Non esiste un governo amico &#8211; perch\u00e9 la forza della magistratura sta nella sua indipendenza &#8211; ma oggi, secondo lei, la categoria dovrebbe riprendere la battaglia anche dentro se stessa. Avere il coraggio di liberarsi dalla logica delle correnti. Trovare la forza di imporre quelle quattro, semplici parole, che sono sempre state il suo unico motto: &#8220;Professionalit\u00e0, rigore, indipendenza, autonomia&#8221;.<br \/>\nCinzia Sasso (Giornalista) <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">11 gennaio 2008<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LE DIMISSIONI DI ILDA BOCCASSINI DALL&#8217;A.N.M. 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