{"id":64,"date":"2008-02-06T21:00:28","date_gmt":"2008-02-06T21:00:28","guid":{"rendered":"http:\/\/lambertob.koding.io\/wordpress\/?p=64"},"modified":"2008-02-06T21:00:28","modified_gmt":"2008-02-06T21:00:28","slug":"le-responsabilita-di-stato-politica-magistratura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/2008\/02\/06\/le-responsabilita-di-stato-politica-magistratura\/","title":{"rendered":"LE RESPONSABILITA&#8217; DI STATO, POLITICA, MAGISTRATURA"},"content":{"rendered":"<p><strong>UNA MAGISTRATURA INDIFFERENTE NEL RACCONTO DEL GIUDICE EMILIO SIRIANNI<\/strong><br \/>di Donatella Stasio (giornalista)<\/p>\n<p align=\"justify\">&quot;Vivo e lavoro in Calabria, il luogo delle regole capovolte, la terra dell&#8217;inenarrabile che tuttavia vorrei provare a narrare. Perch&eacute; da noi non accade nulla di diverso da quanto accade altrove, accade semplicemente di pi&ugrave;. Siamo sempre dieci passi avanti nel declino civile, politico, istituzionale e forse potremmo descrivere il paesaggio dietro la curva che non avete ancora imboccato &#8230;&quot;.<\/p>\n<p align=\"justify\">Comincia cos&igrave; il racconto di Emilio Sirianni, giudice del lavoro a Cosenza. Calabrese, 47 anni, di cui 11 trascorsi nelle Procure della Regione, &egrave; un &quot;giudice di frontiera&quot;, come si dice di chi lavora nelle &quot;sedi disagiate&quot; impegnate nella lotta alla mafia. Luoghi dove spesso si finisce non per scelta ma per necessit&agrave;, con la speranza di andarsene, prima o poi, in una sede &quot;agiata&quot;.<br \/>Il suo &egrave; un racconto inedito, anche se qualche tempo fa lo ha in parte anticipato in un Congresso di &quot;Magistratura democratica&quot;, gelando la platea.<\/p>\n<p align=\"justify\">&Egrave; il racconto della magistratura che in Calabria vive e lavora, ma non quella che solitamente finisce sulle pagine dei giornali, eroica o collusa a seconda dei casi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il suo non &egrave; un racconto di veleni o di corvi, di faide o di lotte di potere. Ma di una magistratura che &#8211; per indifferenza o pigrizia, per paura o connivenza, per furbizia o conformismo &#8211; gira la testa dall&#8217;altra parte, strizza l&#8217;occhio ad alcuni imputati, non vigila e non fa domande sulle anomalie dell&#8217;ufficio. E &quot;che accetta &#8211; dice Sirianni &#8211; l&#8217;umiliante baratto fra la convenienza personale e la rinuncia a qualsiasi prospettiva di cambiamento, perch&eacute; l&#8217;unico cambiamento immaginabile &egrave; il premio di essere trasferito nell&#8217;agognata sede agiata&quot;. <\/p>\n<p align=\"justify\">Una magistratura, insomma, incapace di &quot;autogovernarsi&quot;, qui pi&ugrave; che altrove, e che contribuisce a indebolire la credibilit&agrave; dello Stato.<\/p>\n<p align=\"justify\">Una fotografia desolante, anche se non deve far dimenticare l&#8217;impegno, la professionalit&agrave; e il sacrificio dei giudici &quot;che tirano la carretta nell&#8217;oscurit&agrave;&quot; e vivono una solitudine diversa, perch&eacute; non l&#8217;hanno scelta.<\/p>\n<p align=\"justify\">&quot;Cos&igrave; come, in Calabria, non ci si scandalizza per un concorso truccato ma lo si accetta come una fatalit&agrave;, allo stesso modo &#8211; spiega Sirianni &#8211; il magistrato calabrese quasi mai reagisce o denuncia, preferisce adattarsi a prassi dubbie, assistere indifferente a condotte inammissibili. La stessa indifferenza che soffocala cosiddetta societ&agrave; civile si respira nei corridoi dei palazzi di giustizia&quot;.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il racconto.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel novembre 2006 fu arrestato un Presidente di sezione del Tribunale civile di Vibo Valentia (Patrizia Pasquin &#8211; ndr) insieme ad alcuni pericolosi &quot;ndranghetisti&quot; locali. <\/p>\n<p align=\"justify\">&quot;Il Tribunale di Vibo ha competenza su una zona ad altissima densit&agrave; mafiosa. Eppure, sia prima sia dopo l&#8217;arresto c&#8217;&egrave; stato un silenzio assordante da parte dei colleghi di quel Tribunale. <\/p>\n<p align=\"justify\">Possibile che nessuno avesse mai notato strane frequentazioni o comportamenti sospetti? <\/p>\n<p align=\"justify\">Precedentemente, durante la campagna elettorale per il C.S.M., andammo a Rossano, piccolo Tribunale con giovanissimi colleghi: l&#8217;unico argomento che anim&ograve; il dibattito fu l&#8217;estensione dei benefici della sede disagiata ai cosiddetti &lsquo;equiparati&#8217;. Eppure, anche l&igrave; c&#8217;erano problemi seri: forti scontri con gli avvocati, un presidente che per un biennio si era visto bocciare dal C.S.M. le tabelle (l&#8217;organizzazione dell&#8217;ufficio &#8211; ndr) e persino un giudice destituito a causa di diverse condanne per reati gravi e che aveva l&#8217;abitudine di non depositare le sentenze&quot;.<\/p>\n<p align=\"justify\">Molti uffici calabresi, soprattutto quelli piccoli, &quot;si svuotano ogni venerd&igrave;, al massimo, e tornano a riempirsi solo il luned&igrave; o il marted&igrave; successivo: tutti tornano a casa &#8211; per lo pi&ugrave; in Campania, in Puglia, nel Lazio &#8211; senza che il capo abbia nulla da obiettare. Alla sua condiscendenza corrisponde la rinuncia a criticarne l&#8217;operato&quot;.<\/p>\n<p align=\"justify\">Vibo Valentia, Rossano, ma anche Locri, Palmi, &quot;sono tutti fortini assediati, in zone ad altissima densit&agrave; criminale in cui si lavora male e si vive in totale separatezza dal resto della Regione. Ma di solito se ne parla solo per denunciare carenza di mezzi e di uomini.<\/p>\n<p align=\"justify\">Eppure ne accadono di fatti strani.<\/p>\n<p align=\"justify\">Come quando, morto il Procuratore Rocco Lombardo, la Procura di Locri fu lasciata reggere per mesi da un giovanissimo collega e solo quando fu trasferito venne finalmente affidata a uno dei pi&ugrave; esperti P.M. della Procura di Reggio Calabria, il quale accert&ograve;, a fine 2003, l&#8217;esistenza di 4.200 procedimenti con termini di indagine scaduti da anni, su un totale di 5.000, e di circa 9.000 procedimenti &lsquo;fantasma&#8217;, cio&egrave; risultanti dal registro ma inesistenti in ufficio. Dati, peraltro, gi&agrave; riscontrati in un&#8217;ispezione del 2001, senza che nulla accadesse&quot;.<br \/>Di chi &egrave; la colpa? Del C.S.M.? Del ministero? Prima ancora dei magistrati, sostiene Sirianni. &quot;Perch&eacute; troppi magistrati calabresi organizzano le loro giornate con il solo obiettivo di sopravvivere. Si chiudono in ufficio, alzano un muro invisibile che li separa dalla comunit&agrave;. Ma in Calabria non basta fare il proprio lavoro. Bisogna guardare che cosa accade fuori dalla porta, anche a costo di perdere la tranquillit&agrave;&quot;.<\/p>\n<p align=\"justify\">Sirianni continua: &quot;Spesso accade, in Calabria, di assistere a processi in cui, durante una pausa, un avvocato difensore entri in camera di consiglio e si intrattenga a lungo con i giudici. E accade anche che poi arrivi un cameriere in giacca bianca con vassoi carichi di libagioni. Che cosa devono pensare le altre parti del processo? Qual &egrave; la credibilit&agrave; dello Stato se le sue istituzioni si comportano cos&igrave; nel silenzio pi&ugrave; assoluto?&quot;.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un costume tollerato. Ignorato. Come del resto la bizzarra gestione di alcuni processi, sfumati in prescrizione.<\/p>\n<p align=\"justify\">&quot;Un&#8217;eccellente indagine su una grossa truffa comunitaria commessa da noti imprenditori locali &#8211; racconta Sirianni &#8211; sfoci&ograve; in un processo in cui l&#8217;unica difficolt&agrave; era sentire decine di coltivatori di varie Regioni d&#8217;Italia, affinch&eacute; confermassero che non avevano mai venduto neppure uno dei molti quintali di pomodoro fatturati dall&#8217;impresa degli imputati. Una difficolt&agrave; che, in Tribunali ingolfati come i nostri, consuma anni come candele in chiesa. Conclusa l&#8217;istruttoria, a un passo dalle conclusioni si materializz&ograve; l&#8217;imprevisto, sotto forma di un provvedimento &lsquo;tabellare&#8217; del Presidente del Tribunale, che cambiava il criterio di ripartizione dei processi tra le due sezioni, omettendo di dire l&#8217;ovvio: che il nuovo criterio valeva solo per il futuro. Ma da noi l&#8217;ovvio non &egrave; mai tale. Cos&igrave; il processo pass&ograve; a un diverso collegio e ricominci&ograve; da capo, dur&ograve; altri anni, fra le proteste degli agricoltori chiamati nuovamente a fare centinaia di chilometri per ripetere il gi&agrave; detto, e si concluse con l&#8217;inevitabile prescrizione&quot;.<\/p>\n<p align=\"justify\">Gestioni bizzarre, non meno di molte sentenze.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un giudice decide che un notaio, processato per &quot;falso ideologico&quot;, &egrave; un privato e non un pubblico ufficiale; derubrica il reato in &quot;falso in scrittura privata&quot;, cui corrispondono termini di prescrizione pi&ugrave; brevi, gi&agrave; consumati, e lo proscoglie. L&#8217;appello non viene proposto perch&eacute; l&#8217;ufficio<br \/>\n &egrave; cos&igrave; disorganizzato che lascia scadere i termini. Idem nel caso di un bancarottiere, che dichiara di aver utilizzato i soldi distratti dall&#8217;impresa per curare il fratello malato di cancro: il giudice gli riconosce lo &quot;stato di necessit&agrave;&quot; e, senza chiedergli la prova della malattia del fratello e del suo stato di indigenza, lo proscioglie. Sulla parola. <\/p>\n<p align=\"justify\">Accade in Calabria. Nel silenzio generale.<\/p>\n<p align=\"justify\">&quot;Conformismo, tendenza al quieto vivere, fuga dai processi pi&ugrave; scottanti, pigrizia&quot; sono le cause principali.<\/p>\n<p align=\"justify\">&quot;Spesso &#8211; osserva Sirianni &#8211; si fanno denunce generiche, magari eclatanti. Ma sui fatti specifici si preferisce tacere. Meglio lamentarsi per mancanza di uomini e mezzi piuttosto che vigilare su anomalie, irregolarit&agrave;, frequentazioni o cointeressenze pericolose. <\/p>\n<p align=\"justify\">Tutto questo accade al Sud, e anche altrove. Solo che qui &egrave; un po&#8217; di pi&ugrave;&quot;. <\/p>\n<p align=\"justify\">da &quot;Il Sole 24 Ore&quot; 21 settembre 2007 <\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UNA MAGISTRATURA INDIFFERENTE NEL RACCONTO DEL GIUDICE EMILIO SIRIANNIdi Donatella Stasio (giornalista) &quot;Vivo e lavoro in Calabria, il luogo delle&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[21],"tags":[],"class_list":["post-64","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-responsabilita-dei-magistrati"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=64"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=64"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=64"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=64"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}