{"id":50,"date":"2008-02-01T10:43:08","date_gmt":"2008-02-01T10:43:08","guid":{"rendered":"http:\/\/lambertob.koding.io\/wordpress\/?p=50"},"modified":"2008-02-01T10:43:08","modified_gmt":"2008-02-01T10:43:08","slug":"la-funzione-innovatrice-del-linguaggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/2008\/02\/01\/la-funzione-innovatrice-del-linguaggio\/","title":{"rendered":"LA FUNZIONE INNOVATRICE DEL LINGUAGGIO"},"content":{"rendered":"<p><font size=\"1\">di Riccarda Novello <\/font><\/p>\n<p><font size=\"1\">La funzione innovatrice del linguaggio <\/font><font size=\"1\">(Im g&uuml;nstigsten Fall f&uuml;hrt literarisches Schreiben und Lesen zu Erkenntnis <strong>1<\/strong>). <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">Nel volume &quot;La vita nelle parole ~ le parole nella vita&quot; (nel testo originale: Das Leben in den Worten ~ die Worte im Leben Das Leben in den Worten ~ die Worte im Leben <strong>2<\/strong>), l&#8217;Autrice intendeva esercitare la pratica del leggere, necessaria alla traduzione e all&#8217;interpretazione dei testi scritti, indicando la possibilit&agrave; di approdare a nuovi livelli di conoscenza. In particolare, nella letteratura contemporanea di lingua tedesca, e con maggiore evidenza nell&#8217;area austriaca, aveva notato la particolare attenzione alle pressoch&eacute; inesauribili potenzialit&agrave; creative offerte dal mezzo linguistico, e l&#8217;anelito a una deutsche Sprache ben diversa dal cosiddetto &quot;tedesco della maggioranza&quot; (Mehrheitsdeutsch), una lingua ancora in evoluzione, in fieri, una modalit&agrave; espressiva in grado di anche rinviare a contesto extralinguistico, e soprattutto a un atteggiamento dialogico di apertura all&#8217;Altro e di solidariet&agrave; intersoggettiva, come si legge ad esempio nella raccolta di saggi &quot;Discorsi di streghe&quot; (Hexenreden), citata nella postfazione al volume &quot;Una lingua nuova dovrebbe poter rappresentare un&#8217;altra, diversa correlazione tra soggetti e riuscire a produrla nella raffigurazione&quot;. (<strong>3<\/strong>) <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">Questa attenzione coraggiosa e illuminata al valore del pensiero e del linguaggio poetico induce a riflettere sulle soluzioni possibili che si offrono al singolo e alla collettivit&agrave; di fronte a problemi di rilevanza epocale come la violenza che porta inevitabilmente a un irrigidimento se non alla fine delle risorse, e l&#8217;idea della creativit&agrave; come possibile via da percorrere per uscire da un impasse che non riguarda solo le donne, ma il mondo intero e le sue prospettive di futuro. Nel suo breve, ma fondamentale saggio On Violence (Sulla violenza) <strong>Hannah Arendt<\/strong> ricorda da un lato il pericolo rappresentato dall&#8217;ostilit&agrave; verso il pensiero, e dall&#8217;altro l&#8217;importanza delle emozioni, l&#8217;importanza del saper provare delle emozioni vere. &laquo;La quasi istintiva ostilit&agrave; dei pi&ugrave; nei confronti del singolo &#8211; scrive Hannah Arendt -, &egrave; sempre stata attribuita, da Platone a Nietzsche, al risentimento, all&#8217;invidia [&#8230;] ma questa interpretazione psicologica non coglie il punto fondamentale. Infatti, nota la Arendt, &egrave; nella natura di un gruppo e del suo potere rivolgersi contro l&#8217;indipendenza, che &egrave; propriet&agrave; della potenza individuale. (<strong>4<\/strong>)<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">Eppure proprio pensando l&#8217;essere umano produce se stesso, come ricorda la Arendt parafrasando Hegel e la sua suggestiva espressione Sichselbstproduzieren. Altrettanto pericolosa dell&#8217;assenza di pensiero &egrave; quindi l&#8217;assenza di emozioni, che di per s&eacute; &laquo;[&#8230;] non causa n&eacute; promuove la razionalit&agrave;.&raquo; E quindi, scrive ancora la Arendt, mettendo in guardia i suoi contemporanei, il distacco e l&#8217;equanimit&agrave; di fronte a una tragedia insopportabile possono in effetti essere semplicemente terribili (<strong>5<\/strong>). <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\"><strong>Quanto siano attuali<\/strong> le riflessioni di Hannah Arendt per un armonioso sviluppo della societ&agrave;, <strong>affinch&eacute; si educhino generazioni in grado di pensare e di provare emozioni<\/strong>, lo dimostra ad esempio uno studio piuttosto recente, che pone in risalto l&#8217;importanza della creativit&agrave;, intesa come capacit&agrave; di trovare soluzioni innovative per il proprio spazio individuale e per lo spazio pubblico. Per avviare fasi di crescita economica e di sviluppo a tutto campo, la societ&agrave; contemporanea deve offrire il massimo spazio possibile a una nuova classe creativa, una classe di scienziati, intellettuali e artisti, caratterizzata da un elemento fondamentale, la <strong>creativit&agrave;<\/strong>, ovvero l&#8217;energia che consente di introdurre elementi innovativi, di apportare idee e soluzioni originali rispetto alle tradizionali organizzazioni associative e ai consueti schemi produttivi. E&#8217; questa la &quot;ricetta&quot; che ci viene suggerita da alcuni studiosi, come <strong>Richard Florida<\/strong> in L&#8217;ascesa della nuova classe creativa, (<strong>6<\/strong>) un volume in cui si auspica che le persone di talento, dagli ingegneri ai musicisti, sappiano e possano dare alle altre classi delle prospettive concrete per costruire un futuro migliore, valorizzando la creativit&agrave;, definita concretamente come &quot;attivit&agrave; a tutto campo, ricettivit&agrave; intellettuale, diversit&agrave; etnica, apertura politica&quot;. <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">Per <strong>Richard Florida<\/strong> appare altrettanto fondamentale coltivare la creativit&agrave; sotto ogni forma e in tutta la popolazione: in fondo, ci ricorda, non si pu&ograve; sapere dove nascer&agrave; il prossimo Andy Warhol, Thomas Edison, Giorgio Armani, o il prossimo Bill Gates. Altrettanto importante, nota lo studioso, &egrave; la consapevolezza del fatto che non si pu&ograve; fare a meno di alimentare valori come la tolleranza e l&#8217;apertura verso il nuovo e il diverso. Come sottolinea lo studioso, purtroppo ancora si nota la tendenza a valutare e giudicare gli individui pi&ugrave; sulla base del rispetto di norme e convenzioni sociali tradizionali che non per le loro capacit&agrave; specifiche, di pensiero autonomo e indipendente. Ebbene, &egrave; proprio questa la piena consapevolezza anima la scrittura di molti autori e autrici della letteratura contemporanea di lingua tedesca, e in particolare i testi dell&#8217;austriaca Marianne Fritz, una scrittrice straordinaria e ben poco conosciuta malgrado la sua fluviale produzione, edita per i tipi di Suhrkamp. <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">La sua vita ritirata e per nulla esibita contrasta con ogni consuetudine di visibilit&agrave; e di marketing, (<strong>7<\/strong>) e d&#8217;altro canto testimonia l&#8217;assoluta dedizione a un progetto poetico che l&#8217;assorbe pienamente e autenticamente: Marianne Fritz non scrive per un bisogno di &quot;compensazione&quot;, non scrive per diventare &quot;visibile&quot; e ottenere qualche vantaggio. Il suo programma &egrave; racchiuso nella frase spesso citata: &laquo;L&#8217;opera deve essere autonoma, l&#8217;autrice restare anonima.&raquo; Originaria della Stiria, nel 1978 Marianne Fritz ottenne il prestigioso Robert-Walser-Preis, prima ancora che il suo racconto Die Schwerkraft der Verh&auml;ltnisse, Il peso delle circostanze, venisse pubblicato, e da allora ha continuato a lavorare senza sosta al suo progetto creativo: prima dando alle stampe Das Kind der Gewalt und die Sterne der Romani (1989), poi Dessen Sprache du nicht verstehst (La cui lingua tu non comprendi, 1986) e in seguito i cicli Naturgem&auml;&szlig; I e II (Secondo natura I e II, 1996 e 1998). <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">Si tratta di una serie di titoli che vanno a comporre altrettanti tasselli di un mosaico, ovvero di un ciclo di romanzi che Marianne Fritz ha chiamato Die Festung, La fortezza, con un chiaro riferimento al terribile e soffocante irrigidimento che ogni &quot;ordine&quot; definitivo inevitabilmente comporta, a discapito della vitalit&agrave; e della creativit&agrave; delle persone. Ai testi di Marianne Fritz chi scrive &egrave; giunta &quot;casualmente&quot;, traducendo un frammento tratto dal racconto Die Schwerkraft der Verh&auml;ltnisse. Il titolo del frammento, pubblicato come testo autonomo &egrave; per l&#8217;appunto una tipica frase fatta: il racconto di Marianne Fritz, infatti, mette in scena &#8211; per cos&igrave; dire &#8211; l&#8217;assunto ben noto che &laquo;il potere &egrave; nel linguaggio&raquo;, e al tempo stesso mette in guardia dal pericolo che rappresentano proprio le formule vuote,<br \/>\n ripetute meccanicamente, quelle glatte Alltagss&auml;tze (&quot;lisce, ben levigate frasi quotidiane&quot;) che nascondono troppo spesso un terribile vuoto del pensiero e a volte celano persino il tentativo di soffocare negli altri le risorse che la creativit&agrave;, e in primis <strong>la creativit&agrave; linguistica, pu&ograve; e deve offrire per opporsi alla violenza nei rapporti interpersonali, alle ingiustizie individuali e collettive, all&#8217;ottusit&agrave; di chi pretende sempre di avere ragione, semplicemente perch&eacute; &egrave; incapace di attivare un dialogo e di riconoscere l&#8217;Altro<\/strong>.<strong>(8)<\/strong>.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">La posizione dell&#8217;autrice &egrave; concentrata in un testo denso di significato, che pu&ograve; essere assunto come punto di partenza per affrontare la lettura dei suoi scritti ma anche come riflessione significativa e illuminante sulla violenza che ogni osservazione apparentemente &quot;oggettiva&quot; e soprattutto &quot;definitiva&quot; inevitabilmente comporta. Chi legge la prosa di Marianne Fritz deve saper riconoscere che al di l&agrave; della superficie di frasi fatte, di espressioni tipiche del linguaggio burocratico, di formulazioni precostituite, ebbene al di l&agrave; di questa &quot;barriera&quot; si cela semplicemente il palpitare della vita vera, con le sue infinite sfumature. L&#8217;autrice si propone per l&#8217;appunto di esplorare quel materiale narrativo che possono offrire &quot;die Leerestellen&quot; (&quot;gli spazi vuoti&quot;), &quot;das Nichtrelevante&quot; (&quot;il non-rilevante&quot;), &quot;das Weggestrichene&quot; (&quot;quanto &egrave; stato depennato, cancellato&quot;), &quot;das unerw&auml;hnt Gebliebene&quot; (&quot;quel che &egrave; rimasto sottaciuto, non menzionato&quot;), das &quot;&Uuml;berfl&uuml;ssige&quot; (&quot;il superfluo&quot;), e di conseguenza afferma chiaramente di essere interessata a tutti quegli aspetti delle singole esistenze che non vengono &quot;vermittelt&quot; (comunicati nei formulari), &quot;best&auml;tigt&quot; (confermati&quot;), &quot;berichtet&quot; (&quot;riferiti&quot;, ad esempio nei moduli di denuncia, &quot;in Meldezetteln&quot;), eccetera: &laquo;[&#8230;] was in einem Lebenslauf drinnen stehen soll [&#8230;].&raquo; &laquo; [&#8230;] tutto quel che deve stare dentro un curriculum vitae [&#8230;].&raquo; (<strong>9).<\/strong> <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\"><strong>Il linguaggio logocentrico e razionale, oggettivo, di tutti quelli che ricoprendo una carica o una funzione pubblica rivendicano per se stessi il diritto di pronunciarsi sulla vita dei loro simili, ovvero il linguaggio di tutti i cosiddetti esperti, dei funzionari, dei giudici, degli esperti di demoscopia, dei politologi come dei sociologi, finisce inevitabilmente per irrigidire la molteplicit&agrave; della vita vera, pulsante, autentica, sofferta e sofferente nella rigida sistematicit&agrave; di un &quot;Ordine&quot;, di un &quot;Sistema&quot;, che, fondato appunto sul linguaggio, non &egrave; in grado, e neppure lo vuole n&eacute; pu&ograve; volerlo, di rendere giustizia alla vita vera<\/strong>, das wirkliche Leben, come prosegue l&#8217;autrice nella sua Lettera (Brief) di carattere poetologico: &laquo;[&#8230;] Esperienze di vita ? Destini ? Sofferenze ? Tormenti ? Pena, sbagli che devono essere PAGATI, sofferti; probabilmente, pensabile lo &egrave; di certo, io trasformo certi curricula traendone di nuovo esperienza di vita?&raquo; (<strong>10<\/strong>). <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">Dai curricula vitae, dalla fredda e spietata definitezza dei documenti alla ricchezza umana, emozioni, particolari, sentimenti, pensieri, sogni, della vita vera: ecco la direzione che viene indicata, una direzione che &egrave; tipica di una sensibilit&agrave; se non femminile, propria di tutte le donne, senz&#8217;altro &quot;al femminile&quot;, ovvero la capacit&agrave; di sentire e di agire in modo diverso, dialogico, con un&#8217;attitudine che rispetta il &quot;Tu&quot;. <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">E&#8217; questa la qualit&agrave; specifica che Konstanze Fliedl individua nei racconti raccolti nel volume citato, e che si pu&ograve; definire come &quot;Frauenliteratur&quot; in riferimento a una significativa, fondamentale riflessione di un&#8217;altra grande autrice austriaca, Marie-Th&eacute;r&egrave;se Kerschbaumer: &laquo;[&#8230;] als F&auml;higkeit weiblicher Schriftsteller, gerade wegen der miserablen Voraussetzungen ihrer Arbeit eine spezifische sprachliche Sensibilit&auml;t zu entwickeln.&raquo; &laquo;[&#8230;] come capacit&agrave; propria di scrittori femminili di sviluppare una specifica sensibilit&agrave; linguistica proprio a causa delle miserevoli premesse del loro lavoro.&raquo; (<strong>11<\/strong>). <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">Queste autrici non vogliono certo suscitare nei lettori un atteggiamento di compassione, e neppure intendono offrire comodi modelli di riferimento: la loro attenzione &egrave; incentrata sulle risorse prodigiose del mezzo linguistico, nel loro caso della lingua tedesca, ovvero &quot;die M&ouml;glichkeit einer anderen Sprache&quot;, &quot;la possibilit&agrave; di una lingua altra&quot;: &laquo;[&#8230;] die noch nicht regiert hat, die aber unsere Ahnung regiert und die wir nachahmen.&raquo; (<strong>12<\/strong>). Ebbene, la ricerca di una andere Sprache viene esemplificata nel racconto &quot;Die Schwerkraft der Verh&auml;ltnisse&quot; grazie al personaggio femminile di Berta Schrei, che finisce per soccombere al drammatico peso delle circostanze, proprio perch&eacute; malgrado la propria sensibilit&agrave; e intelligenza non trova nell&#8217;ambiente circostante nessun riconoscimento, nessun appiglio, nessun aiuto, nessuna figura a cui poter fare riferimento, e la violenza &quot;banale&quot;, la gretta ottusit&agrave; di chi la circonda finisce per travolgerla scatenando in lei un terribile impulso autodistruttivo. L&#8217;artefice del suo progressivo disorientamento e del suo fatale smarrimento &egrave; proprio la cosiddetta &quot;migliore amica&quot;, la Wilhelmine che marcia a passo sicuro e le sfila ogni certezza, le sottrae ogni prospettiva, fino a ottenere tutto quel che voleva, ovvero lo chauffeur Wilhelm, il marito di Berta, e persino la collana con l&#8217;immagine della Madonna, di cui &egrave; stata fin dall&#8217;inizio invidiosa (<strong>13<\/strong>) <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">La &quot;determinata&quot;, ostinata Wilhelmine incarna perfettamente il personaggio della donna che segue logiche al &quot;maschile&quot;, logiche di sopraffazione e di violenza per ottenere quel che mira di &quot;conquistare&quot;: &laquo;Wilhelmine war in ihrem Element. Sie mu&szlig;te Ordnung schaffen[&#8230;].&raquo; Wilhelmine era nel suo elemento. Doveva fare ordine [&#8230;].&raquo;<strong>14<\/strong> Del resto, neppure dopo aver strappato la simbolica collanina e aver impalmato quello che un tempo era stato il marito di Berta, rinuncer&agrave; ad agire in modo aggressivo, riversando la propria energia distruttrice &quot;in den ausf&uuml;hrlichen Ehedisputen&quot;, &quot;nelle accurate dispute coniugali&quot; (<strong>15<\/strong>) e il povero Wilhelm non avr&agrave; certo un&#8217;esistenza felice accanto alla sua nuova moglie. La strategia accuratamente pianificata e attuata da Wilhelmine corrisponde a una costante che &egrave; purtroppo reale nella societ&agrave; occidentale, apparentemente cos&igrave; attenta ai bisogni delle donne. Soprattutto nel campo lavorativo, questa costante, ovvero la necessit&agrave; di essere accettata &quot;alla pari&quot; da un potere quasi esclusivamente &quot;al maschile&quot;, impone di adeguarsi a modelli che sono estranei alla natura autentica di molte persone: &laquo;[&#8230;] Um ernst genommen zu werden, mu&szlig; sie reden wie ein Mann; tut sie das, gilt sie nicht als feminin, sondern maskulin, bestenfalls als Mannweib.&raquo; &laquo;[&#8230;] Per essere presa sul serio deve parlare come un uomo; se lo fa, non appare femminile, bens&igrave; al maschile, nel migliore dei casi come &bdquo;uoma&quot;, o virago.&raquo; (<strong>16<\/strong>) D&#8217;altro canto, se la donna non vuole rinunciare a caratteristiche quali la dolcezza, l<br \/>\na pazienza, lo spirito di comprensione, va incontro al destino quasi certo di non essere n&eacute; compresa n&eacute; ascoltata: &laquo;[&#8230;] se &egrave; femminile, ovvero amorevole, piena di charme, insicura e bisognosa d&lsquo;aiuto, allora non viene presa sul serio e non va ascoltata.&raquo; <strong>17<\/strong> Le parole di Wilhelmine che minano l&#8217;equilibrio di Berta sono terribili proprio perch&eacute; frasi fatte, ripetute ossessivamente, e senza il minimo dubbio: &laquo;So war eben Berta Faust. Immer mit dem Kopf woanders; nie in der Gegenwart.&raquo; E aggiunge paradossalmente: &laquo;In ihrem Ungl&uuml;ck hatte Berta ja das Gl&uuml;ck, da&szlig; sie, Wilhelmine, anwesend war.&raquo; (<strong>18<\/strong>) Il racconto di Marianne Fritz descrive quindi magistralmente il processo distruttivo a cui Wilhelmine sottopone Berta, e in generale quanto possa essere pericolosa la tendenza ad aggredire gli altri sia pure solo verbalmente: &laquo;[&#8230;] die verbale Aggression ein gerichtetes, intentionales Verhalten, das darauf abzielt, die allgemeine, biologisch-psychologische &quot;Fitness&quot; einer Person zu beeintr&auml;chtigen.&raquo;19 L&#8217;aggressione verbale, la violenza verbale, anche nella forma pi&ugrave; &quot;banale&quot; della ripetizione di frasi fatte corrisponde dunque un comportamento intenzionale che mira a danneggiare, a compromettere anche gravemente il benessere, l&#8217;equilibrio psicofisico di una persona. <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\"><strong>Tra le caratteristiche che Hannah Arendt ha individuato nel suo libro fondamentale &quot;La banalit&agrave; del male&quot;, vi &egrave; proprio l&#8217;incapacit&agrave; di immedesimarsi nelle sofferenze altrui, ovvero &quot;la quasi totalit&agrave; incapacit&agrave; di vedere le cose dal punto di vista degli altri<\/strong>&quot;. (<strong>20).<\/strong> Hannah Arendt nota in particolare come il testo tedesco dell&#8217;interrogatorio del nazista Eichmann costituisca una vera miniera per lo psicologo: [&#8230;] purch&eacute; questi sappia capire che l&#8217;orrido pu&ograve; essere non solo ridicolo, ma addirittura comico.&raquo; <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">Il gergo burocratico (Amtssprache) era veramente la sua unica lingua, come ammise durante l&#8217;istruttoria, perch&eacute;, osserva la Arendt, egli era veramente incapace di pronunciare frasi che non fossero clich&eacute;s. Quanto pi&ugrave; lo si ascoltava, tanto pi&ugrave; era evidente la sua incapacit&agrave; di esprimersi era strettamente legata a un&#8217;incapacit&agrave; di pensare, cio&egrave; di pensare dal punto di vista di qualcun altro. Comunicare era per lui impossibile, osserva la studiosa, perch&eacute; &quot;le parole e la presenza degli altri e quindi la realt&agrave; in quanto tale, non lo toccavano.&raquo; (<strong>21<\/strong>) <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">Come reagire a questa &quot;Schwerkraft der Verh&auml;ltnisse&quot;, a questo &quot;peso delle circostanze&quot;, che si manifesta e si realizza in primis nel mezzo linguistico e attraverso il mezzo linguistico, che si ripropone troppo spesso nei regimi totalitari, o in societ&agrave; semplicemente ottuse e\/o ancorate a pregiudizi e norme che dovrebbero ormai essere definitivamente superate? <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">Nel volume citato, Richard Florida sottolinea non a caso come sia proprio il tradizionale clima &quot;semichiuso&quot; a ostacolare e inibire la creativit&agrave; e l&#8217;imprenditorialit&agrave;, rallentando la crescita del nostro Paese. Per questo lo studioso suggerisce di integrare i talenti creativi nel tessuto economico e sociale delle citt&agrave; e dare maggiore spazio alle diversit&agrave; culturali, sociali e razziali e auspica che la societ&agrave; nel suo complesso sappia spostare l&#8217;orientamento dalla produzione alla creazione, dalle imprese alle persone, affinch&eacute; i migliori talenti non debbano andare a rincorrere altrove i loro sogni, e affinch&eacute; si possa guardare finalmente a un futuro non pi&ugrave; differibile, &quot;un futuro che &egrave; gi&agrave; arrivato&quot;. Ebbene, per restare nell&#8217;ambito della letteratura di lingua tedesca, un esempio lo offre il racconto dell&#8217;autrice Birgit Vanderbeke Ich sehe was, was du nicht siehst (Io vedo quello che tu non vedi): qui la protagonista &egrave; una donna autonoma e intelligente che decide di partire per sfuggire a una realt&agrave; di oggettiva infelicit&agrave;. (<strong>22<\/strong>). &Egrave; una donna decisa ma gentile, che non si lascia scomporre dalle parole &quot;degli altri&quot;, le parole di quelli che che vorrebbero limitarne l&#8217;indipendenza di giudizio e di azione, ad esempio, il discorso della madre che la mette in guardia dai &quot;pericoli&quot; a cui potrebbe andare incontro. (<strong>23<\/strong>). La protagonista, che vive del suo talento in campo artistico, decide di cambiare vita prima di veder sfumare ogni prospettiva, e si trasferisce con il suo bambino in un paesino nel Sud della Francia, dove la felicit&agrave; &egrave; frutto della creativit&agrave; e anche del riconoscimento da parte degli altri, da parte di persone che amano scambiare quattro chiacchiere, che sanno sorridere, ed essere, semplicemente, umane nella semplice sensibilit&agrave; e nell&#8217;intelligenza di chi sa ascoltare le parole dell&#8217;Altro: &laquo;Zwei Kinder winkten von weitem, kamen heran, sagten, salut Nico, gaben uns die Hand und halfen uns beim Zusammensuchen der Hefte und Stifte und Malsachen und Turnschuhe, und nach einer Weile fand ich, es klang ganz normal, da&szlig; das Kind Nico hie&szlig; und andere Kinder ihm die Hand gaben, obwohl ich es noch nie erlebt hatte, da&szlig; sich Kinder die Hand geben.&raquo; (<strong>24<\/strong>) <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">Anche nel rapportarsi agli altri, la protagonista sa accettare la dimensione suggerita ad esempio dal verbo &bdquo;sollen&quot; (&bdquo;Das solltest du&quot;), creando uno spazio interpersonale che simboleggia il rispetto reciproco, e invece di usare il verbo modale &bdquo;m&uuml;ssen&quot;, si limita a offrire teneri consigli per disegnare la realt&agrave; in modo armonioso e sereno. Nel linguaggio usato si prefigura quindi una realt&agrave; ben diversa e ben pi&ugrave; felice rispetto alla realt&agrave; evocata da Marianne Fritz, e insieme l&#8217;auspicio di un nuovo modo di intendere l&#8217;Altro, pi&ugrave; rispettoso e senz&#8217;altro pi&ugrave; democratico, la prefigurazione di una autentica creativit&agrave; individuale e collettiva, a partire proprio dal mezzo linguistico, in questo caso dal rinnovamento auspicabile e auspicato della lingua tedesca. <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">Riccarda Novello (Docente) <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">_________________________<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">1.Marlene Streeruwitz, Sein. Und Schein. Und Erscheinen. T&uuml;binger Poetikvorlesungen, Frankfurt\/M.: Suhrkamp, 1997, p. 9. <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">2. Riccarda Novello, Das Leben in den Worten ~ die Worte im Leben. Eine symptomatische Lekt&uuml;re als Literatur- und Lebenserforschung zu Evelyn Schlag, Marianne Fritz, Marlene Streeruwitz, Cuem, Milano, <\/font><font size=\"1\">2003. <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">3. Marlene Streeruwitz in Hexen heute. Und. Warum es nicht lustig geht. In: Heinz Ludwig Arnold (Hrsg): Hexenreden. Gisela von Wysocki, Birgit Vanderbeke, Marlene Streeruwitz, Wallstein, G&ouml;ttingen, 1999, p. 26. <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">4. Hannah Arendt, Sulla violenza, Guanda, Milano, 2002, p. 48. <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">5 Ibidem, p. 68: qui Hannah Arendt riprende esplicitamente Noam Chomsky. <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">6. Richard Florida, L&#8217;ascesa della nuova classe creativa. Stile di vita, valori e professioni, Mondadori, Milano 2003. Titolo originale: The Rise of the Creative Class (2003). L&#8217;autore insegna teoria dello sviluppo economico alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh. <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">7. Ulrich Horn, &quot;Gegen die glatten Alltagss&auml;tze&quot;. In: K&ouml;lner Stadt Anzeiger, 28. 12. 1985. Cfr. Marianne Frit<br \/>\nz, Dienst ist Dienst, Schnaps ist Schnaps. In: Konstanze Fliedl (Hrsg.), &Ouml;sterreichische Erz&auml;hlerinnen. Prosa seit 1945, Deutscher Taschenbuch Verlag, M&uuml;nchen, 1995, S. 64-65. Cfr. la mia traduzione Prima il dovere, poi il piacere. In: &quot;Linea d&#8217;ombra&quot;, Milano, settembre-ottobre 1997, nr. 128, p. 36 s. <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">8. Marianne Fritz, Aus Briefen der Autorin an den Lektor. In: &raquo;Was soll man da machen.&laquo; Eine Einf&uuml;hrung zu dem Roman &gt;Dessen Sprache du nicht verstehst&lt;, Suhrkamp Verlag, Frankfurt\/M., 1985, S. 7. <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">9. Ibidem. <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">10. Ibidem. <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">11. Konstanze Fliedl (op. cit., p. 238) cita Marie-Th&eacute;r&egrave;se Kerschbaumer, Realismus oder Realismus ? [1981]. In: Marie-Th&eacute;r&egrave;se Kerschbaumer, F&uuml;r mich hat Lesen etwas mit Flie&szlig;en zu tun &#8230; Gedanken zum Lesen und Schreiben von Literatur, Frauenverlag, Wien, 1989, p. 137 ss. <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">12. Questa celebre frase della poetessa Ingeborg Bachmann (in: Ingeborg Bachmann, Werke, Piper, M&uuml;nchen 1978, vol. IV, p. 270) &egrave; citata da Konstanze Fliedl nel suo Nachwort (op. cit.). <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">13. Marianne Fritz, Die Schwerkraft der Verh&auml;ltnisse, p. 5. <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">14. Ibidem, p. 98. <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">15. Ibidem, p. 9. <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">16. Michael Hausherr-M&auml;lzer, Die Sprache des Patriarchats. Sprache als Abbild und Werkzeug der M&auml;nnergesellschaft, Lang, Frankfurt\/M., 1990, p. 146. <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">17. Ibidem. Michael Hausherr-M&auml;lzer si riferisce in particolare ai lavori sull&#8217;argomento pubblicati da Senta Tr&ouml;mel-Pl&ouml;tz, e in particolare al volume Gewalt durch Sprache. Die Vergewaltigung von Frauen in Gespr&auml;chen, Fischer, Frankfurt\/M., 1984. <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">18. Marianne Fritz, Die Schwerkraft der Verh&auml;ltnisse, op. cit., p. 6. <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">19. Cos&igrave; spiega Karsta Frank nel suo fondamentale lavoro Sprachgewalt. Die sprachliche Reproduktion der Geschlechterhierarchien. Elemente einer feministischen Linguistik im Kontext sozialwissenschaftlicher Frauenforschung, Max Niemeyer Verlag, T&uuml;bingen, 1992, p. 11. <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">20. Hannah Arendt, La banalit&agrave; del male. Eichmann a Gerusalemme, Universale Economica Feltrinelli, Milano, 2004, p. 55. <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">21. Ibidem, p. 56. <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">22. Birgit Vanderbeke, Ich sehe was, was du nicht siehst, Alexander Fest Verlag, Berlin 1999, p. 7. <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">23. Ibidem, p. 15. <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"1\">24. Ibidem, p. 81. <\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Riccarda Novello La funzione innovatrice del linguaggio (Im g&uuml;nstigsten Fall f&uuml;hrt literarisches Schreiben und Lesen zu Erkenntnis 1). 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