{"id":33,"date":"2008-01-05T10:41:59","date_gmt":"2008-01-05T10:41:59","guid":{"rendered":"http:\/\/lambertob.koding.io\/wordpress\/?p=33"},"modified":"2008-01-05T10:41:59","modified_gmt":"2008-01-05T10:41:59","slug":"anna-politkovslaja-prima-di-venire-assassinata-dalla-mafia-di-stato-russa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/2008\/01\/05\/anna-politkovslaja-prima-di-venire-assassinata-dalla-mafia-di-stato-russa\/","title":{"rendered":"ANNA POLITKOVSLAJA PRIMA DI VENIRE ASSASSINATA DALLA MAFIA DI STATO RUSSA"},"content":{"rendered":"<p>di Rubina M&ouml;hring (traduzione italiana inedita di Riccardo Novello)<\/p>\n<p><strong>Il perch&eacute; della guerra &#8211; Reporter in tempo di guerra<\/strong>.<\/p>\n<p>Akademietheater, Vienna&nbsp; 11.12.2005<\/p>\n<p align=\"justify\"><em><strong>Quella che pubblichiamo &egrave; un&nbsp;intervista inedita in Italia,&nbsp; ove la coraggiosa reporter, assassinata qualche mese dopo, parlando delle&nbsp;sistematiche violazioni dei diritti umani nel suo Paese, delle continue minacce di morte&nbsp;&nbsp;e dei paricoli che corrono i giornalisti indipendenti, preannuncia la sua esecuzione da parte della mafia di Stato russa&nbsp;vicina al&nbsp;Cremlino (n.d.r.).<\/strong><\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">&nbsp;Rubina M&ouml;hring: Anna, nel contributo che abbiamo appena citato, tratto dal Suo libro, Lei ha descritto quale disegno persegue la politica nei confronti dei mass-media in Russia, sia nel periodo successivo a&nbsp; Beslan sia dopo l&#8217;attacco al teatro di variet&agrave; &bdquo;Nordost&quot; nel 2002. In quale misura questa politica di propaganda unilaterale,&nbsp; questo metodo di propaganda raggiunge in realt&agrave; il suo obiettivo, ovvero la popolazione?&nbsp; Sappiamo bene dalle notizie che ci giungono anche da altri stati, anche dall&#8217;Occidente, che se l&#8217;informazione &egrave; troppo unilaterale, allora si finisce per non credere affatto alle informazioni stesse.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Anna Politkovskaja<\/strong>: Lei chiede dunque come stavano le cose e se lo scopo di questa politica &#8211; la popolazione &#8211;&nbsp; adesso in realt&agrave; sia stato raggiunto. La popolazione crede ancora a qualcosa? Da noi &egrave; ancora cos&igrave;: ovvero noi viviamo con un certo passato &#8211; cio&egrave; con la politica dell&#8217;informazione tipica dell&#8217;era sovietica &#8211; e adesso ci dobbiamo di nuovo confrontare con una simile politica dell&#8217;informazione. Questo vuol dire che naturalmente la gente non crede pi&ugrave; a quanto viene detto nei mass-media ufficiali. Io credo che la la tragedia di Beslan ha assunto proporzioni tali, ovvero che in quella situazione per forza di cose &egrave; dovuta perire una tale quantit&agrave; di esseri umani perch&eacute; fin dall&#8217;inizio era chiaro che la gente non crede al potere. Quindi la gente non ha creduto a quel che &egrave; stato comunicato ufficialmente, e tutti i parenti e le persone che sono arrivate all&#8217;ingresso della scuola, erano convinte fin dall&#8217;inizio che chi deteneva il potere non volesse raggiungere niente di buono, che ci fosse l&#8217;intenzione di raggiungere qualcosa di malvagio, e allora si sono immischiati loro stesse, e alcuni tentativi sono stati fatti naturalmente in modo assolutamente non professionale, e per questo motivo il tutto poi ha continuato a suscitare ancora scalpore e ad essere un argomento scottante. <\/p>\n<p align=\"justify\">Rubina M&ouml;hring: Qual &egrave; l&#8217;ampiezza del Suo raggio informativo, ovvero quante persone, o quanti gruppi riesce a raggiungere, e qual &egrave; la consistenza di questi ragggruppamenti di persone ? <\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Anna Politkovskaja<\/strong>: Per quanto riguarda questa domanda, quale sia il numero esatto delle persone che le nostre informazioni adesso riescono a raggiungere, e quanta gente legga i miei articoli, a questo non posso rispondere con esattezza, &egrave; cos&igrave; gi&agrave; da due anni &#8230; Naturalmente il nostro giornale ha una certa tiratura. Ma &egrave; proibito portare in nostro giornale in alcune regioni, ad esempio nel Caucaso settentrionale. Dappertutto nel Caucaso il nostro giornale non pu&ograve; essere distribuito, e le persone si arrangiano in qualche modo, semplicemente fotocopiando il giornale. Cio&egrave;, le cose stanno cos&igrave;, nell&#8217;era sovietica c&#8217;era degli strumenti come ad esempio il samisdat, ovvero, una sorta di letteratura clandestina che passava di mano in mano, e per questo non sono in grado di dirLe quante persone adesso leggano davvero i miei articoli.<\/p>\n<p align=\"justify\">Rubina M&ouml;hring: Lei stessa per&ograve; non &egrave; riuscita affatto ad andare a Beslan. <strong>Ha subito un avvelenamento o ha sofferto delle conseguenze di un tentativo di avvelenamento<\/strong> ed &egrave; dovuto ritornare a Mosca. Gi&agrave; dal periodo in cui ha scritto i Suoi reportage dalla Cecenia, o forse anche prima, <strong>Lei &egrave; tra i giornalisti che si trovano sulla lista nera del Cremlino. Eppure Lei vive a Mosca. Come riesce a continuare a svolgere la Sua professione?<\/strong> <\/p>\n<p align=\"justify\">Anna Politkovskaja: Naturalmente non sono sola. Ho degli informatori, ho delle personeche mi riferiscono quel che accade sul posto. E io mi sento responsabile per queste persone. Talvolta &egrave; <strong>mortale<\/strong> essere un mio informatore, un reporter, uno che mi riferisce delle informazioni. E io non lo dico cos&igrave;, per leggerezza, vorrei citarLe un esempio concreto: circa tre settimane fa ho scritto un articolo sulla corruzione dei funzionari ceceni favorevoli a Mosca, e subito il governo ha sporto denuncia, e quindi il mio giornale e io personalmente siamo stati denunciati. <strong>E oggi sono venuta a sapere che la persona che doveva comparire a mio favore in tribunale e doveva testimoniare, &egrave; morta<\/strong>. <strong>Quindi, ancora una volta, le persone pagano veramente con la vita e questo succede ogni due, tre mesi, che qualcuno scompare, qualcuno che dice quel che pensa. Si pu&ograve; davvero dire che le persone pagano con la vita per il fatto che dicono ad alta voce quel che pensano &#8230;<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Rubina M&ouml;hring: Il rivolgimento politico in Russia, quindi la fine dell&#8217;Unione Sovietica, non risale in effetti a molto tempo fa, adesso sono trascorsi appena quindici anni. E noi sappiamo dalla storia che per ottenere dei veri cambiamenti nella societ&agrave;, se questi cambiamenti devono riuscire ad essere incisivi,&nbsp; ci vuole molto, molto tempo, sappiamo che la trasformazione non si pu&ograve; concludere nell&#8217;arco di quindici anni. Qual &egrave;, in realt&agrave;,&nbsp; la forza che hanno raggiunto nel frattempo i circoli democratici in Russia? Sono concentrati nelle citt&agrave;, o esistono inoltre piccoli punti sparsi nel Paese, che, come Lei dice, si estente per un settimo della superficie terrestre? <\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Anna Politkovskaja<\/strong>: Quel che Lei dice &egrave; vero, cio&egrave; che i circoli democratici sono concentrati effettivamente in misura notevole nelle citt&agrave;, e quindi questi circoli progressisti, gli intellettuali, si trovano principalmente nelle citt&agrave;. Il nostro Paese &egrave; costituito per&ograve; in gran parte da un territorio di natura rurale. Questo costituisce naturalmente un ben preciso problema. I partiti democratici oggi non sono affatto popolari, e io direi che il popolo non ne ha colpa. Perch&eacute; i partiti democratici hanno seguito una linea di condotta che in una certa misura si potrebbe definire relativamente presuntuosa, nel senso che non ha pi&ugrave; parlato con il popolo, ma solo con il Cremlino, in realt&agrave;. E a pagarne le conseguenze &egrave; oggi il popolo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Rubina M&ouml;hring: Lei &egrave; diventata famosa al di fuori della Russia soprattutto con i Suoi libri e con i suoi reportage sulla guerra civile in Cecenia, in realt&agrave; dura ancora oggi, e non se ne vede una fine possibile, l&agrave; dove la nuda violenza si confronta con la nuda violenza. Nella versione ufficiale, l&#8217;intervento dell&#8217;esercito continua a essere definito come &bdquo;lotta al terrore&quot;. Ci si pi&ograve; attendere una qualche conclusione prevedibile del conflitto, o meglio:&nbsp; come si pu&ograve; realizzare ancora una soluzione che ponga fine al conflitto?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Anna Politkovskaja<\/strong>: Purtroppo a questo riguardo non so dirLe proprio niente, ovvero non credo che si possa prevedere una qualche fine del conflitto e qui, adesso, non vorrei neanche&#8230; qui non posso recitare il ruolo dell&#8217;ottimista. Non viene intrapreso alcun passo in questa direzione, da parte del potere ufficiale per contribuire in qualche modo alla fine del conflitto, e non<br \/>\nc&#8217;&egrave; alcun segnale di dialogo, n&eacute; da una parte n&eacute; dall&lsquo;altra. Dopo l&#8217;8 marzo 2005, ovvero <strong>dopo la morte di Maschadov<\/strong>, <strong>dopo che Maschadov &egrave; stato ucciso<\/strong>, il paese si &egrave; fortemente frantumato, e si ripiegato sempre di pi&ugrave; su se stesso e detto sinceramente &#8230;&nbsp; non Le posso dare alcuna speranza, non vedo in quale modo si possa intravedere una fine del conflitto. <\/p>\n<p align=\"justify\">Rubina M&ouml;hring: Quali passi &#8211; questa &egrave; naturalmente una domanda ipotetica &#8211;&nbsp; quali passi potrebbero tuttavia essere intrepresi da entrambe le parti coinvolte, se ci fosse una disponibilit&agrave; in tal senso? <\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Anna Politkovskaja<\/strong>: Dunque la parte cecena parla adesso solo di ritiro completo delle truppe, una ipotesi a cui il Cremlino &egrave; naturalmente contrario, in maniera categorica. E il problema consiste nel fatto che questi sei anni di guerra adessso hanno provocato una guerra civile assoluta all&#8217;interno di questa popolazione cecena, che &egrave; relativamente piccola, ovvero, ci sono gi&agrave; molti ceceni che combattono contro altri ceceni. E se adesso si optasse davvero per la soluzione del ritiro delle truppe, allora dovrebbe ritirarsi anche la met&agrave; della popolazione, o almeno questa gente dovrebbe andar via da l&igrave;, perch&eacute; la guerra continua a inghiottire sempre pi&ugrave; persone nel suo gorgo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Se una guerra dura solo tre mesi, allora &egrave; solo una componente ben delimitata della popolazione ad essere colpita, se invece una guerra, come sta avvenendo qui, dura sei anni, allora sono tutti coinvolti, al punto che in realt&agrave; dovrebbe ritirarsi anche quella met&agrave; della popolazione che si &egrave; arrangiata a convivere con chi detiene il potere.<\/p>\n<p align=\"justify\">Rubina M&ouml;hring: Ufficialmente il governo conduce questa guerra con il pretesto della &bdquo;lotta al terrore&quot;. In molti stati occidentali &egrave; in questo momento di grande attualit&agrave; il dibattito relativo alla lotta al terrore, o almeno dei metodi per porvi rimedio rispettando o meno il diritto internazionale. Il tedesco Uwe Wesel, storico del diritto, in questi giorni ha detto in televisione &#8211; sul canale 3sat, credo ospite del magazine&nbsp; &bdquo;Kulturzeit&quot; &#8211; che la lotta al terrore non pu&ograve; avvenire a spese del sostrato culturale di ogni Paese. Quanto &egrave; forte questo sostrato, questo sostrato democratico in Russia, in generale?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Anna Politkovskaja<\/strong>: De facto su questo tema oggi non c&#8217;&egrave; pi&ugrave; alcun tipo di discussione. Siamo abituati al fatto che tutti i possibili diritti umani non siano pi&ugrave; rispettati, sotto la definizione di lotta al terrore, al punto che questo non sorprende pi&ugrave; nessuno, ma l&#8217;esperienza di questa guerra che da sei anni &egrave; in atto in Cecenia mostra che in realt&agrave; questa lotta non ha alcuna conseguenza e alcun effetto: perch&eacute; oggi ci sono in Cecenia pi&ugrave; gruppi di banditi armati di quanto non fossero attivi prima della guerra. Chi sono adesso questi banditi e dove si trovino, in realt&agrave; &egrave; indifferente, ma una delle peggiori conseguenze di questo persistente ignorare i diritti umani sotto l&#8217;etichetta di &egrave; il fatto che il razzismo diviene sempre pi&ugrave; forte. <\/p>\n<p align=\"justify\">Traduzione italiana curata da Riccardo Novello<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Sul prossimo numero, in occasione dell&#8217;Anniversario della morte della coraggiosa collega, pubblicheremo un&nbsp;dossier&nbsp;sulla sua storia.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Rubina M&ouml;hring (traduzione italiana inedita di Riccardo Novello) Il perch&eacute; della guerra &#8211; Reporter in tempo di guerra. 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