{"id":29,"date":"2008-01-04T11:55:42","date_gmt":"2008-01-04T11:55:42","guid":{"rendered":"http:\/\/lambertob.koding.io\/wordpress\/?p=29"},"modified":"2008-01-04T11:55:42","modified_gmt":"2008-01-04T11:55:42","slug":"darfur-un-inferno-ignorato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/2008\/01\/04\/darfur-un-inferno-ignorato\/","title":{"rendered":"DARFUR: UN INFERNO IGNORATO"},"content":{"rendered":"<p>di Marina Montagna<\/p>\n<p>&quot;Anime fiammeggianti<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; attonite<\/p>\n<p>squarciato il velo della cecit&agrave;&quot;&nbsp; <\/p>\n<p>(Brace &#8211; CSI)<\/p>\n<p>&quot;In nome di un diritto all&#8217;informazione, sovente frainteso, veniamo continuamente aggrediti da immagini brutali che, per la loro stessa sovrabbondanza numerica, hanno finito con l&#8217;anestetizzare le nostre coscienze, ci hanno assuefatti e resi indifferenti a barbarie da profondo Medioevo che la nostra civilt&agrave; pensava di essersi lasciate alle spalle per sempre. <\/p>\n<p>La nostra capacit&agrave; di discernere tra &quot;fiction&quot; e realt&agrave; sembra ormai irrimediabilmente compromessa, perci&ograve; ogni sera possiamo cenare tranquillamente mentre sugli&nbsp; schermi dei nostri televisori a&nbsp; vallettine ammiccanti che esibiscono esagerati seni siliconati o a casalinghe sorridenti entusiaste di un nuovo detersivo si alternano scene di stragi, decapitazioni e sgozzamenti vari.&nbsp; <\/p>\n<p>Lo speaker di turno di un qualunque telegiornale ci racconta, con professionale distacco e con dovizia di particolari, di una madre che ha ucciso il proprio bambino, di un tizio che per futili motivi ha massacrato, facendoli a pezzi, i propri vicini e cos&igrave; via. Storie di ordinaria follia. E noi, dopo un attimo &#8211; soltanto un attimo &#8211; di stupore e smarrimento, voltiamo pagina e con naturalezza riprendiamo a mangiare la pastasciutta nel piatto. <\/p>\n<p>L&#8217;orrore &egrave; entrato a far parte della nostra quotidianeit&agrave;.<\/p>\n<p>Ma forse nel profondo di ciascuno di noi c&#8217;&egrave; ancora, se vogliamo scoprirla, quella &quot;pietas&quot;, quella compassione che ci permette di sentire come proprio il dolore dell&#8217;umanit&agrave;, ossia di quell&#8217;unico fiume di cui tutti siamo acqua. <\/p>\n<p>E allora come&nbsp; non piangere dinanzi all&#8217;immagine di un esserino che dovrebbe essere un bambino di pochi anni e che invece sembra un passerotto denutrito, con la pelle grinzosa che pende dalle ossa, precocemente invecchiato e senza alcuna prospettiva di futuro? Uno dei tanti figli di un dio minore e distratto, abbandonati in balia dell&#8217;arroganza e della sopraffazione dei pi&ugrave; forti. <\/p>\n<p>Ma l&#8217;immagine di questo bambino &egrave; purtroppo emblematica della catastrofe umanitaria che si sta consumando in Darfur, la regione del Sudan dove &egrave; in atto quello che sempre pi&ugrave; sta assumendo le proporzioni di un vero e proprio &quot;genocidio&quot; . <\/p>\n<p>La cause del conflitto, il cui inizio risale al 2003, sono molteplici e complesse; tra queste, in primo luogo, la contrapposizione tra la popolazione di origine araba e quella di origine africana. Alcuni gruppi ribelli quali lo JEM (Movimento Giustizia e Uguaglianza), l&#8217;SLM (Movimento per la Liberazione del Sudan) e&nbsp; il FLD (Fronte di Liberazione del Darfur) accusavano infatti il governo di favorire le etnie arabe e di opprimere invece quelle non arabe. <\/p>\n<p>In una prima fase, negli scontri con tali gruppi, che sferravano attacchi contro obiettivi quali stazioni di polizia, avamposti e convogli militari, con la tattica dei raid &quot;colpisci e scappa&quot;,&nbsp; l&#8217;esercito riport&ograve; numerose&nbsp; e brucianti sconfitte. Il governo allora, sentendosi umiliato, decise di cambiare strategia trasferendo l&#8217;azione di guerra nelle mani dell&#8217;intelligence, dell&#8217;aeronautica e dei Janjaweed.<\/p>\n<p>Attualmente lo scontro &egrave; appunto tra i Janjaweed (i &quot;diavoli a cavallo&quot;), miliziani reclutati tra le trib&ugrave; nomadi dei Baggara e la popolazione non Baggara composta principalmente da trib&ugrave; dedite all&#8217;agricoltura. Il conflitto per&ograve; non ha una connotazione religiosa poich&eacute; quasi tutti gli abitanti del Darfur sono musulmani cos&igrave; come lo sono anche i Janjaweed e i leader governativi di Khartoum. <\/p>\n<p>Hadja e Fatmah, due giovani donne sopravvissute ad uno dei tanti massacri perpetrati nei diversi villaggi presi d&#8217;assalto dai &quot;diavoli a cavallo&quot;, hanno raccontato a Bernard Henri Levy: &quot;I janjaweed, in genere, arrivano all&#8217;alba. Gettano torce nelle capanne. Sfondano a colpi di mazza le grandi giare di terracotta da cui fuoriescono fiumi di miglio o di saggina a cui poi appiccano il fuoco. Girano intorno ai roghi con urla terribili. Strappano i bambini dalle braccia delle madri per gettarli vivi tra le fiamme. Violentano le donne, le picchiano, le sventrano. Riuniscono gli uomini e li finiscono con i mitra. Infine, quando tutto &egrave; bruciato, quando nel villaggio non restano che rovine sparse e fumanti, raggruppano gli animali impauriti e li trascinano verso il Sudan&quot;. Di frequente gli attacchi dei &quot;diavoli a cavallo&quot; sono supportati da massicci bombardamenti aerei; questa circostanza tradisce la regia occulta da&nbsp; Khartoum.<\/p>\n<p>Il governo del Sudan ufficialmente ha sempre sostenuto che le spietate &quot;colonne infernali&quot; dei janjaweed sono delle orde di banditi sulle quali non ha alcun controllo mentre in realt&agrave; ha fornito loro armi, addestramento e assistenza.<\/p>\n<p>Quanti siano ad oggi le vittime del conflitto &egrave; difficile dirlo con esattezza, anche a causa dell&#8217;atteggiamento delle autorit&agrave; sudanesi che cercano di nascondere la gravit&agrave; della situazione, impedendo le attivit&agrave; investigative delle varie organizzazioni internazionali. Da pi&ugrave; parti si stima per&ograve; che i civili morti possano essere circa 400.000 e che almeno altri 2 milioni di persone abbiano dovuto abbandonare le proprie case. Di questi disperati in fuga i pi&ugrave; fortunati sono quelli che, dopo una marcia di almeno 100 chilometri, hanno trovato riparo in uno dei dodici campi profughi allestiti dall&#8217;ONU nella zona di confine tra Sudan e Ciad. <\/p>\n<p>In questi campi, che ad un occidentale potrebbero sembrare un inferno, almeno ci sono acqua potabile e cibo in quantit&agrave; sufficienti ad assicurare la sopravvivenza. A fronte per&ograve; dei 230.000 che in qualit&agrave; di rifugiati ricevono un minimo di cure e assistenza, vi sono, secondo le agenzie ONU, 4 milioni di persone che tentano di sopravvivere in condizioni insostenibili, che soffrono e muoiono letteralmente di fame. <\/p>\n<p>Le varie organizzazioni umanitarie, che hanno raccolto fra i rifugiati testimonianze raccapriccianti, denunciano &quot;gigantesche e sistematiche violazioni dei diritti umani e gravi strappi alla legge internazionale&quot;. <\/p>\n<p>Per questo da molti &egrave; stato invocato l&#8217;intervento dei caschi blu dell&#8217;ONU ma il governo del Sudan, spalleggiato dalla Cina, suo principale alleato all&#8217;interno del Consiglio di Sicurezza, ha dichiarato che un eventuale contingente ONU sarebbe considerato un invasore straniero.<\/p>\n<p>E l&#8217;Unione europea? dinanzi alla tragedia del Darfur cosa ha fatto e cosa sta facendo l&#8217;Unione europea? Finora poco o niente. Da qui la comprensibile indignazione e il conseguente appello che alcuni intellettuali fra i quali Umberto Eco, Dario Fo, Gunter Grass, Vaclav Havel e Bernard Henri Levy, hanno sottoscritto e rivolto ai leader dell&#8217;Unione.<\/p>\n<p>&quot;Come osiamo noi europei celebrare i cinquant&#8217;anni dell&#8217;Unione, quando poche miglia pi&ugrave; a sud i pi&ugrave; deboli e indifesi sono uccisi in Sudan? Nata dall&#8217;atrocit&agrave; per scongiurare altre atrocit&agrave;, l&#8217;unione europea non trova parole da pronunciare n&eacute; principi ai quali richiamarsi, nessun provvedimento per prevenire i massacri in Darfur? Dovr&agrave; ripetersi la vilt&agrave; di Srebrenica? Cosa celebriamo dunque? La nostra fragile unit&agrave; politica? Le vane prese di posizione della nostra classe politica? L&#8217;impotente inettitudine delle nostre burocrazie? L&#8217;Europa che consent&igrave; Auschwitz e ha fallito in Bosnia non deve tollerare lo sterminio in Darfur&#8230;. L&#8217;Europa &egrave; pi&ugrave; di una rete tra classi dirigenti, pi&ugrave; di un club economico da primo mondo, pi&ugrave; di un&#8217;escrescenza burocratica. E&#8217; un&#8217;eredit&agrave; culturale che sostiene una fede condivisa nel valore e nella dignit&agrave; dell&#8217;essere umano&quot;. <\/p>\n<p>Squarciato il velo della cecit&agrave;<br \/>\ne dell&#8217;ignoranza chi sa e resta inerte si fa complice dei massacratori. L&#8217;Europa, dunque, se vuol continuare a porsi come &quot;faro di civilt&agrave;&quot; non chiuda gli occhi dinanzi alla tragedia del Darfur.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marina Montagna &quot;Anime fiammeggianti &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; attonite squarciato il velo della cecit&agrave;&quot;&nbsp; (Brace &#8211; CSI) &quot;In nome di un diritto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[],"class_list":["post-29","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cronache-dal-mondo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=29"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=29"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=29"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=29"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}