{"id":22,"date":"2007-09-07T11:22:41","date_gmt":"2007-09-07T11:22:41","guid":{"rendered":"http:\/\/lambertob.koding.io\/wordpress\/?p=22"},"modified":"2007-09-07T11:22:41","modified_gmt":"2007-09-07T11:22:41","slug":"alle-origini-della-prevaricazione-dei-diritti-umani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/2007\/09\/07\/alle-origini-della-prevaricazione-dei-diritti-umani\/","title":{"rendered":"ALLE ORIGINI DELLA PREVARICAZIONE DEI DIRITTI UMANI"},"content":{"rendered":"<p>di Lavinia Greenwell<\/p>\n<p>&ldquo;<em><strong>Fine della Giustizia sulla terra<\/strong><\/em>&rdquo;.<\/p>\n<p>Chiesi alle stelle arcane e tanto belle<br \/>del monte ascoso nelle cui acque pure<br \/>da una cascata Giustezza ebbe sua fonte<br \/>e mi risposer sussurrando quelle<br \/>che di tal Dea ferita fu la fronte<br \/>quand&rsquo;Ella nella Terra fu violata<br \/>e smise tosto d&rsquo;esser venerata<br \/>quando la freccia, dall&rsquo;uomo avvelenata<br \/>sparse il suo sangue di Lei che pria era amata,<br \/>natura qual divinit&agrave; incarnata.<\/p>\n<p>Un uomo nuovo, assetato di potere<br \/>non pi&ugrave; nell&rsquo;essere, ma nel divenire<br \/>non pi&ugrave; nel fondersi qual goccia nel mare<br \/>cerc&ograve; sua meta, ma nel possedere<br \/>e nell&rsquo;imporre ad altrui il suo dire<br \/>nel vincer guerre e nel primeggiare<br \/>supremazia del fare e dell&rsquo;avere.<br \/>del cosmo antico rigett&ograve; il sapere<br \/>e dall&rsquo;essenza muliebre e dalle fiere<\/p>\n<p>E da Natura e dall&rsquo;alma bambina<br \/>si alien&ograve; egli, Bellezza profanando<br \/>e da dolcezza, e dall&rsquo;Amore antico<br \/>ponendosi al di sopra, e non al fianco<br \/>di forza e presunzion legge instaurando<br \/>e con sua vana scienza allontanando<br \/>di pria del Tempo l&rsquo;Armonia divina<br \/>e il Nume giusto che un di&rsquo; fu all&rsquo;uomo amico<br \/>quel Nume figlio dell&rsquo;Amore Antico.<\/p>\n<p><em><strong>ABSTRACT<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Simile peraltro a quella di molti altri popoli arcaici, tra cui per esempio i Greci, i Romani, i Cinesi, e gli&nbsp; Aborigeni Nordamericani, l&rsquo;antica concezione mitica Ind&ugrave; suggerisce che il mondo, passando attraverso quattro ere &#8211; da Satya Yuga, Era della Verit&agrave;, a Kali Yuga, Era dei conflitti, o Era Oscura &#8211; sarebbe degenerato da una condizione di assoluta purezza, felicita, Divina Giustizia e perfetta comunione tra uomini, donne, animali e natura, a uno stato di caos e sofferenza sempre maggiori, e sempre pi&ugrave; profonda ingiustizia, in cui l&rsquo;umanit&agrave;, cresciuta a dismisura fino a soffocare la terra, circondatasi da un mondo artificiale e falso,&nbsp;&egrave; sempre pi&ugrave; lontana dalla divina essenza, maschile e femminile insieme, di naturalezza primordiale, e la capacit&agrave; di discernere il giusto dall&rsquo;ingiusto, la purezza dallo squallore, la vera ricchezza dalla povert&agrave;, il bene dalla malvagit&agrave; e via dicendo, cosi come il principio unificatore divino di tali opposti.<br \/>Secondo tale concezione, l&rsquo;ingiustizia sulla terra sarebbe venuta con l&rsquo;avvento della terza era, il Dvapara Yuga, Era dell&rsquo;indecisione, detta dai Greci Era del bronzo; era in cui, secondo gli Aborigeni Nordamericani, il bisonte posto a ovest a trattenere le acque della distruzione, si reggerebbe ormai solo su due zampe, avendo perso le altre due alla fine di ciascuna delle ere precedenti.<\/p>\n<p>Dopo la fine delle prime due ere, l&rsquo;Era dell&rsquo;Oro e l&rsquo;Era dell&rsquo;Argento, Satya Yuga e Treta Yuga per gli Ind&ugrave;, in cui il mondo degli uomini era ancora connesso alle immutabili Leggi del Cosmo l&rsquo;avvento della terza sarebbe segnato dall&rsquo;imposizione della violenza, dalla rottura, sia su un piano umano che su un piano metafisico, dell&rsquo;armoniosa sintonia tra femminile e maschile, ed anche, tra umanit&agrave; e natura, di cui la donna sarebbe incarnazione.<\/p>\n<p>Con l&rsquo;arrivo della terza era nascerebbe quindi l&rsquo;idea di propriet&agrave; e possesso, e dell&rsquo;affermazione del potere attraverso ci&ograve; che si possiede, ottenuto con la forza e con la violenza, poco importa se semplicemente fisica o per vie pi&ugrave; subdole attraverso la strategia e l&rsquo;ingegno mentali volti alla sete di potere.<\/p>\n<p>Si tratterebbe quindi in altre parole del passaggio dal mondo dell&rsquo;essere al mondo dell&rsquo;avere, dal mondo dell&rsquo;imperituro, al mondo del divenire, in cui non ha pi&ugrave; importanza ci&ograve; che si e&rsquo; raggiunto in dimensioni spirituali interiori connesse alle eterne leggi dell&rsquo;universo, spesso in segreto e senza la necessit&agrave; di mostrare ci&ograve; all&rsquo;esterno, mentre invece ne assume sempre di pi&ugrave; quanto si e&rsquo; riusciti ad accumulare, a possedere, quante terre sono state invase e sottomesse, quanti popoli assoggettati, quante genti obbligate a convertirsi agli usi, credenze, costumi religioni o quant&rsquo;altro, del popolo di appartenenza, considerando la Natura, le donne, i bambini e gli animali, non pi&ugrave; come qualcosa di sacro, e incarnazione del divino da venerare e rispettare, ma come qualcosa di cui essere padroni, o da utilizzare per i propri scopi sfruttandone le risorse materiali.<\/p>\n<p>Il Kali Yuga, l&rsquo;Era Oscura, la quarta era, ovvero quell&rsquo;attuale, sarebbe un&rsquo;ulteriore degenerazione della terza, e l&rsquo;arroganza umana, con la sua visione antropocentrica gi&agrave; imposta nell&rsquo;et&agrave; del bronzo, raggiungerebbe i suoi vertici estremi, allontanando completamente, con le sue vane filosofie e gli estremi livelli di tecnologia raggiunti, la scienza e via dicendo,&nbsp; il mondo e l&rsquo;umanit&agrave;&rsquo; dalla luce, dalla perfezione e dalla giustezza primordiali, fino alla distruzione totale, a cui seguirebbe il ritorno di Satya Yuga.<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Lavinia Greenwell (Antropologa)<\/p>\n<p><strong><em>Introduzione<\/em><\/strong> <\/p>\n<p>Premetto che in questa serie di articoli che ho deciso di intitolare &quot;Alle origini della prevaricazione dei diritti umani&quot;, ogni argomento trattato, ogni parola accuratamente scelta, ogni ipotesi o visione proposta, fanno parte di una prospettiva, di un punto di vista quanto mai inusuale, per lo pi&ugrave; al di fuori di qualsiasi tipo di categoria, di cassetto, di etichetta, di forma e di regola in cui la conoscenza umana, che sia essa di carattere &quot;culturale&quot;, &quot;esoterica&quot;, &quot;antropologica&quot;, &quot;sociale&quot;, &quot;razionale&quot;, &quot;emozionale&quot;, etc. etc., e&#8217; organizzata, su un piano mentale. <br \/>Per questo motivo il punto di vista qui proposto e&#8217; particolarmente vulnerabile, e fraintendibile con estrema facilit&agrave;, per via della fitta rete di preconcetti mentali e non solo e dei parametri attraverso i quali le nostre menti sono da secoli &#8211; o forse millenni &#8211; abituate ad operare, valutare, analizzare, osservare, e&nbsp; che costituiscono i fondamenti stessi non solo del modo di vivere del mondo odierno in generale, ma addirittura del nostro modo di respirare, di sognare, di pensare, di avere emozioni, sentimenti, umori, stati d&#8217;animo, e forse addirittura del nostro stesso esistere.<br \/>Questo punto di vista&nbsp;&egrave; per tanto, seppure probabilmente pi&ugrave; antico del Tempo stesso, al giorno d&#8217;oggi rivoluzionario a livelli impensabili, dal momento che mette in dubbio ed in crisi la maggior parte dei parametri, e dei livelli di coscienza di consapevolezza, se non tutti, sui quali si basa la nostra egoistica umana esistenza, a cui l&#8217;arroganza e la presunzione sono ormai da millenni imprescindibilmente connesse. <br \/>Per tutti questi motivi consiglierei a coloro che leggeranno questa serie di articoli, di avvicinarsi ad ognuno di essi come ci si avvicinerebbe ad un oggetto antico e strano, di fattura misteriosa, che a prima vista non sembrerebbe niente di utile forse, o di cui, per via delle sue forme inusuali, non si riuscirebbe ad intuire lo scopo.. ma che tuttavia potrebbe essere quanto mai prezioso e raro, per motivi che inizialmente non sarebbero visibili.<br \/>O forse bisognerebbe avvicinarsi alla lettura di questa serie di articoli, come ci si avvicinerebb<br \/>\ne a un lago isolato di alta montagna, dove l&#8217;aria e&#8217; pungente e fine, e i telefoni cellulari non prendono. Un lago a cui si potrebbe accedere solo dopo una lunga camminata in salita che avrebbe temporaneamente abolito l&#8217;irrefrenabile tendenza a pensare, a soppesare, a ciarlare e rimuginare del cervello, i cui pensieri sono proprio simili, come credevano gli antichi, a scimmie che saltano di ramo in ramo.<br \/>Ci&ograve; che sto cercando di comunicare e&#8217; che vorrei che il lettore, per quanto ci&ograve; sia difficile o forse impossibile, provasse a togliersi gli occhiali che sempre indossa per guardare il mondo, o persino, forse, dentro di s&eacute;. Provare a togliersi questi occhiali e leggere con mente quanto pi&ugrave; possibile libera e cuor leggero, quasi bambino, se possibile. <br \/>In questa serie di articoli analizzer&ograve; da un punto di vista spirituale arcaico pre-cristiano e in molti casi pre-patriarcale, le origini del disagio odierno sopracitato. <br \/>Devo per&ograve; a questo proposito avvisare anticipatamente il lettore che l&#8217;uso di termini quali &quot;arcaico&quot;, &quot;patriarcale&quot;, &quot;umano&quot;, &quot;moderno&quot; e molti altri, non corrisponde a quello comunemente diffuso nel linguaggio per lo pi&ugrave; pigramente accettato dalla stragrande maggioranza degli individui che compongono la societ&agrave; moderna, n&eacute; tantomeno al linguaggio antropologico ufficialmente riconosciuto dalle istituzioni dominanti del sistema politico, sociale, culturale, scolastico e via dicendo del mondo occidentale. <br \/>Da un punto di vista antropologico, le fonti su cui si basano&nbsp; questi studi, la visione qui abbracciata, il linguaggio qui utilizzato, e l&#8217;uso del linguaggio qui inteso spesso da un punto di vista etimologico originario, non sono istituzionalmente riconosciute, ne&#8217; insegnate nelle universit&agrave; e nei licei, a parte alcune frammentarie e spesso superficiali o a mio avviso per lo pi&ugrave; male interpretate eccezioni. <br \/>Quale sia tale visione, e l&#8217;uso del linguaggio proposto, verr&agrave; trattato negli articoli successivi, spesso andando a toccare o a scavare in argomenti e in concezioni e leggende che inizialmente potrebbero sembrare molto lontani da ci&ograve; che il titolo di questa serie farebbe pensare. <\/p>\n<p>Per andare alle origini infatti si dovr&agrave; partire dalle radici del mondo, della natura e di ogni cosa vivente, prima di potere arrivare al concetto di &quot;diritti umani&quot; e al senso che, attraverso questa insolita prospettiva, si darebbe ad esso.<\/p>\n<p><strong><em>L&#8217;Ostacolo Illuminista.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Con l&#8217;avvento dell&#8217;illuminismo settecentesco, nasce l&#8217;idea di uguaglianza tra gli uomini e della supremazia della ragione, vista come lume per guidare l&#8217;uomo verso la giustizia e il superamento di ogni tipo di oscurantismo religioso, ovvero come mezzo sicuro per il raggiungimento della felicit&agrave;, non pi&ugrave; in cielo, come si era creduto durante i secoli di dominio delle religioni incentrante intorno al mito di Cristo, ma in terra. <\/p>\n<p>&quot;<em>L&#8217;illuminismo &egrave; l&#8217;uscita dell&#8217;uomo dallo stato di minorit&agrave; che egli deve imputare a se stesso. Minorit&agrave; &egrave; l&#8217; incapacit&agrave; di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stessi &egrave; questa minorit&agrave; se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! &#8211; &egrave; dunque il motto dell&#8217;illuminismo<\/em>&quot;. *[Enciclopedia Wikipedia]<br \/>Questa visione sui cui basa il pensiero moderno, potrebbe costituire il primo e pi&ugrave; grande, forse insormontabile ostacolo alla corretta comprensione della visione arcaica qui proposta, ricostruita su basi meno empiriche, e pi&ugrave; intuitive, tramite l&#8217;intreccio di reperti archeologici, di resti di documenti attestanti antiche dottrine e filosofie, di mito e di leggenda, indagate fino al disvelamento delle origini di partenza. <\/p>\n<p>L&#8217;occhio moderno, che sia di un avvocato, di un antropologo, di un accademico od anche semplicemente di una persona qualunque di media cultura, basato sulla ragione come mezzo supremo discernitivo, e&#8217; di per s&eacute; il filtro oscurante, la lente che distorcerebbe ci&ograve; che qui e&#8217; proposto, portando a una serie di fraintendimenti, giudizi e preconcetti che porterebbero a giudicare come inferiori, improponibili, particolarmente in una rivista di questo tipo, o, probabilmente, ignoranti, sorpassate, superstiziose, non evolute ecc., certe antiche concezioni, e soprattutto folle la prospettiva di proporle come una risorsa di eterna ed illuminante saggezza, come una risposta sempre valida ed immutabile a quesiti di ogni tempo, e quindi anche attuali.<\/p>\n<p>Tuttavia, qualcuno, anche solo per curiosit&agrave; o amore per la ricerca e la comprensione del passato e delle origini del mondo e della societ&agrave; in cui viviamo, potrebbe essere interessato a prendere almeno in considerazioni tali concezioni, ed e&#8217; per costoro che ci si addentrer&agrave; nella descrizione della leggenda delle Quattro Ere del mondo, per poi cercare di trarne risposte riguardo al problema dell&#8217;assenza di uguaglianza tra gli uomini, seppure ci&ograve; e&#8217; certamente in contrasto con le visioni di uguaglianza oggi giorno considerate quasi inappellabili dalla stragrande maggioranza di persone interessate all&#8217;ambito dei &quot;diritti umani&quot;.<\/p>\n<p><strong>La seconda parte sar&agrave; pubblicata sul prossimo numero in rete nel mese di settembre&hellip;<br \/><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Lavinia Greenwell &ldquo;Fine della Giustizia sulla terra&rdquo;. 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