{"id":183,"date":"2011-10-28T16:31:45","date_gmt":"2011-10-28T16:31:45","guid":{"rendered":"http:\/\/lambertob.koding.io\/wordpress\/?p=183"},"modified":"2016-06-25T15:24:07","modified_gmt":"2016-06-25T15:24:07","slug":"dallislanda-allitalia-una-rivoluzione-silenziosa-per-spezzare-il-controllo-sociale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/2011\/10\/28\/dallislanda-allitalia-una-rivoluzione-silenziosa-per-spezzare-il-controllo-sociale\/","title":{"rendered":"DALL&#8217;ISLANDA ALL&#8217;ITALIA. UNA RIVOLUZIONE SILENZIOSA PER SPEZZARE IL CONTROLLO SOCIALE"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><strong><strong>Della &#8220;rivoluzione silenziosa&#8221; islandese che tanto st\u00e0 affascinando gli italiani e il resto d&#8217;Europa,\u00a0i media se ne guardano bene dal parlarne, nessuna trasmissione televisiva, partito di governo o di opposizione, attraverso cui viene esercitato il &#8220;controllo sociale&#8221;,\u00a0hanno mai\u00a0preso in considerazione il\u00a0&#8220;modello Islanda&#8221; come\u00a0via maestra o, quantomeno, possibilit\u00e0 per\u00a0i\u00a0Paesi liberi\u00a0di uscire dalla crisi finanziaria.<\/strong><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Per contro, ogni giorno quotidiani, telegiornali, trasmissioni televisive specializzate, politologi, economisti, etc., asserviti agli interessi della lobby di banchieri e galassie finanziarie che controllano l&#8217;economia mondiale,\u00a0ci bombardano con soluzioni sempre pi\u00f9 capziose e vessatorie per azzerare la sempre crescente voragine del debito pubblico\u00a0provocato dalla sistematica rapina di\u00a0ogni risorsa pubbica da parte del sistema dei partiti e dall&#8217;assenza di un piano di crescita fondato sui bisogni del Paese e il\u00a0rispetto dei diritti del popolo italiano.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Dal secolo scorso<\/strong> \u00e8 stato realizzato un sistema planetario socio-economico-politico-militare complesso capace di dominare, condizionare e indirizzare le politiche dei Paesi membri e le stesse scelte dei governati, realizzando ci\u00f2 che in sociologia viene definito &#8220;<strong>controllo sociale<\/strong>&#8220;, ovvero il consenso ma soprattutto il <strong>dissenso<\/strong>,\u00a0onde consentire\u00a0di mantenere inalterato il <strong>dominio<\/strong> e i <strong>privilegi<\/strong> di pochi sulla massa dei <strong>cittadini-sudditi<\/strong>.<br \/>\nL&#8217;Islanda \u00e8 un tab\u00f9 perch\u00e9 rappresenta l&#8217;alfa di <strong>nuovi comportamenti collettivi<\/strong>, che attraverso la diffusione di valori\u00a0etici, morali\u00a0e cognitivi pi\u00f9 confacenti ai tempi e allo sviluppo dei moderni rapporti sociali e di produzione,\u00a0apporter\u00e0 un\u00a0profondo e innarestabile\u00a0<strong>mutamento socio-economico-culturale<\/strong>\u00a0su scala europea, aprendo\u00a0una\u00a0<strong>nuova primavera\u00a0<\/strong>e, per quanto\u00a0possa riguardare il nostro Paese, un <strong>nuovo\u00a0Rinascimento\u00a0italiano<\/strong>, destinato ad\u00a0allargarsi, come fu in passato,\u00a0a macchia d&#8217;olio a tutta l&#8217;Europa,\u00a0affermando il principio per cui la volont\u00e0 del popolo sovrano deve\u00a0 prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale (N.d.R.)<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Lontano dai riflettori. Islanda, quando il popolo sconfigge l&#8217;economia globale<\/strong><\/p>\n<p>A cura di Andrea Degl&#8217;Innocenti<\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;hanno definita una &#8216;rivoluzione silenziosa&#8217; quella che ha portato l&#8217;Islanda alla riappropriazione dei propri diritti. Sconfitti gli interessi economici di Inghilterra ed Olanda e le pressioni dell&#8217;intero sistema finanziario internazionale, gli islandesi hanno nazionalizzato le banche e avviato un processo di democrazia diretta e partecipata che ha portato a stilare una nuova Costituzione.<\/p>\n<p align=\"justify\">Una rivoluzione silenziosa \u00e8 quella che ha portato gli islandesi a ribellarsi ai meccanismi della finanza globale e a redigere un&#8217;altra costituzione.<\/p>\n<p align=\"justify\">Oggi vogliamo raccontarvi una storia, il perch\u00e9 lo si capir\u00e0 dopo. Di quelle storie che nessuno racconta a gran voce, che vengono piuttosto sussurrate di bocca in orecchio, al massimo narrate davanti ad una tavola imbandita o inviate per e-mail ai propri amici. \u00c8 la storia di una delle nazioni pi\u00f9 ricche al mondo, che ha affrontato la crisi peggiore mai piombata addosso ad un paese industrializzato e ne \u00e8 uscita nel migliore dei modi.<\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;Islanda. Gi\u00e0, proprio quel paese che in pochi sanno dove stia esattamente, noto alla cronaca per vulcani dai nomi impronunciabili che con i loro sbuffi bianchi sono in grado di congelare il traffico aereo di un intero emisfero, ha dato il via ad un&#8217;eruzione ben pi\u00f9 significativa, seppur molto meno conosciuta. Un&#8217;esplosione democratica che terrorizza i poteri economici e le banche di tutto il mondo, che porta con se messaggi rivoluzionari: di democrazia diretta, autodeterminazione finanziaria, annullamento del sistema del debito.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Ma procediamo con ordine<\/strong>. L&#8217;Islanda \u00e8 un&#8217;isola di sole di 320mila anime &#8211; il paese europeo meno popolato se si escludono i micro-stati &#8211; privo di esercito. Una citt\u00e0 come Bari spalmata su un territorio vasto 100mila chilometri quadrati, un terzo dell&#8217;intera Italia, situato un poco a sud dell&#8217;immensa Groenlandia.<\/p>\n<p align=\"justify\">15 anni di crescita economica avevano fatto dell&#8217;Islanda uno dei paesi pi\u00f9 ricchi del mondo. Ma su quali basi poggiava questa ricchezza? Il modello di &#8216;neoliberismo puro&#8217; applicato nel paese che ne aveva consentito il rapido sviluppo avrebbe ben presto presentato il conto. Nel 2003 tutte le banche del paese erano state privatizzate completamente. Da allora esse avevano fatto di tutto per attirare gli investimenti stranieri, adottando la tecnica dei conti online, che riducevano al minimo i costi di gestione e permettevano di applicare tassi di interesse piuttosto alti. IceSave, si chiamava il conto, una sorta del nostrano Conto Arancio. Moltissimi stranieri, soprattutto inglesi e olandesi vi avevano depositato i propri risparmi.<\/p>\n<p align=\"justify\">La Landsbanki fu la prima banca a crollare e ad essere nazionalizzata in seguito al tracollo del conto IceSave.<\/p>\n<p align=\"justify\">Cos\u00ec, se da un lato crescevano gli investimenti, dall&#8217;altro aumentava il debito estero delle stesse banche. Nel 2003 era pari al 200 per cento del prodotto interno lordo islandese, quattro anni dopo, nel 2007, era arrivato al 900 per cento. A dare il colpo definitivo ci pens\u00f2 la crisi dei mercati finanziari del 2008. Le tre principali banche del paese, la Landsbanki, la Kaupthing e la Glitnir, caddero in fallimento e vennero nazionalizzate; il crollo della corona sull&#8217;euro &#8211; che perse in breve l&#8217;85 per cento &#8211; non fece altro che decuplicare l&#8217;entit\u00e0 del loro debito insoluto. Alla fine dell&#8217;anno il paese venne dichiarato in bancarotta.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il Primo Ministro conservatore Geir Haarde, alla guida della coalizione Social-Democratica che governava il paese, chiese l&#8217;aiuto del Fondo Monetario Internazionale, che accord\u00f2 all&#8217;Islanda un prestito di 2 miliardi e 100 milioni di dollari, cui si aggiunsero altri 2 miliardi e mezzo da parte di alcuni Paesi nordici. Intanto, le proteste ed il malcontento della popolazione aumentavano.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>A gennaio, un presidio prolungato davanti al parlamento port\u00f2 alle dimissioni del governo<\/strong>. Nel frattempo i potentati finanziari internazionali spingevano perch\u00e9 fossero adottate misure drastiche. Il Fondo Monetario Internazionale e l&#8217;Unione Europea proponevano allo stato islandese di di farsi carico del debito insoluto delle banche, socializzandolo. Vale a dire spalmandolo sulla popolazione. Era l&#8217;unico modo, a detta loro, per riuscire a rimborsare il debito ai creditori, in particolar modo a Olanda ed Inghilterra, che gi\u00e0 si erano fatti carico di rimborsare i propri cittadini.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Il nuovo governo<\/strong>, eletto con elezioni anticipate ad aprile 2009, era una coalizione di sinistra che, pur condannando il modello neoliberista fin l\u00ec prevalente, cedette da subito alle richieste della comunit\u00e0 economica internazionale: con una apposita manovra di salvataggio venne proposta la restituzione dei debiti attraverso il pagamento di 3 miliardi e mezzo di euro complessivi, suddivisi fra tutte le famiglie islandesi lungo un periodo di 15 anni e con un interesse del 5,5 per cento.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>I cittadini islandesi non erano disposti ad accettare le misure imposte per il pagamento del debito.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Si trattava di circa 100 euro al mese a persona, che ogni cittadino della nazione avrebbe dovuto pagare per 15 anni; un totale di 18mila euro a testa per risarcire un debito contratto da un privato nei confronti di altri privati. Einars M\u00e1r Gudmundsson, un romanziere islandese, ha recentemente affermato che quando avvenne il crack, &#8220;gli utili [delle banche, ndr] sono stati privatizzati ma le perdite sono state nazionalizzate&#8221;. Per i cittadini d&#8217;Islanda era decisamente troppo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Fu qui che qualcosa si ruppe. E qualcos&#8217;altro invece si riaggiust\u00f2. Si ruppe l&#8217;idea che il debito fosse un&#8217;entit\u00e0 sovrana, in nome della quale era sacrificabile un&#8217;intera nazione. Che i cittadini dovessero pagare per gli errori commessi da un manipoli di banchieri e finanzieri. Si riaggiust\u00f2 d&#8217;un tratto il rapporto con le istituzioni, che di fronte alla protesta generalizzata decisero finalmente di stare dalla parte di coloro che erano tenuti a rappresentare.<\/p>\n<p align=\"justify\">Accadde che il capo dello Stato, \u00d3lafur Ragnar Gr\u00edmsson, si rifiut\u00f2 di ratificare la legge che faceva ricadere tutto il peso della crisi sulle spalle dei cittadini e indisse, su richiesta di questi ultimi, un referendum, di modo che questi si potessero esprimere.<\/p>\n<p align=\"justify\">La comunit\u00e0 internazionale aument\u00f2 allora la propria pressione sullo stato islandese. Olanda ed Inghilterra minacciarono pesanti ritorsioni, arrivando a paventare l&#8217;isolamento dell&#8217;Islanda. I grandi banchieri di queste due nazioni usarono il loro potere ricattare il popolo che si apprestava a votare. Nel caso in cui il referendum fosse passato, si diceva, verr\u00e0 impedito ogni aiuto da parte del Fmi, bloccato il prestito precedentemente concesso. Il governo inglese arriv\u00f2 a dichiarare che avrebbe adottato contro l&#8217;Islanda le classiche misure antiterrorismo: il congelamento dei risparmi e dei conti in banca degli islandesi. &#8220;Ci \u00e8 stato detto che se rifiutiamo le condizioni, saremo la Cuba del nord &#8211; ha continuato Gr\u00edmsson nell&#8217;intervista &#8211; ma se accettiamo, saremo l&#8217;Haiti del nord&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>I Cittadini islandesi hanno votato per eleggere i membri del Consiglio costituente<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">A marzo 2010, il referendum venne stravinto, con il 93 per cento delle preferenze, da chi sosteneva che il debito non dovesse essere pagato dai cittadini. Le ritorsioni non si fecero attendere: il Fmi congel\u00f2 immediatamente il prestito concesso. Ma la rivoluzione non si ferm\u00f2. Nel frattempo, infatti, il governo &#8211; incalzato dalla folla inferocita &#8211; si era mosso per indagare le responsabilit\u00e0 civili e penali del crollo finanziario. L&#8217;Interpool emise un ordine internazionale di arresto contro l&#8217;ex-Presidente della Kaupthing, Sigurdur Einarsson. Gli altri banchieri implicati nella vicenda abbandonarono in fretta l&#8217;Islanda.<\/p>\n<p align=\"justify\">In questo clima concitato si decise di creare ex novo una costituzione islandese, che sottraesse il paese allo strapotere dei banchieri internazionali e del denaro virtuale. Quella vecchia risaliva a quando il paese aveva ottenuto l&#8217;indipendenza dalla Danimarca, ed era praticamente identica a quella danese eccezion fatta per degli aggiustamenti marginali (come inserire la parola &#8216;presidente&#8217; al posto di &#8216;re&#8217;).<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Per la nuova carta si scelse un metodo innovativo<\/strong>. Venne eletta un&#8217;assemblea costituente composta da 25 cittadini. Questi furono scelti, tramite regolari elezioni, da una base di 522 che avevano presentato la candidatura. Per candidarsi era necessario essere maggiorenni, avere l&#8217;appoggio di almeno 30 persone ed essere liberi dalla tessera di un qualsiasi partito.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ma la vera novit\u00e0 \u00e8 stato il modo in cui \u00e8 stata redatta la magna charta. &#8220;Io credo &#8211; ha detto Thorvaldur Gylfason, un membro del Consiglio costituente &#8211; che questa sia la prima volta in cui una costituzione viene abbozzata principalmente in Internet&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>L&#8217;Islanda ha riaffermato il principio per cui la volont\u00e0 del popolo sovrano deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Chiunque poteva seguire i progressi della costituzione davanti ai propri occhi. Le riunioni del Consiglio erano trasmesse in streaming online e chiunque poteva commentare le bozze e lanciare da casa le proprie proposte. Veniva cos\u00ec ribaltato il concetto per cui le basi di una nazione vanno poste in stanze buie e segrete, per mano di pochi saggi. La costituzione scaturita da questo processo partecipato di democrazia diretta verr\u00e0 sottoposta al vaglio del parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Ed eccoci cos\u00ec arrivati ad oggi<\/strong>. Con l&#8217;Islanda che si sta riprendendo dalla terribile crisi economica e lo sta facendo in modo del tutto opposto a quello che viene generalmente propagandato come inevitabile. Niente salvataggi da parte di Bce o Fmi, niente cessione della propria sovranit\u00e0 a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Lo sappiano i cittadini greci<\/strong>, cui \u00e8 stato detto che la svendita del settore pubblico era l&#8217;unica soluzione. E lo tengano a mente anche quelli portoghesi, spagnoli ed italiani. In Islanda \u00e8 stato riaffermato un principio fondamentale: \u00e8 la volont\u00e0 del popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione, e questa deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale. Per questo nessuno racconta a gran voce la storia islandese.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Cosa accadrebbe se lo scoprissero tutti?<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">A cura di Andrea Degl&#8217;Innocenti<\/p>\n<p align=\"justify\">Postato: 13 Luglio 2011<\/p>\n<p align=\"justify\">Da:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilcambiamento.it\/lontano_riflettori\/islanda_rivoluzione_silenziosa.html\">http:\/\/www.ilcambiamento.it\/lontano_riflettori\/islanda_rivoluzione_silenziosa.html<\/a><\/p>\n<p><strong>Versione Video<\/strong>:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=shUiFXIxUs8\">http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=shUiFXIxUs8<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Della &#8220;rivoluzione silenziosa&#8221; islandese che tanto st\u00e0 affascinando gli italiani e il resto d&#8217;Europa,\u00a0i media se ne guardano bene dal&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":268,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-183","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-ecofinanza"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/183","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=183"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/183\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":441,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/183\/revisions\/441"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/268"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=183"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=183"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=183"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}