{"id":18,"date":"2007-04-18T14:15:27","date_gmt":"2007-04-18T14:15:27","guid":{"rendered":"http:\/\/lambertob.koding.io\/wordpress\/?p=18"},"modified":"2007-04-18T14:15:27","modified_gmt":"2007-04-18T14:15:27","slug":"padre-pino-puglisi-3p-un-uomo-lasciato-solo-dalla-chiesa-e-dallo-stato-che-insegnava-a-ragionare-con-la-propria-testa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/2007\/04\/18\/padre-pino-puglisi-3p-un-uomo-lasciato-solo-dalla-chiesa-e-dallo-stato-che-insegnava-a-ragionare-con-la-propria-testa\/","title":{"rendered":"PADRE PINO PUGLISI (3P): UN UOMO, LASCIATO SOLO DALLA CHIESA E DALLO STATO, CHE INSEGNAVA A RAGIONARE CON LA PROPRIA TESTA."},"content":{"rendered":"<p><strong>15 settembre 1993<\/strong>. A Palermo, nel quartiere di Brancaccio, con un solo colpo alla nuca, Padre Pino Puglisi viene ucciso dalla mafia. <\/p>\n<p>Quando i suoi quattro sicari arrivano \u00e8 a pochi passi da casa sua, nel giorno del suo 56\u00b0 compleanno. Non si stupisce, non sembra sconvolto. Sorride. <\/p>\n<p>Fino a quel giorno molti non hanno mai sentito parlare di lui. Non \u00e8 uno dei cosiddetti \u201c<em>preti antimafia<\/em>\u201d, non ha mai cercato visibilit\u00e0, clamore; non \u00e8 mai stato in prima fila nei cortei agitando striscioni carichi di verit\u00e0 miste a luoghi comuni sulla mafia, sui cittadini collusi, sulla bella faccia nascosta di una Sicilia che non trova la forza di rinascere.<\/p>\n<p>\u201c3P\u201d &#8211; come lo chiamavano in molti per via di quella divertente allitterazione in Padre Pino Puglisi &#8211; \u00e8 un insegnante di religione, un parroco come tanti, il figlio di un calzolaio, cresciuto nello stesso quartiere covo della mafia che gli dar\u00e0 la morte. <\/p>\n<p>In molti non sospettavano l\u2019importanza straordinaria della sua opera. <\/p>\n<p>Dal giorno del suo assassinio comincia a svelarsi quella \u201cpiccola rivoluzione\u201d ignorata da tanti ma non dalla mafia.<\/p>\n<p>Padre Pino aveva capito di non poter minimamente ledere quel tessuto intriso di cultura dell\u2019illegalit\u00e0 con i grandi proclami, le teorie, le belle parole. La sua innata passione per i giovani gli aveva permesso di intuire che l\u2019unico modo di scalfire l\u2019onnipotenza della mafia in quel territorio era quello di volgere lo sguardo ai pi\u00f9 piccoli, ai figli incolpevoli dei criminali, che non conoscono altra realt\u00e0 se non la legge di \u201dCosa nostra\u201d, le sue barbariche norme, il suo potere. <\/p>\n<p>Sono bambini addestrati da sempre, con gli stessi rituali, a divenire nuova linfa, nuovi potenti o semplice manovalanza.<\/p>\n<p>La sfida alla mafia comincia cos\u00ec, sottraendole un bene prezioso: i bambini.<\/p>\n<p>Sui ragazzi di strada si posa lo sguardo di \u201c3P\u201d, il suo sorriso. Padre Pino \u00e8 un uomo esile, piccolo, \u00e8 un \u201c<em>parrinu<\/em>\u201d, lontano anni luce da quegli uomini che hanno imparato a guardare con ammirazione e rispetto. Eppure qualcosa comincia a legare le loro vite. Quel prete li ascolta, li chiama per nome, li accoglie, impara a conoscerne la storia, le paure, i sogni. Il suo \u00e8 un vero e proprio metodo pedagogico che si rivela efficace. I bambini cominciano ad apprendere che esistono regole, princ\u00ecpi, valori, cominciano a sentirsi amati. Con un lavoro faticoso e paziente Padre Pino oppone la gratuit\u00e0 dei suoi gesti alla logica del potere e del denaro, offre una presenza che diventa \u201csegno\u201d, testimonianza, che apre a nuove prospettive di vita, che fa scorgere altre strade oltre a quella del furto, dello spaccio, del servile rispetto per i potenti e gli uomini d\u2019onore. Chiede con insistenza al Comune che i luoghi simbolo del degrado, gli scantinati dove si svolge il mercato dello spaccio e della prostituzione, vengano trasformati in una scuola per i suoi ragazzi. <\/p>\n<p><strong>Ad aiutarlo non ci sono istituzioni, partiti, gerarchie ecclesiastiche<\/strong>. <\/p>\n<p>Nel suo lavoro quotidiano lo affiancano i volontari del Centro Padre nostro, il Comitato intercondominiale di Via Hazon, il vice parroco, poche suore, talvolta i suoi allievi di liceo, figli della Palermo perbene, che ha trascinato, con la sua passione, in quel posto malfamato a scoprire un altro volto della loro citt\u00e0.<\/p>\n<p>Sono anni terribili per Palermo, anni in cui la mafia sente sul collo il fiato corto di uomini come Falcone e Borsellino che, con la loro integrit\u00e0 e tenacia, corrodono inesorabilmente la sua invulnerabilit\u00e0. Sono gli anni delle bombe, delle stragi, di una societ\u00e0 che scopre di potersi ribellare.<\/p>\n<p>La mafia non pu\u00f2 tollerare che Padre Puglisi agisca all\u2019interno del suo ventre, che le strappi i bambini, che predichi contro il crimine e l\u2019illegalit\u00e0 sull\u2019altare. E\u2019 una Chiesa diversa quella che lui propone. Una Chiesa che non protegge i latitanti, che non ama i fuochi pirotecnici al termine delle processioni religiose. <br \/><strong>E\u2019 una Chiesa che non piace alla mafia.<\/strong> <br \/>L\u2019irritazione cresce e con essa l\u2019isolamento attorno a Padre Pino. Occorre fermarlo. Nel quartiere si diffondono le voci sulla presenza di poliziotti infiltrati all\u2019interno del Centro Padre nostro. Arrivano le intimidazioni ma \u201c3P\u201d prosegue con fermezza nel suo lavoro. La solitudine, le sconfitte, la stanchezza non lo fermano. Prova a fermarlo, con un colpo alla nuca, Salvatore Grigoli, mentre lui sta sorridendo.<br \/>Difficile dire se la mafia sia riuscita nel suo intento. La vicenda di Padre Puglisi procede oltre la soglia di quel giorno. Dopo la sua morte molte persone lo hanno \u201cincontrato\u201d e questo incontro ha cambiato le loro vite. La Chiesa ha avviato il processo per la beatificazione, la giustizia ha accertato la responsabilit\u00e0 dei fratelli Graviano come mandanti del delitto; Salvatore Grigoli \u00e8 divenuto collaboratore di giustizia ed ha iniziato un cammino di conversione. Si \u00e8 assistito ad un proliferare di iniziative, Brancaccio ha avuto la sua scuola ma molto altro \u00e8 rimasto incompiuto.<\/p>\n<p>Bianca Stancanelli, giornalista e autrice di un\u2019appassionata biografia di Don Puglisi, indica forse il rischio pi\u00f9 grande \u201cGli eroi solitari ci piacciono perch\u00e9 ci assolvono: la nostra normalit\u00e0 si compiace del loro eroismo, vede nella loro sconfitta il migliore dei motivi per astenersi non dal coraggio soltanto, ma da ogni gesto di umana resistenza\u201d.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 oggi il ruolo che siamo disposti a dare a questa insolita figura di prete e di uomo? Un \u201cmartire\u201d, un \u201csantino\u201d? Il suo abito sacerdotale aiuta in quest\u2019opera di emarginazione. Il tempo, scorrendo, se ne rende complice.<\/p>\n<p>Aldil\u00e0 di tutto questo resta lo sguardo profondo di \u201c3P\u201d che, silenziosamente, senza clamore, continua a offrire nuove prospettive, nuovi scenari.<\/p>\n<p>MARIACONCETTA MONTAGNA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>15 settembre 1993. 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