{"id":164,"date":"2010-07-22T12:04:29","date_gmt":"2010-07-22T12:04:29","guid":{"rendered":"http:\/\/lambertob.koding.io\/wordpress\/?p=164"},"modified":"2020-12-30T14:58:29","modified_gmt":"2020-12-30T14:58:29","slug":"t-s-o-cura-o-tortura-assassinio-mastrogiovanni-la-legge-basaglia-32-anni-dopo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/2010\/07\/22\/t-s-o-cura-o-tortura-assassinio-mastrogiovanni-la-legge-basaglia-32-anni-dopo\/","title":{"rendered":"T.S.O.: CURA O TORTURA? ASSASSINIO MASTROGIOVANNI. LA LEGGE BASAGLIA 32 ANNI DOPO."},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><em>di Carmen Iebba\u00a0e Pietro Palau Giovannetti<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Francesco Mastrogiovanni, ucciso dalla malasanit\u00e0 e dall&#8217;indifferenza, in regime di ricovero coatto, presso l&#8217;Ospedale di Vallo della Lucania, Salerno, il 4 agosto 2009.<br \/>\nUn caso destinato a scuotere le coscienze e a fare riflettere su come vengono gestiti i pazienti e intese le professioni mediche da coloro che dimenticano troppo facilmente di avere rinnovato il giuramento di Ippocrate. <\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>___________________________________________________________________<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Avvocati senza Frontiere si costituir\u00e0 parte civile<\/strong> <strong>nell&#8217;interesse del\u00a0Movimento per la Giustizia Robin Hood<\/strong> Onlus che, da <strong>oltre 25 anni<\/strong>, si adopera per il rispetto della legalit\u00e0 e dei diritti umani, a tutela di interessi diffusi dei cittadini e dei propri associati, contro qualsiasi forma di discriminazione e abuso di autorit\u00e0, anche da parte delle istituzioni sanitarie, offrendo assistenza legale ai soggetti pi\u00f9 deboli in stato di bisogno.<br \/>\nIl processo prender\u00e0 il via il prossimo <strong>28 giugno<\/strong> avanti al Tribunale monocratico di Vallo della Lucania, con ben <strong>18 imputati<\/strong>, a partire dal <strong>primario del reparto di psichiatria<\/strong> e da altri cinque medici del reparto per avere formato <strong>false cartelle cliniche<\/strong>, occultando i disumani trattamenti, da torturatori medioevali, a cui \u00e8 stato sottoposto Francesco Mastrogiovanni, durante il T.S.O., il quale veniva barbaramente legato mani e piedi per oltre 80 ore, sino a provocarne la morte.<br \/>\n<strong>Oltre tre giorni di ininterrotta atroce agonia<\/strong>, ripresa dalla telecamere, legato al letto di morte, con fasce di contenzione, a piedi e mani, senza che nessun medico e infermiere in servizio prestasse interesse ai suoi disperati tentativi di liberarsi e grida di aiuto.<br \/>\nTre interminabili giorni, si legge nel capo di accusa con decreto di rinvio a giudizio immediato, senza alcuna interruzione e senza mai venire slegato n\u00e9 effettuare alcuna visita di controllo, senza cibo n\u00e9 acqua, ma solo idratandolo con delle flebo. Forse neanche Torquemada avrebbe avuto tale cinica spietatezza per le torture che seppe infliggere alle vittime sospettate di falsa conversione, alle donne accusate di stregoneria e agli eretici.<br \/>\nSequestro di persona, morte per delitto doloso, in concorso, per avere provocato il decesso di Francesco Mastrogiovanni, causato da negligenza, imperizia, e imprudenza consistite nell&#8217;aver legato il paziente al letto di degenza, per pi\u00f9 di tre giorni, senza altres\u00ec disporre ed effettuare adeguata sorveglianza e assistenza, onde interrompere il progressivo stato di prostazione fisica e psichica del paziente, senza dargli cibo n\u00e9 acqua, ma solo idratandolo con flebo, senza slegarlo nemmeno per brevi pause ed a singoli arti.<br \/>\nQuesti i capi di accusa formulati dal <strong>P.M., dr. Francesco Rotondo<\/strong> nei confronti del primario, medici e infermieri del reparto di psichiatria di Vallo della Lucania. Lavoro encomiabile quello del P.M. al cui schiacciante impianto accusatorio e probatorio gli imputati ben difficilmente potranno sottrarsi, in quanto colti in fallo dalle cartelle cliniche falsificate e dalla silenziosa testimonianza di una telecamera le cui crude riprese mai avrebbero forse trovato visibilit\u00e0 ove non fossero state messe in onda da Mi Manda Rai Tre.<\/p>\n<p><strong>Ma sappiamo bene che spesso malasanit\u00e0 e malagiustizia vanno di pari passo<\/strong>.<\/p>\n<p>Non possiamo quindi fare a meno di ricordare ai nostri molti attenti lettori sparsi in tutta Italia e nel mondo, il noto brocardo latino: &#8220;<em><strong>Promoveatur ut amoveatur<\/strong><\/em>&#8221; (che sia promosso per rimuoverlo).<br \/>\n<strong>Sar\u00e0 solo un caso&#8230;(?)<\/strong> ma \u00e8 CERTO che lo scrupoloso P.M. Francesco Rotondo \u00e8 stato applicato ad altro incarico, passando dalla Procura di Vallo della Lucania a quella assai pi\u00f9 prestigiosa di Salerno, venendo frettolosamente sostituito, prima del processo, da altro P.M., nella persona del <strong>Dr. M. Renato Martuscelli<\/strong>, che gi\u00e0 nel 1999 chiese ed ottenne la condanna a circa <strong>tre anni di reclusione<\/strong> per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, nei confronti del povero Francesco Mastrogiovanni, seppure ben 6 persone presenti ai fatti avessero testimoniato in suo favore, denunciando che Francesco era stato viceversa vittima dell&#8217;aggressione dei Carabinieri, che lo avevano preso di mira, in quanto anarchico. Condanna che venne poi integralmente riformata in appello a Salerno, <strong>con condanna dello Stato Italiano per l&#8217;ingiusta detenzione di Francesco<\/strong>.<br \/>\nL&#8217;allarmante scelta del nuovo P.M. appare quindi quanto meno <strong>incauta e sconveniente<\/strong>, per cui ci si auspica che il capo dell&#8217;Ufficio, ove non possa consentire al Dr. Rotondo di concludere il processo, provveda alla sostituzione del P.M. Martuscelli, come previsto dal combinato disposto di cui agli artt. 53 c. 2 e 36 c. 1 lett. a), b), c), d) c.p.p., sussistendo gravi motivi e\/o quantomeno ragioni di opportunit\u00e0.<br \/>\nLa societ\u00e0 civile e i parenti delle vittime si aspettano infatti una condanna esemplare, senza sconti e impunit\u00e0, non per giustizialismo, ma per spirito di giustizia, affinch\u00e9 mai pi\u00f9 possano verificarsi nel nostro Paese trattamenti disumani e degradanti, in danno di persone inermi. Seppure, mai, nessuna condanna e risarcimento danni potranno restituire la vita a Francesco Mastrogiovanni, togliendogli le atroci sofferenze e l&#8217;inenarrabile lenta agonia che ha dovuto sopportare prima di morire, nell&#8217;indifferenza generale di un intero ospedale.<br \/>\n<strong>A cura del Presidente di Avvocati senza Frontiere<br \/>\nPietro Palau Giovannetti<\/strong><\/p>\n<p>__________________________________________________________________________<\/p>\n<p><strong>T.S.O.: CURA O TORTURA? ASSASSINIO MASTROGIOVANNI. LA LEGGE BASAGLIA 32 ANNI DOPO.<\/strong><\/p>\n<p><strong>di Carmen Iebba <\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00ab<em>Dal momento in cui oltrepassa il muro dell&#8217;internamento, il malato entra in una nuova dimensione di vuoto emozionale; viene immesso, cio\u00e8, in uno spazio che, originariamente nato per renderlo inoffensivo ed insieme curarlo, appare in pratica come un luogo paradossalmente costruito per il completo annientamento della sua individualit\u00e0, come luogo della sua totale oggettivazione. Se la malattia mentale \u00e8, alla sua stessa origine, perdita dell&#8217;individualit\u00e0, della libert\u00e0, nel manicomio il malato non trova altro che il luogo dove sar\u00e0 definitivamente perduto, reso oggetto della malattia e del ritmo dell&#8217;internamento<\/em>.\u00bb Questo \u00e8 il pensiero dell&#8217;uomo e psichiatra <strong>Franco Basaglia<\/strong>, che aveva capito pi\u00f9 di altri la necessit\u00e0 di rivoluzionare il rapporto medico-paziente tramutandolo in un <strong>dialogo continuo<\/strong> atto alla comprensione ed alla restituzione al malato della propria soggettivit\u00e0 e dignit\u00e0, che guardava al <strong>manicomio come ad un carcere<\/strong> in cui si perpetrava l&#8217;alienazione continua dell&#8217;essere umano, dove il malato, il pi\u00f9 debole, veniva costantemente ed in modo inerme <strong>dominato<\/strong> dal pi\u00f9 forte, il medico, quello <strong>sano di mente<\/strong> per intenderci. Sono trascorsi <strong>32 anni<\/strong> dalla legge 180\/78 ispirata proprio alla lotta che Basaglia ha intrapreso per abbattere le tecniche di cura invasive del manicomio e dopo 32 anni di evoluzione del pensiero etico medico, le immagini di una telecamera di sorveglianza di una piccola e spoglia stanza del reparto psichiatrico dell&#8217;<strong>Ospedale San Luca di Vallo della Lucania<\/strong> ci mostrano il lento spegnersi della vita di un uomo di 58 anni, ci mostrano come si\u00a0muore\u00a0in un luogo di pubblica tutela, ci mostrano come in 80 ore si pu\u00f2 cancellare la dignit\u00e0 di un malato [nella specie un uomo buono e giusto, <strong><span style=\"text-decoration: underline;\">peraltro del tutto sano di mente<\/span><\/strong>, uno stimato maestro, quale era Francesco, entrato vivo e lucido ed uscito morto]\u00a0. Come uomo e come medico Basaglia sarebbe rimasto forse pi\u00f9 che inorridito amareggiato nel vedere la morte di Francesco Mastrogiovanni, amareggiato nel percepire che al San Luca il manicomio non esiste pi\u00f9, ma solo come termine identificativo di un edificio. Francesco era un professore delle elementari, amante della letteratura, un intellettuale critico e appassionato. Apparentemente una persona come tante, ma, in realt\u00e0 la sua esistenza viene segnata da momenti intensi e difficili. Nel luglio del 1972, per fatalit\u00e0 o destino diviene testimone dell&#8217;omicidio del giovane missino Carlo Falvella. Gli anni \u201870 sono gli anni della contrapposizione, fascisti ed antifascisti, stato e antistato, degli estremismi dogmatici e delle dottrine enfatizzate e demonizzate, gli anni del rosso e del nero, dove abbracciare un&#8217;ideologia di destra o sinistra portava concettualmente ad assorbire un&#8217;idea piuttosto che un&#8217;altra, ma poi, su un piano pi\u00f9 concreto, le differenze si annullavano. Ad un&#8217;aggressione si rispondeva con un&#8217;altra aggressione,\u00a0dietro al\u00a0terrorismo nero come a quello rosso si muovevano le strategie della P2 e dei servizi segreti che alimentavano le contrapposizioni,\u00a0\u00a0ed ancora adesso si perdono le capacit\u00e0 per distinguere le vittime dagli assalitori, per giudicare l&#8217;esatta posizione della verit\u00e0. Anche la Salerno degli anni \u201870 si era trasformata in una nicchia di tensioni e i fatti del 2 luglio del \u201872 ne sono la prova inconfutabile. Quel giorno Francesco stava passeggiando con due amici, Giovanni Marini e Gennaro Scariati, esponenti del movimento anarchico, lungo via Velia a Salerno. Pur simpatizzando per le idee anarchiche Francesco non era certamente un militante, era una persona che amava dibattere e confrontarsi con gli altri sulle questioni di natura politica, come sottolinea la sorella Caterina.<\/p>\n<p align=\"justify\">In quel periodo per\u00f2 il clima era alquanto concitato, Marini stava indagando sulla<strong> morte alquanto\u00a0sospetta di\u00a0cinque \u00a0anarchici <\/strong>[travolti misteriosamente da un camion,\u00a0prima di poter\u00a0testimoniare sulla <strong>strage di P.zza Fontana a Milano <\/strong><em>[<strong>quella che si riveler\u00e0 poi essere <\/strong>&lt;<span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Strage di Stato<\/strong><\/span>&gt;]<\/em>,\u00a0e l&#8217;incontro con un gruppo di missini del F.U.A.N.\u00a0coinvolge\u00a0Mastrogiovanni in un&#8217;aggressione, a seguito della quale viene\u00a0ferito con una coltellata alla\u00a0gamba. Il Marini vedendo l&#8217;amico cadere a terra\u00a0in una pozza di sangue, nel disperato tentativo di difenderlo, strappa il coltello dalle mani dell&#8217;aggressore e\u00a0colpisce\u00a0il Falvella con un fendente all&#8217;aorta, che morir\u00e0 poco dopo in ospedale. L&#8217;accidentale morte\u00a0del Falvella\u00a0acquisce le contrapposizioni e\u00a0una spirale di odio e\u00a0vendette nei confronti\u00a0dell&#8217;incolpevole\u00a0Francesco\u00a0\u00a0Mastrogiovanni, <strong>dipinto sino alla sua morte<\/strong>\u00a0dal<strong>\u00a0P.M.\u00a0di Vallo della Lucania<\/strong> e dai locali Carabinieri, come &#8220;<em>noto anarchico<\/em>&#8220;, incuranti della sua estraneit\u00e0 ai fatti\u00a0riconosciuta dalla piena assoluzione.<\/p>\n<p align=\"justify\">Incomincia da qui, suo malgrado, la persecuzione psichiatrico-giudiziaria\u00a0del povero\u00a0Francesco Mastrogiovanni,\u00a0pacifico maestro di scuola elementare, costellata da un\u00a0interminabile\u00a0percorso di processi, interrogatori,\u00a0ingiusta detenzione, fermi illegali,\u00a0sino a giungere ai\u00a0disumanizzanti e ingiustificati T.S.O. (trattamenti sanitari obbligatori), ma anche se sar\u00e0\u00a0scagionato da ogni tipo accusa, ricevendo, addirittura, un <strong>risarcimento danni<\/strong> <strong>per l&#8217;ingiusta detenzione<\/strong>,\u00a0la sua <strong>dicotomia<\/strong> con la Giustizia non terminer\u00e0 con la piena assoluzione da quei fatti terribili che hanno dato luogo alla sua odissea giudiziaria.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Segnato dalla vicenda umana e dalla condanna\u00a0dell&#8217;amico Marini a ben 12 anni di carcere<\/strong>, per buttarsi tutto alle spalle il maestro se ne va su al Nord per alcuni anni, ma deve portarsi dietro il fardello che lo Stato<strong>\u00a0<\/strong>ormai gli ha imposto come pena , il suo nome resta legato al concetto di &#8220;<em><strong>anarchico pericoloso<\/strong><\/em>&#8221; e quando, dopo quindici anni, nel 1999, ritorna a vivere in provincia di Salerno, pur insegnando nelle scuole elementari della sua citt\u00e0 di origine, Castelnuovo Cilento, il tempo non sembra essersi mostrato galantuomo n\u00e8\u00a0essergli stato amico, mancando di cancellare lo stigma di\u00a0persona\u00a0pericolosa\u00a0che,\u00a0troppo spesso,\u00a0per faziosit\u00e0, arretratezza socio-culturale, ristrettezza mentale, incapacit\u00e0 di recepire i cambiamenti, porta le istituzioni e\u00a0i burocrati\u00a0dello Stato a ritenere colpevole anche chi \u00e8 stato assolto e risarcito.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il 5 ottobre 1999, infatti, un futile\u00a0diverbio con un carabiniere degenera in una condanna a ben tre anni di carcerazione per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, seppure\u00a0il povero Francesco anche in questo caso sia\u00a0completamente innocente e vittima di una montatura dei Carabinieri.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ci\u00f2 nonostante, sconta un mese in carcere e cinque mesi agli arresti domiciliari.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Poi, l&#8217;assoluzione in appello<\/strong> <strong>a Salerno con risarcimento per ingiusta detenzione<\/strong>.<\/p>\n<p align=\"justify\">I fatti del 1972\u00a0e\u00a0del 1999,\u00a0portano Francesco\u00a0a vedere nei\u00a0rappresentanti\u00a0delle forze dell&#8217;Ordine (forse non a torto), i suoi persecutori, sviluppando una forma di profondo terrore e una sorte di fobia per le divise, che lo porta ad evitare qualsiasi contatto, sino a\u00a0scappare quando le incontra.<\/p>\n<p align=\"justify\">Le divise\u00a0diventano cos\u00ec incolpevolmente\u00a0il\u00a0suo tallone di Achille col quale ben\u00a0avrebbe potuto\u00a0convivere, se lo avessero lasciato in pace,\u00a0come convissero gli anarchici\u00a0<strong>Sacco e Vanzetti<\/strong>, sino ad essere anche loro giustiziati, seppure innocenti.<\/p>\n<p align=\"justify\">Francesco, nonostante ci\u00f2, \u00e8 infatti una persona del tutto normale, razionale\u00a0e pacifica.<\/p>\n<p align=\"justify\">La sua unica &#8220;<em>malattia<\/em>&#8220;,\u00a0se proprio cos\u00ec vogliamo definirla, \u00e8 &lt;<em><strong>l&#8217;insofferenza verso le divise<\/strong><\/em>&gt;, da cui teme &#8211; <em><strong>non certamente a torto vista\u00a0la sua\u00a0barbara morte<\/strong><\/em>\u00a0&#8211; di venire ingiustamente privato della libert\u00e0 e sottoposto a disumani trattamenti sanitari obbligatori.<\/p>\n<p align=\"justify\">Quello prima del suo assassinio presso l&#8217;Ospedale di Vallo della Lucania non era, infatti,\u00a0il primo trattamento sanitario obbligatorio, che mai in nessun precedente caso risulta essere giustificato da particolari stati emotivi di aggressivit\u00e0\u00a0o &#8220;pericolosit\u00e0 sociale&#8221;\u00a0di Francesco\u00a0che, ben lungi dal costituire una minaccia per s\u00e8 o gli altri,\u00a0si limitava ad evitare e\/o scappare\u00a0di fronte alle forze dell&#8217;Ordine e a chi indossava una divisa, nel timore che gli facessero dell&#8217;altro male.<\/p>\n<p align=\"justify\">Sembra che durante una festa\u00a0di paese, a Castelnuovo Cilento, la sola vista\u00a0di un vigile urbano, impegnato\u00a0nella direzione\u00a0del traffico,\u00a0sia stata\u00a0sufficiente per scatenare\u00a0in lui\u00a0paura e ad indurlo ad abbandonare l&#8217;auto con il motore ancora acceso. Ma\u00a0tale episodio, come altri analoghi banali fatti,\u00a0non costituivano certamente validi motivi per internare una persona buona e mite\u00a0in un reparto psichiatrico e sottoporla contro la sua volont\u00e0 a trattamenti degradanti e disumanizzanti.<\/p>\n<p align=\"justify\">In altre situazioni accade che Francesco si nasconde nei cespugli per ore, terrorizzato dalla vista di un carabiniere. \u00abFranco prima dei fatti del 1999 non aveva mai avuto problemi del genere. Secondo me sia pure sporadicamente e a distanza di\u00a0lunghi periodi\u00a0va incontro a momenti di forte sofferenza psicologica perch\u00e9 i fatti del 1999 hanno lasciato in lui un segno profondo. Quando sono andato a trovarlo in carcere mi son trovato una persona profondamente cambiata, alla quale sembrava che fosse caduto il mondo addosso. Eppure pensavo che fosse pi\u00f9 forte! Nonostante questi periodi critici Franco riesce sempre a tornare alla vita normale e al lavoro. Crisi che durano soltanto una, due settimane.\u00bb.<\/p>\n<p align=\"justify\">Queste le parole di Vincenzo Serra, cognato di Francesco\u00a0che ha sposato la sorella Caterina e Fondatore del comitato\u00a0&#8220;<strong>Verit\u00e0 e giustizia per Francesco Mastrogiovanni<\/strong>&#8220;, che sottolineano il peso e la gravit\u00e0 sociale di questa vicenda, che trae origine dagli avvenimenti del 1972 e del 1999 e\u00a0ruota intorno alla totale cecit\u00e0 delle istituzioni locali e\u00a0alla prepotenza e inadeguatrezza di Carabinieri\u00a0e strutture sanitarie a svolgere le loro alte funzioni.<\/p>\n<p align=\"justify\">In un paese tranquillo come Castelnuovo Cilento,\u00a0il ritorno di Francesco\u00a0non passa certamente inosservato.\u00a0Da molti, in specie negli ambienti restii ai cambiamenti,\u00a0\u00e8 visto come il ritorno di un personaggio scomodo e discusso che\u00a0determina un ingiusto accanimento nei suoi confronti, fatto\u00a0di insulti, angherie e false accuse costruite\u00a0a tavolino \u00a0dal locale\u00a0Comando dei Carabinieri e sostenute contro ogni diversa evidenza testimoniale dal P.M. di Vallo della Lucania, M. Renato Martuscelli\u00a0(<strong>lo stesso che dovrebbe oggi giudicare i sanitari suoi presunti\u00a0carnefici<\/strong>).<\/p>\n<p align=\"justify\">Persecuzioni e condanne\u00a0che\u00a0segnano in maniera indelebile la vita di\u00a0\u00a0questo pover&#8217;uomo, vittima\u00a0<strong>non gi\u00e0<\/strong> della sua &#8220;<em>insofferenza\u00a0alle divise<\/em>&#8220;, ma della ben pi\u00f9\u00a0grave e profonda insofferenza delle istituzioni alle sofferenze dei pi\u00f9 deboli e delle <strong>vittime della malagiustizia<\/strong>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Gli sporadici atteggiamenti paranoici che colpivano Francesco non potevano infatti\u00a0indurre il Sindaco del suo paese, per ben due volte, nel 2002 e nel 2005, a firmare\u00a0l&#8217;ordine di\u00a0TSO,\u00a0onde sottoporlo a\u00a0trattamenti sanitari coattivi che infine ne provocheranno la morte.<\/p>\n<p align=\"justify\">E&#8217; cos\u00ec che Franco, come lo chiamano parenti e\u00a0amici,\u00a0entra in contatto con\u00a0l&#8217;allucinante microcosmo del San Luca di Vallo della Lucania e con l&#8217;ultima violenza di Stato.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Ma cosa accade effettivamente il 31 luglio dello scorso anno, prima dell&#8217;ultimo TSO, autorizzato dal Sindaco, che ammette essere un provvedimento eccezionale ed averne firmati al massimo tre in tutta la sua vita?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Il 31 luglio\u00a02009 Franco\u00a0stava tranquillamente trascorrendo\u00a0a San Mauro Cilento alcuni giorni di vacanza in un\u00a0campeggio,\u00a0quando i Carabinieri\u00a0vanno a prelevarlo per l&#8217;ennesima volta con la forza, <strong>circondando il suo bungalow con un inusitato spiegamento di forze, neppure si trattasse di un pericoloso latitante o di un mafioso.<\/strong>\u00a0Seppure non\u00a0avesse commesso alcun reato,\u00a0alla vista delle forze dell&#8217;ordine\u00a0scappa istintivamente verso la spiaggia e si ferma a bere un caff\u00e8 e a fumare una sigaretta, mentre viene circondato da terra dai Carabinieri e dal mare dalla Guardia Costiera. Il tutto per un solo uomo del tutto inoffensivo, allo scopo di sottoporlo all&#8217;ultima atroce\u00a0<strong>modena tortura\u00a0pseudosanitaria <\/strong>denominata TSO, che lo porter\u00e0 alla morte, presso\u00a0il famigerato reparto\u00a0psichiatrico di Vallo della Lucania, dove\u00a0Franco scongiurava, senza<strong> opporre alcuna forma di resistenza<\/strong>, \u00a0di non essere portato, <strong>certo che questa volta non ne sarebbe uscito vivo<\/strong>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Quello che appare come un dispiegamento di forze per catturare un importante criminale viene giustificato da ragioni pressoch\u00e9 banali e del tutto fumose, fermamente contestate dai parenti e\u00a0conoscenti della vittima. Mastrogiovanni, la sera del 3 luglio avrebbe generato caos e panico guidando a forte velocit\u00e0 la sua auto nel centro abitato del <strong>comune di<\/strong> <strong>Acciaroli<\/strong>, la mattina successiva la cosa si sarebbe ripetuta nel centro di<strong> Agnone Cilento<\/strong>, provocando il tamponamento di una vettura.\u00a0Ma \u00e8 stranamente il Sindaco del comune di <strong>Pollica A. Vassalo<\/strong>, ad avvisare la polizia municipale e sar\u00e0 sempre lui a sottoscrivere l&#8217;ordine di ricovero ospedaliero. Singolarmente, a riguardo non risulta alcuna\u00a0denuncia da parte di chicchesia e l&#8217;autovettura di Franco non riporta alcuna forma\u00a0di danno, neppure lieve.<\/p>\n<p align=\"justify\">E&#8217; quindi fondato il sospetto\u00a0del povero\u00a0Franco che\u00a0se lo avessero riportato nel lager psichiatrico di Vallo della Lucania, questa volta non ne sarebbe uscito vivo. Il perch\u00e8 esatto non lo\u00a0sappiamo, ma \u00e8 chiaro che le\u00a0ragioni vanno ricercate nell&#8217;ottuso accanimento che\u00a0\u00e8 stato costruito intorno alla sua persona e alla figura di &#8220;pericolo anarchico&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Sono queste le futili giustificazioni di forze dell&#8217;ordine, politici e sanitari, connesse all&#8217;ultimo tragico\u00a0Tso inflitto a Franco, entrato vivo e lucido ed uscito morto.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Il TSO, &#8220;trattamento sanitario obbligatorio&#8221; \u00e8 previsto dalla legge 180 ed assorbito nella legge 833\/1978, sostituisce il ricovero coatto e si dispone quando sono necessari trattamenti urgenti e tali da non consentire di poter adottare misure extraospedaliere. &#8220;Urgenza&#8221; \u00e8 questo il fattore che caratterizza l&#8217;uso di questo dispositivo medico-giuridico, significa che bisogna ricorrere ad esso solo come ultima alternativa, solo quando sono fallite tutte le possibilit\u00e0 intermedie di comunicazione con il paziente, o quando c&#8217;\u00e8 un acuirsi, un collasso, una rapida degenerazione delle condizioni di salute di una persona tale da renderlo pericoloso per se stesso e per gli altri. Da qui la previsione estrema di legarlo al\u00a0letto di contenzione mani e piedi.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>La dottrina psichiatrica<\/strong> prevede queste disposizioni particolari ma \u00e8 improntata, come Basaglia sottolineava, al dialogo, il clinico deve accertare tipo e qualit\u00e0 di adesione del paziente alle cure in modo costante e periodico, il Tso pu\u00f2 divenire imminente qualora il paziente non accetti di essere sottoposto volontariamente alle terapie. Se ripercorriamo la storia di Francesco si appura, con una certa immediatezza, che nulla di tutto questo \u00e8 stato rispettato dal personale medico e di servizio, in quanto Franco era del tutto inoffensivo e collaborativo. Quando fugge in preda al panico perch\u00e9 tallonato da un inusitato\u00a0spiegamento di\u00a0forze dell&#8217;ordine, tenta il tutto per tutto gettandosi in mare. Rimane in acqua per un paio di ore, ma poi, al momento della resa, \u00e8 inerme, non aggredisce nessuno e si lascia praticare ben\u00a0tre iniezioni. In queste condizioni il Tso non aveva ragion d&#8217;essere praticato. Non vi era la necessit\u00e0 di effettuare il trasporto in ospedale, poich\u00e9 il paziente non stava rifiutando le cure e non era aggressivo, ma il personale del 118 continua ad eseguire le procedure. &#8220;<em><strong>Non portatemi a Vallo, li mi ammazzano<\/strong><\/em>&#8220;,\u00a0implora Franco\u00a0quando si lascia caricare nell&#8217;ambulanza. Franco pronuncia queste parole emblematiche, che celano la consapevolezza dell&#8217;ambiente e del trattamento che presupponeva poteva essergli riservato. Ora, il dato di fatto, \u00e8 che in quel lager\u00a0Franco \u00e8 morto davvero e per tutti quella frase appare pi\u00f9 sensata e lucida di tutte le brutali e ciniche procedure a cui \u00e8 stato sottoposto.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dopo essere rimasto ininterrottamente legato mani e piedi per oltre tre giorni, senza cibo n\u00e8 acqua, Franco \u00e8 morto\u00a0a causa di un &#8220;edema polmonare&#8221;, soffocato dalla criminale indifferenza di chi doveva provvedere a\u00a0curarlo, assisterlo, nutrirlo e\u00a0ascoltare le sue grida di sofferenza.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ma dal momento che entra\u00a0nel lager\u00a0del San Luca, il 31 luglio 2009, fino al decesso avvenuto il 4 agosto, \u00e8 un&#8217;agonia in piena regola, paragonabile ad uno scenario medievale. \u00c8 la trasmissione &#8220;Mi Manda Raitre&#8221; che permette di rendere pubblico il video della telecamera di sorveglianza della stanza in cui\u00a0Franco entrer\u00e0\u00a0vivo e lucido e morir\u00e0 in 4 giorni. Le immagini parlano da sole, hanno un potere di giudizio insindacabile, come emerge dal video allegato in calce all&#8217;articolo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Alle 12.33 nella stanza entra un uomo sulle proprie gambe, non aggressivo e non agitato, che mangia e si muove tranquillamente, dopo quasi 2 ore, alle 14.25 quella stessa persona viene legata mani e piedi al letto ed inizier\u00e0 il suo calvario. I lacci della contenzione hanno in questa storia la stessa importanza di un coltello piantato in un torace. Sono si previsti, durante un Tso, ma in casi di eccezionalit\u00e0 e per un tempo necessario ad eseguire quell&#8217;operazione che sarebbe impossibile da svolgere su un\u00a0paziente\u00a0ostile, tale da non riuscire fisicamente a\u00a0tenerlo fermo. &#8220;Durante tutta la degenza il paziente\u00a0si \u00e8 mostrato troppo aggressivo, rifiutava le terapie ed il cibo, il personale era cos\u00ec impossibilitato ad effettuare un prelievo di sangue,&#8221; queste le giustificazioni arrancate da avvocati e medici. Il riscontro delle immagini fa emergere ben altro, oltretutto gli erano stati somministrati, sin dall&#8217;inizio, sedativi e calmanti.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Dal punto di\u00a0vista giuridico<\/strong> la contenzione trova ragion d&#8217;essere solo\u00a0nello stato di necessit\u00e0, ne consegue che pur volendo attenersi all&#8217;ipotesi di dovere eseguire un\u00a0prelievo sul paziente, l&#8217;eccezionale misura della contenzione avrebbe potuto occupare non pi\u00f9 di\u00a0<strong>pochi minuti<\/strong> e\u00a0non\u00a0 certo ben <strong>oltre 80 ore<\/strong>. Si tratta cio\u00e8 di una eccezionale e residuale trattamento, che costituisce una\u00a0eccezione nell&#8217;eccezione, rispetto al trattamento del Tso nel suo complesso, di cui come abbiamo gi\u00e0 visto Franco non necessitiva in alcun modo.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>In spregio a ogni\u00a0protocollo e senso di umanit\u00e0, per tutto questo tempo\u00a0Franco\u00a0rimane, invece, legato al suo letto di morte, troppo piccolo, tra l&#8217;altro per contenere i suoi 190 cm di altezza, come sottolinea la nipote Grazia. <\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">Il susseguirsi delle crude\u00a0immagini\u00a0della telecamera\u00a0ci\u00a0mostra\u00a0tutta\u00a0la\u00a0sua atroce sofferenza, acuita da una morsa talmente pressante e persistente, tanto\u00a0da farlo sanguinare.\u00a0In un continuo disperato\u00a0tentativo di liberarsi, in assenza di aiuto,\u00a0si assiste all&#8217;agonia di\u00a0un essere umano\u00a0che cerca\u00a0di divincolare il proprio corpo, intervallata da stati di cedimento, fino alla morte avvenuta intorno alle 02.00 della notte del 4 agosto. Devono passare, per\u00f2,\u00a0ben sei ore, affinch\u00e9 ci\u00f2 venga constatato dall&#8217;incurante e cinico personale sanitario.<\/p>\n<p align=\"justify\">Alle 7.40, infatti, il video focalizza l&#8217;obbiettivo su un maldestro tentativo di rianimazione, ma, come riportato negli atti, viene prima di tutto rimossa la coercizione.<\/p>\n<p align=\"justify\">In questo allucinante scenario medioevale i medici e gli infermieri sembrano degli automi.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Nei\u00a0quattro giorni di torture\u00a0Franco non viene trattato da paziente n\u00e8 da essere umano.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">E&#8217; un\u00a0uomo privato dei suoi pi\u00f9 elementari diritti. Come un manichino. Aghi, flebo, pannoloni, fasce di contenzione, cateteri, \u00e8 intorno a questi elementi che si concentrano le uniche &#8220;cure&#8221;. Quando il corpo denudato violato e sedato\u00a0dell&#8217;uomo ridotto a\u00a0manichino scivola continuamente dal letto si &#8220;risolve&#8221; tutto rinforzando la contenzione. Quando compare una\u00a0pozza di sangue che gli scende dal braccio \u00e8 sufficiente passare\u00a0lo straccio per terra. Quando il pannolone si straccia ha poca importanza sostituirlo. Anche il\u00a0sintomo del respiro affannoso\u00a0che preannuncia gli ultimi rantoli di vita non assume alcuna importanza.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Tutto \u00e8 irrilevante e passa inosservato.<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">La falsa cartella clinica che inchioda primario, medici e\u00a0personale ospedaliero\u00a0riassume la cinicit\u00e0 e l&#8217;ipocrisia che si respirano nel lager psichiatrico S. Luca di Vallo della Lucania.<\/p>\n<p align=\"justify\">Si parla laconicamente di morte per &#8220;improvviso arresto cardiaco&#8221;, sopraggiunto alle 7.40, ma non c&#8217;\u00e8 traccia alcuna delle ingiustificate\u00a0misure della contenzione, che per legge deve essere dettagliatamente descritta.<\/p>\n<p align=\"justify\">Muore cos\u00ec un uomo entrato sano\u00a0e sottoposto senza alcuna\u00a0obiettiva ragione a un trattamento degradante; e\u00a0\u00a0la sua morte per qualcuno \u00e8 normale, \u00e8 frutto di fattori naturali.<\/p>\n<p align=\"justify\">Cos\u00ec muore il &#8220;<em>pericoloso anarchico<\/em>&#8221; Francesco Mastrogiovanni. Per altri invece \u00e8\u00a0una questione morale\u00a0di interesse pubblico sull&#8217;uso della contenzione e del Tso.<\/p>\n<p align=\"justify\">Si accendono i riflettori su un reparto di psichiatria italiana. La sorpresa\u00a0\u00e8 che in\u00a0quel\u00a0lager la contenzione era una pratica ordinaria e frequente, era perch\u00e9 adesso, dopo il 4 agosto 2009, non ve ne \u00e8 pi\u00f9 traccia. Forse \u00e8\u00a0l&#8217;effetto delle indagini e dell&#8217;attesa del dibattimento processuale che inizier\u00e0 il prossimo 28 giugno. Sotto accusa ben 18 persone, tra medici ed infermieri del reparto psichiatrico dell&#8217;Ospedale San Luca di Vallo della Lucania, per falso ideologico, poich\u00e9, per l&#8217;appunto, nella cartella clinica sono omesse le trascrizioni riguardanti i mezzi della contenzione adoperati; sequestro di persona, in quanto il paziente \u00e8 stato ininterrottamente legato al letto di degenza per pi\u00f9 di\u00a0tre giorni senza essere mai liberato ed alimentato soltanto mediante flebo ed infine, l&#8217;accusa di aver cagionato la morte come conseguenza di un altro delitto e cio\u00e8 della contenzione.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>In questa vicenda non si pu\u00f2 ricondurre il tutto ai soli concetti di malasanit\u00e0, negligenza o superficialit\u00e0, in questa storia c&#8217;\u00e8 ben di pi\u00f9, c&#8217;\u00e8 la morte assurda e paradossale di un uomo insofferente verso lo Stato che muore in un braccio pubblico dello Stato, nelle mani di persone che di questo Stato ne sono una proiezione. <\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">C&#8217;\u00e8\u00a0il soffocamento del\u00a0pensiero e dell&#8217;esistenza stessa di uno psichiatra come Franco Basaglia, anche lui si chiamava cos\u00ec per ironia della sorte,\u00a0che ha tentato di annullare il potere delle camice di forza, per poi scoprire che oggi \u00e8 bastato sostituirle con delle fasce applicate ai\u00a0quattro arti e fissate alle sbarre del letto di contenzione. Una forma di tortura ancora pi\u00f9 brutale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Basaglia\u00a0dedic\u00f2 tutta la sua vita\u00a0contro questo annichilimento del malato, per abbattere questo atteggiamento autistico del medico, ma di questo pensiero \u00e8 stato ereditato ben poco dalla\u00a0classe politica e\u00a0medica, solo una legge in cui il termine manicomio viene solo in apparenza cancellato. Una legge di cui\u00a0in molti pare ne\u00a0abbiano dimenticato la vera essenza e finalit\u00e0: \u00abNel nostro mestiere la finalit\u00e0 \u00e8 quella di affrontare, &#8211; trovare la maniera di affrontare la contraddizione che noi siamo: oppressori ed oppressi, e che dinanzi a noi abbiamo una persona che si vorrebbe opprimere. Bisogna fare in modo che questo non avvenga. L&#8217;uomo ha sempre questo impulso, di dominare l&#8217;altro; \u00e8 naturale che sia cos\u00ec. E&#8217; innaturale quando si istituzionalizza questo fenomeno oppressivo. Noi rifiutiamo questo discorso. Noi diciamo di affrontare la vita, perch\u00e9 la vita contiene salute e malattia, e affrontando la vita noi pensiamo di fare la prevenzione. Pensiamo di fare il nostro mestiere: di infermieri, di sanitari, di medici. \u00bb.<\/p>\n<p align=\"justify\">Carmen Iebba<\/p>\n<p align=\"justify\">P.S.: Per i soliti &#8220;<em><strong>difetti di notifica<\/strong><\/em>&#8221; il processo \u00e8 stato rinviato al 30.11.2010\u00a0e da informazioni trapelate pare che il P.M. ben lungi dall&#8217;astenersi abbia intenzione di querelarci per &#8220;<em>diffamazione<\/em>&#8220;, &lt;<strong>rei<\/strong>&gt; di aver esercitato il <strong>diritto di cronaca<\/strong>, informando l&#8217;opione pubblica sulla persecuzione anche da morto di Francesco Mastrogiovanni.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"text-decoration: underline;\">Scarica il video<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<div><object width=\"480\" height=\"385\" classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"width\" value=\"480\" \/><param name=\"height\" value=\"385\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/9_PSXYyRJgI&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0\" \/><embed type=\"application\/x-shockwave-flash\" width=\"480\" height=\"385\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" allowscriptaccess=\"always\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/9_PSXYyRJgI&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0\" \/><\/object><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Carmen Iebba\u00a0e Pietro Palau Giovannetti Francesco Mastrogiovanni, ucciso dalla malasanit\u00e0 e dall&#8217;indifferenza, in regime di ricovero coatto, presso l&#8217;Ospedale&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":322,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[29,3,13],"tags":[],"class_list":["post-164","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-abolire-carceri-e-t-s-o","category-cronache-giudiziarie","category-malasanita"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/164","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=164"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/164\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":927,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/164\/revisions\/927"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/322"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=164"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=164"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=164"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}