{"id":16,"date":"2007-04-18T14:11:19","date_gmt":"2007-04-18T14:11:19","guid":{"rendered":"http:\/\/lambertob.koding.io\/wordpress\/?p=16"},"modified":"2007-04-18T14:11:19","modified_gmt":"2007-04-18T14:11:19","slug":"gli-immigrati-e-il-mercato-del-lavoro-in-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/2007\/04\/18\/gli-immigrati-e-il-mercato-del-lavoro-in-italia\/","title":{"rendered":"GLI IMMIGRATI E IL MERCATO DEL LAVORO IN ITALIA"},"content":{"rendered":"<p>Possiamo ancora dire che gli immigrati rubano il lavoro agli italiani? Possiamo cercare di capire perch\u00e9, a fronte di un tasso di disoccupazione che in Italia si aggira su una media nazionale&nbsp; del 13 %, le aziende italiane continuino a chiedere al legislatore&nbsp; un numero sempre pi\u00f9 alto di ingressi consentiti e&nbsp; una normativa pi\u00f9 agile per regolarizzarne i flussi? <br \/>Forse potremmo giustificarlo in tanti modi, ma non potremmo comunque spiegare la schizofrenia della dicotomia immigrati\/mercato del lavoro se non ci depurassimo da un\u2019ottica esclusivamente poliziesco-emergenziale. <br \/>L\u2019articolo prende le mosse dai dati emersi dal&nbsp; XV dossier statistico della Caritas, che da almeno un decennio rappresenta imprescindibile punto di riferimento per analisti, operatori del diritto e Questure. I dati emersi&nbsp; sono stati analizzati&nbsp; attraverso il prisma delle teorie economiche e sociologiche che hanno enucleato il ruolo della componente simbolica del lavoro nelle traiettorie di inserimento ed evidenziato la necessit\u00e0 del lavoro immigrato per il mantenimento della socializzazione al benessere dei cosiddetti&nbsp; paesi di \u201caccoglienza\u201d.<br \/><strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>I dati emersi dal XV Dossier statistico Caritas- Migrantes<\/strong><\/p>\n<p>Secondo&nbsp; le previsioni Eurostat\/Istat 2006, i giovani lavoratori&nbsp; italiani (15-44 anni) diminuiranno di 1.350.000 unit\u00e0 nel 2010 e di 3.209.000 unit\u00e0 nel 2020, mentre quelli pi\u00f9 anziani (45-64 anni) aumenteranno di 910.000 unit\u00e0 nel 2010 e di 1.573.000 unit\u00e0 nel 2020.<br \/>In questa iperbole discendente va analizzato il&nbsp; peso crescente dei lavoratori immigrati nel mercato del lavoro italiano: 1 ogni 10 occupati \u00e8 nato in un paese non appartenente all\u2019Unione Europea (1.763.952 su 17.399.586 secondo la banca dati Inail). Il XV rapporto statistico della Caritas- Migrantes&nbsp; rileva che&nbsp; gli immigrati incidono per un sesto sul totale delle assunzioni annuali (727.582 su 4.557.871 complessive nel 2005) e che nel 2005 sono stati assunti per la prima volta nel mercato occupazionale italiano 173.000 nuovi lavoratori immigrati.<\/p>\n<p>Dal punto di vista delle dinamiche inclusive, il&nbsp; dossier Ires- CGIL ha registrato lo scorso anno che il 77% degli inserimenti lavorativi dei neo-immigrati sia avvenuto tramite canali \u201cinformali\u201d, in gergo denominati network. Grazie ai network, le catene migratorie possono crearsi e proseguire anche in condizioni di mercato \u201castrattamente\u201d non&nbsp; favorevoli, e si indirizzano verso determinate localit\u00e0 non solo in dipendenza di maggiori chances occupazionali, ma anche, e soprattutto, in relazione a \u201cteste di ponte\u201d create dai pregressi insediamenti di parenti, vicini, amici. Le mete dei progetti migratori&nbsp; dipendono dai modi con cui i contatti interpersonali plasmano le informazioni e collegano gli attori con le opportunit\u00e0 occupazionali, riuscendo, in un certo senso a determinare&nbsp; una sorta di abbattimento dei costi di transazione che gravano sull\u2019incontro tra domanda di lavoro autoctona e offerta di lavoro immigrata. \u201c Ho potuto conoscere l\u2019Italia grazie ai racconti di mio cugino, arrivato da voi ben dieci anni fa- racconta Kadim, senegalese&nbsp; trapiantato a Milano da circa due anni- e, una volta presa la decisione di lasciare il mio paese, ho deciso di&nbsp; venire qui perch\u00e9 avere un punto di riferimento aiuta, soprattutto nei primi momenti, quando non conosci nessuno\u201d.<\/p>\n<p>I settori nei quali si sono verificate&nbsp; le assunzioni nel 2005 sono&nbsp; per il 9,2% l\u2019 agricoltura, per il 27,4% l\u2019industria e per la restante quota i servizi. I settori prevalenti sono&nbsp; i servizi alle imprese (16,1%), le costruzioni (13,6%), gli alberghi e i ristoranti (11,9%), le attivit\u00e0 svolte presso le famiglie (10,2%) e l\u2019agricoltura (9,2%). I risultati rilevati confermano il fatto che non esiste un unico grande bacino, in cui domanda ed offerta di lavoro si incontrano, bens\u00ec una pluralit\u00e0 di sub-mercati, di nicchie e di interstizi, tra loro distinti e spesso non comunicanti. La disponibilit\u00e0 di forza lavoro immigrata, soprattutto nel settore dei servizi, rappresenta la soluzione alle carenze del sistema italiano di welfare e presenta una funzione&nbsp; propulsiva, riuscendo ad innescare una domanda di prestazioni personalizzate che non si sarebbe resa manifesta se non avesse trovato a chi rivolgersi o se avesse dovuto sopportare costi nettamente superiori. Mentre nel&nbsp; Nord Europa, infatti gran parte dell\u2019assistenza agli anziani e dei servizi alle famiglie sono provvisti dal sistema pubblico (Germania: 0,49%; Francia: 0,37% ) non cos\u00ec in Italia&nbsp; dove solo lo 0,04% del Pil \u00e8 destinato alle famiglie. \u201c Non posso pi\u00f9&nbsp; immaginare di organizzare la mia giornata senza Katrina- conferma Antonella, commercialista del vimercatese- mia madre,&nbsp; non pi\u00f9 autosufficiente, si rifiutava di entrare in una casa di riposo. L\u2019aiuto che Katrina mi da non \u00e8 solo assistenziale, \u00e8 umano\u201d. <\/p>\n<p>Dal punto di vista delle geografia urbana a Roma e Milano risiedono, rispettivamente, l\u201911,4% e il 10,9% della popolazione straniera e tutto lascia intendere che a breve verr\u00e0 scalzato il primato che Roma ha detenuto fin dall\u2019inizio dell\u2019immigrazione. Del resto la Lombardia \u00e8 gi\u00e0 la prima regione, perch\u00e9 accoglie da sola quasi un quarto di tutta la popolazione straniera.<\/p>\n<p>Nelle grandi citt\u00e0 la composizione socio professionale della popolazione&nbsp; si differenzia, e le traiettorie degli individui tendono a divaricarsi, influendo sulle modalit\u00e0 di inserimento. La struttura professionale delle metropoli manifesta, infatti,&nbsp; una crescita dei segmenti estremi della gerarchia delle occupazioni. <br \/>Aumentano ad un capo le professioni qualificate, avvantaggiate dallo sviluppo delle transazioni economico-finanziarie, informative, culturali, che la globalizzazione dei mercati comporta. All\u2019altro capo si espande, invece, la popolazione dei lavoratori impiegati nei servizi a bassa qualificazione, che comprendono al loro interno diverse componenti.Queste ultime sono le tipologie lavorative che&nbsp; la letteratura economica anglosassone&nbsp; ha sintetizzato con la formula delle 3D (dirty, dangerous. demanding), altrimenti detta delle 5 P (pesanti, pericolose, precarie, poco pagate, socialmente penalizzate.) <\/p>\n<p>Il piano descrittivo della tipologia occupazionale va incrociato col tessuto di riferimento su cui si innesta: oltre il 70% dei giovani italiani arriva al diploma di scuola secondaria e mostra un\u2019elevata socializzazione al benessere. Secondo Emilio Reyneri, professore di Sociologia dei processi economici e del lavoro dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi Milano Bicocca, autore de Le politiche per l\u2019inserimento degli immigrati,&nbsp; \u201cquesto traguardo, nella consapevolezza dei giovani e delle loro famiglie, plasma delle aspettative, delle immagini del lavoro, delle aspirazioni che non trovano pi\u00f9 un referente adeguato nell\u2019occupazione manuale, esecutiva, modesta, pesante, faticosa che tuttavia \u00e8 ancora diffusa nei nostri sistemi produttivi.\u201d Nella corsa verso una societ\u00e0 della conoscenza l\u2019offerta di lavoro corre pi\u00f9 rapidamente della domanda:&nbsp; chi cerca lavoro ha introiettato molto di pi\u00f9 del sistema produttivo reale l\u2019idea che il lavoro di domani sia un lavoro pulito, dignitoso, latu sensu impiegatizio. La scarsa mobilit\u00e0 sociale intragenerazionale della societ\u00e0 italiana pu\u00f2 influire negativamente sulla propensione ad accettare occupazioni manuali e operaie, stante il timore di restare intrappolati&nbsp;&nbsp; nelle fasce basse del mercato, in base ad un temuto deterioramento delle conoscenze scolastiche. \u201c Quando pubblichiamo le offerte di lavoro se inseriamo la parola \u201cpulizia dei locali\u201d siamo matematicamente certi che pochissimi italiani risponderanno agli annunci- mi dice il direttore di un cinema&nbsp; multisala della Brianza- se non fosse per gli immigrati nei periodi di festa non potremmo nemmeno essere coperti\u201d. E\u2019 in atto, in altri termini,&nbsp; una forma di sopportazione della condizione: la forza lavoro disoccupata italiana, infatti, preferisce, finch\u00e8 pu\u00f2 e dove pu\u00f2, vivere consumando le risorse familiari disponibili, anzich\u00e9 accettare condizioni di dequalificazione sociale. Secondo Livraghi, economista dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Bologna, autore de La coesistenza di disoccupazione e immigrazione e il comportamento dei lavoratori residenti in Italia,&nbsp; la \u201ccarenza relativa di lavoro\u201dovvero \u201cla mancanza di lavoro in certi settori e con determinate caratteristiche professionali anche in presenza di sufficiente quantit\u00e0 di lavoro complessivamente disposta a lavorare in un dato sistema economico\u201d determina il mismatch dell\u2019incontro domanda offerta tra aziende e lavoratori italiani. <\/p>\n<p>E\u2019 cos\u00ec che si apre questa forbice sempre pi\u00f9 accentuata tra la disponibilit\u00e0 dell\u2019offerta di lavoro&nbsp; e il concreto profilo della domanda:&nbsp; in questo spazio, in questa carenza relativa di lavoro, si colloca il lavoro immigrato.&nbsp; <\/p>\n<p>Il dato socio-economico trova conferma empirica nel fatto che, secondo una ricerca di Unioncamere e della Fondazione Ismu, gi\u00e0 nel 2003&nbsp; il fabbisogno occupazionale delle aziende rivolto agli immigrati \u00e8 stato pari a 14.900 unit\u00e0 sulle 714.000 richieste complessive.<\/p>\n<p>Eppure come&nbsp; attestato dal XV Dossier Carita- Migrantes, gli immigrati hanno un&nbsp; livello di istruzione comparativamente pi\u00f9 alto rispetto agli italiani. <br \/>Secondo Natale Forlani, amministratore delegato Italia Lavoro, autore de Tipologie di lavoro degli immigrati: strategie per l\u2019incontro tra domanda e offerta, \u201cinterviene nella scelta, dal versante degli immigrati, una prospettiva di provvisoriet\u00e0 e di mancanza di radici denominata soujorning: il tipo di lavoro conta poco perch\u00e9 resta slegato dall\u2019autopercezione dell\u2019identit\u00e0&nbsp; sociale. Da questo punto di vista, gli immigrati vivono una sorta di identit\u00e0 sociale dislocata, per molti di essi le aspirazioni continuano ad avere come parametro di riferimento i Paesi di esodo.\u201dPersino quelli che non hanno avuto sufficienti opportunit\u00e0 formative, cercano di recuperare e sono 120.000 gli adulti iscritti ai corsi di educazione per adulti (un quarto del totale degli iscritti). <\/p>\n<p>Cos\u00ec come avviene in tutta Europa, dal punto di vista retributivo gli immigrati, guadagnano&nbsp; meno dei loro colleghi del Bel Paese.&nbsp; Come risulta dalla banca dati dell\u2019INPS: le loro retribuzioni sono mediamente pari alla met\u00e0 di quelle degli italiani. Il timore paventato da parte del mondo economico e politico&nbsp; di ricadute sui salari dei lavoratori italiani non ha trovato conferma nei dati statistici. <\/p>\n<p>Analisi&nbsp; recenti hanno, infatti, evidenziato come fenomeni di spiazzamento e di indebolimento del mercato del lavoro siano verosimili in condizioni di domanda di lavoro immutata: ma l\u2019assunto cha la domanda di lavoro rimanga immutata al cambiare dell\u2019ammontare complessivo della popolazione presente \u00e8 del tutto privo di fondamento, dal momento che gli immigrati sono essi stessi portatori di domanda aggiuntiva di beni e servizi. I dati registrati dalla Caritas in collaborazione con il CNEL fanno, infatti, emergere&nbsp; una componente dinamica nel mercato del consumo. Il 91% degli immigrati ha il cellulare, l\u201980% possiede il televisore, il 75% invia rimesse in patria, il 60% ha un conto in banca, il 55% \u00e8 proprietario di un\u2019autovettura, il 22% ha il personal computer. Gli immigrati incidono per il 5,3% sul totale dei titolari di patente automobilistica (1.890.000 complessivamente, di cui 330.000 nuovi acquisitori nel 2005, un quarto di tutti gli iscritti nello scorso anno alla scuola guida).<\/p>\n<p>Dal dossier della Caritas-Migrantes, emerge,&nbsp; infine, un dato crescente di forme di autoimprenditorialit\u00e0: sono titolari d\u2019azienda 130.969 cittadini stranieri (quindi, non solo nati all\u2019estero, condizione che si verifica anche per un certo numero di italiani rimpatriati). Gli imprenditori immigrati, aumentati del 38% rispetto al 30 giugno 2005, sono concentrati nei settori del commercio e dell\u2019edilizia e sono caratterizzati dal crescente coinvolgimento delle donne. L\u2019incidenza del lavoro autonomo sul totale dei permessi, che \u00e8 in media \u00e8 del 7%, \u00e8 pi\u00f9 alta in alcuni contesti territoriali (Nuoro 25,2% e Sardegna 20,2%, Calabria 12,7%, Firenze 13,1% e Prato 12,0%, Toscana 9,8%) e per alcuni gruppi nazionali (Senegal 19,3%, Egitto 11,9%, Algeria 10,5%, India 7%). Si tratta prevalentemente di&nbsp;&nbsp; \u201cunit\u00e0 economiche di piccole dimensioni in cui tutti coloro che vi lavorano appartengono allo stesso gruppo etnico\u201d. Particolare rilevo assume l\u2019economia etnica: essa&nbsp; rappresenta l\u2019altra faccia della medaglia rispetto alla discriminazione: \u00e8 la capacit\u00e0 di sfruttare la diversit\u00e0 e la propria prevalentemente cultura al fine di trarne profitto economico. La particolarit\u00e0 del caso italiano risiede nel fatto che il mercato di riferimento non&nbsp; esaurisce il suo orizzonte di riferimento&nbsp; nei connazionali presenti in Italia ma si rivolge agli italiani stessi.<\/p>\n<p>Nell\u2019attesa che il legislatore acquisti&nbsp; piena consapevolezza della oggettiva necessit\u00e0 del lavoro immigrato per il mantenimento dell\u2019elevata socializzazione al benessere, sia esso sociale o&nbsp; economico, humiles laborant, ubi potentes dissident.<\/p>\n<p>Dafne Anastasi (giurista)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Possiamo ancora dire che gli immigrati rubano il lavoro agli italiani? 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