{"id":151,"date":"2009-04-01T15:29:38","date_gmt":"2009-04-01T15:29:38","guid":{"rendered":"http:\/\/lambertob.koding.io\/wordpress\/?p=151"},"modified":"2009-04-01T15:29:38","modified_gmt":"2009-04-01T15:29:38","slug":"che-cose-la-decrescita-felice-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/2009\/04\/01\/che-cose-la-decrescita-felice-2\/","title":{"rendered":"CHE COS&#8217;E&#8217; LA DECRESCITA FELICE?"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom: 2pt;\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-size: 13.3333px; line-height: 25px;\">di Maurizio Pallante<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-size: 13.3333px;\">La decrescita felice secondo il suo ideologo \u00e8 la possibilit\u00e0 di realizzare un nuovo Rinascimento, che liberi gli uomini dal ruolo di\u00a0strumenti della crescita economica e ri-collochi l\u2019economia nel suo ruolo di gestione della casa\u00a0comune a tutte le specie viventi in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci al meglio. In queste parole si pu\u00f2 cercare di\u00a0condensare il messaggio rivoluzionario del \u00a0Movimento per\u00a0la decrescita felice,\u00a0 fondato da <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Maurizio_Pallante\"><span style=\"text-decoration: none;\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"color: #000000;\">Maurizio Pallante<\/span><\/span><\/a>, esperto di <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Risparmio_energetico\"><span style=\"text-decoration: none;\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"color: #000000;\">risparmio energetico<\/span><\/span><\/a>\u00a0che abbiamo avuto modo di ascoltare a Firenze, durante il 1\u00b0 Meetup delle Liste Civiche di Beppe Grillo.\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-size: 13.3333px;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: 10px;\"><span style=\"font-family: Verdana; font-size: 13.3333px; line-height: 25px;\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"line-height: 25px;\">Il movimento parte dal presupposto che la correlazione tra crescita economica e benessere non sia necessariamente positiva, ma che esistano situazioni frequenti in cui ad un aumento del <\/span><\/span><a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/PIL\"><span style=\"text-decoration: none;\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"line-height: 25px;\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"color: #000000;\">PIL<\/span><\/span><\/span><\/a><span class=\"Apple-style-span\" style=\"line-height: 25px;\"> si riscontra una diminuzione della <\/span><a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Qualit%C3%A0_della_vita\"><span style=\"text-decoration: none;\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"line-height: 25px;\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"color: #000000;\">qualit\u00e0 della vita<\/span><\/span><\/span><\/a><span class=\"Apple-style-span\" style=\"line-height: 25px;\"> (si pensi ad esempio al consumo di <\/span><a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Carburante\"><span style=\"text-decoration: none;\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"line-height: 25px;\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"color: #000000;\">carburante<\/span><\/span><\/span><\/a><span class=\"Apple-style-span\" style=\"line-height: 25px;\"> da parte di <\/span><a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Automobile\"><span style=\"text-decoration: none;\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"line-height: 25px;\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"color: #000000;\">automobili<\/span><\/span><\/span><\/a><span class=\"Apple-style-span\" style=\"line-height: 25px;\"> in colonna, ecc.). Il Prodotto Interno Lordo non costituisce uno stimatore della crescita dei beni prodotti, ma della quantit\u00e0 di prodotti scambiati con denaro. Esso non misurerebbe, quindi, la crescita dei beni e del benessere, ma solo quella delle merci e degli scambi di tipo mercantile.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom: 6pt;\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-size: 13.3333px; line-height: 25px;\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: Helvetica;\">Allo stesso modo, i sostenitori del MDF ritengono che vi siano casi piuttosto frequenti in cui attraverso processi di <\/span><\/span><a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Autoconsumo&amp;action=edit\"><span style=\"text-decoration: none;\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"color: #000000; font-size: 13.3333px; line-height: 25px;\">autoconsumo<\/span><\/span><\/a><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-size: 13.3333px; line-height: 25px;\">, di risparmio energetico e di relazioni di <\/span><a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Scambio\"><span style=\"text-decoration: none;\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"color: #000000; font-size: 13.3333px; line-height: 25px;\">scambio<\/span><\/span><\/a><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-size: 13.3333px; line-height: 25px;\"> che non transitino necessariamente per il <\/span><a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Mercato\"><span style=\"text-decoration: none;\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"color: #000000; font-size: 13.3333px; line-height: 25px;\">mercato<\/span><\/span><\/a><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-size: 13.3333px; line-height: 25px;\">, si verifichi un incremento della qualit\u00e0 della vita materiale associata ad una diminuzione del <\/span><a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/PIL\"><span style=\"text-decoration: none;\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"color: #000000; font-size: 13.3333px; line-height: 25px;\">PIL<\/span><\/span><\/a><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-size: 13.3333px; line-height: 25px;\">. Viene auspicato quindi l&#8217;aumento del <\/span><a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Benessere\"><span style=\"text-decoration: none;\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"color: #000000; font-size: 13.3333px; line-height: 25px;\">benessere<\/span><\/span><\/a><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-size: 13.3333px; line-height: 25px;\"> riducendo il PIL tramite autosufficienza e produzione in proprio.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-size: 13.3333px;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-size: 13.3333px;\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-style: italic; font-weight: bold;\">La decrescita felice<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-size: 13.3333px;\">di Maurizio Pallante. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-size: 13.3333px;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-size: 13.3333px;\">Per capire cosa sia la decrescita, e come possa costituire il fulcro di un paradigma culturale capace di orientare sia le scelte di politica economica, sia le scelte esistenziali, \u00e8 necessario in via preliminare fare chiarezza su cosa \u00e8 la crescita economica. Generalmente si crede che la crescita economica consista nella crescita dei beni materiali e immateriali che un sistema economico e produttivo mette a disposizione di una popolazione nel corso di un anno. In realt\u00e0 l\u2019indicatore che si utilizza per misurarla, il prodotto interno lordo, si limita a calcolare, e non potrebbe fare diversamente, il valore monetario delle merci, cio\u00e8 dei prodotti e dei servizi scambiati con denaro. Il concetto di bene e il concetto di merce non sono equivalenti. Non tutti i beni sono merci e non tutte le merci sono beni.??La frutta e la verdura coltivate in un orto familiare per autoconsumo sono beni qualitativamente molto migliori della frutta e della verdura acquistate al supermercato. Ma non passano attraverso una intermediazione mercantile, per cui non sono merci. Soddisfano il bisogno di nutrirsi in modi pi\u00f9 sani e pi\u00f9 gustosi dei loro equivalenti prodotti per essere commercializzati, non sono stati prodotti con veleni e prodotti di sintesi chimica, non hanno impoverito l\u2019humus, non hanno contribuito a inquinare le acque, ma fanno diminuire il prodotto interno lordo perch\u00e9 chi autoproduce la propria frutta e verdura non ha bisogno di andarla a comprare. In una societ\u00e0 fondata sulla crescita, dove a ogni pi\u00e8 sospinto tutti la invocano come il fine delle attivit\u00e0 economiche e produttive, il suo comportamento \u00e8 asociale. ??Percorrendo un tragitto in automobile si consuma una certa quantit\u00e0 della merce carburante. Quindi si contribuisce alla crescita del prodotto interno lordo. Se per percorrere lo stesso tragitto si trovano intasamenti e si sta in coda, il consumo della merce carburante cresce; di conseguenza, il prodotto interno lordo cresce di pi\u00f9. Ma occorre pi\u00f9 tempo per arrivare dove si vuole arrivare, aumentano i disagi e la fatica del viaggio, aumentano le emissioni di anidride carbonica e di inquinanti in atmosfera, i costi individuali e collettivi, ambientali e sociali. La maggior quantit\u00e0 della merce benzina consumata negli intasamenti automobilistici non \u00e8 un bene. Eppure ogni volta che si sta fermi in coda a respirare gas di scarico si contribuisce ad accrescere il benessere collettivo e, di conseguenza, il proprio. Si agisce in modo socialmente virtuoso. Se poi, in conseguenza della maggiore stanchezza e dei maggiori rischi derivanti dagli intasamenti si verificano incidenti, la riparazione o la sostituzione delle automobili incidentate e i ricoveri ospedalieri fanno crescere ulteriormente il prodotto interno lordo, ma difficilmente si troverebbe un economista coerente al punto di considerare beni i maggiori consumi di merci che ne derivano.??Se, dunque, il prodotto interno lordo misura il valore monetario delle merci e non prende in considerazione i beni, la decrescita indica soltanto una diminuzione della produzione di merci. Non dei beni. Anzi, la decrescita pu\u00f2 anche essere indotta da una crescita di beni autoprodotti in sostituzione di merci equivalenti. Poich\u00e9 molte merci non sono beni e molti beni non sono merci, la decrescita pu\u00f2 diventare il fulcro di un nuovo paradigma culturale e un obbiettivo politico se si realizza come una diminuzione della produzione di merci che non sono beni e un incremento della produzione di beni che non sono merci. Questo processo \u00e8 in grado di apportare miglioramenti altrimenti non ottenibili alla qualit\u00e0 della vita e degli ecosistemi. Una decrescita guidata in questa direzione, una recessione ben temperata, per usare un\u2019espressione di \u00c9lemire Zolla, racchiude intrinsecamente un fattore di felicit\u00e0. Vive felicemente chi si propone di avere sempre maggiori quantit\u00e0 di merci, anche se non sono beni, e spende tutta la vita per questo obbiettivo? Non vive pi\u00f9 felicemente chi rifiuta le merci che non sono beni e sceglie i beni di cui ha bisogno in base alla loro qualit\u00e0 e utilit\u00e0 effettiva, lavorando di meno per dedicare pi\u00f9 tempo ai suoi affetti? Vive felicemente chi vive in una societ\u00e0 che si propone di produrre sempre maggiori quantit\u00e0 di merci, anche se non sono beni, e sacrifica a questo obbiettivo la qualit\u00e0 dell\u2019aria, delle acque e dei suoli? Non vive pi\u00f9 felicemente chi vive in una societ\u00e0 che antepone il bene della qualit\u00e0 ambientale alla crescita della produzione di merci che non sono beni???L\u2019annullamento della distinzione tra il concetto di bene e il concetto di merce \u00e8 il fondamento su cui si basa il paradigma culturale della crescita. Se i beni si identificano con le merci, la crescita della produzione di merci comporta per definizione un aumento della disponibilit\u00e0 di beni e, quindi, un aumento del benessere. Il passaggio preliminare da compiere per costruire il paradigma culturale della decrescita \u00e8 ripristinare questa distinzione. Altrimenti la decrescita si identifica con la rinuncia, con una riduzione del benessere, con un ritorno al passato. Mentre invece \u00e8 scelta, miglioramento della qualit\u00e0 della vita, proiezione nel futuro. Chi, se non un asceta, potrebbe desiderare una riduzione del proprio benessere? Riuscirebbe mai la rinuncia diventare un valore condiviso a livello di massa? Se si continua impropriamente a pensare che le merci si identifichino con i beni e che la decrescita consista in una diminuzione dei consumi, senza capire che si realizza smettendo di acquistare merci che non sono beni e incrementando l\u2019autoproduzione di beni in sostituzione di merci che non lo sono, che quel meno si pu\u00f2 ottenere attraverso un pi\u00f9 che \u00e8 anche un meglio, il paradigma culturale della crescita non solo continua ad avere una desiderabilit\u00e0 fondata su un bluff e ad alimentare luoghi comuni del tipo \u00abindietro non si torna\u00bb, ma riaffiora inconsapevolmente anche in alcune categorie concettuali che si utilizzano per criticarlo. Per esempio, nei concetti di povert\u00e0 e ricchezza.??Nel paradigma culturale della crescita, l\u2019indicatore della ricchezza \u00e8 il denaro. Se i beni si identificano con le merci, si \u00e8 tanto pi\u00f9 ricchi quanto maggiore \u00e8 la quantit\u00e0 di merci che si possono acquistare. La soglia della povert\u00e0 assoluta, su cui convengono sia la Banca mondiale, sia le Organizzazioni non governative, \u00e8 un reddito monetario giornaliero inferiore ai due dollari. Per chi ha chiara la distinzione tra beni e merci, con un reddito monetario giornaliero inferiore ai due dollari si \u00e8 poveri solo se si deve comprare tutto ci\u00f2 che serve per vivere. Solo se si dipende totalmente dalle merci per la propria sopravvivenza. Ma se una gran parte di ci\u00f2 che serve per vivere si autoproduce sotto forma di beni, due dollari possono bastare per comprare il resto. Una famiglia con pochi soldi che produce la frutta e la verdura con cui si nutre \u00e8 pi\u00f9 ricca e autonoma di una famiglia con pi\u00f9 soldi che deve comprarle. Nel tenore di vita della prima un aumento dei prezzi dei prodotti ortofrutticoli non ha alcuna incidenza. Nel tenore di vita della seconda comporta una riduzione della capacit\u00e0 d\u2019acquisto e, quindi, della disponibilit\u00e0 di prodotti alimentari. In caso di riduzione delle forniture di fonti fossili, chi ha un modesto conto in banca ma un po\u2019 di bosco da coltivare per ricavarne la legna necessaria a scaldarsi, \u00e8 pi\u00f9 ricco di chi ha un conto in banca molto maggiore ma deve comprare l\u2019energia di cui ha bisogno e, tutt\u2019al pi\u00f9, pu\u00f2 farsi convertire il capitale in banconote da bruciare nel caminetto. Anche prendendole di piccolo taglio per avere pi\u00f9 carta possibile, non riuscirebbe comunque a riscaldarsi altrettanto. Nel paradigma culturale della decrescita l\u2019indicatore della ricchezza non \u00e8 il reddito monetario, cio\u00e8 la quantit\u00e0 delle merci che si possono acquistare, ma la disponibilit\u00e0 dei beni necessari a soddisfare i bisogni esistenziali. \u00c8 povero chi non pu\u00f2 mettere a tavola i pomodori di cui necessita, non chi non ha il denaro per comprarli.??Il paradigma della crescita \u00e8 intrinseco alla produzione di merci, mentre \u00e8 estraneo alla produzione di beni. Se si coltivano pomodori per autoconsumo, non ha senso coltivarne pi\u00f9 piante di quante servano per il proprio fabbisogno. Se se ne coltivasse qualcuna in pi\u00f9, si farebbe del lavoro in pi\u00f9 senza nessuna utilit\u00e0. Perseguire la crescita producendo beni sarebbe soltanto segno di scarsa intelligenza. Se invece si coltivano pomodori per venderli e ricavarne un reddito monetario, pi\u00f9 se ne coltivano, tanto maggiore \u00e8 il reddito che si ottiene. In questo caso sarebbe segno di scarsa intelligenza non produrne pi\u00f9 che si pu\u00f2. Se si producono beni finalizzati al proprio fabbisogno, non \u00e8 necessario avere macchinari sempre pi\u00f9 potenti e produttivi da sostituire in continuazione con altri macchinari ancora pi\u00f9 potenti e produttivi, che sono invece indispensabili se si producono merci da vendere. Non \u00e8 necessario avere quantit\u00e0 sempre maggiori di energia e di protesi chimiche, n\u00e9 intervenire sulla struttura della materia con le biotecnologie e con la fisica atomica. Se si producono beni si agisce con misura, nella rigorosa accezione matematica del termine, che costituisce il fondamento della musica e della geometria, i due sistemi in cui Pitagora vedeva misticamente riflesse le leggi che regolano l\u2019ordine dell\u2019universo. La produzione di merci implica invece la dismisura, quell\u2019atteggiamento mentale che i greci chiamavano hybris, in cui ravvisavano la rottura dell\u2019ordine che regola la vita e la fonte di ogni tragedia.??Un sistema economico fondato sulla crescita del prodotto interno lordo ha bisogno di sostituire progressivamente i beni (che non lo fanno crescere) con le merci (che lo fanno crescere), inducendo a credere che queste sostituzioni costituiscano miglioramenti della qualit\u00e0 della vita e condannando alla damnatio nominis chi non le effettua. Chi produce beni non ricava denaro dalla sua attivit\u00e0 e non pu\u00f2 comprare merci, mentre chi smette di produrre beni per produrre merci riceve in cambio un compenso monetario con cui pu\u00f2 acquistare merci in sostituzione dei beni che non produce pi\u00f9. Se si \u00e8 convinti che il denaro sia la misura della ricchezza, questo passaggio diventa desiderabile e si identifica con il progresso, anche se in realt\u00e0 comporta peggioramenti nelle condizioni di vita. Cosa ha motivato i flussi migratori dalle campagne alle citt\u00e0 che hanno accompagnato e accompagnano la crescita del prodotto interno lordo, se non l\u2019identificazione della ricchezza col denaro? Eppure la frutta e la verdura autoprodotte sono qualitativamente molto migliori della frutta e della verdura prodotte industrialmente e acquistate al supermercato; l\u2019aria delle campagne \u00e8 pi\u00f9 sana dell\u2019aria delle citt\u00e0; le case coloniche sono pi\u00f9 confortevoli di minuscoli appartamenti in palazzoni di periferia affacciati su stradoni di scorrimento; il frigorifero \u00e8 inutile per chi pu\u00f2 cogliere ogni giorno i frutti di stagione nel proprio orto frutteto.??Le attivit\u00e0 che producono beni non sono nemmeno considerate lavorative e non vengono conteggiate nelle statistiche del lavoro. Sono considerate lavorative soltanto le attivit\u00e0 svolte in cambio di denaro. Il concetto di lavoro \u00e8 stato ridotto al concetto di occupazione ed \u00e8 stato contestualmente svincolato dal concetto di utilit\u00e0. Chi produce merci totalmente inutili (per esempio i pupazzi vestiti da Babbo Natale che un numero crescente di poveri di spirito appende alle ringhiere dei balconi da novembre a gennaio) rientra nella categoria degli occupati, dal momento che in cambio della sua attivit\u00e0 riceve un reddito monetario con cui pu\u00f2 comprare merci e nella duplice veste di produttore e consumatore fa crescere il prodotto interno lordo. Invece le casalinghe, o i superstiti produttori agricoli che dedicano la maggior parte del loro tempo all\u2019autoproduzione di beni limitandosi a scambiare con denaro soltanto le eccedenze, non rientrano nella categoria degli occupati perch\u00e9 non ricavano un reddito monetario dal loro lavoro e non contribuiscono alla crescita del prodotto interno lordo. Pertanto, anche se svolgono attivit\u00e0 straordinariamente utili, non sono considerati lavoratori.??Un sistema economico libero dall\u2019obbligo della crescita non deve sostituire progressivamente la produzione di beni per autoconsumo con la produzione di merci, ma continua a produrre sotto forma di beni tutto ci\u00f2 che prodotto sotto forma di merce comporterebbe peggioramenti qualitativi, limitandosi a produrre sotto forma di merce soltanto ci\u00f2 che non pu\u00f2 essere autoprodotto sotto forma di bene. Un vasetto di yogurt comprato, prima di raggiungere la mensa del consumatore percorre qualche migliaio di chilometri, quindi contribuisce alla crescita dei consumi di fonti fossili e dell\u2019effetto serra; produce tre tipologie di rifiuto: carta, plastica e alluminio; ha bisogno di sostanze conservanti che spesso uccidono i fermenti lattici riducendo il suo valore nutrizionale; incorpora nel prezzo di vendita oltre i costi di trasporto e confezionamento, i costi di produzione industriale, di intermediazione commerciale e pubblicitari. Uno yogurt autoprodotto non deve essere trasportato, non produce rifiuti, \u00e8 ricchissimo di fermenti lattici vivi e, non richiedendo nessun costo oltre quello del latte, ha un prezzo inferiore di due terzi. Contribuisce alla decrescita del prodotto interno lordo, ma \u00e8 qualitativamente migliore, migliora la qualit\u00e0 ambientale riducendo le emissioni climalteranti e i rifiuti, richiede meno denaro per soddisfare lo stesso fabbisogno alimentare e, di conseguenza, permette di lavorare meno e di avere pi\u00f9 tempo per s\u00e9. La decrescita indotta dall\u2019autoproduzione dei beni \u00e8 fattore di felicit\u00e0. Per quale motivo si dovrebbe preferire comprare lo yogurt e smettere di autoprodurlo, come accade nelle societ\u00e0 fondate sulla crescita economica???La quantit\u00e0 dei beni che si possono vantaggiosamente autoprodurre in sostituzione delle merci che li hanno sostituiti \u00e8 molto superiore a quanto una mente plasmata dalla cultura della crescita riesca a immaginare. In particolare, la maggior parte dei servizi alla persona che si possono prestare per amore nell\u2019ambito dei rapporti familiari non sono nemmeno paragonabili qualitativamente allo stesso tipo di servizi prestati in cambio di denaro. Tuttavia una propaganda martellante ha fatto credere che il loro affidamento a personale specializzato li migliorasse e, nel contempo, migliorasse la vita di chi invece di prestarli direttamente e gratuitamente ai suoi familiari dedicasse lo stesso tempo a produrre merci per avere in cambio il denaro necessario a comprarli da chi li presta in sua vece, che a sua volta, impegnando il proprio tempo in un lavoro salariato, deve girare una parte della retribuzione per pagare chi fornisce sotto forma di merce ai suoi familiari gli stessi servizi che non ha pi\u00f9 tempo di svolgere direttamente e gratuitamente. Presentata come una liberazione attraverso il lavoro, questa spirale ha solo la funzione di accrescere la produzione di merci attraverso un peggioramento della vita di tutti i soggetti coinvolti. ??Tuttavia, anche liberando dalla mercificazione tutti i beni che si possono vantaggiosamente autoprodurre e tutti i servizi che si possono fornire gratuitamente per amore, non sarebbe auspicabile n\u00e9 possibile perseguire un\u2019autosufficienza assoluta. Ma non tutto ci\u00f2 che non si pu\u00f2 autoprodurre pu\u00f2 essere soltanto comprato sotto forma di merce in cambio di denaro. In tutte le epoche storiche e in tutti i luoghi del mondo dove si sono formati stabilmente gruppi umani a partire dai nuclei familiari, insieme agli scambi mercantili e all\u2019autoproduzione sono state realizzate forme di scambio non mercantili basate sul dono e sulla reciprocit\u00e0. Seppure in assenza di regole scritte, gli scambi non mercantili si sono dovunque fondati su tre principi: l\u2019obbligo di donare, l\u2019obbligo di ricevere, l\u2019obbligo di restituire pi\u00f9 di quanto si \u00e8 ricevuto. Pertanto, la dinamica del dono e del controdono crea legami sociali. In questa sfera rientrano il dono del tempo, delle capacit\u00e0 professionali, della disponibilit\u00e0 umana, dell\u2019attenzione, della solidariet\u00e0, ma non il baratto, che ha dato origine agli scambi mercantili. La parola comunit\u00e0 \u00e8 composta da due parole latine: la preposizione cum, che significa con e indica un legame, e il nome munus, che significa dono. La comunit\u00e0 \u00e8 un raggruppamento umano unito da forme di scambio non mercantili. ??Se le societ\u00e0 fondate sulla crescita del prodotto interno lordo non possono non sostituire in continuazione i beni autoprodotti e gli scambi fondati sul dono e la reciprocit\u00e0 con merci equivalenti, inducendo a credere che questi spostamenti siano fattori di progresso, una societ\u00e0 libera da questo vincolo economico e mentale, da questa camicia di forza, ridimensiona gli scambi mercantili a ci\u00f2 che non pu\u00f2 essere pi\u00f9 vantaggiosamente autoprodotto e scambiato sotto forma di dono. La sua struttura produttiva si pu\u00f2 paragonare a una figura geometrica composta da tre cerchi concentrici. Il cerchio interno rappresenta l\u2019area dell\u2019autoproduzione di beni e servizi. La prima corona circolare l\u2019area degli scambi fondati sul dono e la reciprocit\u00e0. La corona circolare esterna l\u2019area degli scambi mercantili. In essa le filiere pi\u00f9 corte sono pi\u00f9 interne e le merci si dispongono progressivamente verso l\u2019esterno man mano che aumentano le intermediazioni commerciali e la distanza tra i luoghi in cui sono prodotte e i luoghi in cui vengono consumate. Le societ\u00e0 fondate sulla crescita allargano progressivamente questa area rosicchiando il terreno alle altre due. Una societ\u00e0 fondata sulla decrescita estende le due aree interne ridimensionando la terza. ??Nelle societ\u00e0 agricole la produzione di beni prevale sulla produzione di merci e la compravendita ha un ruolo complementare. Il loro prodotto interno lordo tende pertanto a rimanere statico. Le societ\u00e0 industriali sono invece caratterizzate dalla prevalenza della produzione di merci sulla produzione di beni e il loro prodotto interno lordo cresce in continuazione. Nel loro sistema di valori, che misura il benessere con la ricchezza monetaria, ci\u00f2 testimonia la superiorit\u00e0 della civilt\u00e0 industriale sulla civilt\u00e0 contadina e delle societ\u00e0 occidentali, in cui la civilt\u00e0 industriale si \u00e8 sviluppata, su tutte le altre. Mutuando il concetto di sviluppo dalla biologia, le societ\u00e0 industriali occidentali fondate sulla crescita considerano sottosviluppate, cio\u00e8 povere, ma anche a uno stadio inferiore di civilt\u00e0, le societ\u00e0 in cui il prodotto interno lordo non cresce; in via di sviluppo le societ\u00e0 in cui la prevalente produzione di beni viene progressivamente sostituita da una sempre pi\u00f9 estesa produzione di merci, e quindi sono avviate sulla strada della crescita; sviluppate le societ\u00e0 in cui prevale la produzione di merci e il prodotto interno lordo cresce. In questo quadro i programmi di sviluppo per far uscire dalla povert\u00e0 i popoli poveri consistono nella trasformazione di economie prevalentemente fondate sulla produzione di beni in economie prevalentemente fondate sulla produzione di merci. Se vengono elaborati dagli organismi finanziari internazionali, mirano ad allargare la sfera dei produttori e consumatori di merci per favorire la crescita del prodotto interno lordo a livello mondiale; se vengono elaborati da organismi non governativi, anche quando sono dettati da motivazioni umanitarie sottendono l\u2019implicita valutazione che le societ\u00e0 industriali occidentali fondate sulla crescita sono modelli pi\u00f9 evoluti da imitare.??In realt\u00e0 i programmi di sviluppo aggravano la povert\u00e0 dei popoli poveri anche quando realizzano incrementi del loro reddito pro capite, perch\u00e9 distruggono le economie di sussistenza, quindi la possibilit\u00e0 di soddisfare i bisogni vitali con la produzione di beni, senza consentire un loro inserimento concorrenziale nel mercato mondiale, dove i paesi sviluppati esercitano una incontrastabile supremazia tecnologica e finanziaria. Solo ristrette oligarchie, che posseggono le grandi estensioni di terreno e i capitali necessari a effettuare gli investimenti, riescono ad accrescere i loro profitti, per cui gli incrementi del reddito nazionale che ne derivano hanno lo stesso valore della statistica di Trilussa sul mezzo pollo a testa risultante tra una persona che ne mangia uno intero e un\u2019altra che non mangia niente. Per di pi\u00f9, l\u2019inserimento delle produzioni agricole nel mercato mondiale richiede il passaggio dalla biodiversit\u00e0 alla monocultura delle specie pi\u00f9 produttive, impoverendo progressivamente la fertilit\u00e0 dei suoli e accrescendo la dipendenza dalla chimica, cio\u00e8 dalla necessit\u00e0 di acquistare prodotti tecnologici dai paesi industrializzati. Il passaggio dalla produzione di beni alla produzione di merci \u00e8 una trappola da cui i paesi sottosviluppati non riescono a liberarsi se non ritornando, con molta fatica, a un\u2019economia di sussistenza, alle conoscenze, alle tecnologie, ai rapporti sociali, ai valori, alla cultura su cui si \u00e8 fondata nel corso dei secoli e su cui, con le necessarie implementazioni, pu\u00f2 continuare a fondarsi in futuro. Le sirene dello sviluppo cantano alle orecchie dei popoli poveri nell\u2019interesse dei popoli ricchi, anche quando assumono i toni suadenti delle organizzazioni umanitarie. Sono i popoli ricchi, e il meccanismo della crescita su cui sono impostate le loro economie, ad aver bisogno di un numero crescente di persone che non possano fare nient\u2019altro che vendere e comprare per vivere, di un numero crescente di persone provviste di un reddito monetario a cui vendere le crescenti eccedenze delle loro merci, di un numero crescente di persone che producano a prezzi stracciati le merci di cui hanno bisogno le loro economie per continuare a crescere, di un numero crescente di persone che abbandonino le loro specificit\u00e0 culturali per uniformarsi ai valori della crescita. Anche se di primo acchito pu\u00f2 sembrare un paradosso, solo una economia fondata sulla decrescita consente ai popoli poveri di uscire dalla povert\u00e0.??Un sistema economico fondato sulla crescita del prodotto interno lordo \u00e8 innovatore per necessit\u00e0 intrinseca. Per accrescere l\u2019offerta di merci ha bisogno di continue innovazioni di processo finalizzate a incrementare la produttivit\u00e0, cio\u00e8 le quantit\u00e0 prodotte da ogni occupato nell\u2019unit\u00e0 di tempo. Per accrescere la domanda ha bisogno di continue innovazioni di prodotto finalizzate a rendere obsolete in tempi sempre pi\u00f9 brevi le merci acquistate, in modo da abbreviare i tempi di sostituzione. Entrambe le innovazioni dipendono fondamentalmente dagli sviluppi della tecnologia, che a loro volta dipendono dagli sviluppi della ricerca scientifica, anche se nelle innovazioni di processo hanno un ruolo decisivo le innovazioni organizzative e nelle innovazioni di prodotto hanno un ruolo altrettanto importante le innovazioni estetiche. Maggiori sono le innovazioni, pi\u00f9 rapida \u00e8 la loro successione, maggiore \u00e8 la crescita della produzione e del consumo di merci. In un sistema economico che misura la crescita del benessere con la crescita del prodotto interno lordo, l\u2019innovazione diventa un valore in s\u00e9. Si identifica col concetto di miglioramento. Poich\u00e9 le innovazioni cambiano di continuo la situazione esistente, la disponibilit\u00e0 al cambiamento assume un ruolo centrale nel sistema dei valori condivisi. Diventa una pubblica virt\u00f9. Viceversa, la resistenza nei confronti dei cambiamenti e delle innovazioni diventa un vizio da sradicare, una manifestazione di chiusura mentale da ridicolizzare, un atteggiamento d\u2019altri tempi senza diritto di cittadinanza in una societ\u00e0 proiettata verso il futuro. Nuovo \u00e8 bello, migliore, pi\u00f9 evoluto. Vecchio \u00e8 brutto, peggiore, pi\u00f9 arretrato. Di conseguenza il nuovo deve sostituire il vecchio. Ma per definizione il nuovo non dura. Diventa vecchio all\u2019apparire di un nuovo pi\u00f9 nuovo. Pi\u00f9 rapidamente il nuovo diventa vecchio e viene sostituito da un pi\u00f9 nuovo, maggiore \u00e8 il progresso. Innovazione, crescita e progresso sono tre modi di raccontare da tre punti di vista convergenti la storia umana come un costante avanzamento verso il meglio.??La destra e la sinistra, in tutte le configurazioni che hanno assunto nel corso della storia, dalle pi\u00f9 moderate alle pi\u00f9 estremiste, sono due varianti di un identico paradigma culturale che ha come capisaldi la crescita, l\u2019innovazione e il progresso. Accomunate dallo stesso sistema di valori, le differenze che le distinguono consistono nelle politiche da adottare per favorirne al meglio la realizzazione e nelle modalit\u00e0 di ripartirne i vantaggi tra gli attori sociali che col loro lavoro consentono di realizzarli. La destra sostiene che il mercato e la concorrenza sono gli strumenti migliori per favorire lo sviluppo delle innovazioni e la crescita economica. La sinistra ritiene che l\u2019intervento statale sia indispensabile per guidare le innovazioni e la crescita economica verso obbiettivi che armonizzino gli interessi individuali col benessere collettivo. Il pre-requisito \u00e8 che la torta cresca, altrimenti non ce n\u2019\u00e8 per nessuno, e il mercato opportunamente indirizzato \u00e8 lo strumento migliore per farla crescere, ma se si lasciasse al mercato anche il compito di dividerne le fette, i pi\u00f9 forti lascerebbero ai pi\u00f9 deboli solo quanto basta per sopravvivere. Affinch\u00e9 il progresso economico diventi fattore di un progresso sociale generalizzato, la politica ha il compito di fare in modo che le fette siano suddivise con maggiore equit\u00e0. Ma se le fette si ripartiscono pi\u00f9 equamente, ribatte la destra, si accresce la quota di reddito destinata ai consumi e si riducono gli investimenti in innovazioni tecnologiche, per cui la torta cresce di meno e le fette pi\u00f9 grandi di una torta che resta pi\u00f9 piccola diventano pi\u00f9 piccole delle fette pi\u00f9 piccole di una torta che diventa sempre pi\u00f9 grande. Non \u00e8 successo cos\u00ec nei paesi del socialismo reale? Ma adesso che hanno imparato la lezione e hanno scoperto i vantaggi del mercato, le loro economie crescono pi\u00f9 delle altre. Un popolo \u00e8 ricco solo se ci sono i ricchi. Solo se ci sono classi pi\u00f9 potenti che hanno il diritto di ritagliarsi fette di torta pi\u00f9 grandi. Un\u2019economia pi\u00f9 produttiva \u00e8 meno equa, un\u2019economia pi\u00f9 equa \u00e8 meno produttiva. La destra \u00e8 dunque pi\u00f9 innovativa e progressista della sinistra, anche se la sinistra pretende di possedere in esclusiva queste connotazioni. E se l\u2019obbiettivo comune \u00e8 la crescita, la destra parte in vantaggio.??Nessuno a destra e a sinistra nutre il minimo dubbio sull\u2019utilit\u00e0 e la necessit\u00e0 della crescita economica. La crescita \u00e8 il primo punto di ogni programma politico. Un postulato che non ha bisogno di dimostrazione. Come ogni organismo vivente deve respirare, cos\u00ec l\u2019economia deve crescere. Se non cresce \u00e8 sintomo che sta male. La parola decrescita \u00e8 stata persino bandita dal vocabolario. Al suo posto si usa la locuzione crescita negativa, che sarebbe come definire giovent\u00f9 negativa l\u2019et\u00e0 di un centenario. Una mancanza di logica esibita senza pudore, di per s\u00e9 solo ridicola, se non fosse l\u2019espressione verbale del rifiuto di capire che una crescita infinita non \u00e8 possibile in un mondo che, per quanto grande, non ha una disponibilit\u00e0 infinita di risorse da trasformare in merci, n\u00e9 una capacit\u00e0 infinita di assorbire i rifiuti generati dai processi di produzione e dalle merci nel corso e al termine della loro vita. Eppure la competizione politica tra destra e sinistra, tra tutte le destre e tutte le sinistre apparse nella storia, si \u00e8 sempre incentrata sulle rispettive capacit\u00e0 di far crescere l\u2019economia pi\u00f9 della parte avversa. La crescita della produzione \u00e8 l\u2019obbiettivo degli imprenditori, dei sindacati e della finanza. La crescita dei consumi l\u2019aspettativa delle popolazioni. Nel sistema dei valori su cui si fondano le societ\u00e0 industriali il pi\u00f9 si \u00e8 identificato e continua a identificarsi col meglio, anche se progressivamente diminuiscono la sua utilit\u00e0 e aumentano i disagi che crea. I danni sono come nascosti da un velo che impedisce di vederli. Le guerre per il controllo dei giacimenti petroliferi, lo scioglimento dei ghiacciai, l\u2019innalzamento del livello dei mari e i cambiamenti climatici in corso non vengono messi in relazione con l\u2019incremento dei consumi di fonti fossili necessari a sostenere la crescita della produzione e dei consumi. Come se niente fosse, la destra e la sinistra, tutte le varianti attuali della destra e della sinistra, continuano a mettere la crescita al centro dei loro programmi politici. Sostenere la necessit\u00e0 della decrescita significa pertanto collocarsi al di fuori di questa dialettica e rimettere in discussione il paradigma culturale che ha caratterizzato le societ\u00e0 occidentali dalla rivoluzione industriale a oggi. Un obbiettivo che richiede uno sforzo di elaborazione immane, a cui sono chiamati tutti coloro che, a partire da una percezione anche soggettiva delle sofferenze che il fare finalizzato a fare di pi\u00f9 crea alla vita, a tutte le forme di vita e alla terra in quanto organismo vivente, intendono contribuire a restituire al lavoro la sua intrinseca connotazione di fare bene finalizzato a migliorare la qualit\u00e0 della vita in tutte le forme che essa assume, ben sapendo che solo in questo modo si pu\u00f2 migliorare anche la qualit\u00e0 della vita della specie umana.??La crescita della produzione di merci consuma quantit\u00e0 crescenti di materie prime e di energia. La crescita del consumo di merci produce quantit\u00e0 crescenti di rifiuti. In un sistema economico fondato sulla crescita, la produzione \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 finalizzata a trasformare le risorse in rifiuti attraverso un passaggio intermedio, sempre pi\u00f9 breve, allo stato di merci. Le innovazioni di processo hanno la funzione di accelerare i tempi di percorrenza della prima parte del tragitto, da risorsa a merce; le innovazioni di prodotto hanno la funzione di accelerare i tempi di percorrenza della seconda parte del tragitto, da merce a rifiuto. Quanto pi\u00f9 breve \u00e8 la durata del percorso, tanto maggiore \u00e8 la crescita del prodotto interno lordo. Il senso ultimo dello sviluppo scientifico e tecnologico finalizzato alla crescita del prodotto interno lordo \u00e8 la produzione di quantit\u00e0 sempre maggiori di rifiuti in tempi sempre pi\u00f9 brevi. In termini pi\u00f9 generali \u00e8 l\u2019applicazione della razionalit\u00e0 a uno scopo irrazionale e ha come risultato finale la devastazione del mondo. La ricerca del nuovo come valore in s\u00e9 incrementa il consumo di risorse, accresce le varie forme di inquinamento ambientale, toglie alle generazioni future il necessario per vivere, ingigantisce progressivamente le discariche e alimenta con sempre maggiore abbondanza gli inceneritori. Il progresso fondato sui progressi scientifici e tecnologici finalizzati ad accrescere la produzione di merci scandisce le tappe di avvicinamento della specie umana alla rottura degli equilibri fisico-chimici-biologici che ne hanno consentito l\u2019evoluzione e lo sviluppo. ??In un sistema economico e produttivo finalizzato alla crescita del prodotto interno lordo le innovazioni tecnologiche sono finalizzate ad accrescere la produttivit\u00e0, ovvero le quantit\u00e0 prodotte da ogni produttore nell\u2019unit\u00e0 di tempo, indipendentemente dalle conseguenze che possano derivarne in termini di esaurimento delle risorse, di crescita dei rifiuti e di impatto ambientale. In un sistema economico e produttivo finalizzato alla decrescita le innovazioni tecnologiche sono finalizzate alla riduzione del consumo di risorse e di energia, della produzione di rifiuti e dell\u2019impatto ambientale per unit\u00e0 di bene prodotto. Chi si pone l\u2019obbiettivo della decrescita non ha pregiudizi antiscientifici o antitecnologici, come insinuano i paladini della crescita. La decrescita non richiede meno tecnologia della crescita, ma uno sviluppo tecnologico diversamente orientato. Le innovazioni tecnologiche di cui ha bisogno nell\u2019edilizia non sono finalizzate a ricoprire in tempi sempre pi\u00f9 brevi porzioni sempre pi\u00f9 vaste di superficie terrestre con una crosta di materiali inorganici, come accade nei sistemi fondati sulla crescita, ma a costruire edifici ben coibentati allo scopo di ridurre tendenzialmente a zero il fabbisogno di energia per la climatizzazione. Per costruire un edificio che non ha bisogno dell\u2019impianto di riscaldamento per mantenere una temperatura interna di 20 gradi con una temperatura esterna di 20 gradi sotto zero ci vuole pi\u00f9 tecnologia di quella che occorre a costruire una casa che consumi 20 litri di gasolio al metro quadrato all\u2019anno, come fanno in media gli edifici costruiti nel dopoguerra in Italia. Ma un edificio che ha bisogno di una minore quantit\u00e0 di energia contribuisce a ridurre il prodotto interno lordo. Tutte le innovazioni tecnologiche che riducono l\u2019impronta ecologica, ovvero la quantit\u00e0 di superficie terrestre necessaria a ogni individuo per ricavare le risorse di cui ha bisogno, consentendo al contempo la loro rigenerazione, comportano una decrescita economica che contribuisce a migliorare la qualit\u00e0 degli ambienti e la vita degli esseri umani. Una decrescita felice. ??La crescita ha bisogno di esseri umani incapaci di tutto. Solo chi non sa fare nulla deve comprare tutto ci\u00f2 di cui ha bisogno per vivere. Chi non sa fare nulla \u00e8 assolutamente dipendente dalle merci. Il paradigma culturale della crescita implica l\u2019impoverimento culturale degli esseri umani. Il paradigma culturale della decrescita, riducendo l\u2019incidenza delle merci nella soddisfazione dei bisogni esistenziali e potenziando l\u2019autoproduzione di beni, richiede lo sviluppo e la diffusione di un sapere finalizzato al saper fare che rende pi\u00f9 autonomi e liberi. Il paradigma culturale della crescita comporta il disprezzo del lavoro manuale e lo relega ad attivit\u00e0 di rango inferiore. Il paradigma culturale della decrescita comporta una rivalutazione del lavoro manuale e artigianale, il superamento del lavoro parcellizzato, una ricomposizione unitaria del sapere contro la super-specializzazione che fa perdere la visione d\u2019insieme di ci\u00f2 che si fa, la riunificazione del sapere come si fanno le cose (cultura scientifica) con la ricerca del senso per cui si fanno (cultura umanistica). ??Le citt\u00e0 sono luoghi in cui l\u2019autoproduzione di beni e la prestazione non mercificata di servizi alla persona trovano difficolt\u00e0 difficilmente sormontabili. In citt\u00e0 si deve comprare tutto ci\u00f2 che serve per vivere, per cui tutte le attivit\u00e0 lavorative sono esclusivamente finalizzate a ricavare denaro. Chi vive in citt\u00e0 non pu\u00f2 fare altro che produrre merci per poter comprare merci. Le citt\u00e0 sono luoghi di mercificazione totale. La copertura di superfici crescenti con materiali inorganici impedisce l\u2019autoproduzione di cibo. Interminabili file di autotreni carichi di derrate alimentari le raggiungono ogni mattina. Flotte di aerei cargo le riforniscono di cibi provenienti dall\u2019altra parte del mondo. Miriadi di furgoni carichi di ogni tipo di merci, miriadi di automobili, per lo pi\u00f9 con una sola persona a bordo che va a produrre o acquistare merci, le attraversano a tutte le ore del giorno e della notte. La predominanza assoluta di rapporti commerciali e competitivi cancella ogni forma di solidariet\u00e0 e collaborazione tra chi vi abita. I rapporti sociali si fondano sull\u2019interesse e sulla reciproca diffidenza che caratterizzano le relazioni tra chi vende e chi compra. Confusi nella folla gli individui sono soli. Le famiglie che abitano nello stesso palazzo si salutano appena e spesso non si conoscono. Negli appartamenti condominiali sono limitate le possibilit\u00e0 di effettuare la conservazione dei prodotti agricoli e le trasformazioni che molti di essi richiedono per diventare alimenti, eccettuata la preparazione dei pasti. Le unit\u00e0 abitative a misura di famiglie mononucleari non consentono nemmeno di fornire quei servizi alla persona che venivano svolti sotto forma di dono nelle famiglie allargate, specialmente nei confronti delle fasce d\u2019et\u00e0 pi\u00f9 bisognose d\u2019assistenza: i bambini e gli anziani. Oltre al cibo, agli oggetti e ai servizi, nelle citt\u00e0 occorre comprare anche l\u2019otium, che assume quasi esclusivamente le forme degli svaghi e dei divertimenti massificati. I modi per compensare i disagi sempre pi\u00f9 gravi causati dalla loro incessante espansione sono sempre pi\u00f9 cari. Gli spostamenti al loro interno tanto pi\u00f9 costosi quanto pi\u00f9 diventano faticosi e lenti. I mezzi di trasporto che si incolonnano nelle loro strade le avvolgono in una fitta cappa di gas di scarico e le opprimono con un ininterrotto rumore di fondo. Eppure non c\u2019\u00e8 piano regolatore che non preveda per definizione ulteriori espansioni. Nell\u2019anno 2006 i residenti nelle aree urbane hanno superato la met\u00e0 della popolazione mondiale e continuano a crescere. Le pi\u00f9 grandi di esse superano i 20 milioni di abitanti e si avviano verso i 30. Ma se questa crescita si arrestasse, non crescerebbe pi\u00f9 il numero di coloro che devono comprare sotto forma di merci tutto ci\u00f2 di cui hanno bisogno per vivere e si ridurrebbe la crescita del prodotto interno lordo. Le citt\u00e0 sono escrescenze tumorali che devastano il corpo di Gaia, incrostandolo di materiali inorganici e di rifiuti. Solo la decrescita pu\u00f2 riportare alla fisiologia questa patologia. La rivalutazione dell\u2019autoproduzione e degli scambi non mercantili, della solidariet\u00e0 e della dimensione comunitaria, implica un ampio processo di de-urbanizzazione. ??La crescita economica procede con una forza intrinseca, sfuggita al controllo degli apprendisti stregoni che l\u2019hanno messa in moto e la venerano come dispensatrice di benessere e felicit\u00e0. Se si costruiscono sempre maggiori quantit\u00e0 di sempre pi\u00f9 potenti macchine movimento terra, occorre venderle. Se si acquistano occorre metterle in funzione. Se si mettono in funzione devastano porzioni di territorio sempre pi\u00f9 vaste. Se si producono sempre maggiori quantit\u00e0 di cemento occorre venderle. Se si acquistano si utilizzano per coprire di materiale inorganico superfici sempre pi\u00f9 vaste. Se si costruiscono macchinari industriali sempre pi\u00f9 potenti occorre venderli. Se si acquistano occorre metterli in funzione. Se si mettono in funzione, consumano quantit\u00e0 sempre maggiori di energia e di materie prime per produrre in tempi sempre pi\u00f9 brevi quantit\u00e0 sempre maggiori di merci che in tempi sempre pi\u00f9 brevi diventano rifiuti. Ma se tutto ci\u00f2 che si produce non si vendesse, occorrerebbe ridurre la produzione. Di conseguenza diminuirebbero i profitti e occorrerebbe licenziare i lavoratori salariati in esubero. Se diminuissero i profitti e i salari, diminuirebbe la capacit\u00e0 complessiva di comprare, la domanda di merci si ridurrebbe, occorrerebbe produrre ancora meno, si ridurrebbero ulteriormente i profitti e i salari. Si avviterebbe una spirale recessiva con effetti devastanti. La societ\u00e0 fondata sulla produzione di merci non pu\u00f2 non crescere. Ma la crescita economica si scontra ormai con i limiti fisici del pianeta, con la sua disponibilit\u00e0 di risorse e la sua capacit\u00e0 di metabolizzare i rifiuti. La crescita sar\u00e0 fermata da Gaia. Se ne vedono gi\u00e0 segnali inquietanti. Non restano che la rassegnazione o la rimozione del problema? No. Ognuno pu\u00f2 togliere il proprio consenso alla crescita adottando comportamenti quotidiani improntati alla decrescita. Se non c\u2019\u00e8 nessuna forza in grado di fermare questo treno lanciato a folle velocit\u00e0 verso il precipizio, un numero sufficientemente alto di individui responsabili pu\u00f2 smontare per tempo, bullone dopo bullone, il tratto dei binari che ancora gli rimane davanti.??Per arrestare la crescita e trasformarla in decrescita basta ridurre la domanda di merci. Poich\u00e9 nessuno pu\u00f2 obbligare qualcuno a comprare qualcosa, i consumatori hanno nelle loro mani un\u2019arma molto potente, soprattutto in considerazione del fatto che nei paesi industrializzati la crescita dei consumi \u00e8 ormai sostenuta dall\u2019inutile. Per superare questa difficolt\u00e0 oggettiva, i costi sostenuti dai produttori per convincere i consumatori a comprare le loro merci sono una quota sempre pi\u00f9 rilevante dei costi di produzione totali. E quando il canto delle sirene pubblicitarie non basta a far perdere la testa per cose di cui non si ha bisogno, o non servono a niente, si inoculano nel tessuto sociale dosi massicce di idiozia rivestendo di una presunta valenza etica l\u2019atto dell\u2019acquistare, indipendentemente da ci\u00f2 che si acquista. \u00abPer far crescere l\u2019economia e ridurre la disoccupazione bisogna rilanciare i consumi\u00bb, sentenziano gli economisti. Buy something, traducono i pubblicitari. Comprate qualcosa. Non importa cosa. All\u2019attuale livello di crescita non si lavora pi\u00f9 per produrre qualcosa che serva, ma si deve comprare qualcosa che non serve per poter continuare a produrre.??Socrate andava di tanto in tanto al mercato per vedere quanto fosse grande il numero delle cose di cui non aveva bisogno. Senza essere Socrate, chi ha un po\u2019 di rispetto per la sua intelligenza e vuole contribuire a fermare la crescita tumorale del prodotto interno lordo non pu\u00f2 che proporsi il buy nothing come stile di vita. Nel paradigma culturale della decrescita la sobriet\u00e0 \u00e8 uno dei valori fondanti, che non a caso il paradigma culturale della crescita ha ridicolizzato, derubricandola a taccagneria. Ma la sua valenza positiva rischia di rimanere appannata se viene confusa con l\u2019ascetismo o con un atteggiamento di rinuncia motivata da pi\u00f9 nobili e alti motivi: per non esaurire le risorse, per ridurre l\u2019inquinamento, per non sottrarre il necessario ai poveri, per valorizzare la dimensione spirituale dell\u2019uomo, per sostituire le merci ad uso individuale con merci ad uso collettivo. La sobriet\u00e0 non \u00e8 rinuncia, ma una scelta di vita che fa stare meglio non solo chi la pratica, ma la specie umana nel suo insieme. Chi confonde il benessere col tantoavere accumula soltanto frustrazioni e insoddisfazioni. Non vive bene. Nella societ\u00e0 che ha raggiunto i massimi livelli del consumismo materialista, gli Stati Uniti, met\u00e0 della popolazione fa uso sistematicamente di psicofarmaci. A chi invece si limita a utilizzare con sobriet\u00e0 quanto serve per vivere senza restrizioni n\u00e9 sprechi, rimane il tempo per dedicarsi alle sue esigenze spirituali. Chi non si limita ad essere un transito di cibo, per ripetere le parole di Leonardo da Vinci, pu\u00f2 raggiungere pi\u00f9 elevati livelli di realizzazione umana, rispondere a bisogni esistenziali pi\u00f9 profondi, vivere pi\u00f9 intensamente e ripetere con Baudelaire: Ho pi\u00f9 ricordi che se avessi vissuto mille anni. ??La sobriet\u00e0 non \u00e8 solo uno stile di vita, ma anche una guida per orientare la ricerca scientifica e le innovazioni tecnologiche a ottenere di pi\u00f9 con meno. \u00c8 la capacit\u00e0 di saper distinguere il pi\u00f9 dal meglio, la quantit\u00e0 dalla qualit\u00e0. La costruzione di edifici in grado di assicurare il benessere col minimo consumo di risorse, la progettazione di oggetti fatti per durare nel tempo, la riparazione invece della sostituzione, il riciclaggio e la riutilizzazione delle materie prime di cui sono fatti. Sebbene l\u2019adozione di uno stile di vita basato sulla sobriet\u00e0 abbia una valenza politica intrinseca perch\u00e9 contribuisce a una riduzione della domanda, tuttavia non esime da un impegno politico finalizzato a orientare le scelte pubbliche in base allo stesso criterio. I cittadini consapevoli della necessit\u00e0 di ridurre i rifiuti per ragioni etico-ambientali, non possono non impegnarsi politicamente affinch\u00e9 le pubbliche amministrazioni prendano le decisioni necessarie a realizzare un\u2019efficace sistema di raccolta differenziata, riuso e riciclaggio. Ma le scelte delle pubbliche amministrazioni ispirate a criteri di sobriet\u00e0 non possono ottenere risultati significativi senza la partecipazione consapevole dei cittadini. I cittadini che decidono di usare i mezzi pubblici per ridurre l\u2019inquinamento da traffico non possono non impegnarsi politicamente per indurre le pubbliche amministrazioni a porre limitazioni alla circolazione automobilistica e potenziare le reti di trasporto collettivo. La sobriet\u00e0 pu\u00f2 essere perseguita come scelta di benessere individuale, ma se si traduce in proposte e scelte politiche, i suoi benefici diventano incomparabilmente maggiori.??La sobriet\u00e0 per\u00f2 non basta. \u00c8 condizione necessaria, ma non sufficiente per la decrescita. Consente di ridurre il consumo di merci, ma se non si affianca all\u2019autoproduzione e allo scambio non mercantile di beni non libera dalla necessit\u00e0 di acquistare sotto forma di merci tutto ci\u00f2 che serve per vivere. Se ci si limita a comprare meno merci, si contribuisce soltanto a ridurre, o anche a invertire, la crescita del prodotto interno lordo, ma non a modificare il suo ruolo di parametro del benessere. Si cambia solo il valore delle tacche lungo lo stesso asse graduato, ma non si ridisegna l\u2019asse. L\u2019autoproduzione e gli scambi non mercantili di beni non solo possono contribuire in maniera determinante alla decrescita, ma liberano radicalmente dall\u2019onnimercificazione l\u2019immaginario collettivo, la conoscenza, i rapporti sociali, i criteri di interpretazione della realt\u00e0. Non si limitano a rallentare la velocit\u00e0 con cui la crescita sta portando la specie umana verso un precipizio senza ritorno, ma guidano in un\u2019altra direzione il suo cammino.??L\u2019autoproduzione e gli scambi non mercantili di beni riscoprono e valorizzano elementi del passato che, pur contenendo potenzialit\u00e0 di futuro non ancora utilizzate, sono stati abbandonati in nome della modernit\u00e0 e del progresso. In questo senso si inscrivono nel contesto di una cultura conservatrice. Ma non per questo costituiscono un\u2019alternativa alle innovazioni. Consentono invece di scegliere quali di esse abbiano una reale potenzialit\u00e0 di futuro. Di distinguere, per usare le parole di Pasolini, il vero dal falso progresso. In questo senso si inscrivono nel contesto di una cultura autenticamente progressista. Dal versante del passato ripropongono, per esempio, il sapere e il saper fare elaborati nell\u2019unica attivit\u00e0 umana davvero indispensabile: la produzione, la trasformazione e la conservazione degli alimenti. Un patrimonio che \u00e8 necessario riscoprire e valorizzare dopo gli anni dell\u2019oblio in cui \u00e8 stato condannato dal paradigma della crescita. Ma consentono anche di implementarlo orientando gli sviluppi scientifici e le innovazioni tecnologiche alla sempre pi\u00f9 piena realizzazione del concetto espresso con la parola agricoltura, che deriva dalle parole latine ager \u00abterreno coltivato\u00bb, e cultura, derivante a sua volta dal verbo colere \u00abaver cura, onorare, rispettare, abbellire\u00bb, la stessa radice della parola cultus, la venerazione che si deve alla divinit\u00e0. Nel versante del futuro, l\u2019autoproduzione e lo scambio non mercantile di beni caratterizzano le tecnologie che hanno le maggiori potenzialit\u00e0 di ridurre l\u2019impatto ambientale e il consumo di risorse dei processi di produzione: l\u2019informatica e l\u2019energia. Gli sviluppi del software libero, che ha ormai superato tecnologicamente i sistemi operativi mercantili, sono stati ottenuti mettendo in rete gratuitamente sotto forma di doni reciproci le successive implementazioni elaborate da una comunit\u00e0 virtuale liberamente costituitasi. Le energie rinnovabili, per raggiungere i massimi livelli efficienza e ridurre al minimo i loro specifici impatti ambientali, dovranno svilupparsi in impianti di piccola taglia finalizzati all\u2019autoconsumo, collegati in una rete di piccole reti locali dove si possa realizzare lo scambio reciproco delle eccedenze. La stessa metodologia dell\u2019agricoltura di sussistenza, dove in ogni podere si produce un po\u2019 di tutto e si vende il surplus, ma anche la stessa struttura della rete informatica. ??La decrescita \u00e8 elogio dell\u2019ozio, della lentezza e della durata; rispetto del passato; consapevolezza che non c\u2019\u00e8 progresso senza conservazione; indifferenza alle mode e all\u2019effimero; attingere al sapere della tradizione; non identificare il nuovo col meglio, il vecchio col sorpassato, il progresso con una sequenza di cesure, la conservazione con la chiusura mentale; non chiamare consumatori gli acquirenti, perch\u00e9 lo scopo dell\u2019acquistare non \u00e8 il consumo ma l\u2019uso; distinguere la qualit\u00e0 dalla quantit\u00e0; desiderare la gioia e non il divertimento; valorizzare la dimensione spirituale e affettiva; collaborare invece di competere; sostituire il fare finalizzato a fare sempre di pi\u00f9 con un fare bene finalizzato alla contemplazione. La decrescita \u00e8 la possibilit\u00e0 di realizzare un nuovo Rinascimento, che liberi gli uomini dal ruolo di strumenti della crescita economica e ri-collochi l\u2019economia nel suo ruolo di gestione della casa comune a tutte le specie viventi in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci al meglio.??<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-size: 13.3333px;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-size: 13.3333px;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/span><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-size: 13.3333px;\">Maurizio Pallante (esperto di risparmio energetico)<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maurizio Pallante La decrescita felice secondo il suo ideologo \u00e8 la possibilit\u00e0 di realizzare un nuovo Rinascimento, che liberi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":377,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"class_list":["post-151","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-eventi-e-convegni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/151","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=151"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/151\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/377"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=151"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=151"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lavocedirobinhood.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=151"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}