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N.1 Gennaio - Giugno 2010 - Anno X Iscrizione al Tribunale di Milano n. 63 del 26.1.2000
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GIUSTIZIA PER I MAGISTRATI E GIUSTIZIA PER GLI ITALIANI


di Sonia Alfano (Presidente Associazione familiari vittime di mafia),
Condividiamo pienamente l'appello di Sonia Alfano, consapevoli che il grave degrado della civiltà giuridica è da attribuirsi in larga misura al vile silenzio degli intellettuali, obbidienti agli interessi e alle logiche dei partiti di regime e delle logge massoniche che controllano le istituzioni, aderiamo alla manifestazione di mercoledì 28/01/09 a Roma, invitando tutti i nostri lettori a sostenere le iniziative dell'Associazione familiari vittime di mafia fondata da Sonia Alfano (N.d.R.).   

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In questi giorni, leggendo su internet la notizia che il procuratore di Salerno, Luigi Apicella, è stato sospeso dalle sue funzioni, nonché dallo stipendio, insieme ad altri magistrati, ho provato una sensazione di rabbia e di disgusto. Ogni volta che accade qualcosa di simile penso che si sia toccato il fondo e invece mi rendo conto che il fondo non esiste, che al peggio non c'è mai fine.

Ho atteso, invano, che esponenti politici o esponenti della magistratura, che ancora abbiano a cuore la loro autonomia, si esprimessero sul piccolo colpo di stato perpetrato con estrema facilità e senza dover ricorrere alla violenza né ad una nuova riforma della giustizia.

Il CSM su ordine di Angelino Alfano, il giovane Ministro conosciuto alle cronache per aver baciato Croce Napoli, boss di Cosa Nostra, ha spazzato via la vita lavorativa, e non solo, di tre onesti magistrati.

L'ANM gongola e afferma soddisfatta che "gli anticorpi delle Istituzioni hanno funzionato".

Ma quei presunti "anticorpi istituzionali" sono solo le illegittime armi di autodifesa del sistema politico che tutela se stesso dalla giustizia tramite la legge.

La sospensione dei tre magistrati della Procura di Salerno è l'atto conclusivo di un disegno con delle precise finalità: imbavagliare la magistratura ed assoggettarla al potere politico.

Provo rabbia perché ogni volta che guardo il nostro Tricolore identifico il rosso che lo tinge con il colore del sangue dei nostri cari uccisi proprio per difendere i valori che quella bandiera dovrebbe rappresentare.

Pensavamo d'aver dato al nostro paese ciò che di più prezioso possedevamo, la nostra famiglia.

Oggi devo prendere atto che quel sacrificio, compiuto in nome della difesa di uno stato di diritto, è stato vanificato dall'instaurazione di un regime dittatoriale.

Ma non posso rassegnarmi ed è per questo che ho deciso di schierarmi e di prendere una posizione per dimostrare che in questo paese esistono ancora uomini e donne in grado di ribellarsi e di non chinare il capo.

Scendere in piazza a protestare non è per me solo un diritto da esercitare ma un dovere nei confronti di chi per la nostra democrazia ha dato la vita.

Ecco perché con Salvatore Borsellino, Benny Calasanzio, Serenetta Monti, Francesco Saverio Alessio e tanti altri siamo costretti a scendere in piazza; lo faremo il 28 gennaio alle ore 9 a Roma, Piazza della Repubblica, lato Basilica Santa Maria degli Angeli.

E' necessario che partecipino i cittadini e tutti i movimenti e le associazioni che hanno a cuore i nostri stessi obbiettivi.

Se non mostreremo tutta la nostra indignazione, questo regime, in assenza di qualsiasi reazione, si sentirà autorizzato a continuare a calpestare la nostra dignità.

E ci piacerebbe che chi non potrà essere fisicamente presenta a Roma esponga fuori dalla propria finestra il nostro Tricolore in segno di adesione e per creare tanti piccoli presidi di dignità e ribellione.

Ma l'appello più accorato oggi deve essere rivolto ai tanti magistrati liberi che, voglio credere, non possono assecondare la complicità di sistema assunta in modo bieco e protervo dall'ANM. Da quella ANM oggi essi devono distanziarsi, pena la perdita di ogni credibilità.

E' ancora lontano il giorno in cui potremo avere il tempo di far rimarginare le nostre ferite ed avere la certezza che tutto il dolore che ci portiamo addosso sia servito per creare un paese sano e democratico ma non è ancora il momento di rassegnarsi e quel momento, per noi, non arriverà mai.

da www.familiarivittimedimafia.com

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Riteniamo infine drammaticamente doveroso diffondere le parole illuminate e l'invito pressante di Sonia Alfano, offrendo tutto il nostro pieno sostegno a persone come lei degne della fiducia della gente: (http://www.youtube..com/watch?v=iTJ4edjOLiQ):

... "Io so che l'articolo 101 della nostra Costituzione dice che la giustizia è amministrata in nome del popolo e che i giudici sono soggetti soltanto alla legge e non all'abuso della legge o al potere politico. Io so che Luigi De Magistris, Clementina Forleo, il procuratore Apicella sono stati trasferiti perché hanno osato indagare sui poteri forti, sui politici, sugli imprenditori e gli amici dei politici. Io pensavo di aver dato a questo Paese ciò che di più grande possedevo, la mia famiglia, e invece mi rendo conto che è stato un sacrificio probabilmente vanificato anche se fatto in difesa di uno Stato di diritto. Ed è stato vanificato con l'instaurazione di questo regime dittatoriale. Quando guardo il tricolore provo grande rabbia perché identifico il rosso che lo tinge col rosso del sangue dei nostri cari. Ecco perché per me scendere in piazza oltre che un diritto è un dovere, nei confronti di chi per la nostra democrazia ha perso la vita. Se non mostreremo tutta la nostra indignazione questo regime, in assenza di reazione, si sentirà autorizzato a calpestare la nostra dignità. Ecco perché invito tutti i cittadini che vogliono manifestare con noi a scendere in piazza, a Roma il 28 gennaio alle 9 in piazza Farnese, dove non si troverà - ci si può tranquillamente scommettere - neanche uno dei cento rettori magnifici delle università italiane a riprova della gravità del degrado mentale e morale ben sintetizzato dal Magistrato Gabriella Nuzzi come "vile generale silenzio".
Sonia Alfano

 

 

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Pubblicato in: Eventi e Convegni
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